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PIEMONTE

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PIEMONTE

La prima riforma viene sanzionata nel 1723 da parte di Vittorio Amedeo II.

Questo tipo di riforma non è dettata dall'illuminismo in quanto tale: nel '700 si formulano tutta una serie di condizioni che portano a maturazione questa possibilità e questo indipendentemente dalle idee più o meno acute, più o meno avanzate, più o meno radicali che, in questi anni, gli illuministi propugnano. Ci sono altre esigenze che portano i sovrani a realizzare questo tipo di riforma.

Da questo momento in poi il Piemonte comincerà a rappresentare una sorta di modello guida per l'Italia, questo perché questa riforma di Amedeo II sarà un punto di riferimento per tutti gli altri autori e per gli altri sovrani.

Il Piemonte è stato il protagonista del progresso unitario dell'Italia, tanto che si parla di "annessione dell'Italia da parte del Piemonte": comunque sia, il Piemonte è diventato ben presto, come potenza diplomatica, come potenza militare e anche come modello istituzionale-legislativo, un punto di riferimento per le altre città italiane che hanno cominciato a vedere nel Piemonte un paese a cui guardare come un processo di ammodernamento dell'intero paese.



Vittorio Amedeo II è un sovrano, il quale vive una situazione particolarmente favorevole per le sue riforme, soprattutto perché negli anni '20 e '30, dopo la guerra di secessione austriaca e dopo la guerra di secessione polacca, l'Italia vive un periodo di grande instabilità e di grande incertezza, in cui i paesi italiani, in generale, fanno sempre la parte delle vittime, perché sono piccoli paesi, controllati dalle grandi potenze internazionali (Francia e Austria), pertanto è naturale che dopo un periodo di guerra e di pace le grandi potenze si spartiscano le varie zone, tra cui anche la penisola italiana. Vittorio Amedeo II esce da questo periodo di guerre in una situazione un po'inedita per l'Italia: con un certo prestigio egli è riuscito a compiere operazioni di tipo militare, diplomatico, strategico, che hanno fatto sì che il suo piccolo regno non sia stato "stritolato" in maniera decisiva dalle influenze internazionali.

Quindi, questo sovrano si trova nelle migliori condizioni per operare tutta una serie di riforme che sino a qualche decennio prima, in Italia, erano state impossibili.

Queste riforme legislative sono sempre precedute da un'altra serie di riforme di carattere istituzionale e di carattere socio-economico.

Ecco perché il '700 viene definito, più che col termine illuminismo, ma viene chiamato come "età delle riforme": per cui se l'Italia non vive una grande stagione di illuminismo, certamente tutto il '700, per l'Italia, è l'età delle riforme = riforme legislative, ma riforme che non potrebbero essere compiute e non avrebbero senso se i sovrani non avessero attuato tutta una serie di riforme di tipo sociale e di tipo economico.

Vediamo le riforme che hanno preceduto le costituzioni di Vittorio Amedeo II:

AMMODERNAMENTO DELLA BUROCRAZIA: la burocrazia è un insieme di funzionari organizzati in uffici al fine di perseguire determinati servizi o obiettivi di tipo pubblico. Sino al '700 una burocrazia moderna non era esistita, perché i sovrani si erano serviti sempre, per realizzare i loro obiettivi, di rapporti fiduciari (attorniati da persone di fiducia, alle quali vengono attribuiti determinati compiti, come la guida dell'esercito). Di solito questi incarichi fiduciari venivano dati a grandi personaggi dell'aristocrazia nobiliare. Fino ad un certo periodo questo avrà dei vantaggi, ma poi solo svantaggi e gli svantaggi sono, innanzitutto, che gli aristocratici nell'eseguire queste direttive perseguono anche gli obiettivi della propria categoria, ma anche il fatto che non sempre nell'aristocrazia abbiamo persone all'altezza della situazione. Nel '700 si comincia ad assumere un ATTEGGIAMENTO MERITOCRATICO = IL SOVRANO COMINCIA A SCEGLIERE I SUOI FUNZIONARI TRA LE PERSONE PIU' CAPACI: alcune funzioni restano in mano all'aristocrazia, altre funzioni passano in mano a dei tecnici, cioè personaggi che si sono preparati a svolgere determinati compiti, e non che sono semplicemente nati da famiglie illustri. Quindi, ammodernamento della burocrazia, significa creazione di una burocrazia nuova, finalizzata a dei compiti istituzionali di tipo pubblico (che serva obiettivamente al sovrano e alla pubblica felicità) attraverso l'utilizzazione di una burocrazia di estrazione borghese (burocrazia di matrice non aristocratica).

