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Germania - Territorio, Popolazione, Economia, Ordinamento dello stato, Storia

Germania - Territorio, Popolazione, Economia, Ordinamento dello stato, Storia
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Germania (tedesco Bundesrepublik Deutschland), stato dell'Europa centrale, delimitato a nord dal Mare del Nord, dalla Danimarca e dal mar Baltico; a est dalla Polonia e dalla Repubblica Ceca; a sud dall'Austria e dalla Svizzera; a ovest da Francia, Lussemburgo, Belgio e Paesi Bassi. Prima del secolo scorso non era mai esistita una Germania unificata politicamente; vi erano invece diversi stati compresi entro le grandi aree occupate da popolazioni germaniche, estese tra il Reno e l'Oder, tra le Alpi, il mar Baltico e il Mare del Nord. La formazione della Germania come unità politica moderna si ebbe nella seconda metà dell'Ottocento (1871) e tale rimase per settantaquattro anni, sino al 1945, quando, in seguito alla seconda guerra mondiale, fu nuovamente divisa; si formarono quindi due stati, la Repubblica federale tedesca e la Repubblica democratica tedesca, la prima legata al mondo occidentale, la seconda alla sfera comunista dominata dall'Unione Sovietica. Il 3 ottobre 1990 le due repubbliche si sono riunite in un unico stato, la cui capitale dal giugno del 1991 è tornata a essere Berlino, già capitale della prima repubblica.



Territorio

La Germania presenta un territorio dalla morfologia molto varia che deriva dalle diverse strutture geologiche che la compongono e che sono tra loro giustapposte: quella dei massicci antichi, paleozoici, con i congiunti bassopiani al centro e a nord, largamente coperti da formazioni del Mesozoico, e quelle dei rilievi d'origine alpina e dei connessi 'ringiovanimenti' a sud. In rapporto a ciò si possono riconoscere tre grandi regioni fisiche: il bassopiano germanico settentrionale, gli altipiani centrali e la regione montuosa meridionale.

Il bassopiano settentrionale comprende pianure e ondulazioni che risentono della morfologia d'origine glaciale; esso è percorso da fiumi che provengono dai rilievi centrali e meridionali, e tuttora caratterizzato da vasti depositi di loess, formatisi in età glaciale. La regione è divisa in due sezioni dal corso dell'Elba: la sezione occidentale, la meno fertile, presenta vaste brughiere di erica e, nei punti più bassi, estensioni di torba. La sezione orientale, più fertile, comprende la regione collinare del Meclemburgo ed è caratterizzata dalla presenza di numerosi laghi di origine morenica, come il lago Müritz.

La costa è bassa e uniforme e interessata da accentuati fenomeni di marea, soprattutto nella sezione occidentale, bagnata dal Mare del Nord, dove le terre sono state sottratte al mare dall'uomo con la costruzione di dighe; la costa del mar Baltico presenta in alcuni punti lagune racchiuse dai sedimenti portati dai fiumi. Le isole principali situate al largo della costa sono le Frisone orientali, Helgoland nel Mare del Nord, e Rügen nel mar Baltico. L'altopiano centrale comprende i monti di più antica formazione del paese, come rivelano le loro forme erose, arrotondate: a nord si trovano i modesti rilievi della Selva di Teutoburgo e il Wesergebirge, al centro il Massiccio Renano attraversato dalle valli degli affluenti del Reno, a sud-ovest i monti della Foresta Nera e a est il Fichtelgebirge, i monti Metalliferi e la Selva boema.

Il punto più elevato della regione è la vetta del Mittelgebirge (1600 m), nei Sudeti, al confine con la Polonia. La caratteristica di questa regione è la presenza di vasti giacimenti carboniferi formatisi durante e dopo il Paleozoico, quando estese foreste furono ripetutamente sommerse dal mare. La sezione meridionale della Germania comprende i rilievi marginali della catena alpina e, poco più a nord, i rilievi nati dai contraccolpi dell'orogenesi da cui sono sorte le Alpi, come il Giura Svevo e i monti che orlano la Fossa Renana, tra cui la stessa Foresta Nera. È questa l'area che è stata maggiormente interessata dalle glaciazioni pleistoceniche. Essa culmina, al confine con l'Austria, nei 2963 m dello Zugspitze, la vetta più elevata del paese.

Idrografia

Il fiume principale della Germania è il Reno, vero e proprio asse idrografico del paese, che nasce nel cuore delle Alpi e scorre verso i bassopiani olandesi affacciati al Mare del Nord; i suoi principali affluenti in territorio tedesco sono il Lahn, il Lippe, il Meno, la Mosella, il Neckar e la Ruhr. Il Reno, che segna parte del confine con la Svizzera e con la Francia, costituisce una delle più importanti e trafficate arterie di comunicazione del mondo. Altri fiumi importanti sono l'Elba, che nasce nella regione dei Sudeti e sfocia nel Mare del Nord, e il Danubio, che attraversa gran parte del sud del paese prima di entrare in Austria a Passau; l'Oder, con il più piccolo fiume Neisse, segna oltre la metà del confine orientale con la Polonia ed è l'unico fiume tedesco che sfocia nel Baltico. La Germania possiede pochi grandi laghi; il maggiore è il lago di Costanza, che però si estende in parte anche in territorio austriaco e svizzero.

Clima

La Germania ha un clima temperato, che risente sia degli influssi continentali provenienti da est sia di quelli oceanici; le temperature medie annuali si aggirano sui 9 °C, con variazioni sensibili però passando da est a ovest più che da nord a sud (tranne, ovviamente, che sui rilievi). La temperatura media del mese di gennaio varia tra -6 e 1 °C, quella di luglio tra 16 e 20 °C. Le precipitazioni sono più abbondanti a sud, dove si registra una media annua di circa 1600 mm all'anno, in parte sotto forma di neve; gli altipiani centrali ricevono un massimo di circa 1500 mm di pioggia all'anno, mentre nelle pianure del nord si registra una media annua delle precipitazioni di 700 mm circa.

Flora e fauna

Il 30% circa del territorio tedesco è coperto di boschi, la maggior parte dei quali si trova nella regione meridionale del paese e sui rilievi centrali, dove il rispetto del Wald, il bosco, quasi un culto, fa parte delle tradizioni culturali germaniche. I boschi comprendono le latifoglie d'ambiente temperato, cioè querce, frassini, tigli, faggi, abeti e, a quote elevate, larici. Nelle regioni pianeggianti e costiere si incontrano pini e betulle. Gran parte delle colline delle regioni sudoccidentali e delle valli del Reno, della Mosella e del Meno è coperta di vigneti, la cui crescita è favorita dal clima piuttosto mite, al riparo dagli influssi continentali.

Per quanto riguarda la fauna, la varietà delle specie è modesta e comprende mammiferi quali il cervo, il cinghiale, la lepre, la donnola, il tasso, il lupo e la volpe. Fringuelli, oche e altri uccelli migratori attraversano il paese in grandi stormi; nelle acque costiere del Mare del Nord e del mar Baltico vivono aringhe e merluzzi, mentre fiumi e ruscelli sono popolati da carpe, trote e pesci gatto.

Popolazione

La Germania ha una popolazione di 81.817.499 abitanti (1996) e una densità media di 229 unità per km2. Moltissimi sono gli immigrati stranieri che vivono nel paese: il gruppo più numeroso è costituito dai turchi (oltre 2 milioni), seguito da slavi dell'ex Iugoslavia (800.000), dagli italiani (590.000), dai greci (360.000) e dai polacchi, oltre che da minoranze austriache e snole. Il paese è altamente urbanizzato: oltre l'86% della popolazione vive in centri di almeno 2000 abitanti.

Città principali

La capitale della Germania è Berlino (3.471.418 abitanti nel 1996), città imponente e monumentale le cui vicende sono legate, in questo secolo, alla divisione in due della Germania, il cui confine passava nel cuore storico della metropoli, oggi restituita alle sue funzioni originarie. Molte funzioni amministrative, tuttavia, trovano ancora la loro sede nella capitale della Repubblica federale tedesca, Bonn, antica città universitaria sulle sponde del Reno. I principali centri del paese, che comprende due sole città con più di un milione di abitanti, ma undici città con più di mezzo milione (indice dell'equilibrata distribuzione dell'urbanesimo nel territorio), sono perlopiù d'origine antica, medievale (ma qualcuna è di fondazione romana). Molte sono legate allo sviluppo industriale, a cui si deve la formazione della conurbazione della Ruhr e la crescita delle città lungo il Reno.

Le maggiori città sono Amburgo, importante città portuale; Monaco, centro commerciale e culturale; Colonia, città industriale sede di una splendida cattedrale; Francoforte, centro commerciale e manifatturiero; Essen, importante centro siderurgico situato nel bacino della Ruhr; Dortmund, città industriale nelle cui vicinanze si trovano grandi giacimenti di carbone; Stoccarda, città commerciale e manifatturiera; Düsseldorf e Lipsia, centri dell'industria manifatturiera e commerciali.

Lingua

Il tedesco è la lingua ufficiale del paese, parlata dalla quasi totalità dei cittadini; esistono inoltre numerosi dialetti regionali, alcuni dei quali differiscono in modo sostanziale dalla lingua ufficiale. L'unica minoranza linguistica significativa è rappresentata da 100.000 serbi, discendenti delle tribù slave che i tedeschi del Medioevo chiamavano Wend, che vivono nella regione della Lusazia (comprendente le città di Cottbus e di Bautzen) e parlano una lingua slava.

La popolazione tedesca è per il 45% circa protestante, in particolare luterana, per il 40% cattolica e per il 2% musulmana; in Germania risiedono inoltre circa 30.000 ebrei.

Istruzione e cultura

L'istruzione scolastica in Germania è obbligatoria e gratuita tra i 6 e i 18 anni di età; direttamente controllata dalle amministrazioni regionali, essa è sottoposta a direttive nazionali che garantiscono la sostanziale equivalenza dei sistemi scolastici di tutto il paese; l'analfabetismo è oggi praticamente assente.

Il sistema scolastico si divide nel grado inferiore, rappresentato dalla scuola di base (Grundschule), e in quello superiore che prevede fondamentalmente tre diversi corsi di studi, la Hauptschule, la Realschule (istituti professionali) e il Gymnasium che si conclude con il conseguimento del diploma, necessario per l'ammissione all'università. Esistono inoltre scuole per gli adulti, come le numerose Volkshochschulen (università popolari), che offrono una grande varietà di corsi e alcuni programmi che giungono fino al conseguimento del diploma. Il paese è inoltre sede di numerosi atenei, tra i quali l'Università di Heidelberg (1386), tra le più antiche di Europa.

