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PASSAGGIO DALLA MONARCHIA ALLA REPUBBLICA

PASSAGGIO DALLA MONARCHIA ALLA REPUBBLICA
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PASSAGGIO DALLA MONARCHIA ALLA REPUBBLICA

 

La leggenda ha espresso in un racconto drammatico, che conserva lí impronta della fantasia e della poesia popolare, la caduta dellí ultimo Tarquinio, che sarebbe avvenuta attorno al 510 av. Cr., e la fondazione di un nuovo ordine, che possiamo chiamare repubblicano. In questo racconto della tradizione sarebbe insita una caduta violenta della monarchia ed una instaurazione rivoluzionaria. Si forgia così il concetto della magistratura con la creazione di una magistratura suprema. I due magistrati supremi ( eletti dai comizi, cioè dai comizi centuriati che la tradizione fa risalire a Servio Tullio ) avrebbero avuto dapprima il nome di pretores, più tardi quello di iudices e solo alla fine quello di consules. Il sistema avrebbe funzionato sino al 452, con la variante che in caso di necessità, soprattutto di guerra, si attribuiva un potere illimitato, con il limite massimo di sei mesi, ad un magistrato unico, il dictator assistito da un magistrato inferiore, il magister equitum. Nel 451 e nel 450 si sarebbe sospesa la magistratura, e conferito il potere supremo a due successivi collegi di decemviri legibus scribundis, a cui sarebbe dovuta la legge delle XII Tavole. Il tentativo di Appio Claudio, capo dei decemviri di instaurare la tirannide, avrebbe provocato una nuova rivolta, con la restaurazione del consolato, e di nuovo, nel 449 av. Cr., una coppia di consoli Valerio e Orazio. La lotta tra patriziato e plebe, insieme con vicende esterne, avrebbe però turbato il regolare funzionamento di questo ordine; dal 444 al 368 si sarebbe per lo più rinunziato alla nomina dei consoli, dando la potestà consolare ai tribuni militum, comandanti dei diversi battaglioni della legione. Per il 367, raggiunto lí accordo che uno dei consoli dovesse essere plebeo, il consolato fu definitivamente ristabilito, e da allora restò la magistratura suprema ordinaria.

Ma il tentativo della leggenda di attribuire ad una rivoluzione la trasformazione istituzionale, cioè la rappresentazione di un passaggio brusco e immediato dallí ordine monarchico a quello repubblicano non merita credito.

Si è visto come la monarchia etrusca, insieme con la individuazione dellí imperium, abbia importato un rinsaldarsi dellí organizzazione militare unitaria, che rappresentava una tappa dello sviluppo dello Stato-città e dellí inserzione di tutto il popolo nellí ordinamento di questo. Lí organizzazione a scopo militare sta alla base della organizzazione politica del popolo che ci si presenta come fondamentale nella costituzione repubblicana. I cardini di questa sono la distribuzione per tribù territoriali e lí ordinamento centuriato.

Le vecchie tribù dei Tities, dei Ramnes e dei Luceres non potevano di certo soddisfare come distretti di leva di fronte alle esigenze di un esercito adatto agli sviluppi e alle guerre di Roma. Il territorio dello Stato venne così distribuito in tribù territoriali. I limiti delle circoscrizioni erano precisamente determinati e venivano iscritti nelle tribù ( tribules ) tutti i proprietari fondiari fino alle più piccole misure. Il numero delle tribù andò aumentando con le successive incorporazioni ed estensioni del territorio romano; e sappiamo che salì al numero definitivo di 35 solo nel 241 av. Cr. Alquanto più tardi si affermò una distinzione tra le quattro tribù che furono dette urbane ( la Palatina, la Collina, la Esquilina e la Suburana ) e le altre tribù, dette rustiche, e cioè quando nel 304 Fabio Rulliano iscrisse tutta la turba forense nelle prime quattro.

Fu da tutto uno sviluppo e trasformazione dellí organizzazione militare che nacque quelí ordinamento centuriato nuovo che ci da lí assemblea popolare, i comitia centuriata, cardine della costituzione repubblicana. I Romani ci presentano questo ordinamento nella sua esplicazione nellí assemblea politica, quando ha già raggiunto il suo assestamento; è comunque evidente il rapporto di questo ordinamento con il reclutamento militare, e la derivazione dei comizi centuriati dallí assemblea del popolo in armi, di cui è prova il fatto che tali comizi dovevano riunirsi fuori del pomerio della città, e si alzava uno stendardo rosso sul Campidoglio, mentre un altro veniva alzato nel Gianicolo, occupato militarmente. I criteri che stanno alla base dellí ordinamento centuriato consistono nella valutazione del patrimonio ( in base al quale si determinavano le classi ) e dellí età: il primo si collegava con la possibilità di procurarsi lí armamento, il secondo con lí efficienza militare. Nellí assestamento con cui lí ordinamento centuriato ci si presenta completo si distinguevano in base al censo 5 classi. Lí esercito da camna era formato dalle centurie di juniores; è ormai pacifico che solo i contingenti delle prime tre classi possedevano lí armamento offensivo e difensivo di oplita, cioè di fanteria di linea.



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