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LE ULTIME LETTERE DI JACOPO ORTIS

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-LE ULTIME LETTERE DI JACOPO ORTIS-

La prima opera importante del Foscolo. Una prima redazione dell’ortis fu parzialmente stampata dal giovane F. a Bologna, nel 1798, ma restò interrotta per le vicende belliche. Lo stampatore per poter vendere il libro lo fece concludere da un certo Angelo Sassoli.

Il romanzo fu ripreso da F. e pubblicato, con profondi mutamenti nel 1802. Ritornò su di esso, durante l’esilio, ristampandolo nel 1816 a Zurigo e nel 1817 a Londra. L’Ortis è un’opera giovanile, ma anche un’opera che F. sentì come centrale nella sua esperienza, se vi ritornò a più riprese a distanza di anni.

Si tratta di un romanzo epistolare, una forma di narrativa che aveva goduto di larga fortuna nel 700 europeo: il racconto si costituisce attraverso una serie di lettere che il protagonista scrive all’amico Lorenzo Alderani.

Il modello a cui Foscolo guarda è soprattutto “I DOLORI DEL GIOVANE WERTHER” DI Ghoethe anche se non è trascurare l’influsso della NUOVA ELOISA di Rousseau.

La vicenda:

Jacopo è un giovane patriota, che dopo la cessione di Venezia all’Austria con il trattato di Campoformio, si rifugiò sui colli Euganei per sfuggire alle persecuzioni. Qui si innamora di teresa, ma il suo amore è impossibile, perché è promessa ad Odoardo, che è l’esatta antitesi di Jacopo, uomo gretto e prosaico, freddo e razionale. La disperazione amorosa e politica spinge Jacopo ad un pellegrinaggio per l’Italia. La notizia del matrimonio di Teresa lo riporta nel Veneto dove rivede per l’ultima volta la fanciulla amata, si reca a visitare la madre, poi si uccide.



Differenze tra Jacopo Ortis e il giovane Werther

jacopo

werther

Il dramma: la mancanza, il non avere una patria, un tessuto sociale e politico degno di questo nome entro cui inserirsi.

Il dramma: non potersi identificare con la sua classe di provenienza: la sua superiore sensibilità del giovane artista sono respinti dal giovane borghese, che si fonda sulla razionalità

Scritto dopo la rivoluzione

Scritto prima della rivoluzione

L’italia dell’età napoleonica, con i suoi tumultuosi rivolgimenti e il delinearsi del nuovo regime oppressivo del “tiranno” straniero

Dietro W. C’è la Germania dell’assolutismo, caratterizzarta dal dominio sociale dell’aristocrazia

Disperazione che nasce dalla delusione rivoluzionaria, dal vedere tradite tutte le speranze patriottiche e democratiche, dal vedere la libertà finire in tirannide.

Disperazione che nasce dal sentire il bisogno di un mondo diverso

L’unica via che si offre ad Ortis per uscire da una situazione negativa, al tempo stesso insostenibile e immodificabile è la morte, intesa come distruzione totale e nulla  eterno

Pur nascendo da una situazione così disperata e pur approdando ad una conclusione negativa, l’Ortis non è un’opera nichilistica. Al suo interno si trovano dei valori che possono permettere di superare il vicolo cieco della storia: la famiglia, gli affetti, la tradizione culturale italiana, l’eredità classica, la poesia.

Il modello è sia Goethe, Rousseau ma ma fonda l’ideologia alfieriana con i temi romantici (combattimento interiore).

L’ortis presenta un tema che anticipa il Risorgimento e cioè la mancanza di una patria. Il piano privato si fonda con quello politico.

È ossessionato dall’idea di essere sepolto in una terra straniera e l’unico modo di uscire da questo è il suicidio. Foscolo aveva della morte un’idea materialistica per lui era il nulla eterno.

Nel Foscolo c’è un desiderio di valori assoluti (la patria, l’amore, la famiglia) ma nache una tensione distruttiva (il suicidio).

L’ortis riflette il poeta, Jacopo è Foscolo. Foscolo avrebbe voluto suicidarsi ma non approdò a quella idea ma fece morire Jacopo.

Il suicidio di Jacopo è la sublimazione del desiderio di quello che voleva fare Foscolo (prelude il romanticismo –tormento interiore-).

C’è l’influsso dell’alfieri, lo scontro tra l’io che sogna grandi ideali e la realtà presente, gretta, mediocre, cattiva, ma sia Jacopo che Foscolo non possono essere personaggi alfieriani perché J. è attaccato alla realtà, quindi quel suo tentativo di attaccamento all’io rimane all’interno. La realtà lo ostacola e c’è lo scontro tra l’ideale (quello che lui vorrebbe) e la realtà (una società cattiva, mediocre).

Non può essere che Saul che si uccide sulla sua spada, Foscolo invece vorrebbe uccidersi ma non c’è l’assolutezza del gesto.

Jacopo è sconfitto e il risultato è l’impossibilità di ogni iniziativa  eroica. Jacopo vorrebbe ma non può essere un eroe. C’è in nichilismo, un annientamento, c’è la perdita della fede nel progresso, nella ragione e nella storia.

