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Relazione Novecento di Alessandro Baricco

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Relazione Novecento di Alessandro Baricco

Baricco nato a Torino 1958 è uno scrittore e musicologo. Ha scritto parecchi romanzi e saggi di critica musicale. La sua fama è cresciuta però grazie a trasmissioni televisive e radiofoniche sul melodramma e sulla lettura. Baricco ha anche scritto un monologo teatrale: Novecento, da cui Giuseppe Trovatore ha tratto il film "La leggenda del pianista sull'oceano".

Novecento è ambientato interamente su una nave la Virginian, il monologo è tenuto da un uomo che si imbarca come suonatore di tromba, e lavora a bordo per sei anni. Sopra questa nave ventisette anni prima era stato trovato un neonato abbandonato su un pianoforte in prima classe e trovato da un membro dell'equigio e adottato da lui e dall'intera nave. Il nome di quest'uomo era Danny Boodamann e il neonato fu chiamato Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento. Il neonato cresce sul mare, senza mai scendere da quella nave dove è nato. Dopo qualche anno però si ritrova orfano per la seconda volta perché una carrucola impazzita fa morire Danny. Il capitano della nave decide allora di denunciare alle autorità questo ragazzo, che per il mondo non era nemmeno nato. Ma al momento di scendere il ragazzo è sparito e non viene trovato fin quando trascorsi qualche giorno dopo la partenza successiva, nel mezzo della notte lo trovano a suonare al piano, ed è bravissimo. Anni dopo il narratore fa la sua conoscenza, e suonano insieme nella stessa band. Nel mezzo di una burrasca si conoscono e diventano grandi amici. Una volta il narratore si decide a chiedere a Novecento perché non scende dalla nave, visto che sulla terra potrebbe avere molto successo visto come suona. Novecento alla fine si convince, ma arrivato al terzo gradino del ponte, si ferma e torna indietro . . Perché laggiù non c'è una fine, è una musica che non si può suonare . Sulla nave avviene anche un duello musicale tra Novecento e l'inventore del jazz . che viene vinto da Novecento.



Dopo sei anni il narratore torna sulla terra, dove nel frattempo è scoppiata la guerra. Non ha notizie della Virginian, fin che una lettera di un altro amico gli comunica che la nave è stata utilizzata come ospedale di guerra ed è stata riempita di esplosivi e verrà fatta saltare in altro . un ps comunica: Novecento mica è sceso . .

Allora il narratore ritorna alla nave per cercare il suo amico, e c'è l'ultimo scambio di battute tra i due amici.

Questo piccolo libro, è un libro che si legge tutto di un fiato,  e che consiglierei a tutti; il libro mi è piaciuto molto. I pensieri di Novecento seppur a volte possono risultare assurdi e senza senso, a pensarci bene sono pensieri splendidi e veri. Lui conosceva la sua nave, il suo pianoforte con i suoi 88 tasti su cui suonava tutta la musica che era possibile fare, ma la terra è una donna troppo bella, una terra troppo grande, una musica che non sa suonare . .come fate voi a scegliere la donna da amare, la terra su cui lavorare, la casa in cui vivere?

Le sue risposte che a volte possono dare effetto di strafottenza, a pensarci invece sono di una profondità e di un'intelligenza incredibile. Negli occhi dei passeggeri lui viaggiava, lui viveva, lui conosceva il mondo,  e vedendo quelle persone incantava ciò che di più bello ti può offrire la vita. Baricco fa finire il suo testo teatrale con una scena in paradiso . .Novecento morto arriva in paradiso, e quando lo cercano tra l'elenco dei nomi non lo trovano, lui non è mai stato registrato . , e inoltre nell'esplosione ha perso un braccio, ma in Paradiso hanno solo braccia destre, come quella che lui ha già, alla fine decide di tenersi due braccia destre piuttosto che niente . . Sinceramente ancora non ho capito totalmente il senso di questo episodio, ma credo sia la giusta conclusione di questo libro .

Le due scene che mi hanno colpito di più sono quella finale, il dialogo tra i due in mezzo alle casse di dinamite, e l'ultima sera in cui cantano insieme, che suonando la tromba il narratore piange, e insieme suonando si dicono tutto ciò che "con le parole non si può mica dire".




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