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CARATTERISTICHE DEL ROMANZO E SUE COMPONENTI

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CARATTERISTICHE DEL ROMANZO E SUE COMPONENTI

 

Il romanzo è formato da quindici moduli. E' il primo romanzo del 'Ciclo dei vinti' rimasto incompiuto, in cui lo scrittore manifesta la sua visione amara della vita.

I Malavoglia è un romanzo del tutto diverso dagli altri romanzi. Con esso Verga passa dal romanzo storico e passionale ad un racconto di semplice orditura, un cammino contrario a quello tenuto nella sua precedente vita letteraria. E’ presente una prefazione dell’autore nella quale viene esposto il fine ultimo dell’opera e viene presentato il ciclo, mai ultimato, dei “Vinti”.  Il racconto viene definito “studio sincero e spassionato del come devono nascere e svilupparsi nelle più umili condizioni le prime irrequietudini del benessere”. Questo meccanismo, continua Verga, “è preso qui alle sue sorgenti nelle proporzioni più modeste” per essere osservato con maggiore precisione. Nei Malavoglia viene rappresentata solo lotta per i bisogni materiali, ma gli altri romanzi del ciclo avrebbero dovuto assumere via via toni più alti. I personaggi sono sempre “ vinti, che la corrente ha deposto sulla riva dopo averli travolti e annegati ”.

Questo capolavoro uscì nel 1881, postumo.  Il pubblico fece “accoglienze freddine” forse perché l’arte di Verga consentiva poco ai piaceri della libera immaginazione.



Verga stesso voleva che nel romanzo “la mano dell’artista rimanesse assolutamente invisibile” e che il romanzo stesse in piedi “per ragion propria”.

Verga è uno scrittore sempre tormentato, porta spesso il suo lettore dentro un problema di teoria senza dare a quest’ultimo un modo per uscirne, non dà spiegazioni sul modo di ragionare che ha la società che lui descrive.

Nei Malavoglia nessun personaggio ha una storia individuale che lo distingue, ma un’unica vita sociale a cui ognuno si adegua tanto è vero che tutti sono posti sullo stesso piano: i famigliari Malavoglia come gli altri paesani.

Il romanzo testimonia come la miseria sia il fattore principale di tante rovine e il motivo per cui le famiglie si disgregano fino a dimenticarne gli effetti più sacri.

TRAMA

 

Il romanzo narra le disavventure di una famiglia umile di pescatori di Acitrezza (Catania) che cerca di migliorare le sue condizioni economiche. «I Malavoglia» raccontano la storia amara di una sconfitta nella quale si esprime il pessimismo radicale di Verga. Non c’è speranza di cambiamento per gli oppressi, soggetti ad una legge di natura, quella della vittoria del più forte e della selezione naturale, che essi non possono controllare. E questa condizione degli umili diventa emblematica di quella dell’intera umanità. L’unico valore positivo che si afferma nel mondo verghiano è quello della dignità umile ed eroica con cui l’uomo sopporta il proprio destino, rinunciando a inutili sibellioni.

Questo racconto è lo studio sincero e spassionato del come probabilmente devono nascere e svilupparsi nelle più umili condizioni le prime irrequietudini pel benessere; e quale perturbazione debba arrecare in una famigliuola, vissuta sino allora relativamente felice, la vaga bramosìa dell'ignoto, l'accorgersi che non si sta bene, o che si potrebbe star meglio.

Il movente dell'attività umana che produce la fiumana del progresso è preso qui alle sue sorgenti, nelle proporzioni più modeste e materiali. Il meccanismo delle passioni che la determinano in quelle basse sfere è meno complicato, e potrà quindi osservarsi con maggior precisione. Basta lasciare al quadro le sue tinte schiette e tranquille, e il suo disegno semplice. Man mano che cotesta ricerca del meglio di cui l'uomo è travagliato cresce e si dilata, tende anche ad elevarsi e segue il suo moto ascendente nelle classi sociali. Nei 'Malavoglia' non è ancora che la lotta pei bisogni materiali. Soddisfatti questi, la ricerca diviene avidità di ricchezze, e si incarnerà in un tipo borghese, 'Mastro-don Gesualdo', incorniciato nel quadro ancora ristretto di una piccola città di provincia, ma del quale i colori cominceranno ad essere più vivaci, e il disegno a farsi più ampio e variato. Poi diventerà vanità aristocratica nella 'Duchessa de Leyra'; e ambizione nell''Onorevole Scipioni', per arrivare all''Uomo di lusso', il quale riunisce tutte coteste bramosìe, tutte coteste vanità, tutte coteste ambizioni, per comprenderle e soffrirne, se le sente nel sangue, e ne è consunto. A misura che la sfera dell'azione umana si allarga, il congegno della passione va complicandosi; i tipi si disegnano certamente meno originali, ma più curiosi, per la sottile influenza che esercita sui caratteri l'educazione, ed anche tutto quello che ci può essere di artificiale nella civiltà. Persino il linguaggio tende ad individualizzarsi, ad arricchirsi di tutte le mezze tinte dei mezzi sentimenti, di tutti gli artifici della parola onde dar rilievo all'idea, in un'epoca che impone come regola di buon gusto un eguale formalismo per mascherare un'uniformità di sentimenti e d'idee. Perché la produzione artistica di cotesti quadri sia esatta, bisogna seguire scrupolosamente le norme di questa analisi; esser sinceri per dimostrare la verità, giacché la forma è così inerente al soggetto, quanto ogni parte del soggetto stesso è necessaria alla spiegazione dell'argomento generale.