Berlino conserva interessanti collezioni d'arte presso gli Staatliche Museen nel sobborgo di Dahlem, il Kaiser-Friederich-Museum, il Pergamon Museum e l'Accademia di Belle Arti. Monaco ospita opere degli antichi maestri nella Alte Pinakothek, oltre a collezioni di arte moderna e contemporanea nella Neue Pinakothek (vedi Alte-Neue Pinakothek). Tutte le città tedesche sono sede di importanti biblioteche. Archivi del periodo nazista sono conservati nelle biblioteche federali di Coblenza e nel Centro documentario di Berlino.

Teatri e sale da concerto attraggono numerosi spettatori; le orchestre filarmoniche di Berlino e di Monaco e l'orchestra sinfonica di Bamberga sono conosciute in tutto il mondo, così come le orchestre radiofoniche di Monaco, Colonia e Amburgo. Particolarmente rilevanti sono fiere e festival come quello di Wagner a Bayreuth, quelli di Bach ad Ansbach e Lipsia, le esposizioni 'documenta' di arti visive a Kassel, la settimana del cinema a Berlino e la Fiera del libro di Francoforte.

Per ulteriori approfondimenti vedi: Lingua tedesca; Letteratura tedesca; Cinema tedesco; Arte e architettura tedesca; Musica occidentale; Filosofia occidentale; Illuminismo.

Economia

La Germania ha un'economia sviluppata, la più forte dell'Europa, che si basa sugli eccezionali progressi del suo settore industriale. Questo era già potente prima della seconda guerra mondiale, scatenata dalla Germania proprio per contrapporre la propria potenza al resto dell'Europa, in un'epoca di feroci competizioni fra gli stati. La guerra distrusse praticamente la struttura produttiva del paese, che però rinacque in breve, nella Germania occidentale, grazie anche ai favori delle politiche occidentali, atlantiche, in gara con quelle orientali del Patto di Varsavia, nel cui ambito la Germania orientale divenne il paese leader sul piano economico.

La riunificazione del 1990 influì notevolmente sulle economie di entrambi i paesi; la Germania occidentale dovette sopportare ingenti aumenti del prelievo fiscale per finanziare il rinnovamento delle infrastrutture, della protezione ambientale e dell'industria dell'Est, mentre molte aziende della Germania orientale fallirono a causa della concorrenza delle imprese occidentali. Ciò nonostante, la Germania non ha perduto i suoi primati e continua a essere una potenza primaria nel quadro dell'economia mondiale: ciò grazie alla sua efficiente organizzazione e alle notevoli capacità produttive e commerciali del suo sistema economico.

Agricoltura e allevamento

L'agricoltura riveste un ruolo di secondaria importanza nell'economia tedesca e il paese importa circa un terzo delle derrate alimentari destinate al consumo locale. I terreni più fertili e adatti all'agricoltura si trovano nella sezione meridionale dei bassopiani settentrionali; le colture principali sono barbabietola da zucchero, patate, orzo, frumento, avena, segale e luppolo. La Germania produce anche notevoli quantità di uva, destinata alla vinificazione.

Fiorente è l'allevamento, soprattutto di bovini e mucche da latte (la cui produzione consente un'attività casearia tra le prime d'Europa), oltre che di suini (di cui detiene il primato in Europa).

Risorse forestali e pesca

Silvicoltura e pesca sono due settori di grande rilevanza nell'economia tedesca. La maggior parte dei 75 milioni di metri cubi di legname prodotti nel 1990 proveniva dalle grandi foreste del sud-ovest.

I maggiori porti pescherecci del paese sono quelli di Brema, Bremerhaven, Cuxhaven, sul Mare del Nord, e di Kiel sul mar Baltico. Nel 1994 il pescato annuale fu di circa 270.000 tonnellate, costituite quasi interamente da pesce di mare, e in particolare da aringhe.

Risorse minerarie

La Germania possiede ricchi giacimenti minerari; i più importanti sono quelli di carbone (antracite), che sono stati all'origine della grande industria di base tedesca, dislocati principalmente nella regione della Ruhr e nel Saarland, anche se l'industria ha ormai esaurito gran parte delle riserve. Ancora cospicua è la produzione di lignite utilizzata dall'industria energetica, che si avvale anche in larga misura di minerali radioattivi e di petrolio d'importazione e nazionale; questo proviene soprattutto dalle zone prossime al confine olandese (Emsland) dove si estrae anche gas naturale. Il potassio, di cui la Germania possiede ricchi giacimenti, abbonda nel sud-ovest, nella zona di Friburgo, e nel nord, vicino alle bocche dei fiumi Ems e Neser. In territorio tedesco esistono inoltre abbondanti riserve di sale e, in quantità più modesta, giacimenti di mercurio, argento, zolfo, piombo, uranio e zinco.

Industria

Di fondamentale rilevanza per l'economia tedesca è il settore manifatturiero, che vanta tradizioni prestigiose, soprattutto nel settore meccanico, delle lavorazioni del ferro e dell'acciaio, della fabbricazione di automezzi, di apparecchiature elettroniche e di precisione, oltre che tessili. Affermata e poderosa è anche l'industria chimica, a cui si affianca quella farmaceutica.

Le grandi industrie manifatturiere sono concentrate in diversi distretti industriali; il principale si trova nella Renania Settentrionale-Vestfalia e comprende il bacino della Ruhr, vero cuore pulsante del sistema industriale tedesco con i suoi complessi siderurgici, le sue acciaierie, le sue industrie manifatturiere collegate. Queste sono però dislocate in diversi centri quali Aquisgrana, Colonia e Düsseldorf, dove si producono prodotti chimici, articoli metallici, componenti meccaniche e veicoli da trasporto.

Un altro importante distretto industriale è situato nel punto di confluenza dei fiumi Reno e Meno; in quest'area sono comprese le città di Francoforte, Wiesbaden, Mainz e Offenbach, con le loro grandi fabbriche per la lavorazione dei metalli e la produzione di componenti elettroniche, prodotti farmaceutici, chimici e veicoli a motore. Verso sud, lungo il Reno, si trova un'altra importante regione industriale che comprende le città di Mannheim, Ludwigshafen e Karlsruhe, dove si fabbricano prodotti chimici, componenti meccaniche e materiali da costruzione. Stoccarda è il centro di una zona di produzione di motoveicoli, apparecchiature elettroniche, macchinari per ufficio, tessuti e strumenti ottici; nel distretto di Monaco si producono invece aeroi, veicoli a motore, abbigliamento e birra.

Altre importanti aree industriali sono situate nel nord-ovest del paese: tra queste il distretto di Hannover-Brunswick, specializzato nella produzione di acciaio, prodotti chimici e veicoli a motore, e la regione manifatturiera che comprende le città portuali di Amburgo, Brema, Kiel e Wilhelmshaven, dove si producono derivati della raffinazione del petrolio, alimenti, birra, navi e macchinari per ufficio. Berlino è inoltre un importante centro di produzione di apparecchiature elettroniche.

Nel territorio della ex Germania Est si trovano grandi stabilimenti siderurgici, con importanti fonderie a Eisenhüttenstadt e vicino a Berlino; oltre all'acciaio, vengono inoltre prodotte rilevanti quantità di sostanze chimiche, quali acido solforico, soda caustica e ammoniaca. Numerosi impianti chimici si trovano nella regione di Dessau, Halle e Lipsia; un grande complesso petrolchimico di raffinazione del greggio sorge presso Schwedt sull'Oder, nel nord-est. Macchinari di ogni tipo vengono prodotti in numerose città, specialmente nel sud-ovest, e nell'area occupata un tempo da Berlino Est si trovano fabbriche di componenti elettronici; strumenti ottici e di precisione vengono prodotti a Jena e Görlitz, mentre Rostock e Wismar sono centri della cantieristica navale. In molte città come Cottbus, Chemnitz e Lipsia si producono tessuti e Dresda, Eisenach e Zwickau sono centri importanti per l'assemblaggio di veicoli a motore.

Le principali fonti di energia sono oggi assicurate in misura quasi eguale dal petrolio e dalle centrali nucleari (vedi Energia nucleare), la cui produzione però è stata recentemente ridotta. Lungo i principali fiumi del sud esistono impianti idroelettrici che però danno una produzione pari ad appena un ventesimo del totale.

Trasporti e comunicazioni

La Germania ha un sistema di trasporti molto sviluppato comprendente circa 230.000 km di strade, oltre a 11.143 km di autostrade (Autobahnen); nel 1995 circolavano in Germania 39.900.000 autovetture e 3.500.000 veicoli commerciali. Il paese possiede inoltre una rete ferroviaria molto efficiente, la Deutsche Bundesbahn, gestita dallo stato; essa consente estesi collegamenti e viene ampiamente utilizzata per il trasporto sia di merci sia di passeggeri; esistono, o sono in programma di sviluppo, numerose linee ad alta velocità.

La navi della flotta mercantile tedesca salpano dai porti di Amburgo, Wilhelmshaven, Brema, Nordenham ed Emden sul Mare del Nord, e di Lubecca, Wismar, Rostock e Stralsund sul Baltico. La rete delle vie d'acqua interne, che ha il suo asse principale nel Reno (oggi collegato con il Rodano e il Danubio), si estende per 7480 km, di cui 1844 km di canali di collegamento, quali il canale di Mittelland, nel centro del paese, il canale di Kiel, che collega il Mare del Nord e il Baltico, il canale dal Reno al Danubio.

Il principale aeroporto internazionale si trova nelle vicinanze di Francoforte ed è il più trafficato d'Europa; la comnia aerea di bandiera, la Deutsche Lufthansa A.G., è gestita dallo stato.

Flussi monetari e commercio

L'unità monetaria tedesca è il marco (DM), diviso in 100 pfennig, emesso dalla Deutsche Bundesbank, un'istituzione non governativa e autonoma con sede a Francoforte. In base agli articoli del trattato di Maastricht e ai relativi accordi, sarà creata una nuova Banca centrale europea, con sede a Francoforte.

La Germania è una nazione leader nel commercio internazionale. I più importanti prodotti esportati dal paese sono macchine industriali, autoveicoli e motoveicoli, prodotti chimici, ferro e acciaio, tessuti e prodotti dell'abbigliamento; tra le principali importazioni si contano petrolio, greggio e raffinato, macchine industriali, prodotti alimentari e chimici, prodotti dell'abbigliamento e veicoli a motore. La Germania continua a essere un partner commerciale di primaria importanza sia per le nazioni occidentali (paesi dell'Unione Europea, Stati Uniti, Svizzera) sia per i paesi dell'Europa orientale.

Ordinamento dello stato

Con la riunificazione del 3 ottobre 1990, la Costituzione promulgata il 23 maggio 1949 per la Repubblica federale tedesca e successivamente modificata, fu estesa a tutto il paese riunificato: essa definiva il paese uno 'stato federale e democratico basato sulla giustizia sociale' e si richiamava alla Costituzione della Repubblica di Weimar (1919-l933), conferendo tuttavia rispetto a questa una più ampia autonomia all'amministrazione dei singoli stati.

