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Erodoto - Proemio, Le novelle, Gige e Candaule, Creso e Solone, Erodoto etnografo, Erodono e l'irrazionale

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Erodoto

Erodoto nacque nella colonia dorica di Alicarnasso, odierna Bodrum, circa nel 484 a.C. Alla sua famiglia apparteneva il poeta epico Paniassi,noto indovino, non dobbiamo dunque sorprenderci se Erodono più volte manifesta il suo interesse verso il mondo visionario e oracolare.Esiliato a Samo dal tiranno filopersiano Ligdami, lio di Artemisia,attorno al 454, condusse numerosi viaggi in Egitto, Mesopotamia e nella Scizia. Nel 445 si trova ad Atene e nel 443 partecipò alla fondazione della colonia panellenica di Turi; il terminus ante quem per la data della sua morte, avvenuta a Turi dove sarebbe stato sepolto nel mezzo dell'agorà, va individuato nel 420.

Erodoto, pater historiae secondo una definizione di Cicerone, si propone, con la sua opera, di conservare la memoria delle grandi imprese degli uomini e, in particolare, spiegare le cause del grande conflitto tra Greci e 'barbari' nel corso del V secolo, partendo dalle origini mitiche della discordia all'epoca della guerra di Troia.

La sua opera, comunemente designata con il titolo Storie, in età ellenistica fu suddivisa in nove libri contrassegnati dai nomi delle Muse,questa suddivisione è dovuta ai filologi alessandrini.



Le Storie, nel loro complesso, si presentano come un'ampia e distesa narrazione, inframezzata da numerose digressioni di carattere etnografico, mitico, cronachistico e anche 'novellistico', degli eventi compresi tra i primi contatti del mondo greco con l'oriente fino alle guerre persiane. I diversi logoi si profilano come nuclei narrativi a sé stanti e destinati, originariamente, a una pubblicazione orale nell'ambito di conferenze e pubbliche letture durante le quali l'autore ampliava, aggiungeva e modificava i suoi versi.

A giudicare dai suoi logoi, cioè da quelle parti più o meno ampie contenenti descrizioni dei popoli stranieri,possiamo dedurre che Erodono fu a contatto con Pericle e all'interno del suo enourage cominciò un progetto di tradizione logografica.

Erodoto, il greco 'padre della storia',può essere considerato il fondatore della storiografia occidentale, ci parla, nel III libro delle sue Storie, dei popoli dell'India, l'ultimo, a oriente, 'dei paesi abitati'. Talvolta le informazioni di Erodoto sono inattendibili, spesso vanno interpretate (le feroci formiche 'di dimensioni inferiori a quelle dei cani ma superiori a quelle delle volpi', che aggrediscono i cercatori d'oro, saranno probabilmente una specie di roditori che, come le formiche, scavano le loro gallerie nel sottosuolo), ma è sempre presente un fondamentale rispetto, accanto alla curiosità, nei confronti dei costumi dei popoli 'barbari': un buon inizio per la geoantropologia.

Per Erodono istorih è l'indagine di tutto ciò che è degno di memoria e di osservazione, non solo dei grandi eventi ma anche delle opere e delle meraviglie -qomata-della civiltà umana.