Il cammino fatale, incessante, spesso faticoso e febbrile che segue l'umanità per raggiungere la conquista del progresso, è grandioso nel suo risultato, visto nell'insieme, da lontano. Nella luce gloriosa che l'accomna dileguandosi le irrequietudini, le avidità, l'egoismo, tutte le passioni, tutti i vizi che si trasformano in virtù, tutte le debolezze che aiutano l'immane lavoro, tutte le contraddizioni, dal cui attrito sviluppasi la luce della verità. Il risultato umanitario copre quanto c'è di meschino negli interessi particolari che lo producono; li giustifica quasi come mezzi necessari a stimolare l'attività dell'individuo cooperante inconscio a beneficio di tutti. Ogni movente di cotesto lavorìo universale, dalla ricerca del benessere materiale alle più elevate ambizioni, è legittimato dal solo fatto della sua opportunità a raggiungere lo scopo del movimento incessante; e quando si conosce dove vada quest'immensa corrente dell'attività umana, non si domanda al certo come ci va. Solo l'osservatore, travolto anch'esso dalla fiumana, guardandosi intorno, ha il diritto di interessarsi ai deboli che restano per via, ai fiacchi che si lasciano sorpassare dall'onda per finire più presto, ai vinti che levano le braccia disperate, e piegano il capo sotto il piede brutale dei sovravvegnenti, i vincitori d'oggi, affrettati anch'essi, avidi anch'essi d'arrivare, e che saranno sorpassati domani.

I 'Malavoglia', 'Mastro-don Gesualdo', la 'Duchessa de Leyra', l''Onorevole Scipioni', l''Uomo di lusso' sono altrettanti vinti che la corrente ha deposti sulla riva, dopo averli travolti e annegati, ciascuno colle stimate del suo peccato, che avrebbero dovuto essere lo sfolgorare della sua virtù. Ciascuno, dal più umile al più elevato, ha avuta la sua parte nella lotta per l'esistenza, pel benessere, per l'ambizione - dall'umile pescatore al nuovo arricchito - alla intrusa nelle alte classi - all'uomo dall'ingegno e dalle volontà robuste, il quale si sente la forza di dominare gli altri uomini, di prendersi da sé quella parte di considerazione pubblica che il pregiudizio sociale gli nega per la sua nascita illegale; di fare la legge, lui nato fuori della legge - all'artista che crede di seguire il suo ideale seguendo un'altra forma dell'ambizione. Chi osserva questo spettacolo non ha il diritto di giudicarlo; è già molto se riesce a trarsi un istante fuori del campo della lotta per studiarla senza passione, e rendere la scena nettamente, coi colori adatti, tale da dare la rappresentazione della realtà com'è stata, o come avrebbe dovuto essere.
Milano, 19 gennaio 1881.

Il centro di tutto è una barca da pesca: la tartana dei Malavoglia chiamata 'Provvidenza'. La 'Provvidenza' è la barca più vecchia del villaggio, ma aveva il nome di buon augurio. Era anche essa una persona nella famiglia esemplare dei Malavoglia, la più onesta e compatta del paese.
Intorno al gran tronco, il nonno Padron 'Ntoni, testa della casa, si stringono altre sette persone appartenenti a tre generazioni. Padron 'Ntoni e la Provvidenza sono i due poli di quel mondo domestico. Quando il maggiore dei nipoti, 'Ntoni, è tolto al lavoro per la leva di mare, il nonno tenta un affare, compra a credito una grossa partita di lupini, li carica sulla barca e li affida al lio Bastianazzo perché li vada a vendere a Riposto. La barca di notte naufraga, Bastianazzo annega, i lupini sono perduti. La 'Provvidenza' è gettata inutile sulla spiaggia. A Padron 'Ntoni rimane il debito dei lupini.

Dopo quella triplice sciagura, tutto sembra accanirsi contro i Toscano-Malavoglia: Luca, il secondo dei nipoti, muore nella battaglia di Lissa; Maruzza, la nuora, muore nel colera del '67. Il debito dei lupini si mangia la casa, la cara «casa del nespolo» che era l'orgoglio, la ragione di vita del vecchio; e già il debito aveva impedito le nozze della nipote, la Mena, creatura di silenzio e sacrificio. Non è finita: un nuovo naufragio della 'Provvidenza' rattoppata lascia Padron 'Ntoni inabile al lavoro. Il primogenito 'Ntoni, che da quando ha fatto servizio militare in continente non si rassegna alla miseria dei pescatori, si dà al contrabbando e finisce in galera dopo aver ferito un doganiere. Lia, la sorella minore, abbandona il paese e non torna più. Mena dovrà rinunciare a sposarsi con e Alfio e rimarrà in casa ad accudire i li di Alessi, il minore dei fratelli, che continuando a fare il pescatore, ricostruirà la famiglia e potrà ricomprare la «casa del nespolo» che era stata venduta.
Quando 'Ntoni, uscito di prigione, torna al paese, si rende conto di non poter restare perché si sente indegno del focolare domestico di cui ha profanato le leggi e la sacralità.