Divisioni amministrative

La Germania è suddivisa in sedici stati (tedesco Land, plurale Länder): Baden-Württemberg, Baviera, Berlino, Brandeburgo, Brema, Amburgo, Assia, Bassa Sassonia, Renania Settentrionale-Vestfalia, Renania-Palatinato, Saarland, Schleswig-Holstein, Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Sassonia-Anhalt, Turingia e Sassonia.



Potere esecutivo

La Costituzione stabilisce che il capo di stato è il presidente federale eletto, con mandato di cinque anni, da una convenzione composta da membri del Bundestag (Camera bassa del Parlamento) e da un numero equivalente di rappresentanti scelti tra le legislature di ogni stato; il presidente nomina il cancelliere, capo dell'esecutivo, il cui incarico deve essere approvato con maggioranza assoluta dal Bundestag. Anche i ministri di Gabinetto sono nominati dal presidente, sulla base delle proposte del cancelliere; quest'ultimo è responsabile di fronte al Bundestag, che può destituirlo dall'incarico con un voto di sfiducia, a maggioranza semplice. La Costituzione prevede comunque che, nel caso di voto di sfiducia al capo dell'esecutivo, il Bundestag debba essere in grado di eleggere il successore nel corso della stessa seduta.

Potere legislativo

Il Parlamento tedesco si divide in due camere: il Bundestag, o Camera bassa, e il Bundesrat, o Consiglio federale, entrambe allargate nel 1990 per includere i rappresentanti della Germania orientale. I membri del Bundestag vengono eletti, con mandato quadriennale, dai cittadini di età superiore ai 18 anni; metà dei membri sono eletti direttamente in distretti elettorali uninominali, mentre il resto viene scelto in base a criteri proporzionali. Il Bundesrat è composto da delegati scelti dai governi dei vari stati; il loro numero varia da tre a cinque a seconda della popolazione.

Le leggi vengono generalmente approvate a maggioranza semplice dal Bundestag; quelle che trattano materie di interesse specifico devono invece essere approvate anche dal Bundesrat, che ha facoltà di porre il veto alle leggi approvate dal Bundestag. Per modificare la Costituzione è necessaria una maggioranza di due terzi di entrambe le camere; alcune sue parti fondamentali non possono tuttavia essere modificate.

Potere giudiziario

Il potere giudiziario è organizzato attraverso l'attività di tribunali di diverso ordine e grado, tra i quali quello di rango più elevato è il Bundesverfassungsgericht (Corte costituzionale federale), con sede a Karlsruhe. Ogni stato ha tribunali propri, che fanno capo all'Oberlandsgericht (Alta corte di stato).

Governi locali

I governi locali hanno ampi poteri, tra cui quello di imporre tasse, formulare le direttive politiche relative all'istruzione e alla cultura e mantenere un proprio corpo di polizia. Ogni stato ha un'assemblea eletta con voto popolare che sceglie un ministro-presidente o un primo sindaco (ad Amburgo e a Brema), che funge da capo dell'esecutivo. Gli stati sono suddivisi in contee, municipalità, e comuni.

Partiti politici

Dopo le elezioni generali del Bundestag unificato, nel 1990, i principali partiti politici tedeschi, in ordine di rappresentanza, furono l'Unione cristiano-democratica (CDU), il Partito socialdemocratico della Germania (SPD), il Partito liberaldemocratico (FDP), l'Unione cristiano-sociale (CSU), il Partito del socialismo democratico (PDS; nato dalla riorganizzazione del SED, il Partito comunista della Germania dell'Est) e i Verdi (Grünen).

I conservatori del CDU hanno scarso seguito in Baviera, campo di azione del suo stretto alleato, il CSU, partito ancor più conservatore; entrambi i partiti furono fondati nel 1945. L'SPD, fondato nel 1875, mantenne un orientamento marxista fino al 1959; durante gli anni Ottanta e Novanta si fece promotore di un'economia di libera impresa, con un grado di intervento statale comunque sufficiente a garantire il benessere pubblico. Il partito determinante per l'equilibrio del potere nella camera bassa è stato spesso l'FDP, partito liberale fondato nel 1948, sostenuto principalmente dalla classe media. A essere rappresentato per la prima volta nel Bundestag nel 1983 fu invece il partito dei Verdi, formazione politica principalmente interessata ai problemi dell'ambiente, all'antinuclearismo e al pacifismo.

Storia

In questa sede viene trattata la storia della Germania prima del 1949 e dopo il 1990. Per la storia tedesca tra il 1949 e il 1990, si rimanda alle voci Repubblica democratica tedesca e Repubblica federale tedesca.

Origini delle popolazioni germaniche

Abitata precedentemente da tribù celte, la regione venne invasa nel corso del I millennio a.C. dai germani, popoli provenienti dalla Scandinavia meridionale. Questi si stabilirono nei territori che attualmente corrispondono alla Germania e alla Polonia, tra il Reno e la Vistola: cimbri e teutoni a nord; batavi, frisoni, longobardi e marcomanni a ovest; goti, vandali e gepidi a est.

Germani e romani

Alcuni di questi popoli non tardarono a entrare in contatto con i romani; verso la fine del II secolo a.C. teutoni e cimbri si spostarono dal nord della Germania verso il bacino del Mediterraneo, scontrandosi con le truppe romane comandate da Caio Mario, che sconfisse i primi ad Aquae Sextiae (oggi Aix-en-Provence) nel 102 a.C. e i secondi l'anno dopo presso Vercelli; altre tribù della Gallia (Francia attuale), a ovest del Reno, furono assoggettate da Caio Giulio Cesare verso il 50 a.C.

Verso la fine del I secolo a.C. i romani condussero una nuova guerra contro i germani, condotta da Druso; nel 16 d.C. le truppe romane di Germanico si scontrarono con le truppe di Arminio, re dei cherusci, scongendole, ma da quel momento la Germania divenne sempre più incontrollabile.

In seguito, i romani cercarono invano di consolidare i loro domini e stabilirono i propri confini sul Reno e il Danubio; tra i due fiumi eressero un limes, una linea di fortificazioni atte a fermare le invasioni, e nel II secolo impedirono alle truppe di una confederazione formata da franchi, alamanni e burgundi l'attraversamento del Reno, ricorrendo poi a truppe mercenarie costituite dagli stessi germani per controllare la regione.

Nel IV e V secolo, tuttavia, la pressione delle popolazioni di confine finì per risultare troppo forte per un impero ormai indebolito; gli unni, che dilagavano in Europa dall'Asia, provocarono ondate successive di migrazioni nel corso delle quali ostrogoti, visigoti, vandali, franchi, longobardi e altre tribù germaniche invasero i territori dell'impero romano.

Albori di uno stato germanico

Nel tardo V secolo il re franco Clodoveo sconfisse i romani e fondò un regno che comprendeva i territori della maggior parte della Gallia e della Germania sudoccidentale, convertendo i suoi sudditi, seguaci dell'eresia ariana, all'ortodossia cristiana.

La Germania carolingia

Nel secolo VIII Carlo Magno sconfisse gli slavi a sud del Danubio annettendo i territori della Germania meridionale al suo regno, quindi sottomise e convertì a forza i sassoni del nord-ovest; proprio per il suo appoggio alla causa cristiana, nell'800 fu incoronato imperatore dei romani da papa Leone III (vedi Sacro romano impero).

L'impero carolingio, tuttavia, non sopravvisse di molto alla morte di Carlo Magno, avvenuta nell'814; con il trattato di Verdun (843) esso fu diviso fra i suoi tre nipoti e Ludovico il Germanico ebbe i territori a est del Reno (attuale Germania) e successivamente, con il trattato di Mersen (870), la regione della Lotaringia. Si delineava così una prima conurazione di quella che sarebbe poi diventata una unitaria nazione tedesca. Nel X secolo il territorio fu però interessato da un'ondata di invasioni da parte di popolazioni ane danesi e magiare, provenienti da nord e da est, proprio mentre all'interno era dilaniato da particolarismi etnici sfociati nella formazione di unità politiche rette da capi militari promossi al rango di duchi, conti e margravi, a cui erano state concesse (così come a molti ecclesiastici) terre come feudi temporanei a compenso dei servizi resi allo stato. Con il declino dell'autorità regale, questi resero ereditari i feudi ricevuti, dando vita a potentati locali sempre più indipendenti, i maggiori dei quali furono i cinque ducati di Franconia, Svevia, Baviera, Sassonia e Lorena.

Alto Medioevo

I re germanici medievali ebbero dunque tre grandi obiettivi: mantenere sotto controllo i principi rivoltosi; acquisire il controllo dell'Italia, facendosi incoronare imperatori; espandersi verso nord e verso est. Quando Ludovico IV, l'ultimo re carolingio, morì senza eredi, franchi e sassoni elessero Corrado, duca di Franconia, loro re; alla sua morte (918) scelsero come successore il duca sassone Enrico I l'Uccellatore, che sconfisse magiari e slavi e ottenne il controllo della Lorena. Nel 936 gli succedette al trono il lio Ottone I; determinato a creare un governo efficiente e centralizzato riducendo il potere dei grandi feudatari laici, egli assegnò tutti i ducati a propri parenti, dividendoli in feudi non ereditari, molti dei quali concessi a vescovi e abati. Questa politica, portata avanti anche dai successori di Ottone I, determinò un sempre maggiore assoggettamento della Chiesa alla Corona e l'ingerenza sempre più stretta dell'imperatore nel papato che sarebbe sfociata nella cosiddetta lotta per le investiture.

Ottone rafforzò il dominio sulla Lorena e la Borgogna, sconfisse i danesi e gli slavi e sottomise definitivamente i magiari. Nel desiderio di emulare Carlo Magno e cingere la corona imperiale, Ottone si lasciò coinvolgere negli affari d'Italia: quando la regina dei longobardi Adelaide, rimasta vedova, gli chiese aiuto contro l'usurpatore Berengario II, incoronatosi re d'Italia, Ottone, invaso il nord della penisola (951), sposò Adelaide, sconfisse Berengario II e gli strappò la corona. Scese poi una seconda volta in Italia chiamato da papa Giovanni XII contro Berengario II: sconfitto quest'ultimo, nel 962 fu incoronato imperatore dal papa.

I successori di Ottone ne continuarono la politica in Germania e in Italia per tutto il X e l'XI secolo: Ottone II stabilì la Marca Orientale (Austria) quale avamposto militare del regno affidandola alla casata di Babenberg, ma fu sconfitto dai saraceni nel tentativo di conquista dell'Italia meridionale; sul piano interno, invece, Ottone III ed Enrico II (che morì senza li) sostennero il movimento riformista benedettino sorto a Cluny, in Borgogna.