Nel prologo, Erodoto utilizza per definire la propria opera il termine historíe, 'ricerca' o 'indagine, nell'accezione etimologica del termine connessa con la radice id che indica ad un tempo il 'vedere' e il 'sapere' (questa è l'esposizione [apódeixis] della ricerca [historíes] di Erodoto di Alicarnasso. La ricerca storiografica e geoetnografica, dunque, fin dalle sue origini si ancora al primato della 'vista', della autopsía, l'osservazione diretta dei luoghi e degli eventi narrati e o delle fonti, prevalentemente orali, relative agli eventi e alle tradizioni del passato, non verificabili in prima persona.
Le Storie sono la prima opera importante in prosa: sia i critici dell'antichità sia la critica moderna hanno reso omaggio al suo stile grandioso, schietto e ricco di aneddoti, al tempo stesso semplice e avvincente (l'opera era destinata alla pubblica recitazione), applicato a un campo vergine di ricerca, cioè le cause delle 'azioni degli uomini': qualità che hanno fatto di Erodoto il 'padre della storia'.
Erodoto dimostra un'approfondita conoscenza della letteratura greca e del pensiero scientifico della sua epoca. Egli credeva che il corso della storia fosse indirizzato dal fato e dagli dei, che non possono impedire il male ma intervengono a punire i malvagi e gli arroganti. All'uomo è dunque celato il senso del suo destino, ma, forte della sua esperienza e seguendo la ragione, egli è libero di scegliere ed è responsabile delle proprie azioni: proprio nella libertà sta la dignità della natura umana, ed è la libertà che ha consentito ai greci di differenziarsi dai 'barbari' e di scongerli. Questo tentativo di trarre lezioni morali dallo studio dei grandi avvenimenti fu alla base della storiografia greca e romana.Benché sia erede del razionalismo ionico e seguace delle moderne correnti filosofiche,egli non crede che la storia sia determinata solo dai rapporti di forza tra i potenti Stati, come avrebbe poi sostenuto Tucidide, ma è convinto dell'esistenza di potenti e invisibili energie che si muovono all'oscuro delle vicende umane.Gli dèi , o per meglio dire un'astratta forza divina,to qoion , è in Erodono parte integrante della storia umana, come avveniva nella poesia epica; ciò nonostante Erodono non aveva una visione provvidenziale della presenza divina nel mondo,ma evidenzia una certa forza che regola e determina gli eventi umani. Inoltre, è tipico del sistema ideologico di Erodono il ricorso a concetti della morale tradizionale come ubris e qonofon qeon. Esiste una legge storica che tende a riequilibrare le sorti, a penalizzare chi esce dalla norma per scavalcare i limiti di potere concessi dagli dèi;accade allora che la fortuna si rovesci e che alla prosperità subentri la rovina."La felicità degli uomini non resta mai nello stesso punto" soggetta com'è al ritmo dei tempi e degli eventi.Come Sofocle, anche Erodono condivide il senso del tempo come metro di misura degli eventi umani davanti al quale l'uomo non può nulla e il dio è una forza sospettosa e sconvolgente.Uno dei punti di maggior fascino dell'opera Erodotea è il suo essere indagatore degli eventi umani e l'interesse per nomos  e la concezione che egli ha delle leggi come prodotto dell'evoluzione di società differenti. "Se noi chiedessimo a ciascun popolo quali sono i costumi migliori,ciascuno direbbe ,dopo aver ben meditato, che sono i suoi" è con questa affermazione che il poeta ci mostra la sua più totale apertura verso qualsiasi cultura. Per tali motivi la visione Erodotea è difficilmente inquadrabile da una singola prospettiva.Erodono scrive nella lingua classica della logografia , lo ionico letterario; con stile e fantasioso e ricco crea atmosfere e personaggi capaci di catturare l'auditorio e di trascinarlo in mondi mai visti in tutta la storiografia antica.


Proemio

Il proemio delle Storie mette in evidenza i cardini dell'intera opera. Erodono si prege il compito di sottrarre all'oblio le opere umane degne di memoria e di conservare la gloria degli eroi valorosi come nei testi epici. Inoltre, si evidenzia la continuità dell'intero testo perché questo era stato dapprima concepito per una tradizione tipicamente aurale. Sin dall'apertura viene posta la netta distinzione fra Greci e Barbari, che ritorna nelle guerre persiane dove "tutti i Barbari" sono contrapposti ai Greci, e nel confronto culturale dove l'osservatore Greco osserva le diversità. Nei primi cinque libri Erodono espone le ragioni mitiche del conflitto tra Greci e Barbari secondo la visione persiana e fenicia basate sul tema della aitih cioè della colpa di cui si sono macchiati a turno in una lunga catena di rapimenti.Al ratto di Io a opera dei Fenici segue quello di Europa, e ancora da parte dei Greci quello di Medea, al quale segue quello di Elena, che riporta la situazione in parità;la spedizione greca contro Troia reazione al rapimento di Elena, spezza l'equilibrio e rappresenta quindi il remoto preludio della spedizione persiana. L'origine di queste versioni è probabilmente solo una finzione. Si tratta di versioni tradizionale del mito greco per le quali è stato supposto l'influsso della sofistica. Prima di trattare le opere di colui "che fu il primo ad aprire le ostilità contro i Greci", Erodono riassume velocemente l'intera età mitica


Erodono di Turi espone le sue ricerche affinché le imprese non si dissolvano nella dimenticanza e gli eroi non rimangano senza gloria.

Secondo i Persiani furono i Fenici a dare inizio alle ostilità: questi, non appena giunsero nel mediterraneo orientale, si stanziarono nella regione che tuttora abitano e commerciarono merci egiziane e assire dando ad Argo il primato fra le città della Grecia. Quattro o cinque giorni dopo il loro arrivo finirono le loro mercanzie e vennero alla riva del mare molte donne tra cui Io, lia di Inaco.Queste donne fecero acquisto delle merci a loro gusto più graziose quando i Fenici, incitatisi, si buttarono su di esse.La maggior parte riuscirono a fuggire, mentre Io e alcune altre furono rapite: imbarcatele i Fenici fecero rotta verso l'Egitto.