Il cuore dell’ortis è che l’uomo è schiacciato dalla negatività della storia (dai francesi e dagli austriaci) e dalla natura ( è insensibile, è una forza che si conserva solo distruggendo i singoli esseri –leopardi-).

L’uomo può resistere l’annientamento della natura solo attraverso l’amicizia.

La forma è lontana dal classicismo. C’è la paratassi ( la coordinazione) che rende un tormento interiore e la ricerca del sublime.

C’è molta retorica, l’ortis si avvicina molto ad un testo tragico teatrale, ci sono riflessioni filosofico-politico, tanti latinismi e ure retoriche.

Il tema è contemporaneo (ANTICIPA IL ROMANTICISMO) ma la forma è classica anche se non cè la serenità che c’era nell’Ariosto.




LETTERA DA VENTIMIGLIA: LA STORIA E LA NATURA (2° PARTE)

Nella prima parte c’è una giustificazione sul suicidio che Jacopo Ortis compirà.

1° macrosequenza:

c’è una sequenza descrittiva. La descrizione che fa del luogo è molto bella.

C’è una forte potenza visiva, e anche forte potenzialità teatrale. Foscolo è anche autore di tragedie infatti qui c’è uno scenario desolato (arido, duro) che fa da fondo alla tragedia.

Il paesaggio è la proiezione dello stato d’animo, questo anticipa i temi romantici. Rende concreto lo stato d’animo interiore, un animo tormentato, teso verso un’ansia tragica.

La sintassi è franta, andamento paratattico e anche quando le frasi sono secche, aspre, interrotte, riproduce lo stato d’animo dell’autore.

La natura è solitaria, padrona e minacciosa (1° sinestesia).

2° macrosequenza: Foscolo/Jacopo riflette sulla realtà italiana. L’italia è sottomessa allo straniero, sembra che gli italiani non abbiano più la memoria della grandezza del passato.

Sembra un monologo tragico, c’è una forte potenzialità teatrale nel testo, potrebbe essere benissimo un testo tragico, c’è il pathos.

Centralità della parola Sepolcri: per il F. è sacro, è la memoria oltre la morte, importante per tutti e due ma specialmente per il vivo (prelude il romanticismo)

3° macrosequenza: prosegue il monologo. È una riflessione sulla storia universale, è un vero e proprio excursus sulla storia.

Ascendente petrarchesco: vede l’italia e si rattrista e poi dice perché sta male se tutta la storia si basa su morti, è la storia che si ripete.

La tragedia sta per arrivare all’Achmè. Visioni negative della storia realizzata da immagini forti.

NELLA massima: LA TERRA è UNA FORESTA DI BELVE” si vede la visione negativa del mondo.

Jacopo assomiglia ad un personaggio alfieriano, anche se il personaggio di alfieri è un eroe anche nella negatività, ma J. non lo può essere perché è schiacciato dalla storia. Il personaggio di Alfieri per esempio Saul si oppone alla storia, si uccide con la spada e Antigone preferisce morire. Jacopo invece arriverà alla morte ma sempre attraverso la storia.

4° macrosequenza:  Jacopo riflette sulla virtù e sulla giustizia e fa una riflessione: la virtù e la giustizia è una maschera della violenza (per chi riesce ad imporsi uno sopra l’altro, arrivano a legittimare la sopraffazione).

C’è anche una proposta e cioè l’esigenza di uno stato nuovo in cui la politica, la moralità possono coesistere. Ugualmente negativo è il parere sulla religione che ha una funzione puramente consolatrice. Foscolo dice che la religione come la virtù e la ragione giustifica la violenza.

Foscolo ha una concezione materialistica che si riallaccia alla concezione illuministica della religione.

L’unica virtù che conta per F. è la composizione che è una virtù disinteressante, la solidarietà tra tutti gli altri uomini; solo se sono solidali è possibile avere la civiltà.

I veri valori:

·        Il culto della virtù

·        Il culto della tomba

·        Il valore della poesia

·        L’amore della patria

5° macrosequenza: tratta il tema della patria. Solo nella patria tra gli affetti dei luoghi cari si coltiva la vera virtù.

È inutile fuggire perché da tutte le parti ci sono i morti e quindi le guerre e allora è meglio affrontarle in patria. Se uno muore in patria, può esserci qualcuno che viene a piangerlo nella tomba. Quando c’è bisogno di aiuto non bisogna prostrarsi a Dio (non esiste) ma alle mura domestiche (il culto dei propri cari).

Concezione materialistica

6° macrosequenza: anticipa un tema che tornerà in leopardi. L’invettiva contro la natura. Essa è crudele e indifferente. Essa sembra quasi sbeffeggiare l’uomo perché concede all’uomo della ragione ma non gli da il mezzo per alleviare le preoccupazioni (idea del romanticismo).

7° macrosequenza: mostra un quadro tragico: visione negativa della natura. L’unico valore che rimane è la patria dove non è possibile sfuggire al dolore ma può essere alleviato. Come sfuggire dalla mediocrità della storia? Con il suicidio. Il suicidio in una visione tragica, sarebbe l’unico modo per purificarsi (catarsi). L’unica soluzione è la morte che per lui è il nulla eterno.






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