CONTROLLO DELLA MAGISTRATURA = ABOLIZIONE DELL'INTERINAZIONE: L'interinazione è uno dei poteri che tradizionalmente sono in mano ai grandi tribunali di antico regime e che consiste in una sorta di controllo di merito, da parte di questi stessi tribunali, rispetto alla legislazione sovrana: prima che l'editto del sovrano venga applicato nel regno o in una regione del regno, il grande tribunale responsabile di quella regione controlla che quell'editto sia compatibile con le consuetudine, con gli usi, di quella regione e può anche, eventualmente, bloccare l'applicazione. Vittorio Amedeo II riesce ad abolire l'interinazione, il che vuole dire che le magistrature vengono sottoposte direttamente al controllo del sovrano e non possono più esercitare quel blocco esercitato dall'interinazione.

CONTROLLO NEI CONFRONTI DELLA NOBILTA' E DELLA CHIESA, il che vuole dire "marciare" verso l'ammodernamento del paese. Il controllo della nobiltà, in particolare, Vittorio Amedeo II lo realizza favorendo la frantumazione dei possedimenti feudali, ad esempio, introducendo delle nuove norme di tipo successorio. Un esempio, tipico di molti sovrani in questi anni, è quello di produrre una nuova legislazione sui fedecommessi (=istituto successorio attraverso cui il decuius vincola gli eredi ad un certo tipo di linea successoria: es. maggiorasco - primogenitura, con cui il decuius obbliga il suo primogenito a fare altrettanto in linea retta, cioè vincola la successione ereditaria di tutti i suoi eredi in linea retta). Se i sovrani non colpiscono questo istituto i feudi rimangono sempre integri e la frantumazione feudale non si attua mai. Si fa una riforma di tipo compromissorio: con queste leggi si ammette sempre il fedecommesso, ma lo si limita solo alle famiglie nobili e sono entro il quarto grado (dopo quattro linee di successioni il fedecommesso decade), cioè il fedecommesso non si trasmette più in linea indefinita. Questo frantuma il feudo e da possibilità ai proprietari, in futuro, di acquistare questi beni a titolo di proprietà privata. Per fare un fedecommesso bisognava poi anche registrarlo in un ufficio pubblico, il che permette ai terzi di esserne informati con la pubblicità.

CONTROLLO DI TUTTI I FEUDI: Vittorio Amedeo II vuole sapere se i feudi vigenti sono tutti legittimi, cioè vuole vedere i titoli. Se qualche feudo fosse illegittimo veniva devoluto al demanio, cioè tornava al sovrano.

CATASTO: ufficio di cui si sa la consistenza immobiliare di un certo soggetto per sottoporlo a tributo.

Senza tutto questo non sarebbe stato assolutamente possibile fare una riforma legislativa.

L'alter ego di Vittorio Amedeo II in questa riforma è il suo ministro della guerra, PLATZAERT, il quale lo aiuto a porre mano alla riforma: scrive una relazione ("memoire") e dice quali sono i punti per riformare la legislazione vigente. Tutto è contrastante al particolarismo giuridico, cioè semplicità, chiarezza, univocità, possibilità di non dare luogo ad interpretazioni equivoche: tutto il contrario della communis opinio, dell'arbitrio dei giudici, ecc.

Si arriva al 1723  e si riesce a sanzionare, cioè a dare pubblicazione ufficiale a questa riforma legislativa = COSTITUZIONI PIEMONTESI, in 5 libri.

Nel 1729 Vittorio Amedeo II ne fa una nuova edizione, in 6 libri.

Poi, nel 1770, viene fatta una nuova edizione, uguale a quella del 1729, però dal successore Carlo Emanuele III.





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