I Persiani dicono che Io arrivò così in Egitto e questo segnò l'inizio dei primi screzi e delle prime rappresaglie. Qualche tempo dopo i Greci, approdati in Fenicia avrebbero rapito la lia del re, Europa. La situazione poteva dirsi pari, ma i Greci si resero colpevoli di un altro rapimento, quello di Medea,la lia del re.Allora, mandato in Grecia un araldo, il re dei Colchi chiese soddisfazione per quell'atto di brigantaggio e richiese sua lia; ma i Grecia, siccome i barbari non avevano dato soddisfazione per il rapimento dell'argiva Io, non ne avrebbero dato neanche loro.

Nelle generazione successva, continua il racconto, Alessandro, lio di Priamo, dopo aver sentito questi fatti, fu preso dalla voglia di procurarsi una donna in Grecia per mezzo di un rapimento, sicuro che non sarebbe stato punito come non lo eran stati gli altri. Per tale motivo, dopo aver rapito Elena i Greci mandarono ambasciatori a richiederla e prendere soddisfazione per il ratto. Ma, a tali pretese, essi rinfacciarono il ratto di Medea per il quale non avevano avuto alcuna soddisfazione.

Fin qui, si trattava solo di rapimenti, ma i Greci furono i primi a muovere in armi contro l'Asia.Ora a giudizio dei dotti persiani,se il rapir donne è azione da uomini ingiusti, è agire da stolti il prendersi pena per vendicarle; mentre è da uomini benpensanti non curarsene affatto, poiché è chiaro che, se esse non volessero, non si lascerebbero rapire. Orbene gli abitanti dell'Asia, dicono i Persiani, non si preoccuparono per nulla delle donne rapite; mentre i Greci, a causa di una donna Spartana,raccolsero una grande spedizione militare, e, venuti in Asia, distrussero il re di Priamo. Da allora, sempre ,tutto ciò che è Greco è considerato da loro nemico. Poichè i Persiani considerano l'Asia e i suoi popoli come loro proprietà;con l'Europa, invece, e con il mondo Greco in particolare,ritengono di non aver nulla in comune.


Le novelle

Nelle Storie Erodotee le novelle occupano una parte considerevole e rappresentano il punto di maggior rilievo dell'opera. Erodoto, certamente, non è il primo logografo a usare nei suoi testi aneddoti favolistica e leggendari, ma la perdita degli altri testi rende difficoltoso valutare l'utilizzo e lo stile degli altri.

Erodono assunse il suo patrimonio novellistico dalla tradizione orale e popolare. Dentro il testo le novelle sonpo presentate come racconti di informatori locali e ci descrivono credenze, usi e costumi.I brani sono stati inseriti nel contesto storico, pur avendo una autonomia propria, e vengono attribuiti a personaggi come Amasi o Policrate che, per quanto trasurati, furono ure reali.

Più volte l'autore precisa che il suo compito è quello di riportare quanto gli viene detto e al destinatario lascia la scelta di crederci o meno.

Il racconto di tali novelle costituisce comunque un cambiamento alla narrazione tradizionale e, sapendo che le Storie sono state concepite per un racconto orale, ci è facile capire quanto questi racconti giungessero graditi alle orecchie egli ascoltatori.Ma, oltre che completare la narrazione storica, le novelle adempiono all'etica universale mostrando la visione morale che percorre l'intera opera.


Gige e Candaule

Un punto di forza delle Storie è la novella di Gige e Candaule che ebbe molto successo e, spesso, venne utilizzata per mostrare ed apprezzare appieno lo stile e la tecnica di Erodoto. Il racconto è esemplare per raffinatezza e tensione narrativa,oltre che per il risparmio di parole-caratteristica peculiare dell'arte Erodotea- che descrive a perfezione luoghi e personaggi:un marito troppo sicuro della fiducia dell'amico e della moglie, la collera della regina e l'ambizione del cortigiano che usurperà il regno e la sposa del suo processore.

La novella è stata poi ripresa da molti altri autori, valga per tutti la versione di Platone. La pubblicazione nel 1949 di un papiro egiziano che tratta gli stessi argomenti e racconta le medesime vicende narrate da Erodono, ha aperto una delle più acerrime discussioni.


Candaule era forse un epiteto sacrale di origine caria, connesso al culto del cane, e comune a tutti i sovrani della dinastia; mentre Mirsilio, nome con il quale questo sovrano era noto ai Greci, poteva essere un nome proprio.

Candaule era innamorato di sua moglie,e accecato ddall'amore, credeva di avere la donna più bella del mondo.Fermamente di ciò si confidava con Gige, una guardia del corpo, lio di Dascilo, che godeva delle sue simpatie e perciò riceveva la più totale fiducia.