L'apogeo dell'impero

Corrado II riaffermò l'autorità regale sui principi signori dei feudi maggiori, rendendo ereditari quelli minori e assicurandosi così l'appoggio della piccola nobiltà. Conquistata la Borgogna, rafforzò il controllo sul nord Italia e acquisì la Corona della Polonia.

Il lio di Corrado, Enrico III, fu il primo indiscusso re della Germania; egli impose la sua autorità ai principi tedeschi e sottomise Pomerania e Ungheria; in seguito al ripristino del diritto imperiale alla partecipazione dell'elezione del pontefice, alla sua morte scoppiò il conflitto con la Chiesa sulla questione delle investiture. Ancora bambino, Enrico IV succedette al padre nel 1056. Durante la reggenza della madre, vari principi procedettero all'annessione di proprietà della Corona; in Italia aumentò il potere dei Comuni, del papato e dei normanni e il concilio lateranense del 1059 vietò la pratica della simonia e delle investiture, avocando ai soli cardinali romani l'elezione del pontefice. Acquisita l'autorità effettiva, Enrico IV cercò di recuperare la supremazia perduta, soffocando nel 1075 una rivolta della nobiltà sassone e confiscandone le terre. La volontà di ripristinare un maggiore controllo sul clero lo fece scontrare con papa Gregorio VII e con la sua riforma tesa a liberare la Chiesa dall'autorità imperiale: convocato il sinodo di Worms (1076) Enrico IV depose il papa che a sua volta lo scomunicò. Approfittando del conflitto, parte dell'alta nobiltà tedesca elesse un re rivale di Enrico IV, Rodolfo di Svevia, scatenando una guerra civile che durò per quasi vent'anni. Nel 1080 Enrico marciò su Roma, dove insediò l'antipapa Clemente III dal quale fu incoronato imperatore (1084); tornato in Germania per continuare la guerra contro i rivali interni, venne fatto imprigionare dal lio e costretto ad abdicare.

Enrico V continuò comunque la lotta paterna per la supremazia; nel frattempo, varie sconfitte militari gli costarono la perdita del controllo su Polonia, Ungheria e Boemia. Sul fronte interno subiva le rivolte dei principi, che lo costrinsero a giungere a un compromesso con il papa Callisto II sulla questione delle investiture: il concordato di Worms (1122) sancì il riconoscimento della totale autonomia della Chiesa dal potere temporale.

Basso Medioevo

Durante il XII e il XIII secolo, il conflitto tra i due poteri si tradusse in Germania e in Italia nella rivalità tra i sostenitori degli Hohenstaufen (ghibellini) e quelli del papato (guelfi). Enrico V morì senza lasciare li nel 1125; ignorati i diritti di successione dei nipoti Federico e Corrado Hohenstaufen di Svevia, i principi scelsero Lotario II, duca di Sassonia. Questi riprese i progetti d'espansione a oriente e di affermazione del potere imperiale in Italia, dove compì due spedizioni, dovendo nel contempo fronteggiare la rivolta degli Hohenstaufen che rifiutavano di riconoscerne l'autorità.

I sovrani Hohenstaufen

Alla morte di Lotario i principi disconobbero i diritti di successione del genero Enrico il Superbo, signore di Baviera e Sassonia, preferendogli Corrado III Hohenstaufen; la nuova guerra intestina che seguì subì una tregua alla morte del sovrano con l'elezione al trono del nipote Federico, un Hohenstaufen imparentato con i duchi di Sassonia.

Federico I detto il Barbarossa rappresentò l'ideale del re cristiano medievale. Assunto il titolo di imperatore del Sacro romano impero trascorse gran parte del suo regno in continui spostamenti tra la Germania e l'Italia, nel tentativo di ristabilire l'autorità imperiale in entrambi gli stati. Particolarmente difficile si profilava la situazione in Italia dove i Comuni (vedi Lega lombarda), con l'obiettivo di affermare la propria autonomia, ingaggiarono con l'imperatore una lunga serie di conflitti che si concluse con la pace di Costanza (1183); altrettanto aspra fu la disputa con il papato, soprattutto con papa Alessandro III.

Sul piano interno, unita la Borgogna alla Germania sposando Beatrice di Borgogna, Federico intese porre fine al lungo conflitto con i signori sassoni riconoscendo al pretendente al trono Enrico il Leone i ducati di Sassonia e Baviera (compensandone tuttavia la potenza con la creazione del ducato d'Austria); quando Enrico rifiutò di prendere parte con le sue truppe a una delle periodiche camne in Italia, tuttavia, Federico lo esiliò come traditore e ne divise in due le proprietà, assegnando la Baviera alla famiglia ducale dei Wittelsbach.

Il suo successore, Enrico VI, dapprima domò una rivolta nobiliare guidata da Enrico il Leone, rientrato nei suoi antichi possedimenti, quindi, intendendo riaffermare la sua piena autorità in territorio italiano, reintegrò il rivale negli antichi titoli. Vincendo nella penisola la resistenza dei Comuni, acquistò il controllo diretto della Sicilia e, nell'intento di creare un impero nel Mediterraneo, esigette tributi dal Nord Africa e dall'indebolito imperatore bizantino, prima di morire improvvisamente nel 1197.

Il successore Federico II, ancora infante, ereditò la corona tedesca e il possesso della Sicilia, ma mentre i Comuni dell'Italia settentrionale riaffermavano la propria indipendenza, i principi tedeschi rifiutarono di sancire l'ereditarietà della corona nella linea Hohenstaufen: a pretendere al trono si ritrovarono così Filippo di Hohenstaufen, duca di Svevia e fratello di Enrico VI, e il guelfo Ottone di Brunswick, tra i quali si scatenò una guerra che finì solo con la morte di Filippo, ucciso da una congiura di palazzo nel 1208.

Nel 1209 Ottone fu riconosciuto imperatore dal papa Innocenzo III, reggente di Sicilia per Federico. L'anno seguente, quando Ottone scese in Italia e invase la Sicilia, Innocenzo III prese le parti di Federico e scomunicò Ottone. Quando Federico riuscì a farsi eleggere imperatore nel 1212 da una parte dei principi tedeschi, Ottone, con il sostegno di Giovanni Senzaterra, scatenò una guerra, che si concluse con la sua sconfitta nella battaglia di Bouvines nel 1214.

Federico II divenne celebre per il suo mecenatismo nella cultura e nelle arti. Per assicurarsi l'aiuto dei nobili tedeschi nelle sue camne italiane, determinò un notevole rafforzamento della loro autorità facendone virtualmente, con il privilegio di Worms (1231), dei sovrani assoluti entro i loro possedimenti. Nel 1237 avviò lo scontro finale con la coalizione che univa la seconda Lega lombarda al nuovo papa Innocenzo IV, ma dopo alcuni successi iniziali egli improvvisamente morì.

Il lio Corrado IV ereditò la Sicilia e il titolo imperiale, ma a partire dal suo regno l'Italia e la Germania non furono mai più unite sotto lo stesso sovrano. I papi riuscirono con l'aiuto della Francia a estromettere gli Hohenstaufen dalla Sicilia; la Germania conobbe una lunga crisi di assestamento conosciuta come Grande Interregno (1254-l273), durante la quale la Corona perse di fatto qualsiasi autorità sui principi tedeschi, che costituirono l'unico potere nella regione per i sei secoli successivi.

Alla fine del XIII secolo l'impero aveva perduto la Polonia e l'Ungheria, nonché il controllo dell'Italia e della Borgogna. In compenso l'ordine dei cavalieri teutonici mosse una 'crociata' contro gli slavi ancora ani di Prussia, Lituania, Livonia ed Estonia, che aprì la costa baltica all'influenza della Chiesa e dei mercanti tedeschi.

Della lotta tra imperatori e principi beneficiarono i Comuni, disposti a are tasse al più lontano potere imperiale in cambio dell'affrancamento dagli obblighi feudali; le libere città sul Reno e, più tardi, quelle della Germania settentrionale, iniziarono a costituirsi in potenti federazioni, prima fra tutte la Lega anseatica che arrivò a contare anche 90 città associate.

Tardo Medioevo e primo Rinascimento

Il Grande Interregno vide tre dinastie disputarsi i diritti sulla corona imperiale: gli Asburgo, i Wittelsbach, la casata di Lussemburgo.

Nel 1273 gli elettori posero fine al Grande Interregno, scegliendo Rodolfo I d'Asburgo. Questi estese e rafforzò il potere del suo casato; sconfitto Ottocaro II di Boemia, ne confiscò le terre d'Austria, Stiria, Carinzia e Carniola, elevando così gli Asburgo tra le grandi potenze dell'impero. Il lio ed erede Alberto I cercò di proseguire la politica espansionistica del padre, ma venne fatto uccidere dagli elettori che scelsero quale successore il conte Enrico di Lussemburgo.

Con la sede pontificia trasferita da Roma ad Avignone (vedi Cattività avignonese) egli intervenne nella disputa tra guelfi e ghibellini nel tentativo di ristabilire l'autorità imperiale in Italia: attraversate le Alpi nel 1310, Enrico VII sottomise temporaneamente la Lombardia e si fece incoronare imperatore a Roma, ma poco dopo morì durante il tentativo di sottrarre Napoli ai francesi. La scena tedesca fu a quel punto nuovamente dominata dalla guerra civile fino a che il candidato dei Wittelsbach al trono, Ludovico il Bavaro, non sconfisse il rivale Federico I d'Asburgo nella battaglia di Mühldorf nel 1322. Incoronatosi imperatore contro la volontà di Giovanni XXII, a cui oppose un antipapa, nella disputa ottenne una prima vittoria con la dichiarazione di Rense (1338), nella quale gli elettori stabilivano che da quel momento il re dei tedeschi eletto con voto di maggioranza sarebbe diventato imperatore, senza che fosse necessaria l'incoronazione da parte del papa.

Nel 1347, tuttavia, gli elettori tedeschi, che temevano il crescente potere di Ludovico, elessero al suo posto Carlo IV di Lussemburgo. Con la Bolla d'Oro (1356) questi assegnò permanentemente ed ereditariamente il titolo di grandi elettori agli arcivescovi di Magonza, Treviri e Colonia, al conte del Palatinato renano, al duca di Sassonia, al margravio di Brandeburgo e al re di Boemia.

Il lio di Carlo, Sigismondo, fu occupato principalmente a seguire gli affari interni della Boemia, attraversata dal movimento del riformatore Jan Hus: finito costui sul rogo come eretico, la Boemia fu sconvolta da un'ondata di sollevazioni popolari e di conflitti armati, le cosiddette guerre hussite. Morto senza lasciare eredi, Sigismondo ebbe come successore, eletto all'unanimità, il genero Alberto d'Austria, della linea degli Asburgo, imperatore con il nome di Alberto II. Con lui, la corona imperiale divenne in pratica ereditaria. Alberto II morì nel pieno della guerra civile in Boemia e di una invasione ottomana dell'Ungheria, regioni perse poi dal cugino e successore Federico III, che in più vendette il Lussemburgo alla Francia per sostenere la sua lotta con i turchi alle frontiere e con i principi tedeschi ribelli, che tuttavia nel 1486 lo costrinsero ad abdicare.