STRUTTURA NARRATIVA

 

Il romanzo può essere diviso in due macrosequenze principali:

1° macrosequenza

La situazione iniziale vede la stabilità della famiglia Malavoglia, poi c’è la rottura dell’equilibrio rappresentata dalla partenza di ‘Ntoni e dal fallimento dell’affare dei lupini, affrontano varie peripezie, portano tentativi di miglioramento che portano alla rovina economica e morale: dopo la morte di Bastianazzo fa ritorno a casa ‘Ntoni e le cose sembrano andare meglio, anche se parte Luca, infatti, si parla di far sposare Mena e Brasi Cipolla, ma – ecco il colpo di scena – si viene a conoscenza della morte del soldato e, come se non bastasse, la famiglia deve lasciare la casa del nespolo. Poi tutto si ristabilizza, subito dopo però succede una sciagura in mare: il vecchio resta ferito, ma fortunatamente si riprende in fretta. C’è un altro periodo fortunato, ma viene interrotto dalla morte di Maruzza e dalla decisione del lio maggiore di partire per la città.

2° macrosequenza

Nella seconda macrosequenza un momento di tensione è la vendita della Provvidenza, che per quella famiglia aveva rappresentato un punto di riferimento, così tutto pare non funzionare, e la situazione si consolida quando per guadagnare un po’ di soldi, nonno e nipote devono lavorare “a giornata”, ma ecco che ritorna ‘Ntoni, più povero di prima e con una visione più completa del mondo che lo circonda.

Di nuovo il tutto si stabilizza, anche se negativamente, ma capita che una notte don Michele, in cerca dei contrabbandieri, viene accoltellato da ‘Ntoni, che ormai è uno sfaticato buono solo a ubriacarsi, il quale viene arrestato, processato e messo in prigione. Come se non bastasse, Lia fugge da casa per la vergogna, e il vecchio cade in uno stato pietoso, a causa del dispiacere subito.

Quando poi tutto sembra perfetto nella nuova famiglia di Alessi, c’è un altro fatto imprevedibile: il rientro a casa di ‘Ntoni, che, pentito, fa una breve sa,  per poi riprendere la strada all’alba.

 

NUCLEI NARRATIVI

 

I Malavoglia, un romanzo pervaso dal primo all’ultimo momento di pessimismo, rappresentano l’aspetto dell’ Ottocento: se da un lato infatti il Romanticismo aveva imposto nella prima metà del secolo la sua filosofia basata su sogni e speranze, il Verismo analizza la realtà quotidiana nelle sue caratteristiche siano esse positive o negative, quasi a sottolineare che l’uomo non può nascondere il male che lo circonda ogni giorno.

I punti cardine di questo nuovo movimento sono fondamentalmente cinque:

1.     Rifiuto del Romanticismo a causa della sua impostazione sentimentale e della sua negazione della realtà oggettiva.

2.   Utilizzo del metodo  che esclude interventi diretti del narratore nel romanzo.

3.   Rifiuto del bello e ricerca del vero, sia esso piacevole o volgare.

4.   Impostazione scientifica della narrazione.

5.   Attraverso il romanzo si può seguire un metodo scientifico e porre le basi per la moderna sociologia.

I Malavoglia sono la rappresentazione di un mondo rurale, chiuso e tradizionale in cui irrompe prepotentemente il progresso. Questo riesce a sconvolgere i collaudati sistemi sociali, fa sorgere nuove ure come Don Silvestro che raggiungono la ricchezza e il successo sociale con metodi moralmente disprezzabili. Allo stesso tempo però, ure legate al lavoro, all’onestà e ad altri valori tradizionali decadono irrimediabilmente.

La città, in questo mondo dove di generazione in generazione i ruoli sociali sono già fissati, è vista come un luogo ostile, dallo scarso ideale morale e che porta  senza scampo al peccato di voler cambiare la propria posizione sociale e quindi alla negazione della propria natura, di pescatore, nel caso dei Malavoglia.



Inoltre, possiamo aggiungere che  ne 'I Malavoglia' i matrimoni sono tutti combinati, generalmente dai padri dei promessi, sulla base della classe sociale di appartenenza e di calcoli puramente economici.

La donna è vista unicamente come un oggetto di scambio, i suoi sentimenti non vengono tenuti in nessun conto, gli uomini cercano di ricavare un buon guadagno dal proprio matrimonio. Per esempio il matrimonio tra Brasi Cipolla e Mena è immediatamente annullato quando lei perde la

sua dote; per Mena questo è un fatto positivo perché è innamorata di Alfio Mosca, che però non può sposare poiché, essendo povero, è di una classe inferiore alla sua.

Per le donne di Aci Trezza la maggiore occupazione, oltre a quella di tenere in ordine la casa, è quella di trovare marito per sé o per le loro lie.

Raramente i futuri sposi sono felici nella vita coniugale: ad esempio lo zio Crocifisso sposa sua nipote Santuzza per far rimanere in famiglia la chiusa, che è la dote della donna, e pensa di guadagnarci. In realtà Santuzza si rivela una spendacciona che sperpera il denaro accumulato in una vita intera da zio Crocifisso. E anche il padrone di Brasi Cipolla, dopo aver fatto saltare il matrimonio con la Mena ed essere riuscito a separare Brasi Cipolla dalla Santuzza, non riesce a evitare che si sposi con la Mangiacarrube, una bella donna ma praticamente senza dote. E così per evitare che i soldi finiscano sperperati si risposa a sua volta con la Barbara.