Dopo un po' di tempo Candule disse a Gige che per credere a tutte le lusinghe che egli faceva su sua moglie egli avrebbe dovuto vederla nuda perché, si sa, gli uomini credono più facilmente a ciò che vedono piuttosto che a quello che sentono dire! Gige subito protestò sdegnato, poiché non voleva guardare nuda la sua signora!Dicendo che con la veste la donna si spoglia anche del pudore, che ognuno deve guardare solo ciò che è suo e che lui la riteneva comunque la donna più bella del mondo, cercava di schermirsi,temendo che gliene dovesse derivare qualche malanno. Ma il sovrano, cercando di tranquillizzarlo, gli disse che egli aveva già disposto ogni cosa affinché ella non si accorgesse di nulla e che la sera, quando lei l'avrebbe raggiunto a letto, lui sarebbe stato nascosto dietro lo stipite della porta e, osservatala spogliarsi dei suoi abiti, se ne sarebbe andato senza essere visto da nessuno.

Gige, visto che non poteva aver scampo, era disposto a ubbidire;la sera, quando i coniugi andarono a letto, Gige nascosto,contemplò le virtù nude della donna e uscì dalla camera;ma mentre lui usciva lei lo scorse. Pur avendo capito ciò che aveva architettato il marito non si mise a strillare per la vergogna e non fece mostra di essersi accorta del ragazzo, ma iniziò a maditare una vendetta contro Candaule: per i Lidi e gli altri barbari è infatti motivo di grande vergogna essere visti nudi.

Quindi per il momento fu calma e silenziosa, senza dar nulla a vedere ma, il giorno, dalle sue guardie più devote, mandò a chiamare Gige. Quando arrivò la guardia devota al marito essa le propose due soluzioni:o ammazzare il marito, sposarla e prendersi il regno, o morire subito lui stesso perché era doveroso che morisse l'ideatore tranello o colui che l'ha compiuto. Gige rimase stupefatto dalla parole della donna e le chiese perché lo costringeva a scegliere tra la sua e la vita del suo padrone, poi, vedendola irremovibile, decise di sopravvivere e la donna gli comunicò che, come lei era stata vista nell'intimità, anche lui sarebbe morto nel sonno. Così come stabilito, la notte Gige si nascose dietro lo stipite della porta con un pugnale e mentre il sovrano dormiva lo uccise prendendosi sua moglie e il suo regno.


Creso e Solone

Un altro episodio celebre delle Storie è rappresentato da Creso e Solone,nucleo ideologico del logos di Creso, una delle testimonianze più preziose delle concezioni etiche e religiose di Erodono.Alla morte di Aliatte,Creso,divenuto re dei Lidi,Inizia una politica di espansione spingendosi fino ion Asia minore.In una Sardi al culmine del suo splendore avviene l'incontro tra Creso e Solone, allontanatosi dalla patria per non dover mutare nessuna delle leggi che aveva promulgato.Il dialogo si sviluppa sul tema della felicità umana. Solone,dopo aver visto i tesori di Creso si rifiuta di assegnargli il titolo di uomo più felice del mondo, dando il primo posto a Telolo ateniese, e il secondo agli Argivi Cleobi e Bitone. La risposta risentita di Creso dà a Solone la possibilità di esporre la sua opinione sulla felicità umana che, secondo lui, come nella tragedia attica non si può definire prima che la vita sia conclusa in quanto durante il suo percorso questa è mutevole e la divinità invidiosa. La contrapposizione non avviene quindi sui beni materiali e quelli spirituali, ma tra fortuna passeggera (eutucih) e felicità duratura e stabile(olbos

Nel dialogo fra Creso e Solone ritroviamo la distinzione tra Greci e Barbari che si riflette sull'ideale orientale dello sfarzo,e quello più ellenico della moderazione, fra felicità del solo sovrano e gli interessi dell'intera polis. Il racconto esprime valori universali come il contrasto fra sapienza e stoltezza, fra equilibrio e protervia, fra ignoranza e consapevolezza.


Solone si recò presso il faraone Amasi e poi a Sardi da Creso. Ospitato nella reggia, dopo tre giorni fu portato nelle sale dei tesori dove tutto era splendido e meraviglioso, per ammirare lo sfarzo. Dopo che egli ebbe visto e osservato con cura ogni cosa Creso gli chiese se lui, uomo di grande fama e cultura, avesse già visto l'uomo più felice del mondo. Solone, dicendo la pura verità gli nominò Tello di Atene quale uomo più felice del mondo, e il sovrano sorpreso gli chiese il motivo di tale decisione. L'altro replicando disse che Tello aveva avuto una vita splendida, fortunata e felice e la stessa sua morte era stata gloriosa e bella come il resto dei suoi giorni.

Continuando il suo discorso, nominò al secondo posto Cleobi e Bitone poiché avevano avuto una vita gloriosa e ricca di successi e alla loro morte avevano ricevuto i più belli onori della loro città.