Il lio Massimiliano I, sposandosi con Maria di Borgogna, acquisì ricchissimi possedimenti che comprendevano le prospere città fiamminghe. Con il matrimonio del lio Filippo con Giovanna, erede al trono snolo, ottenne la Sna con i suoi domini in Italia e nel Nuovo Mondo; analogamente acquisì l'Ungheria e la Boemia combinando le nozze del nipote Ferdinando con la lia di Ladislao II Jagellone.

La società tedesca del XV secolo

In Germania, come nel resto d'Europa, il XV secolo fu un periodo di transizione dall'economia agricola del Medioevo a quella commerciale dei tempi moderni.

L'aristocrazia tedesca comprendeva, oltre ai grandi elettori, i principi di oltre 240 stati imperiali, tutti aventi giurisdizione suprema nelle proprie terre, sottoposta tuttavia al controllo di Diete rappresentanti la nobiltà, il clero e la ricca borghesia locali; le medesime Diete avevano altresì l'autorità di imporre e raccogliere le tasse necessarie ad arruolare ed equigiare soldati mercenari.

Nel contempo le città assunsero un'importanza sempre maggiore. Nel sud Norimberga e Augusta, sedi della banca Fugger, prosperavano per le attività minerarie e per il commercio con l'Italia; a nord Lubecca, Amburgo e le altre città della Lega anseatica portavano avanti un'intensa attività commerciale con Inghilterra e Scandinavia.

Circa un terzo della popolazione contadina perì durante la peste nera dilagata in Europa a metà del XIV secolo; dei sopravvissuti, molti emigrarono verso le città, mentre coloro che rimasero nelle camne si videro costretti a rispondere al sempre crescente bisogno di fondi dei signori locali, che per questo si trovarono presto a fronteggiare un'ondata di violente ribellioni.

La Chiesa, indebolita sul piano politico dalla cattività avignonese e dal successivo grande scisma, era oggetto del vasto malcontento originato dalle sue ingenti proprietà, unitamente alla diffusa immoralità nelle file del clero e alle continue richieste di denaro ai fedeli, sempre più restii a sovvenzionare il papa di Roma.

L'età delle lotte religiose

La Riforma protestante fu il prodotto della combinazione degli ideali spirituali di Martin Lutero e delle ambizioni secolari dei principi tedeschi. A Massimiliano succedette nel 1519 Carlo V, cui spettò il compito di mantenere l'unità e il controllo di un impero nel pieno dello scisma protestante e del particolarismo tedesco.

Inizialmente, le istanze riformiste si legarono a rivendicazioni di carattere sociale ed economico che sfociarono spesso in scontri violenti (guerra dei contadini, 1524-l526). Lutero non voleva tuttavia confondere le questioni religiose con quelle secolari e incitò i principi a reprimere ogni insurrezione.

In questa prima fase, la rottura con Roma non sembrava inevitabile: Carlo V, impegnato in guerre lontane, era intenzionato a mantenere la pace nei territori dell'impero. Alla Dieta di Augusta (1530) luterani e cristiani riformati non si dimostrarono disposti ad alcun compromesso, e anche i principi e il papa delusero la speranza di Carlo di risolvere la disputa con un concilio. Disperando di riuscire a comporre la controversia pacificamente, Carlo guidò le sue truppe contro i principi protestanti e le città della Lega di Smalcalda (1531), scongendoli nella battaglia di Mühlberg (1547). Egli fu tuttavia costretto ad accettare il compromesso della pace di Augusta (1555), che riconosceva il luteranesimo e conferiva ai principi il diritto di scegliere la religione del loro territorio.

Carlo abdicò nel 1556: il titolo imperiale e i territori tedeschi passarono al fratello Ferdinando e i domini snoli al lio Filippo, futuro Filippo II di Sna.

Mentre Ferdinando I e il lio Massimiliano II erano impegnati a difendersi dalla minaccia dell'invasione turca, il protestantesimo si diffuse rapidamente in Germania, nonostante i principi riaffermati dalla Controriforma a difesa della tradizione cattolica e contro la riforma protestante; i gesuiti fondarono numerosi centri nelle città tedesche, facendo con successo opera di proselitismo.

La tensione tra protestanti e cattolici crebbe: i primi si riunirono sotto la guida dell'elettore palatino Federico IV nell'Unione evangelica (1608), mentre, nel 1609, Massimiliano I di Wittelsbach, duca di Baviera, raccolse i principi cattolici nella Lega cattolica, dotata anch'essa di un esercito proprio. L'imperatore Rodolfo II, lio di Massimiliano II, fu costretto ad abdicare in favore del fratello Mattia, cui successe il nipote, Ferdinando II d'Asburgo. Nel contempo, la Francia cattolica era determinata a non lasciarsi sopraffare dagli Asburgo; anche Inghilterra, Olanda e protestanti si opponevano a una forte dinastia asburgica, mentre la Danimarca e la Sa ambivano a dominare il Baltico. Approfittando delle lotte interne tra gli stati tedeschi, tutti questi paesi avanzarono pretese in Germania, facendone il teatro di una guerra europea di proporzioni devastanti (guerra dei Trent'anni, 1618-l648).

La guerra dei Trent'anni

I conflitti iniziarono nella Boemia protestante, che rifiutò di accettare il cattolico Ferdinando II come re e futuro imperatore; nel 1618 i cechi costituirono un proprio governo, scegliendo come re l'elettore protestante Federico V del Palatinato, ma Ferdinando sconfisse le forze boeme nella battaglia della Montagna Bianca (1620) e restaurò il cattolicesimo con la forza.

I principi protestanti si opposero quindi alla presenza di truppe snole in Germania e diedero il loro sostegno a Cristiano IV di Danimarca che, sostenuto dagli olandesi e dagli inglesi, invase la Germania nel 1625, dando inizio a una nuova fase della guerra, conclusa con la sconfitta di Cristiano e con l'emanazione da parte di Ferdinando dell'Editto di restituzione (1629), che imponeva la restituzione di tutte le proprietà della Chiesa cattolica confiscate dai protestanti a partire dal 1552.

Una terza fase della guerra si aprì quando Gustavo II Adolfo di Sa invase la Pomerania come paladino dei principi protestanti. La guerra si prolungò per anni, con le due armate contrapposte che devastavano le camne senza riuscire a ottenere vittorie decisive; nel 1635 fu dichiarato l'armistizio e l'Editto di restituzione fu revocato.

Oltre agli svedesi, anche i francesi, guidati dal cardinale Richelieu, erano determinati a sottomettere gli Asburgo. In una quarta fase della guerra iniziarono perciò a sostenere l'esercito svedese perché continuasse l'offensiva, mentre le loro truppe attraversavano il Reno. Dovettero trascorrere altri tredici anni di guerra perché l'imperatore Ferdinando III e i principi deponessero le armi.

Con la pace di Vestfalia (1648), venne riconosciuta la sovranità e l'indipendenza di ogni stato del Sacro romano impero, togliendo così ogni effettivo potere alla stessa autorità imperiale; fu stabilito inoltre che la religione di ciascuno stato tedesco dovesse essere decisa dal principe dello stato stesso. In materia religiosa venne confermato lo status quo: i possedimenti degli Asburgo, così come il sud e l'ovest della Germania, restavano cattolici e i protestanti (la cui fede otteneva il riconoscimento ufficiale) avrebbero potuto mantenere le terre acquisite.

Alla fine del lungo conflitto la Germania aveva perduto circa un terzo della sua popolazione, decimata dalla guerra, dalla fame o dalla peste; le perdite materiali furono enormi e disastrose.

L'ascesa dell'Austria e della Prussia

Nel tardo XVII e nel XVIII secolo la debole struttura dell'impero venne sostenuta da principi tedeschi minori, interessati a proteggerla, e insidiata invece da quelli più potenti, decisi ad acquisire una sempre maggiore autonomia. Tra questi ultimi, i Wettin di Sassonia, espandendosi verso est, divennero sovrani della Polonia; i guelfi del Brunswick-Lüneburg, divenuti elettori di Hannover, acquisirono grande influenza quando l'elettore Giorgio ereditò il trono d'Inghilterra con il nome di Giorgio I (1714); i Wittelsbach di Baviera ordirono invece complessi intrighi per ottenere la corona dei Paesi Bassi snoli. Dominanti su tutti gli altri principi erano però gli Asburgo d'Austria, che possedevano anche la Boemia e l'Ungheria, e gli Hohenzollern del Brandeburgo, in seguito sovrani di Prussia.

I principi si ritrovarono comunque uniti nel contrastare, in quattro diverse guerre, i tentativi del re di Francia Luigi XIV di estendere i propri domini fino al Reno: nella guerra di devoluzione (1667-68) Federico Guglielmo, grande elettore del Brandeburgo, appoggiò il sovrano francese, ma gli si oppose poi nella guerra d'Olanda (1672-l678), nella guerra della Lega di Augusta (1688-l697), che vide i principati tedeschi reagire all'invasione francese del Palatinato, e nella guerra di successione snola (1701-l714), che scoppiò a causa delle pretese del nipote di Luigi XIV, Filippo V, al trono di Sna. Per aver sostenuto in questo contesto gli imperatori Leopoldo I e Giuseppe I, l'elettore del Brandeburgo ottenne il riconoscimento imperiale elevando così i propri possedimenti al rango di regno autonomo di Prussia.

Cessati gli scontri con la Francia, un nuovo fronte di guerra si aprì a nord e a est. Nella prima guerra del Nord (1655-l660) l'elettore del Brandeburgo si alleò con Polonia e Danimarca contro Carlo X Gustavo di Sa; nella seconda guerra del Nord (1700-l721) si unirono, contro la Sa, Sassonia, Polonia, Prussia, Hannover, Danimarca e Russia: alla fine della guerra, i trattati di Stoccolma e la pace di Nystadt assegnarono Stettino e la Pomerania occidentale alla Prussia, e le terre svedesi del Baltico orientale alla Russia.

I principi tedeschi dovettero infine affrontare anche i turchi ottomani che, dopo un periodo di relativa tranquillità, cominciarono a minacciare le frontiere nel sud-est europeo; quando le loro truppe invasero l'Ungheria nel 1663, le forze imperiali riuscirono a prevalere imponendo un armistizio di vent'anni. Al suo scadere, gli ottomani misero Vienna sotto assedio (1683), ma l'esercito dell'imperatore, con l'appoggio di quello del re polacco Giovanni III Sobieski, riuscì a respingere i turchi al di là del Danubio. Le guerre tra turchi e potenze cristiane proseguirono, finché il principe Eugenio di Savoia non riuscì a scongere definitivamente le forze ottomane nella battaglia di Zenta (1697): con il trattato di Karlowitz (1699) gli Asburgo recuperarono la maggior parte dell'Ungheria, facendo di quel paese scarsamente popolato una colonia per molti tedeschi. Vedi anche Guerre asburgo-ottomane.

