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Appunti, Tesina di, appunto CHIMICA

Prova di polarità dei liquidi

Prova di polarità dei liquidi
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Relazione (A)

1.     introduzione

-         titolo dell’esperienza: prova di polarità dei liquidi

-         materiali e strumenti: asta di sostegno, pinza ragno, buretta da 50 ml (sensibilità di 0.1 ml), beker da 100 ml, bacchetta di ebanite, pelle di gatto

2.     procedimento

-         descrizione delle modalità e delle fasi di svolgimento dell’esperimento

-         osservazioni sui dati emersi e sugli elementi osservati

Ho preso l’asta di sostegno combinata con la pinza ragno e gli ho fissato la buretta da 50 ml.

Ho preso un beker da 100 ml e l’ho riempito con dell’ acqua.

Ho preso la bacchetta e l’ho strofinata con la pelle di gatto, ho aperto il rubinetto della buretta e ho fatto scorrere l’acqua; presa la bacchetta di ebanite che avevo in precedenza strofinato con la pelle di gatto l’ho avvicinata al flusso dell’acqua e ho notato che l’acqua è stata attratta dalla bacchetta;

Ho preso un beker da 100 ml e l’ho riempito con del pentano.

ho preso la bacchetta e l’ho strofinata con la pelle di gatto, ho aperto il rubinetto della buretta e ho fatto scorrere il pentano; presa la bacchetta di ebanite che avevo in precedenza strofinato con la pelle di gatto l’ho avvicinata al flusso del pentano e ho notato che il pentano diversamente dall’acqua non è stato attratto dalla bacchetta.

3.     elaborazione dei dati

-         calcoli

-         grafici

/ /

4.     conclusione

-         valutazione dei dati ottenuti

-         generalizzazione e sistematizzazione dei concetti appresi

ho capito quindi che anche l’acqua ha delle cariche visto come ha reagito avvicinando la bacchetta di ebanite dopo averla strofinata.

Di conseguenza ha cariche opposte alle cariche della bacchetta perché  due corpi si sono attratti.

Quindi l’acqua è un liquido polare ed viene attratto dalla bacchetta.

Invece con il flusso di pentano non ha reagito allo stesso modo quando ho avvicinato la bacchetta perché il liquido è apolare quindi non viene  attratto dalla bacchetta.

Relazione N°5 (B)

1.   introduzione

-         titolo dell’esperienza: prove di conducibilità

-         materiali e strumenti: spatola, bacchetta in vetro, beker da 100 ml, treppiedi, reticella spargifiamma, becco Bunsen, circuito elettrico formato da: porta lampade, lampadina da 1.2 V e 0.4 A, cavetti con morsetti a coccodrillo, un voltmetro, generatore di tensione, grafite,capsula

5.     procedimento

-         descrizione delle modalità e delle fasi di svolgimento dell’esperimento

-         osservazioni sui dati emersi e sugli elementi osservati

Ho collegato i cavi dal generatore di tensione al voltmetro e al portalampade ove vi c’era la lampadina da 1.2 V inserita.

Al porta lampade ho collegato 2 cavetti con all’estremità morsetti a coccodrillo con delle bacchettine di grafite.

Armato il quadro, ho schiacciato il pulsante di marcia (giallo), dopo di questo il generatore era pronto per erogare tensione.

Al centro del quadro vi era manopola color sabbia che serviva a misurare la fuoriuscita di tensione.

Grazie al voltmetro ho potuto osservare quanti V venivano emanati dal generatore, 9/10 circa.

Ho preso le due bacchettine di grafite collegate ai cavetti e le ho unite;

ho notato la lampadina accendersi.

Ho preso un beker da 100 ml e l’ho riempito d’acqua  vi inserito all’interno le bacchettine di grafite collegate al circuito, ho acceso il generatore a 9/10 V ma la lampadina non si è accesa.

Ho preso il beker pieno d’acqua usato in precedenza e vi ho aggiunto del sale, con la bacchetta lo solubilizzato, e gli ho messo all’interno le bacchettine di grafite collegate al circuito e ho notato che la lampadina si è accesa.

Ho prelevato il cloruro cobaltoso con una spatola dall’interno del suo contenitore e l’ho collocato all’interno della capsula.

Armato il generatore di tensione ho acceso il circuito poi con le bacchettine di grafite collegate ad esso le ho attaccate alla sostanza di cloruro cobaltoso ma la lampadina non si è accesa.

Ho preso la reticella spargifiamma e l’ho posizionata sopra il treppiedi, mi sono munito di una capsula e lo appoggiata al centro della reticella spargifiamma.

Ho preso il contenitore di cloruro cobaltoso, con la spatola gli ho prelevato il tanto giusto da poter completare l’esperimento e l’ho messo all’interno della capsula.

Ho preso il becco Bunsen e l’ho messo sotto la reticella spargifiamma poggiata sopra il treppiedi, l’ho acceso e ho notato che il cloruro cobaltoso si stava incominciando a fondere.

Una volta fuso del tutto ho armato il generatore di tensione e ho acceso il circuito elettrico, ho preso le bacchettine di grafite collegate al circuito e le ho posizionate all’interno della sostanza fusa e ho notato che la lampadina si è accesa. 

3.  elaborazione dati

-    calcoli

-    grafici   

 

/ /

4.     conclusioni

-         valutazione dei concetti appresi

-         generalizzazione e sistematizzazione dei concetti appresi

Ho appreso che una sostanza ionica nello stato solido impedisce alla corrente di attraversarla perché le sue molecole sono troppo compatte; nell’esperimento ho attaccato le bacchettine collegate al circuito acceso al cloruro cobaltoso solido e la lampadina non si è accesa. 

Invece allo stato liquido quindi secondo l’esperimento dopo aver fuso la sostanza, le molecole sono più rade e permettono alla corrente di attraversarla e la lampadina si è accesa.

  

                                                        

 

 



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