Creso, stupito e un po' intristito dal fatto che Solone non lo considerasse tra questi uomini volle sapere e questi gli spiegò che lui considerava la felicità degli uomini alla fine della loro vita poiché durante questa la fortuna è mutata continuamente dagli dèi, infatti un giorno non è mai uguale ad un altro.


Erodoto etnografo

Erodono non si limita di narrare solo i fatti strettamente storici, ma, soprattutto nei primi libri, lascia ampio spazio alle caratteristiche geoetnografiche. Tra i racconti storici-politici, Erodono, aggiunge notizie su usi e costumi di quel popolo.Queste descrizioni sono inserite in piccole o grandi digressioni. Secondo alcuni storici queste descrizioni sui popoli apparterrebbero a un lavoro precedente di Erodono, e solo in seguito sarebbero state inserite nel lavoro storico-politico dell'autore. Erodono di ogni popolo racconta le peculiarità più divertenti e stravaganti che più possono colpire e divertire il pubblico. Erodono in persona ci spiega di aver ampliato notevolmente l'escursus relativo all'Egitto perché questo è ricco di qomasia e aver ristretto il logos sull'India perché povera di mirabilia. Inoltre, tutte le caratteristiche dei popoli barbari sono viste come deviazioni alla norma Greca.Queste descrizioni sono preziose per comprendere in che modo i Greci vedessero se stessi e i popoli barbari. Va detto poi che queste digressioni seguono una serie di punti fissi:il paese e la sua morfologia , gli abitanti e le loro usanze,questo schema di considerare l'altro prima di conoscere non è una peculiarità di Erodono, ma fa parte della tradizione logografica precedente.


La geografia del mondo e la circumnavigazione dell'Africa

Erodono inizia affermando di esser stupito dal fatto che il mondo sia stato diviso in Libia, Asia e Europa perché non sono poche le differenze che intercorrono fra queste.Erodono si sofferma a lungo a descrivere le caratteristiche dei continenti e racconta i vari tentativi di circumnavigazione della Libia, come quello di Satapse, lio di Teaspe, che non riuscì a compiere l'intero giro e spaventato dalla lunghezza dell'impresa tornò indietro.Satapse aveva dovuto circumnavigare la Libia poiché, avendo fatto violenza alla lia vergine di Zopiro,per non essere impalato avrebbe dovuto terminare la sua navigazione.Tornato indietro, nonostante le sue scuse, il re non gli aveva creduto e gli aveva inflitto la pena assegnatagli mesi prima. Un eunuco di questo Sataspe, venuto a sapere della morte del suo padrone fuggì a Samo con grandi ricchezze delle quali si impossessò uno di Samo: di questo Erodono dice di sapere il nome ma, deliberatamente lo passa sotto silenzio. Riguardo alle scoperte dell'Asia, Erodono ci racconta che son state fatte in gran numero per merito di Dario, il quale era curioso di sapere dive giungesse il fiume Indo, e per questo motivo organizzò una spedizione della quale fecero parte tra gli altri Scilace e Cariando.

Partiti da Caspatiro e dalla regione dei Pati, viaggiarono verso l'aurora per 29 mesi e giunsero in Libia, da dove eran partiti i Fenici; Dario, concluso il lungo viaggio, assoggettò i Lidi e prese a valersi di questo mare.


Il mercato delle mogli a Babilonia

Gli usi e costumi riguardanti il matrimonio sono un punto fondamentale della cultura antica e moderna perché rappresentano al meglio il fulcro della società:la famiglia. Soprattutto nelle società arcaiche i matrimoni erano condizionati da regole ferree che regolavano le scelte per le unioni evitando gli incesti,la dote e la nuova sistemazione di coniugi.I limitio dell'incesto possono essere più o meno vasti: dall'unione, permessa in Grecia, fra fratellastri, al divieto di matrimonio fin alle parentele di sesto grado, come nella tarda cultura romana. Erodono pone in risalto la diferenza del nomos rispetto alla Grecia. L'acquisto della sposa è testimoniato presso varie culture e spesso questo veniva ritenuto un periodo di servizio del fidanzato prima di poterla ottenere.


Presso i Babilonesi e i Veneti d'Illiria, una volta all'anno le fanciulle in età da marito venivano fatte riunire in un sol luogo e intorno ad esse venivano posti gli uomini in egual numero.. L'araldo pubblico,facendole alzare una alla volta, le metteva all'asta cominciando dalla più bella e quando questa veniva comprata da un ricco mercante si procedeva con la più bella dopo di lei. Venivano vendute perché poi fossero sposate. I giovani danarosi facevano a gara fra loro per aggiudicarsi le ragazze più belle, mentre quelli del popolo che aspiravano al matrimonio si prendevano le meno belle con un compenso in denaro.Infatti quando avevan finito di aggiudicare le ragazze carine, si preseintava la più brutta o una storpia e si cercava di aggiudicarla a qualcuno che ci volesse convivere sposandola a minor prezzo. Il denaro ricavato dalla vendita della fanciulle belle, veniva dato per far prendere le brutte. A nessun padre era possibile maritare la lia a chi voleva,né i giovani potevano portar via le fanciulle senza dare una garanzia. Dopo aver dato la garanzia e averla sposata, se non andavano più d'accordo lui era costretto a restituire il denaro. "Ora però",racconta Erodoto, le consuetudini sono state cambiate affinché la fanciulle non subiscano affronti, mentre i meno abbienti fanno prostituire le loro lie.