Una delle poche eccezioni a questi matrimoni di convenienza è in parte quello di Alessi con Nunziata poiché loro si vogliono bene, ma è anche vero che erano quasi destinati a sposarsi poiché come livello sociale erano più o meno sullo stesso piano e sin da piccoli erano sempre stati insieme.

Il tema della fedeltà alle origini e dell’attaccamento alle tradizioni è introdotto da padron ‘Ntoni quando, quasi sul punto di morire, raccomanda di non vendere la Provvidenza e di cercare in tutti i modi di riavere la casa del nespolo, vuole che la famiglia rimanga sempre unita per affrontare con maggior forza le avversità della vita, ma il tema viene interrotto dalla volontà del giovane nipote che desidera far fortuna in città e sistemarsi una volta per sempre, cosa che gli viene proibita dal nonno;  la santità del lavoro si vede quando il vecchio parla della sua famiglia come delle formiche che, piano piano, dandosi da fare in tutti i modi, riusciranno a rimettersi in piedi e ritornare alla casa del nespolo, che per loro è meglio di un palazzo, poiché ci sono nati.

Il tema della religione viene fuori durante la tempesta in mare, quando padron ‘Ntoni dice ai nipoti che non resta loro altro da fare che affidarsi nelle mani di Dio e si raccomanda al Signore, perché qualcuno preghi per loro, e che li riporti a riva sani e salvi; le sue preghiere saranno poi ascoltate: anche se torna ferito, riesce a sfuggire alla morte.

Importante è anche il tema della fedeltà alle origini e dell’attaccamento alle tradizioni, che è introdotto da padron ‘Ntoni quando, quasi sul punto di morire, raccomanda di non vendere la Provvidenza e di cercare in tutti i modi di riavere la casa del nespolo, vuole che la famiglia rimanga sempre unita, ma il tema viene interrotto dalla volontà del giovane nipote che desidera far fortuna in città e sistemarsi una volta per sempre, cosa che gli viene proibita dal nonno;  la santità del lavoro si vede quando il vecchio parla della sua famiglia come delle formiche che, piano piano, dandosi da fare in tutti i modi, riusciranno a rimettersi in piedi e ritornare alla casa del nespolo, che per loro è meglio di un palazzo, poiché ci sono nati.

IL SISTEMA DEI PERSONAGGI

Protagonista può essere considerata l’intera famiglia dei Malavoglia, presentata direttamente dal narratore all’inizio del romanzo. Come per ttti gli altri personaggi non c’è presentazione fisica, quasi a significare che tutte le persone che vivono in queste ine possono essere considerati  dei tipi. Il narratore non si fa mai portavoce dei pensieri dei personaggi, ma li lascia parlare liberamente .La famiglia viene paragonata alle dita della mano: Padron Ntoni era il “patriarca”, sapeva molti proverbi simbolo della saggezza popolare, Bastianazzo definito “ grande e grosso”, La Longa (Maruzza) era la buona massaia e poi seguivano i li: ‘Ntoni che si ribellerà ai destino dei vinti, Luca più giudizioso, Mena che lavorava e tesseva sempre tanto da essere soprannominata “Sant’Agata”, Alessi che rappresenta la fiducia nel futuro ed infine la piccola Lia. Questi personaggi sono la personificazione tipologica della famiglia di pescatori sconvolta dalle disgrazie ma che cerca sempre di andare avanti a testa alta; il loro spessore psicologico è dato dalle loro stesse parole attraverso il discorso diretto libero. Il “secondo protagonista” del romanzo è l’intero paese, composto da personaggi uniti da una stessa cultura ma divisi da antiche rivalità, tipi che parlano e si confondono tra loro creando un effetto corale che nei primi moduli quasi disorienta il lettore. La Santuzza, l’ostessa che simboleggia l’inganno, don Michele, il brigadiere corrotto, don Silvestro, il segretario che gestisce come una marionetta il sindaco, Alfio Mosca, il carrettiere rassegnato al suo destino di lavoratore, Campana di Legno, un ricco e avaro signore sono alcuni tra i più importanti. Al contrario di ciò che si può pensare anche l’asino di Alfio Mosca ha un’importanza nell’economia del romanzo. Questo animale è il simbolo dei vinti, dei poveri che devono soltanto lavorare per guadagnare una miseria: “Carne d’asino - borbottava ‘Ntoni - ecco cosa siamo! Carne da lavoro!”.

Personaggi principali:

Padre ‘Ntoni:Umile pescatore siciliano, patriarca onesto e laborioso. Uomo scarso di parole abituato ad esprimersi con motti e proverbi. Egli ha influito su tutti i famigliari, sulla nuora, sui nipoti, dove troviamo i proverbi prima sentiti pronunciare dal vecchio. Carattere piuttosto fisso. Rappresenta la tradizione domestica, egli nella casa comanda, però non è prepotente bensì uno che sa comandare perché ha saputo a suo tempo ubbidire. Devoto alla casa e ai suoi cari.Egli ha una sua meta dalla quale nulla e nessuno verrà a distoglierlo.