La rivalità austro-prussiana

Intorno al 1740 la posizione dominante di Austria e Prussia rispetto a tutti gli altri stati tedeschi appariva evidente.

Il casato degli Hohenzollern, ricevuto il Brandeburgo nel XV secolo, aveva acquisito una serie di nuovi territori a occidente, non uniti geograficamente, il più importante dei quali era la Prussia, posta al di là dei confini orientali dell'impero, ereditata come ducato polacco nel 1618 e trasformata in regno indipendente nel 1701.

Federico Guglielmo I di Prussia era determinato a unire i suoi possedimenti sparsi in uno stato militare centralizzato di tipo moderno, capace di imporsi agli interessi locali. Grazie all'azione di una burocrazia efficiente, riempì le casse del tesoro e amministrò il paese in modo da poterlo dotare di un esercito forte e bene organizzato. Il successore Federico II il Grande mise a frutto l'eredità paterna cercando inoltre di espandere la Prussia a spese della Polonia e dell'Austria, migliorando nel contempo l'amministrazione e l'economia prussiane, a sostegno della potenza militare.

Da parte sua l'imperatore Carlo VI, nell'intento di mantenere unite le terre degli Asburgo, promulgò la Prammatica sanzione nel 1713, dichiarando che la sua unica lia, Maria Teresa, gli sarebbe succeduta al trono imperiale. Quando morì nel 1740, tuttavia, gli elettori di Baviera e Sassonia rifiutarono di rispettare la disposizione; Federico II di Prussia offrì allora il suo sostegno a Maria Teresa in cambio della ricca provincia della Slesia. Ricevutone un rifiuto, egli invase la regione, dando inizio alla guerra di successione austriaca (1740-l748). Allarmata dalle vittorie militari di Federico, Maria Teresa si affrettò a firmare con lui la pace di Dresda nel 1742, cedendogli la contestata Slesia.

Determinata tuttavia a riconquistare la regione perduta, Maria Teresa strinse un'alleanza con Elisabetta di Russia, mentre Giorgio II di Inghilterra, temendo un possibile attacco francese all'Hannover, si legava a sua volta a Federico. L'antica rivalità tra Asburgo e Valois fu dimenticata quando il cancelliere austriaco, il principe Kaunitz, riuscì a convincere Luigi XV, timoroso della Prussia, ad allearsi con Maria Teresa. Il sovrano di Prussia, prendendo atto dell'accerchiamento organizzato ai suoi danni, anticipò gli avversari e attaccò per primo invadendo la Sassonia e la Boemia. La guerra dei Sette anni che seguì (1756-l763) si concluse con una conferma dello status quo iniziale.

La principale aspirazione del sovrano di Prussia era tuttavia l'acquisizione della striscia di territorio polacco che separava dagli altri i possedimenti del Brandeburgo. Dato che anche l'Austria cercava di compensare a est la perdita della Slesia, nel 1772 risultò facile trovare un accordo tra le due potenze tedesche e la Russia per una prima spartizione della Polonia.

Poco dopo, rimasto vacante il trono bavarese, l'imperatore Giuseppe II, erede di Maria Teresa, tentò di annettersi la regione, ma fu fermato da Federico, postosi a capo della lega dei principi, scatenando la guerra di successione bavarese (1778-79). Giuseppe si rivolse allora nuovamente a oriente, ma una guerra contro i turchi (1788-l791) si dimostrò infruttuosa. Escluso dalla seconda spartizione della Polonia (1793), due anni dopo ne pretese una terza, che determinò la totale dissoluzione del regno polacco.

L'età del nazionalismo

Il secolo XVIII segnò il trionfo del razionalismo e del pensiero scientifico, in reazione ai fermenti religiosi dei due secoli precedenti. Le teorie illuministiche del governo rappresentativo, unite all'esaltazione romantica della libertà e dell'identità nazionale, ispirarono anche ai tedeschi il desiderio di unità e di riforme liberali, alimentato anche dalle conquiste di Napoleone.

Guerre napoleoniche

Nel corso di diciotto anni gli stati tedeschi furono impegnati in cinque guerre difensive contro le armate della Francia rivoluzionaria e napoleonica; nelle prime due, gli invasori riuscirono ad attestarsi sulla riva sinistra del Reno, mentre nella terza Napoleone conquistò Vienna e Berlino. Il processo di riunificazione tedesca, appoggiato dallo stesso Napoleone, faceva un ulteriore passo avanti: nel 1806 la Germania si ricostituì nella Confederazione del Reno, dalla quale furono escluse Austria e Prussia, private inoltre di molti territori. Nel 1809 l'Austria condusse una quarta guerra contro la Francia, che si concluse con mutilazioni territoriali.

Nel 1812 la disastrosa ritirata di Napoleone da Mosca incoraggiò i sovrani tedeschi a compiere un nuovo tentativo per rovesciare la situazione. Federico Guglielmo III di Prussia, seguito da Austria e Russia, si pose alla testa della guerra di liberazione, che vide Napoleone sconfitto nella battaglia di Lipsia (1813) e Parigi cadere nelle mani degli alleati nel 1814.

Al Congresso di Vienna, che ridisegnò la carta geografica europea, l'Austria rinunciò ai Paesi Bassi austriaci e alle sue terre sveve per essere compensata a sud e a est con l'acquisizione di Salisburgo, del Tirolo, della Lombardia e di Venezia in Italia, dell'Illiria e della Dalmazia. La Prussia perse la maggior parte del territorio polacco in suo possesso, ma acquisì Sassonia e Pomerania svedese, oltre a diversi territori sul Reno e in Vestfalia, compresi quelli contenenti i giacimenti di ferro e carbone, ancora intatti, della Ruhr e della Saar.

La Confederazione germanica

Il Congresso sancì anche l'unione dei 240 stati del Sacro romano impero in una Confederazione germanica di 39 stati rappresentata da un'assemblea o Dieta, con sede a Francoforte, priva di poteri di governo effettivi, che molti videro come il nucleo di un potenziale stato nazionale unitario e liberale.

Al liberalismo e al nazionalismo si opponevano tuttavia fortemente i sovrani di Prussia e Austria, nonché quelli di Baviera, Hannover, Württemberg e Sassonia, timorosi di vedere minacciata la propria autonomia; a una intransigente difesa dei confini stabiliti a Vienna (affidata all'azione della Quadruplice Alleanza), i maggiori sovrani tedeschi affiancarono l'appoggio alla repressione di ogni opposizione interna o moto rivoluzionario, promossa e propugnata dal ministro degli esteri austriaco, principe Klemens von Metternich. Gli effetti della rivoluzione di luglio scoppiata a Parigi nel 1830 poterono così essere tenuti sotto controllo, ma la nuova ondata rivoluzionaria liberal-nazionalista del 1848 (vedi Rivoluzioni del 1848) investì in pieno il centro Europa, interessando Ungheria, Boemia, Moravia, Galizia e Lombardia; Metternich rassegnò l'incarico e l'imperatore Ferdinando I abdicò in favore del giovane nipote Francesco Giuseppe I. Nuove insurrezioni scoppiarono in Baviera, Prussia e nella Germania sudoccidentale, tuttavia presto represse. In Austria l'assemblea liberale fu sciolta, e una nuova Costituzione stabilì un sistema di governo ancor più centralizzato del precedente; l'Ungheria, che si era autoproclamata repubblica, fu soggiogata con la forza e l'aiuto russo. In Prussia, Federico Guglielmo IV impose una Costituzione autoritaria, rifiutando sdegnosamente la proposta avanzatagli dai rappresentanti del parlamento di Francoforte di porsi a capo di uno stato nazionale tedesco ('piccola Germania') che escludesse l'Austria e i territori da essa controllati. L'assemblea si sciolse nel fallimento totale: l'unità sarebbe stata raggiunta grazie alla potenza militare prussiana.

L'impero tedesco

Nel 1861, salendo al trono di Prussia, Guglielmo I era più che mai determinato a fare in modo che né l'Austria né un rinnovato espansionismo francese dovessero ostacolare le ambizioni prussiane; con il suo cancelliere Otto von Bismarck perseguì l'obiettivo di rendere la Prussia inattaccabile e l'unificazione tedesca venne così considerata un importante passaggio nella realizzazione di questo progetto.

L'unificazione

La Realpolitik di Bismarck combinò astutamente diplomazia e militarismo per eliminare l'influenza austriaca e approdare a una unificazione tedesca nei termini desiderati dalla Prussia. Come azione preliminare, si assicurò la neutralità di Russia, Italia e Francia con trattati di amicizia. Il primo passo fu poi invitare l'Austria nel 1864 a partecipare all'invasione dei ducati danesi dello Schleswig-Holstein; le forze austro-prussiane ebbero facilmente il sopravvento sugli avversari, ma i due governi si divisero subito dopo sul problema del controllo dei ducati acquisiti.

Cogliendo questo pretesto (in effetti ricercato ad arte), Bismarck dichiarò guerra all'Austria (vedi Guerra austro-prussiana); le armate del generale Helmuth von Moltke sconfissero in breve tempo gli austriaci che a Sadowa, nel 1866, andarono incontro alla disfatta. Con la pace di Praga, l'Austria dovette cedere Venezia all'Italia (alleatasi in precedenza con Berlino), mentre la Prussia si annetté lo Schleswig-Holstein e l'Hannover e dette vita a una Confederazione della Germania del Nord (1867) che escludeva l'Austria. A questo punto Bismarck realizzò la terza fase del suo ambizioso progetto, muovendo guerra alla Francia dell'imperatore Napoleone III (vedi Guerra franco-prussiana) nel 1870. Gli stati della Germania meridionale unirono le proprie forze a quelle prussiane e, sconfitti i francesi nella battaglia di Sedan, dopo un lungo assedio presero Parigi (1871). Poco dopo, a Versailles, Guglielmo I assumeva il nuovo titolo di imperatore del Secondo Reich tedesco.

L'epoca di Bismarck

Raggiunto l'obiettivo di creare uno stato nazionale tedesco unitario e vasto, Bismarck iniziò a lavorare per la pace, costruendo un sistema di alleanze tese a proteggere la Germania da eventuali aggressioni; al Congresso di Berlino (1878) si adoperò per stabilizzare l'inquieta regione dei Balcani, mentre fu solo per conquistarsi il favore della classe mercantile che acconsentì all'acquisizione di colonie tedesche in Africa e nel Pacifico.