La scizia

Dal VII secolo a.C. i Greci entrarono in contatto con le popolazioni della Scizia.Gli Sciti occupavano da tempo il ruolo di schiavi presso la Grecia meridionale, così che venivano avvertiti dall'immaginario comune sia come popolo dotato e di grande rilievo, sia come società primitiva e feroce. Il logos dedicato agli Sciti occupa una parte considerevole nelle storie Erodotee e riflette questo duplice aspetto di questa popolazione.Il ritratto della Sciti,tuttavia sembra avere una certa tendenza idealizzante,ma nel complesso rafura un popolo primitivo e rude come attesta l'archeologia.


Il funerale dei re

Quando il re degli Sciti si ammala fa chiamare i tre indovini più bravi, questi spesso si esprimono indicando il nome del cittadino che giurando il falso ha invocato il focolare reale.Dopo ciò, viene convocato il cittadino spergiuro e accusato del misfatto dagli indovini gli danno la colpa dei malori del re.Ovviamente questo si professa innocente e vengono fatti chiamare altri indovini: se questi lo dichiarano colpevole questo verrà ucciso e i suoi beni ripartiti tra i primi indovini,se invece viene giudicato innocente dalla maggioranza degli indovini, saranno i primi tre indovini a esser giustiziati. Erodono, poi, ci descrive come i colpevoli vengano fatti morire: aggiogato un carro pieno di legna da ardere ai buoi, vengono legati e imbavagliati gli indovini e, sistemati in mezzo alla legna, gli si da fuoco mentre i buoi li si fa partire veloci dopo averli spaventati.Spesso anche i buoi rimangono vittime del fuoco, ma molti riescono a fuggire anche se mezzo bruciacchiati quando il fuoco distrugge il timone del carro.Gli indovini vengono uccisi così anche in caso di falsa divinazione; però, di quelli che manda a morte il re, non vengono risparmiati neanche i li maschi, mentre alle lie non viene fatto alcun male.

Inoltre Erodono espone il modo in cui gli Sciti pronunciavano un giuramento: In una grande coppa di terracotta mischiano al vino il sangue di chi sta stringendo il patto, quindi immergono nella coppa una scimitarra, delle frecce, un'ascia e un giavellotto. Ciò fatto pronunciano formule religiose e devono il contenuto della tazza, non solo coloro che stringono il patto, ma anche i presenti illustri. Nella regione dei Gerri si trovano i sepolcri dei re; quando il re muore, mummificato viene portato presso altri popoli che, per rendergli onore, si tagliano pezzi d'orecchio, si tagliano i capelli, si fanno incisioni sul braccio, si graffiano la fronte e si tragono la mano sinistra. L'autolesionismo in segno di lutto si ritrovano presso parecchi popoli eurasiatici. Successivamente viene portato presso un altro paese e fin lì viene seguito da un corteo del paese precedente.Dopo aver fatto il giro di tutti i paesi giunge nella terra dei Gerri e qui viene deposto nella camera sepolcrale su un letto di fogliame e ricoperto di stuoie.Nello spazio restante vengono sepolti molti dei suoi servitori, tra cui una delle sue concubine, un servo, un cuoco, un portamessaggi, ma anche dei cavalli e molte coppe d'oro.Ciò fatto, con grande zelo viene alzato un cumulo più alto possibile.


Erodono e l'irrazionale

Tucidide afferma che la sua opera sarà meno piacevole per l'ascolto ma più utile e indica nel muqodes -elemento favoloso- una caratteristica al cui presenza o assenza traccia una fondamentale differenza tra gli storici che lo hanno preceduto e il suo. Egli chiama in causa una assai vasta categoria di cui fanno parte le novelle, le sezioni etnografiche e paradossografiche, i racconti di sogni,prodigi e oracoli. Non c'è dubbio che lo storico ateniese si riferisse proprio a Erodono: nel quale l'elemento fantastico occupa uno spazio significativo rappresentando un'eredità della poesia eroica Tucidide è interessato alla storia politica e militare, eliminando dalla sua opera tutto ciò che non è strettamente attinente ad essa, mentre Erodono accoglie nelle sue Storie tutto ciò che la storia comprende, tutto ciò che è tradizione. La differenza tra i due è quindi notevole e netta, ma non si dica che Erodono crede ad ogni storia senza alcun senso ctitico: egli spiega bene questo passaggio nella storia della catabasi Rampsinito dove afferma:" Di tutto quanto raccontano gli Egiziani si valga pure colui che tali cose ritiene credibili; quanto a me, io mi sono proposto in tutta la mia storia di scrivere, le cose narrate dagli uni e dagli altri."