Ntoni:Mite e silenzioso, pigro, debole, ghiotto, laborioso ma non sempre, e senza vero amore per il lavoro, sognatore, vinto dall’ambiente d’egoismo individuale. E’ veramente il grande infelice, la ura forse più drammatica tra gli altri “vinti” che lo circondano; perché solo in lui il destino è inesorabile e cattivo; egli non ha avuto soddisfazione né del lavoro, né della ricchezza, né dell’amore. ‘Ntoni non ha mai ripudiato la famiglia, anzi l’ha sempre sentita come una necessità. Perciò nel pericolo e nella colpa ha guardato ad essa con la rassegnazione di chi se ne sente indegno e ormai irrimediabilmente lontano. Il suo cuore non è cattivo né insensibile, ma la pigrizia, l’avidità lo rendono egoista e gli tolgono la forza per ogni sentimento gentile.

Mena ed Alfio Mosca:assistono alla distruzione della loro giovinezza senza la forza e il desiderio della ribellione.

Alessi e la Nunziata:due creature in  cui la sofferenza è sempre serena perché accettata con bontà.

Maruzza:Vero tipo di donna siciliana del suo tempo (silenziosa, da un’instancabile laboriosità, dedizione assoluta di sé alla famiglia, amore sconfinato per ciascuno dei lioli). Dedita in silenzio a tutte le necessità casalinghe. Buona massaia.

Bastianazzo:un taciturno esemplare lavoratore, ha abbastanza giudizio. Sta, senza lagnarsi, sottomesso in tutto al proprio padre. Buono, ubbidiente lavoratore.

Alessi:ha tutte le qualità di tenacia e di saggezza di padron ‘Ntoni. E’ il ritratto del nonno.

Mena :detta Sant’Agata per le sue virtù. Buona, laboriosa, il ritratto della madre, ubbidisce e si rassegna facilmente.

Zio Crocifisso: l’usuraio del paese. Egoista, padrone di barche.

Alfio Mosca:il silenzioso innamorato di Mena.

Luca :buon liolo, intento solamente a compiere il suo dovere fino alla fine.

Lia :è la più giovane dei Malavoglia, subirà senza saperlo l’influenza di ‘Ntoni e ne seguirà l’esempio.

Don Silvestro : segretario comunale, astuto bellimbusto del villaggio.

La Vespa: nipote dello zio crocifisso. Magra e bruna.

Cugina Anna: cugina di zio crocifisso, lavandaia, lavoratrice, coraggiosa e allegra.

Rocco Spatu: (suo lio) fannullone.

Don Michele: brigadiere delle guardie di finanza.

Nunziata :orfanella di madre una donna che lavora molto.

Il sistema dei personaggi nel romanzo si fonda sull’opposizione  tra i Malavoglia e la comunità del paese, che si può specificare come valori disinteressati e logica economica. L’opposizione generale si articola  poi in una serie di opposizioni più particolari tra singoli personaggi dei due diversi campi, che sono posti in antitesi ideologicamente e moralmente.

 Nucleo dei Malavoglia                                            Villaggio

Padron ‘Ntoni                                                                     Zio Crocifisso

Longa – Mena                                                                     Venera Zuppidda - Barbara

Padron ‘Ntoni – Mena                                                         Padron Cipolla - Brasi




Mena – Nunziata                                                                Vespa - Mangiacrrubbe             

L’opposizione dà vita anche ad un gioco di punti di vista opposti: la realtà ora è vista secondo l’ottica dei Malavoglia, cioè secondo l’etica dei valori, ora secondo l’ottica del paese, cioè la logica economica. Da questa alternanza derivano gli effetti di straniamento. Il narratore, in questo caso, non ha una posizione netta, bensì ha una fisionomia che si potrebbe definire “ camaleontica” poiché ora si assimila alla visione dei Malavoglia, ora a quella del paese, con quel procedimento di confusione delle voci, che si è messo in luce nel ritratto di Zio Crocifisso nel modulo IV. Tra le due polarità, tuttavia, è riconoscibile un terreno comune: la visione statica, tradizionalistica, che respinge il nuovo e il mutamento, e considera la condizione data a ciascuno come effetto di una legge di natura immodificabile.

Il sistema non è, inoltre, perfettamente binario: vi è un terzo elemento che è irriducibile ai due termini in opposizione: ‘Ntoni. Il giovane non accetta la religione della famiglia e del nido domestico, l’etica del lavoro, del dovere e del sacrificio;  ma non coincide neppure del tutto con l’ottica del villaggio perché non accetta la concezione statica di un ordine sociale che fissa ciascuno alla propria condizione, senza possibilità di mutamento.  

                                         Padron ‘Ntoni                               

 

                                                   F4              F2

 

                                                        F1

                       Bastianazzo                                       zio Crocifisso

                            Maruzza                                        Piedipapera

                                Alessi              F3                      ‘Ntoni                                        

                                                                        F5

 

                                                                  

                                                 Casa del nespolo

                                                    Provvidenza   

 

F1= amore, affetto

F2= antagonismo

F3= partecipazione

F4= aiuto

F5= opposizione

 

SCHEMA ALLA BREMOND

 

                                           ATTANTI

   PAZIENTI                   padron ‘Ntoni                        AGENTI          

    Vittima                       Bastianazzo                                Miglioratore

  Influenzato                   Maruzza                                     Peggioratore

  Beneficiario                 Ntoni                                          Influenzatore

                                       Luca                                           Frustratore

                                       Filomena                                    Protettore

                                       Alessi

                                       Rosalia

                                       Zio Crocifisso

                                       Piedipapera

MALAVOGLIA E PROMESSI SPOSI

 

 

I Promessi Sposi

I Malavoglia

Gli umili:

Possono essere divisi in due categorie: l’individuo e la massa

♦ L’individuo è positivo perche’ può usare la razionalità che gli permette di distinguere il bene dal male:(Renzo). Il singolo uomo sceglie perche’ ha: una coscienza, la capacità di operare una scelta(Renzo, Lucia, l’Innominato, Don Rodrigo).  L’Innominato prova “una cert’uggia delle sulle scelleratezze”, una coscienza sopita per  molto ma che esiste. Coscienza è presente solo negli elementi positivi. La mancanza spinge l’uomo al male: singolo si può salvare, o meno: Conte Attilio, Griso, Gertrude e gli uomini di potere.