Sul piano interno, il cosiddetto 'cancelliere di ferro' incoraggiò la rivoluzione industriale, sviluppatasi rapidamente dopo il 1850, grazie all'applicazione delle più avanzate tecnologie per l'estrazione di ferro e carbone che permisero il pieno sfruttamento dei ricchi giacimenti della Ruhr e della Saar; la popolazione aumentò di un terzo, sorsero nuove fabbriche, i consumi privati e le forti commesse statali in infrastrutture e armamenti favorirono notevolmente l'economia.

L'impero non era certo concepito secondo criteri democratici; il cancelliere era responsabile solo di fronte all'imperatore, unica effettiva autorità dello stato che Bismarck intese preservare, scoraggiando l'attività dei partiti politici e scatenando una vera e propria crociata contro la Chiesa cattolica dopo il 1870 (Kulturkampf), cui fece seguire un'ugualmente dura camna repressiva contro il movimento socialista. Per prevenire le rivendicazioni dei lavoratori egli introdusse nel contempo misure molto avanzate sul piano della previdenza sociale per gli infortuni e le malattie, nonché delle pensioni di anzianità. L'azione politica di Bismarck si interruppe bruscamente con la salita al trono nel 1890 del nuovo imperatore Guglielmo II, deciso a prendere egli stesso in mano le redini del governo.

Le guerre mondiali e il crollo

La stessa spinta nazionalistica che aveva portato all'unificazione della Germania nel XIX secolo produsse due guerre disastrose e la conseguente spartizione del paese nel XX secolo.

Prima guerra mondiale

I timori nei confronti della nuova Germania (unificata di recente, di gran lunga la più popolosa e industrializzata nazione del continente europeo, imperialista in politica estera) fecero da sfondo agli avvenimenti che sfociarono nella prima guerra mondiale; del resto ognuna delle altre potenze avanzava rivendicazioni nei confronti dello stato tedesco: la Francia voleva riconquistare l'Alsazia-Lorena; l'Inghilterra si sentiva minacciata dall'espansionismo coloniale tedesco in Africa e dalla possibile rivalità con una forte marina militare voluta da Guglielmo II; l'Austria e la Russia ne temevano le intromissioni nella loro instabile situazione interna. Peraltro, la stessa Germania viveva sotto l'incubo di una guerra su due fronti.

Il delicato sistema di alleanze contrapposte, ideato da Bismarck, si rivelò troppo difficile da mantenere; egli rifiutò così di rinnovare il trattato di controassicurazione firmato con la Russia nel 1887, reiterando invece gli accordi della Triplice Alleanza (stipulata nel 1882) con Austria e Italia. Per tutta risposta la Russia strinse un'alleanza con la Francia (1894), che ebbe l'effetto di porre la Germania tra due fuochi, proprio nel momento in cui anche l'Inghilterra abbandonava la sua neutralità per dar vita prima all'Entente cordiale (1904) con la Francia, poi alla Triplice Intesa (1907) con Francia e Russia.

L'intervento tedesco in Marocco (1905 e 1911) a difesa degli interessi della Germania in Africa e l'annessione delle province turche della Bosnia ed Erzegovina da parte dell'Austria a scapito della Serbia costituirono i prodromi del futuro conflitto, ad accendere il quale intervenne l'attentato all'arciduca austriaco Francesco Ferdinando a Sarajevo il 28 giugno 1914.

I piani tedeschi di guerra prevedevano una rapida conquista della Francia, così da poter concentrare gli sforzi sul difficile fronte orientale; le armate imperiali trovarono però una resistenza maggiore del previsto nel Belgio neutrale, invaso con una violazione del diritto internazionale, che spinse l'Inghilterra a intervenire immediatamente nel conflitto e che alienò ogni simpatia agli imperi centrali.

Giunta alle porte di Parigi, l'offensiva tedesca si spense sulla Marna (vedi Battaglia della Marna), seguita da quattro anni di terribile guerra di posizione. Nel frattempo, i russi avevano attaccato a est, determinando la situazione tanto temuta dalla Germania di due fronti di guerra contemporaneamente aperti.

Il blocco degli Alleati attorno alla Germania portò alla decisione da parte dei comandi tedeschi di lanciare una guerra sottomarina indiscriminata, che ebbe l'effetto di trascinare nella guerra anche la potenza statunitense (1917). L'anno successivo la Germania concludeva con la Russia bolscevica la pace di Brest-Litovsk, disimpegnando così il fronte orientale, ma la grande offensiva finale, subito dopo lanciata a occidente, non dette i risultati sperati. Riconoscendo la gravità della situazione, il comando supremo tedesco chiese all'imperatore di avviare trattative di pace, per le quali il presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson era tuttavia disponibile solo a condizione di avere come interlocutore un governo eletto democraticamente. Mentre i combattimenti proseguivano in un crescendo di atti di insubordinazione nella marina e nell'esercito tedeschi, di scioperi indetti dalle organizzazioni socialiste, mentre si formavano Soviet di lavoratori e soldati, di tumulti sfociati in Baviera in una vera e propria rivoluzione, Guglielmo II finì per abdicare. Dalle ceneri del secondo Reich nasceva la nuova Repubblica di Weimar.

Il trattato di Versailles e il difficile dopoguerra

Le durissime condizioni di pace imposte ai tedeschi dal trattato di Versailles del 1919 non facilitarono il processo di pacificazione, preparando anzi il clima per il futuro riarmo della Germania. Oltre all'obbligo di are ingentissime riparazioni di guerra, la Germania dovette cedere l'Alsazia-Lorena alla Francia e la Prussia occidentale alla Polonia; perse inoltre tutte le colonie, buona parte delle riserve di carbone, dei treni, delle navi mercantili e di quelle militari.

Il diffuso malcontento per le clausole della pace minò alla radice i rapporti del nuovo regime di Weimar con la comunità internazionale e con i vicini stati europei in particolare, mentre sul piano interno screditò in partenza il nuovo governo socialdemocratico agli occhi di una buona parte della popolazione, attratta dalla proanda comunista e nazionalsocialista.

La repubblica di Weimar

La situazione fu infatti complicata dal susseguirsi di tentativi rivoluzionari di sinistra e di destra, dall'insurrezione degli spartachisti comunisti (1919) guidati da Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg e, nel 1923, dal fallito Putsch di Monaco a opera di Adolf Hitler.

La situazione economica peggiorò le cose. Dal momento che la Germania non era in grado di are i risarcimenti richiesti, nel 1923 la Francia invase la regione della Ruhr per assumere il controllo diretto delle sue miniere di carbone. Il governo tedesco incitò i lavoratori alla resistenza passiva, stampando enormi quantità di nuova moneta per poterli are; l'inflazione che ne derivò si tradusse in una situazione di completa destabilizzazione sociale, economica e istituzionale.

Aiutato dal piano Dawes (introdotto nel 1924 per rateizzare in ragionevoli quote annuali il amento delle riparazioni di guerra) e da un programma di prestiti internazionali per rilanciare l'industria, il primo ministro Gustav Stresemann tentò di guidare il paese fuori dalla disastrosa situazione economica; per cinque anni la Germania poté godere di un periodo di pace e relativa prosperità, tanto da essere ammessa nel 1926 nella Società delle Nazioni. Tuttavia, la crisi economica mondiale del 1929 (vedi Grande Depressione) fece ripiombare il paese in una situazione disastrosa e milioni di disoccupati, delusi dalle democrazie capitaliste, si rivolsero all'ideologia nazista di Hitler.

Hitler, il Terzo Reich e la seconda guerra mondiale

Nel 1932, in piena depressione, il Partito nazionalsocialista divenne il primo partito del paese, così che il suo leader, nel gennaio 1933, fu nominato cancelliere. L'incendio del Reichstag nel mese seguente diede a Hitler il pretesto per mettere fuorilegge i comunisti. In marzo, un Reichstag rieletto dopo una camna elettorale terroristica, diede pieni poteri a Hitler, che istituì di fatto un regime totalitario.

Forte del potere ricevuto e aumentandolo sempre più (tanto da concentrare in sé i poteri legislativo, esecutivo, giudiziario, la guida delle forze armate, la carica di cancelliere e quella di capo dello stato, dopo la morte di Paul von Hindenburg), Hitler si volse alla fondazione del Terzo Reich, apprestandosi nel contempo alla costruzione di un sistema dittatoriale capace di controllare e dirigere ogni aspetto della vita del paese attraverso una serie di strumenti efficaci e perfettamente organizzati: l'indottrinamento e il reclutamento della gioventù hitleriana; una proanda capillare affiancata dalla Gestapo, la polizia segreta; una vasta burocrazia con poteri militari e civili, le famigerate Shutzstaffeln (SS). Il sistema ideologico-amministrativo nazista trovò l'ideale capro espiatorio nella razza ebraica, contrapposta alla purezza della razza ariana: la notte dei cristalli (9 novembre 1938) annunciò la futura 'soluzione finale' della questione ebraica (vedi Olocausto).

La seconda guerra mondiale

Uno dei capisaldi nelle rivendicazioni della proanda hitleriana fu la revisione dei confini stabiliti dopo il primo conflitto mondiale. Obiettivo di Hitler era la riunificazione di tutti i tedeschi in un nuovo impero, un Lebensraum (spazio vitale) capace di garantire loro prosperità e potenza. La tattica inizialmente seguita dal dittatore fu quella di porre la comunità internazionale di fronte a una serie di fatti compiuti, intesi a rispondere a pretese poste però isolatamente, così da far apparire sproporzionata l'eventualità del ricorso a un conflitto generale: la Germania nazista lasciò perciò la Società delle Nazioni (1933); iniziò a riarmarsi senza incontrare alcuna reale opposizione (1935); rioccupò quindi militarmente la Renania (1936), firmando nel contempo un patto anticomunista con il Giappone e un'alleanza con l'Italia fascista (Asse Roma-Berlino-Tokyo). Nel 1938 venne dichiarato l'Anschluss (unione) con l'Austria; poco dopo, in una conferenza tenuta a Monaco, Inghilterra, Francia e Italia acconsentirono all'ennesima richiesta di Hitler (prospettata come l'ultima) di annettersi la regione cecoslovacca dei Sudeti (vedi Patto di Monaco). Nel marzo del 1939 le truppe tedesche occupavano anche il resto della Cecoslovacchia; in agosto il patto di non-aggressione stretto con l'URSS (vedi Patto Molotov-Ribbentrop), comprendente clausole segrete per la spartizione della Polonia, costituì la premessa allo scoppio delle ostilità, inevitabile dopo che il 1° settembre furono violate le frontiere polacche. Francia e Gran Bretagna dichiararono guerra alla Germania, dando inizio alla seconda guerra mondiale.