Creso e la prova degli oracoli

L'oracolo è di estrema importanza nella cultura Greca, la necessità di decifrare e interpretare i segnali della divinità costituisce uno dei più profondi motivi della religiosità, si ricordi che l'Iliade comincia con la consultazione di un indovino.Ma nel V sec. La nascita di una cultura razionalista mette in dubbio la veridicità degli oracoli e della stessa possibilità che un dio si esprima attraverso questi; questa discussione appare come dibattito culturale nell'Edipo re di Sofocle. Questo dibattito si riflette anche nelle Storie di Erodono dove l'ambiguità oracolare viene accolta come una sfida all'intelligenza umana. Su questo tema si sviluppa l'episodio novellistico del rapporto preferenziale che ebbe Creso con l'oracolo di Delfi.


Creso, dopo la perdita del lio, rimase inattivo per due anni chiuso nel dolore, ma poiché i Persiani diventavano sempre più potenti, egli, uscì dal lutto per tentare di arrestarli. Non appena deciso questo, mandò degli incartati a tutti gli oracoli della Grecia e a uno della Libia. Creso fece ciò per controllare se gli oracoli sapevano i fatti, e dopo ciò, avrebbe mandato una seconda spedizione per chiedere se poteva avviare una spedizione contro i Persiani. Creso aveva ordinato ai messi di recarsi dagli oracoli al centesimo giorno dalla loro partenza e domandargli cosa stesse facendo il re Creso, e, avendo avuto risposta, trascriverla e riportarla a lui. Non sappiamo cosa risposero gli altri, ma l'oracolo di Delfi proferì: Io conosco il numero dei grani di sabbia e le dimensioni del mare; io odpo il sordomuto e odo la voce di colui che non parla. Ai miei sensi è giunto l'odore di una testuggine dal guscio duro,che sta bollendo nel rame con carni d'agnello; rame è sotto di essa disteso e di rame è rivestita" Quando i responsi furono giunti a Creso, egli li esaminò e scelse quello di Delfi perché era l'unico che riportasse con esattezza ciò che egli aveva veramente fatto. Infatti, al centesimo giorno, egli aveva escogitato una cosa impossibile da immaginare, e così in una pentola di rame, aveva cotto le carni d'agnello con pezzi di testuggine.


Salmoside

I Geti, popolazione tracia, si ritengono immortali perché morendo credono di raggiungere Salmoside, un dio chiamato da alcuni Gedeleizi.Una volta l'anno mendano uno estratto a sorte a chiedere a Salmoside il consiglio di cui abbisognano. Il designato viene lanciato in aria tanto da essere trafitto da tre lance, se questo muore ritengono il dio favorevole, se invece sopravvive lo dicono perfido e ne delegano un altro.Questi stessi traci, quando scoppia un tuono o guizza un fulmine lanciano dardi e giavellotti contro il cielo per minacciare il loro dio, infatti son convinti che non esista altro dio tranne il loro. Salmoside era uno schiavo di Pitagora che, divenuto libero e procuratosi molte ricchezze insegnò a molti questa sua filosofia di immortalità. Però, mentre diceva queste cose, si fece costruire una camera sotterranea e visse lì per tre anni. I Traci sentirono la sua mancanza credendolo morto, al quarto anno egli si fece vedere di nuovo e da allora tutto ciò che diceva risultò credibile.


Lo storico politico

Le guerre persiane ebbero grandi ripercussioni sul mondo Greco.La vittoria dei Greci si verificò per ragioni soprattutto politiche e militari, che vide il mondo della schiavitù persiana disfarsi tanto da attribuirgli il termine "barbaros" . Col passare del tempo e l'accrescersi della potenza ateniese il modello di contrapposizione alla schiavitù persiana passò dalla libertà alla democrazia.Anche se i barbari furono sempre visti come popolo feroce e vile, lo storico di Alicarnasso gli attribuì vizi e virtù in egual misura a quelli del popolo Greco. Per Erodono la differenza fra Greci e barbari è costituita solamente dai regimi politici dai quali sono retti.In questo senso Erodono non espone una sua personale visione, ma, a differenza di altri storiografi, si presenza imparziale ed obiettivo.


Il dibattito sulle costituzioni

Dopo aver narrato la rivolta capeggiata da Dario contro i Magi, Erodono riporta il dibattito che si sarebbe svolto all'indomani della loro uccisione e avrebbe deciso la forma costituzionale da dare al regno persiano.