♦ Il branco: privo di ogni razionalità e di raziocinio, incapace di scegliere,  commettono empietà e violenze ( assalto ai forni, paragonati a elementi atmosferici: gocce che unite formano un temporale). Follia collettiva durante la peste con gli untori: folla mal guidata dai potenti mal capaci di imporre la propria autorità. Manzoni non vede gli umili sotto un’ottica sociale, è

 consapevole che essi non siano in grado di governare, non esiste nessuna rivendicazione sociale e umana. La scelta bene é personale. Umanitarismo, uguaglianza: tutti li di Dio, ma si distinguono i peccatori e non, per scelta personale. Attacca i peccatori: il singolo può meditare e ha la possibilità di correggersi(Renzo) e di redimersi(Innominato). L’autore sceglie gli umili perche’ sono i protagonisti della storia che gli altri non avevano mai preso in considerazione. Negativo in M.: condanna l’uso che la politica fa del potere sempre frainteso perche’ considerato una forza coercitiva che si impone arbitrariamente sul popolo.

Storia:

·        susseguirsi di iniquità, perche’ esiste una forza(il diritto) in nome del quale i piu’ potenti dominano sui piu’ deboli.  Il narratore osserva il ‘600: metafora del male.

·        Non esiste un  miglioramento sociale della folla, ma una maggiore razionalità e un recupero di positività e valori in coloro che governano. E’ una condanna di potere radicale: legalità bandita e l’impunità è organizzata(bravi).

·        Chi governa sono le oligarchie: esercito, clero, artigiani perche’ si riuniscono in corporazioni x sopravvivere. Manzoni auspica che il governo Sabaudo si estenda al Lombardo-Veneto. “La libertà non si può aspettare dagli stranieri”, libertà solo politica.



Gli umili:

  • il ciclo dei vinti sono tutti coloro che vogliono modificare la loro condizione originaria. “ I Malavoglia”:‘Ntoni vuole uscire da Aci per far fortuna, vuole diventare ricco e cerca di andarsene: non accetta i valori di quel mondo.
  • Non partecipano alla storia ma sono a parte: la Sicilia è un mondo a parte, mitico non può essere modificato altrimenti sparisce. La colpa non è della storia. Mondo mitico sfiorato dalla storia: servizio militare, si sfalda. Sicilia non può tollerare.
  • Testimonianza del mondo Siciliano, ma non degli umili: Siciliani vogliono sopravvivere decorosamente. Cambiamento: desiderio di arricchirsi attr. Carico di lupini(pensiero della gente). La gente è maligna, cattiva, pettegola.

  • Quando si sentono le” irrequietudini pel benessere” si è vinti dal progresso, si soccombe. Cambiare= progredire. Legge del progresso concessa a pochissimi a tutti i livelli. Mastr. Don Ges.= vuole cambiare stato da mastro a don, ma non gli è concesso: la lia rifiuta il padre per le caratt. Fisiche (le mani segnate dal lavoro del contadino), La duch. Di Leyra. Uomo visto nel suo cambiamento di desiderio: sconfitta, vinti= tesi evoluzionistica di Darwin.
  • Gli umili sono storditi dall’idea del regime Borbonico, dell’annessione all’Italia: sono preoccupati dal desiderio di libertà, di cambiare davvero la loro situazione, si uccidono i”cappelli”(uomini di potere)
  • Nella sostanza tutto rimane com’è compresi i giochi della politica: la Sicilia non può modificarsi, la politica non ha nessuna volontà. Le folle sono ingannate perche’ pensano alla libertà. Scintilla di una rivoluzione che non c’è mai stata. Sfiducia nella storia, nel cambiamento, nel miglioramento.

IL TEMPO E LO SPAZIO

Le vicende durano circa otto o nove anni ( Alfio Mosca nel quindicesimo modulo dice che erano passati otto anni da quando aveva lasciato Aci Trezza), mentre il tempo del racconto non è omogeneo. Sono frequenti le ellissi e spesso vengono narrate intere giornate. Il ritmo è quindi abbastanza accelerato, frammentario e solo in alcuni punti viene rallentato da piccole riflessioni e descrizioni. L’elemento dominante è la scena e in questi punti tempo del racconto e tempo della storia coincidono. Sono praticamente assenti flashback e anticipazioni. Le indicazioni temporali sono solamente quelle legate alle feste liturgiche e all’alternarsi delle stagioni, elementi tipici che caratterizzano lo scorrere del tempo nella cultura contadina. L’unica data che e evidentemente nel romanzo, dicembre 1863, indica il tempo in cui ‘Ntoni è chiamato a prestare servizio militare, ed è riportata che è un fatto sempre molto importante e coinvolgente per tutto il villaggio, che vive di chiacchiere e pettegolezzi.