L'occupazione in rapida successione (Blitzkrieg) di Polonia, Danimarca, Norvegia, Paesi Bassi, Francia e Belgio, operata entro l'estate del 1940, portò a compimento la prima fase dei piani di guerra hitleriani. A questa seguì il fallito tentativo di piegare la resistenza inglese, e nel 1941 l'invio di forze in Nord Africa, Grecia e Iugoslavia a supporto dell'alleato italiano impegnato su quei fronti con scarsi risultati.

La seconda fase venne inaugurata dall'invasione dell'URSS nell'estate dello stesso anno. Per oltre un anno le truppe tedesche sembrarono non incontrare ostacoli, ma dal 1943 le operazioni condotte dagli Alleati e la Resistenza sviluppatasi in molti paesi iniziarono a prendere il sopravvento. Prima in URSS, poi in Nord Africa i tedeschi furono costretti a indietreggiare, mentre l'Italia veniva invasa e la stessa Germania veniva fatta oggetto di bombardamenti sistematici sempre più violenti. Nonostante lo sbarco alleato in Normandia nel 1944 e l'inizio dell'invasione del territorio tedesco da due fronti non lasciassero dubbi circa l'inevitabilità della sconfitta, Hitler rifiutò di arrendersi: si suicidò nell'aprile del 1945, mentre i primi carri armati sovietici raggiungevano Berlino.

Occupazione e divisione della Germania

La resa incondizionata della Germania pose fine al Terzo Reich. Gli Alleati riportarono la Germania entro i confini prebellici (conferenza di Potsdam, luglio-agosto 1945) e assegnarono una parte consistente dei territori tedesco-orientali alla Polonia. L'impossibilità di giungere a un accordo tra i vincitori circa il futuro del paese, fece sì che questo venisse diviso in due: nella parte occidentale (occupata dalle forze militari di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia) un governo liberal-democratico diede vita alla Repubblica federale tedesca, mentre in quella orientale (sotto l'occupazione sovietica) un regime comunista fondò la Repubblica democratica tedesca.

La riunificazione

La divisione delle due Germanie permase sino all'ascesa al potere del leader sovietico Michail Gorbaciov, che avviò il processo di crisi che avrebbe portato al crollo dei regimi comunisti in Europa. Il crollo del muro di Berlino nel novembre del 1989 aprì la strada alla riunificazione della nazione tedesca. Le prime a unirsi furono le strutture finanziarie (luglio 1990); quindi la Germania Est si sciolse nella Repubblica federale tedesca (ottobre dello stesso anno). Alle prime elezioni congiunte del dopoguerra (dicembre 1990), la coalizione guidata dal cancelliere in carica Helmut Kohl riportò una vittoria schiacciante, assumendosi così il compito di guidare il difficile processo di costruzione del nuovo soggetto nazionale tedesco. La riunificazione fu infatti portatrice anche di grandi problemi economici e sociali, legati alle profondissime differenze esistenti tra le due parti del paese, che nei primi anni Novanta provocò il diffondersi di tensioni di cui le prime vittime furono gli immigrati. Nel 1994 Kohl venne rieletto per quattro anni al governo del paese.

Sviluppi recenti

Dopo la riunificazione la Germania ha riassunto un ruolo da protagonista sulla scena politica internazionale, anche in campo militare, a partire dalla sua collaborazione con le forze della NATO durante il conflitto bosniaco, in Cambogia e in Somalia.

Per quanto riguarda la situazione interna, la recessione dei primi anni Novanta ha comportato un considerevole aumento della disoccupazione e, di conseguenza, un forte taglio delle spese sociali, con un inevitabile calo di popolarità del cancelliere Kohl e della coalizione di governo, già battuta nelle elezioni svoltesi in diversi Länder.

Repubblica democratica tedesca (RDT), repubblica dell'Europa centrale costituita ufficialmente il 7 ottobre 1949, formò uno dei due stati in cui fu divisa la Germania dopo la sconfitta del Reich tedesco nella seconda guerra mondiale. Nell'orbita di influenza sovietica fin dalla sua costituzione, la RDT cessò di esistere il 3 ottobre 1990 in seguito all'avvenuta riunificazione con la Repubblica federale tedesca.

La Germania Est si estendeva per un totale di 108.178 km2 sui territori degli stati tedeschi di Berlino, Brandeburgo, Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Sassonia, Sassonia-Anhalt e Turingia, con capitale Berlino e una popolazione di circa 16.000.000 di abitanti alla fine degli anni Ottanta, e un apparato produttivo più sviluppato rispetto alla media degli altri paesi del blocco orientale (Unione Sovietica esclusa).

Gli anni di Ulbricht

Walter Ulbricht fu il protagonista della storia della Germania orientale per oltre venticinque anni. Attivista comunista sin dalla gioventù, fu tra i fondatori, nel 1946, del Partito socialista unificato tedesco (SED, Sozialistische Einheitspartei Deutschlands) rimanendone alla guida sino al 1973 e ricoprendo nel contempo le cariche di primo ministro della Repubblica e di presidente del Consiglio di stato.

Deciso ad avviare la ricostruzione del paese, uscito distrutto dalla guerra, su strette relazioni con gli altri stati comunisti, nel 1950 stipulò un trattato con la Polonia per il riconoscimento della linea di confine sull'Oder-Neisse ed entrò a far parte del Comecon, mentre cinque anni dopo si fece promotore del patto di Varsavia. Confermandosi tra i più fedeli alleati dell'URSS, inviò truppe a sostegno della repressione della rivolta cecoslovacca del 1968 (vedi Primavera di Praga).

Relazioni con la Germania occidentale

Negli anni Cinquanta le relazioni tra le due Germanie si mantennero estremamente tese, riflettendo il più generale clima della Guerra Fredda che aveva portato alla divisione dell'Europa in due blocchi. Ulteriori difficoltà pose la divisione di Berlino nei due settori occidentale e orientale: per frenare il flusso inarrestabile di tedeschi che si trasferivano in Occidente semplicemente passando da un settore all'altro della città (calcolato in oltre due milioni di persone), nel 1961 Ulbricht ordinò la costruzione di una barriera di cemento fortificata che isolava completamente Berlino Est da Berlino Ovest, il cosiddetto Muro di Berlino.

Il rigido controllo del partito

Sul piano della politica interna, principale preoccupazione di Ulbricht fu ricostruire l'economia del paese, nonostante il fatto che l'Unione Sovietica pretendesse il amento di tre quarti delle riparazioni tedesche complessive. Nel 1953 l'aumento delle quote di produzione disposte dal governo per soddisfare le richieste di amento sovietiche (che tuttavia non si traduceva in un miglioramento del livello di vita della popolazione) e la carenza di generi alimentari provocarono rivolte di lavoratori che furono represse con l'aiuto delle truppe di occupazione sovietiche.

Dopo un decennio, i deludenti risultati raggiunti spinsero le autorità centrali all'adozione di un nuovo piano economico (1963) accomnato da forme di parziale decentramento e il drenaggio di risorse da parte dell'URSS venne così molto limitato; da quel momento la ripresa economica della Germania orientale non tardò a manifestarsi, alimentata anche da livelli di innovazione tecnologica decisamente superiori alla media del blocco comunista. Fu così possibile una politica di aumento dei salari e l'edificazione di un efficiente stato sociale che, offrendo numerosi servizi, consolidò il consenso e la stabilità del regime (senza peraltro allentare i rigidissimi controlli messi in atto dalla polizia segreta).

Il governo socialista

Dal 1968 al 1989 la Germania orientale fu governata in base a una costituzione che proclamava il paese 'stato socialista sovrano', in cui tutto il potere politico apparteneva al popolo dei lavoratori, che lo esercitava per tramite del Partito socialista unificato. A questo la carta costituzionale garantiva un ruolo preminente, sancendo così la carica di segretario generale come la massima carica politica del sistema statale. Il parlamento unicamerale, la Camera del popolo, formato da 500 deputati, si riuniva solo per brevi sessioni, eleggendo un Consiglio di stato per l'attività consultiva ordinaria.

La nuova leadership

Dopo che nel 1971 Erich Honecker succedette a Ulbricht alla guida del partito (divenendo in seguito anche presidente del paese dal 1976 al 1989), il regime assunse tratti meno personalistici. Le relazioni tra le due Germanie migliorarono quando il cancelliere della Germania occidentale Willy Brandt, artefice di una politica di apertura verso l'Est (Ostpolitik), e il primo ministro della RDT Willi Stoph si accordarono per allentare le restrizioni alla circolazione tra la Repubblica Federale e Berlino Ovest e avviarono relazioni diplomatiche tra i rispettivi paesi (Trattato fondamentale, 1972).

La fine della RDT

La crisi che avrebbe portato al crollo del regime comunista prese avvio nel 1989: l'opposizione clandestina, attiva da tempo ma repressa dalla polizia politica, cominciò a venire allo scoperto con manifestazioni di piazza sempre più numerose, anche per effetto dei profondi rivolgimenti che si stavano producendo in Unione Sovietica; quando l'Ungheria decise di concedere ai cittadini tedesco-orientali libero transito al suo confine con l'Austria, subito in migliaia sfruttarono quotidianamente l'opportunità di raggiungere per quella via la Germania Ovest, da sempre disponibile a dare ai rifugiati asilo politico. Le pressioni popolari per una democratizzazione del sistema politico e le richieste di miglioramenti economici crebbero al punto da costringere alle dimissioni Honecker, sostituito da Egon Krenz.

A novembre, durante l'ennesima manifestazione pacifica, il Muro di Berlino fu abbattuto dalla folla senza che i militari reagissero. Nel frattempo il Partito socialista unificato decise la destituzione da ogni carica di Krenz (dicembre 1989) e acconsentì alla richiesta, avanzata dai gruppi dell'opposizione, di indire libere elezioni per la creazione di una nuova Camera del popolo. Quest'organo transitorio, eletto nel 1990 e controllato dalle formazioni democratiche favorevoli alla fine del regime comunista, ebbe l'incarico di elaborare disposizioni di legge che permettessero alla Germania dell'Est di riunirsi alla Repubblica federale tedesca: la RDT cessò ufficialmente di esistere. La coalizione cristiano-democratica del cancelliere Helmut Kohl riportò una schiacciante vittoria alle prime elezioni unificate svoltesi alla fine dello stesso anno.

L'ex Germania orientale patì fortemente l'integrazione con il mondo occidentale, ando un duro prezzo in termini di disoccupazione, ristrutturazione radicale della rete di unità produttive (molte delle quali vennero chiuse), modernizzazione e adeguamento delle strutture portanti economiche e sociali. Il costo finanziario dell'operazione ricadde sui contribuenti tedesco-occidentali, presso i quali non mancarono di manifestarsi segnali di insofferenza. La situazione andò comunque progressivamente stabilizzandosi, anche se un'equilibrata fusione tra le due Germanie (specialmente quanto a tessuto sociale di base e a un'effettiva integrazione dei sistemi produttivi) a tutt'oggi non si può dire ancora completamente acquisita.






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