A cinque giorni dal tumulo si pronunciarono dei discorsi incredibili:Otane consigliava di introdurre fra i Persiani il governo popolare,perché l'assolutismo non lo ritenne né bello, né buono e poiché anche l'uomo migliore del mondo, investito da un si grande potere, diventerebbe avido e ingordo. Infatti tutti i sovrani fin ora susseguitisi hanno usurpato dei loro poteri, perciò è meglio affidarsi al governo popolare basato sull'equaglianza dei diritti e dei doveri.

Magabizio, invece, propose un sistema oligarchici perché "niente è più stolto2 di affidare il governo a un popolo buono a nulla, ma è giusto affidare ai migliori il compito delle decisioni. Ma Dario continuò dicendo che la monarchia si dimostrava il governo migliore: infatti, il governo di uno solo è buono se questo è ottimo e addurrà ottimi pareri e ottime decisioni, senza creare inimicizie e mantenendo la segretezza dei suoi propositi.



Le guerre persiane

La seconda parte delle Storie Erodotee è interamente occupata dalla descrizione delle guerre persiane.Si ritiene in genere che l'interesse per il conflitto greco-persiano rappresenti l'ultima fase del pensiero di Erodono, che aveva iniziato come logografo, sulla scia di Ecateo, per trasformarsi dapprima nell'autore della storia ordinata di persiani e in seguito nello storico delle famose guerre persiane.Nelle Storie si ritrovano pregi e difetti, luci ed ombre di entrambi i popoli, dando ai nemici la loro grandezza e non negando ai Greci episodi di meschinità e manchevolezza.

Negli ultimi libri, quelli destinati al racconto delle guerre, Erodono acquista quanto mai uno stile e un vocabolario quanto mai epico, del tutto simile allo stile di Omero.


Maratona

Dopo la repressione della rivolta ionica, Dario preparò una spedizione punitiva contro i Greci, per sottometterli e vendicarsi dell'affronto subito a Eritrea.La flotta Persiana conquistò la città dopo pochi giorni e si diresse verso l'Attica. Stanziatisi nella pianura di Maratona, a pochi chilometri di distanza, vennero accerchiati dagli Ateniesi.Dati sperò nella modulazione di Atene, ma questa aiutata da Sparta, lo vinse. La battaglia di Maratona è passata alla storia oltre che come battaglia esemplare, anche come l'arresto dell'espansione persiana e l'inizio dell'ascesa di Atene.


Tra i Greci c'era incertezza sull'attaccare l'esercito dei Medi, così, in veste di polemarco decise Callimaco che, Milziade ammonì così: "Sta in te ora, o Callimaco, provocare l'asserviamento di Atene o, assicurandole la libertà, lasciare di teper tutto il tempo in cui ci saranno uomini, un ricordo tale quale nemmeno Armodio e Aristogitone hanno lasciato.Poiché ora gli Ateniesi sono giunti al momento più pericoloso della loro esistenza e se piegheranno il capo sotto i Medi, è già scontato quello che avranno a soffrire, lasciati in balia di Ippia; ma se questa nostra città riesce a trionfare essa è in Grado di occupare il primo posto fra tutte le città della Grecia."Quando deciso di sferrare l'attacco vennero immolate delle vittime per la loro felicità e iniziò la battaglia. Gli Ateniesi si scagliarono valorosi contro i Medi armati e affrontarono uno scontro degno di ogni memoria, decentrandoli e inseguendoli fino al mare dove bruciarono le loro navi.


Erodono e i confini del mondo : i popoli marginali

"Le estremità del mondo, che circondano le terre e le racchiudono al loro interno sembrano possedere le cose che noi consideriamo più belle e più rare"

Erodoto propone un mondo vagamente circolare che racchiuso da una serie di terre è caratterizzato da un equilibrio.Lo storico rifiuta il concetto di un fiume lungo ed interminabile senza inizio né fine. Ma parla del mondo conosciuto attribuendo a questi posti uomini e animale epici appartenenti alla tradizione di Omero e di chi lo precedette. Perciò: quanto più un popolo è marginale e decentrato, tanto più non appartiene alla normalità ma è soggetto allo scetticismo dello stesso autore.Inoltre non è il solo Erodono a assegnare collocazioni lontane e marginali ai popoli più strani, ma questa usanza appartiene a una tradizione ben più vasta. Con lo scoprire nuovi orizzonti, poi, gli autori non facevano altro che ampliare i confini del mondo spingendo sempre più al limite i popoli trogloditi o di tradizione epica; lo stesso Cristoforo Colombo che conosceva i racconti sulle Amazzoni dell'india non ebbe alcuna difficoltà a "riconoscerle" nelle Americhe da lui scoperte.




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