Dalla lettura si può determinare il periodo storico in cui ci troviamo, lo stesso stile di vita della gente ce lo dice: le usanze, i loro abiti, i mezzi di trasporto. Esplicitamente però il tempo non è definito, i personaggi del romanzo sembrano essere solo sfiorati dagli avvenimenti storici, che sono poi deformati e visti in maniera diversa, secondo la loro ottica ristretta. Questi provinciali, infatti, si sentono legati solo al loro paese, ma non hanno l’idea di “nazione”, non si sentono coinvolti nella vita pubblica ma guardano i fatti concreti, come il servizio militare obbligatorio, che toglie loro un paio di braccia da lavoro, e l’aumento delle tasse, che leva loro il pane di bocca.Analogamente abbiamo, da una lato, uno spazio geografico preciso, dall’altro questa geografia sfuma in contorni indeterminati, misteriosi, cui spesso si allude con toni di favola popolare. Se passiamo a considerare il paese, ci accorgiamo che il suo spazio sociale è rappresentato in modo circostanziato: nella piazza e sul sagrato si riuniscono gli uomini d’affari, nella farmacia gli intellettuali del paese, nell’osteria gli affaccendati, presso la fontana le donne. E tuttavia manca una rappresentazione minutamente realistica del villaggio; gli interni non vengono mai descritti con precisione.                                                                                                             Sempre a livello spaziale, il romanzo presenta una struttura circolare, caratterizzata dalla due partenze di ‘Ntoni da Aci-Trezza: la prima dettata dalla chiamata al servizio militare, la seconda, che chiude il romanzo, rappresenta la definitiva espulsione dal “nido”. Aci-Trezza indica lo spazio interno,positivo in quanto protettore dei Malavoglia dal desiderio di cambiamento che rappresenta un’infrazione al codice comportamentale della piccola comunità siciliana.Lo spazio interno simboleggia, dunque la coscienza dell’unità familiare come fonte di affetti e sentimenti di amore e solidarietà.Tale coscienza si esprime nei luoghi dotati di un forte significato simbolico del romanzo: la casa del nespolo e la barca dei Malavoglia,la Provvidenza.La prima segna le tappe fondamentali della vita dei Malavoglia e risulta fortemente connotata a livello simbolico:è, infatti, uno spazio protettivo che racchiude tutti quei sentimenti più intimi ed è, dunque, il simbolo dell’unità familiare.Anche la Provvidenza assume connotati simbolici: la barca è una sorta di estensione in mare della casa del nespolo, in quanto anche le donne della casa partecipano attivamente alla preparazione della pesca, condividendone le preoccupazioni.Nettamente contrapposto allo spazio interno di valenza positiva, risulta uno spazio esterno con tutta la sua negatività:fuori dalla cerchia parentale  si delinea un microcosmo acitrezzano caratterizzato da rivolta e pettegolezzi di ogni genere.Ma è soprattutto lo spazio fuori Aci-Trezza che conura una vera e propria autonomia: casa del nespolo vs spazio esterno.Lo spazio esterno si identifica nella smania per il facile arricchimento, esso infatti, è il distacco dai cari e familiari luoghi dell’infanzia. All’interno dello spazio esterno, si delinea facilmente un’opposizione tra positività e negatività.Per quanto concerne il mare, infatti,appare evidente un contrasto tra la positività del mare vicino alla costa e la negatività di quello lontano.Il primo è il mare conosciuto,positivo in quanto fonte di sostentamento primaria della famiglia.Il secondo è negativo in quanto estraneo e contrassegnato dalla volontà di arricchire:non a caso il naufragio della Provvidenza e la morte di Luca nella battaglia di Lissa, hanno luogo in questo spazio.Le due partenze di ‘Ntoni, parallelamente alla struttura spaziale circolare, scandiscono il tempo della storia: la prima nel dicembre del 1863 e la seconda nel 1878.All’interno di un arco di tempo reale di circa 15 anni ricorrono altri elementi che si riferiscono ad avvenimenti storici che coinvolgono la famiglia:il 1866 la battaglia di Lissa in cui muore Luca, e il 1867 il colera, causa della morte di Maruzza.Il rapporto tra tempo della storia e tempo del racconto varia notevolmente conferendo, dunque,differente velocità al racconto:la prima macrosequenza copre circa due anni; la seconda circa un anno e risulta essere la più lenta in quanto distribuisce in sei moduli fatti che avvengono in un solo anno;la terza,infine, che ricopre circa dieci anni e che è la più veloce in quanto si dilata enormemente il tempo della storia.Il tempo tipico del romanzo è scandito sul calendario religioso,ossia quello relativo alle ricorrenze della liturgia cattolica. Il tempo religioso è, dunque, espressione della cultura popolare di tutta la comunità di Aci-Trezza e individua le tappe fondamentali per la dura lotta per la sopravvivenza.      Il tempo e lo spazio di Trezza sono vissuti dall’autore non solo in quanto documenti, ma anche in quanto simboli. Se da un alto sono oggetto di uno studio, dall’altro sono oggetto anche di una mitizzazione, sono le coordinate del luogo del rimpianto e della nostalgia, dei valori di una società ormai minacciata dal progresso, ma ancora capace di sentimenti e di ideali morali. Essi sono, inoltre e soprattutto, coerenti fra loro. Essi costituiscono il cronotopo “idillico” del romanzo familiare che presuppone un’unità organica dei personaggi con il mondo della natura, i valori dell’umanità dei protagonisti, la repressione dell’eros, l’opposizione alla vita meccanizzata della città industriale. Tale cronotopo è continuamente presente nel romanzo, tanto da informare di sé buona parte di esso; tuttavia è sentito anche come espressione di un passato che sta per essere definitivamente travolto dal progresso. È per questa ragione che l’aspetto idillico del romanzo convive sempre con quello realistico: Verga non si fa illusioni e non pone il mondo della camna in alternativa reale e credibile al progresso.

