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ANALISI DEL TESTO NARRATIVO DELLA NOVELLA “LA DISTRAZIONE” Di Pirandello

ANALISI DEL TESTO NARRATIVO DELLA NOVELLA “LA DISTRAZIONE” Di Pirandello
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 ANALISI DEL TESTO NARRATIVO DELLA NOVELLA “LA DISTRAZIONE” Di Pirandello

Un disgraziato, un attaccabrighe, un ubriacone o semplicemente un diverso. Chi è in realtà Scalabrino?  Molti possono essere i punti di vista tuttavia una caratteristica del giovane viene messa in evidenzia già dal titolo: la “distrazione”.

Con una “tuba spelacchiata buttata a sghembo sul naso”, “ gli occhi a sportello, la faccia gialla, come di cera e il naso rosso” attraversa lentamente le strade di Roma guidando il “carro nero”. In pieno Agosto, con un caldo che opprime il respiro, giunge nei quartieri nuovi della grande città. L’ambiente sembra lontano dal protagonista. Se il cocchiere infatti è stanco e segnato dalle sofferenze della vita, le case invece sono asettiche, inviolate apparendo così in forte contrasto con il tema della morte. Case nuove costruite con la speranza di ospitare nuove famiglie, di veder nascere nuovi bambini che invece sono costrette a vedere il carro della morte.

Questo aspetto tuttavia non dovrebbe stupire i lettori di Pirandello. La vita di ogni persona in realtà è una trappola che opprime e fa soffrire ma da cui nessuno riesce a liberarsi. Come affermava anche Schopenhauer la vita non è gioia ma un alternarsi di noia e dolore poiché siamo dei burattini guidati dalla volontà di vivere. Così Pirandello giunge addirittura ad affermare ne “la trappola”:



“ci accoppiamo un morto e una morta, e crediamo di dar la vita e diamo la morte … un altro essere in trappola.”

Anche Scalabrino è in trappola. “non gli piaceva per nientissimo affatto, quel mestiere”, aveva cercato di cambiare di svolgere lavori diversi, ma inevitabilmente finiva sempre per ribellarsi. È alienato non solo dal proprio lavoro, ma anche dalla propria società; allontanato dagli altri poiché identificato come un ubriacone, uno sciocco, una persona capace solo di litigare.

Tuttavia a differenza degli altri personaggi pirandelliani, non si rifugia né nell’immaginazione né nella follia. Appare distante dalla propria condizione, non reagisce, non risponde alle accuse della gente, preferisce dormire piuttosto che aprire gli occhi e guardare ciò che lo circonda. Così assonnato inizialmente sbaglia ben due volte il portone, non accorgendosi che sono tutti accostati in segno di lutto. È distratto. Ma questa sua condizione può essere intesa in due modi completamente differenti. Da un lato possiamo condividere la visione della popolo e vedere nbella sua distrazione solo sbadataggine, disattenzione. Se invece ci soffermiamo a riflettere possiamo vedere nel suo atteggiamento un modo per allontanarsi dai problemi della vita reale: assumere un atteggiamento di indifferenza per cercare di sfuggire alla “vitaccia porca”.

Anche la sua posizione nei confronti del lavoro è del tutto particolare. Non si dedica al proprio lavoro, addirittura è privo di qualsiasi moralità. Non rispetta il defunto, non prova pietà per quel povero professore solo anche nel proprio funerale. “la sola servaccia” accomnava il morto, col volto calato, il velo nero e un ombrellino chiaro per ripararsi dal sole cocente. Rosi’ è l’unico personaggio a mantenere fede alla parola data,rifiutando le proposte della gente e dello stesso Scalabrino di seguire il morto con una vettura per terminare più velocemente. L’unica a seguire il “carro nudo”. Addirittura Scalabrino, giunto nelle strade più sicure, si addormenta. Questa visione suscita nel popolo e nel lettore l’avvertimento del contrario. La contrapposizione fra il sonno del cocchiere, dolce e tranquillo, con quello del morto,freddo ed eterno stupisce e indigna il popolo.




Ecco dunque come un evento tragico, la morte di un uomo solo, non ha semplicemente la funzione di emozionare il lettore, anzi l’atmosfera seria e commovente di un funerale entra in contrasto con l’immagine del cocchiere addormentato. Questo porta a riflettere, soffermarsi sulla propria esistenza pertanto l’avvertimento iniziale si trasforma in sentimento del contrario:ecco la chiave umoristica della novella.

Un altro elemento importante che la connota è l’imprevedibilità della vita. Per puro caso infatti Scalabrino si sveglia, invita un uomo alto,con gli occhiali neri e vestito con un abito grigio a “servirsi del suo legno”. Ed è proprio questo gesto spontaneo e distratto del cocchiere a provocare il disordine finale.

L’uomo offeso comincia a sbraitare e ad urlare. La gente curiosa circonda il carro cercando di comprendere cosa fosse successo. Soltanto quando il carro cominciò a camminare e dalla folla uscì la povera donna piombò il silenzio.

Il compito di Pirandello è proprio di concentrarsi sull’interiorità dei personaggi, di distruggere le illusioni e gli autoinganni degli uomini, di evidenziare quanto ognuno di noi in realtà non sia nessuno. Per questo egli stesso si definisce “lio del Caos”.

                                                                                     


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