LA LINGUA E LO STILE

Il punto di vista della storia è variabile, attribuibile ad un narratore che spesso è onnisciente, altre volte si immedesima nei vari personaggi, ma che non interviene mai in prima persona. Questa voce che racconta la vicenda è di un narratore nascosto, che in qualche punto (nell’incipit) è esterno, vale a dire che controlla la narrazione e spesso si mostra onnisciente ma non partecipe; più frequentemente è interno, ovvero la sua ottica è interna al racconto, infatti sembra confondersi con i personaggi e appena può lascia la parola ai paesani che descrivono i fatti sotto il loro punto di vista, come quando lascia che siano loro a spiegare la morte di Bastianazzo (pur non conoscendo nei particolari la tragedia, essendo lontani e al sicuro sulla terraferma), senza aggiungere nessuna descrizione o commento personale.

La novità della lingua usata da Verga sta nell’italiano a cui è applicata la sintassi dialettale siciliana, per poter rendere con maggiore efficacia una descrizione di quella gente, per rappresentare il mondo dei pescatori da vicino.

Viene usato molto il discorso indiretto libero per rendere maggiore immediatezza nei dialoghi, proprio come se il lettore potesse sentire parlare i personaggi, inoltre le similitudini popolari e i frequentissimi proverbi servono a rafforzare la posizione interna del narratore, che tende a diventare uno di loro. Spesso viene inserito un che, che non è corretto in italiano, ma conferisce un tono più comune e di maggior effetto alla narrazione; altre volte i pronomi sono in più, ma anche questi rispecchiano la parlata popolare.

Durante la narrazione Verga non esprime mai esplicitamente i propri giudizi ,ma essi sono comunque percepibili.

Tutto ne I Malavoglia è raccontato in modo naturale, scarno, asciutto, con le espressioni tipiche dei personaggi, senza retorica , senza qualche tocco d’ironia.Verga vuole farci trovare davanti il romanzo con l’immediatezza di una realtà che contiene in se stessa il suo significato, utilizzando un lessico sostanzialmente italiano, inserendo diverse locuzioni dialettali tipiche del parlato.

La lettura è semplice e scorrevole salvo il continuo uso di note a piè di ina per le locuzioni popolari. Ogni personaggio nella storia ha il suo nomignolo e i suoi connotati che lo distinguono, appena egli si fa sulla scena. Verga si astiene volutamente da ogni commento e non entra affatto nei personaggi. Non fa inoltre nessun minimo sforzo per spiegare la mentalità delle sue creature.

La voce che racconta la vicenda è di un narratore nascosto, che in qualche punto (nell’incipit) è esterno, vale a dire che controlla la narrazione e spesso si mostra onnisciente ma non partecipe; più frequentemente è interno, ovvero la sua ottica è interna al racconto, infatti sembra confondersi con i personaggi e appena può lascia la parola ai paesani che descrivono i fatti sotto il loro punto di vista, senza aggiungere nessuna descrizione o commento personale.

La novità della lingua usata da Verga sta nell’italiano a cui è applicata la sintassi dialettale siciliana, per poter rendere con maggiore efficacia una descrizione di quella gente, per rappresentare il mondo dei pescatori da vicino. Non fa ricorso al dialetto, ma impiega un italiano parlato, così come lo parlano i siciliani dotati di una certa cultura: si tratta dunque di un parlato capace di conservare le sfumature sintattiche e talora anche lessicali del dialetto. Verga inventa così una sintassi particolare in cui si avverte di continuo l’eco e quasi la gesticolazione del parlato: per esempio, fa spesso ricorso a un “che” che corrisponde al siciliano “ca” e che ha valore di congiunzione ora casuale, ora consecutiva, ora temporale, ora concessiva. 

Viene usato molto il discorso indiretto libero per rendere maggiore immediatezza nei dialoghi, proprio come se il lettore potesse sentire parlare i personaggi, inoltre le similitudini popolari e i frequentissimi proverbi servono a rafforzare la posizione interna del narratore, che tende a diventare uno di loro.

Attraverso questi artifici Verga intende adottare, per tutta la narrazione, un’ottica nuova, quella di un narratore popolare o di una comunità di narratori popolari. In tale modo, però, il punto di vista della voce narrante non coincide ovviamente con quello dell’autore. Quest’ultimo di fatto sparisce regredendo in un narratore incolto o primitivo. Proprio lo scarto fra il punto di vista della voce narrante e il punto di vista dell’autore è alla base dell’artificio di straniamento. Quello della voce narrante riflette largamente l’ottica stravolta, cinica e maligna di un mondo capovolto. Questo mondo purtroppo è senza reali alternative. Di qui l’impressione di malinconia soffocante, di una grande tristezza e di una grande impotenza che pervadono l’opera.

 

 






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