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La guerra ai civili. La scelta ideologica-politica del nazifascismo di considerare la popolazione civile come nemica, elemento caratterizzante della s

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“La guerra ai civili. La scelta ideologica-politica del nazifascismo di considerare la popolazione civile come nemica, elemento caratterizzante della seconda guerra mondiale  e della resistenza, a Casteldebole, nel bolognese, in Italia, in Europa.”


Prima di affrontare il tema della scelta ideologica-politica del nazifascismo nei confronti dei civili, è necessario spiegare, ma soprattutto capire il motivo che ha scatenato la violenta e vendicativa guerra contro di loro. In primo luogo c’è il timore e la paura, che diventerà poi un’ossessione, dei nazifascisti di una rivolta antidittatoriale; infatti, per l’eccidio di Marzabotto non si può parlare neanche di rappresaglia: qui la brutale ferocia nazista si sfoga contro vecchi, donne e bambini, perché questa è stata la giustificazione : “Tutta Marzabotto era partigiana”. In questa strage si percepisce come i tedeschi siano animati dal desiderio di distruggere il “tessuto sociale” che combatteva a fianco dei partigiani per la libertà.



La strage cominciò all’alba del 28 settembre 1944. I tedeschi, dotati di carri armati, artiglierie e lanciafiamme, decisero di attaccare a fondo la Brigata Partigiana “Stella Rossa” e prima di prendere contatto con gli uomini del ”Lupo”, assalirono il paese.

I repubblichini del luogo e quelli a capo della provincia da tempo avevano reso edotto il comando tedesco, con dettagliate relazioni, che tutta Marzabotto era partigiana, che i partigiani della “Stella Rossa” erano forti, perché sorretti dalla solidarietà di tutti gli abitanti della zona. Durante il panico causato dal rumore dei primi spari, il parroco placò gli animi facendo recitare preghiere a tutti gli abitanti. I tedeschi lo freddarono subito assieme ad una donna paralizzata. In tutto i morti furono circa duemila; fu una strage cruenta e spietata di anziani, donne e bambini, innocenti e inermi.

Non solo nel Bolognese, ma in tutta Italia ci fu una partecipazione attiva alla Resistenza .Si dà questo nome al periodo che va dall’8 Settembre 1943 al 25 Aprile 1945 e che vide la lotta armata degli Italiani contro il Fascismo che aveva costituito nell’Italia del Nord un nuovo governo, la cosiddetta Repubblica Sociale Italiana. A rigore, però, questo periodo non è tutta la Resistenza, ma solo la parte conclusiva:la Resistenza era iniziata molto tempo prima, era nata cioè sin da quando il Fascismo si era impadronito del potere. Fu una coraggiosa, lunga e tragica lotta: da un lato la dittatura fascista, cioè il potere, con violenza e arbitrio come unica legge e dall’altra i movimenti antifascisti che volevano un’Italia libera e democratica.

Eccone un esempio.

Muoio per l’Italia

Achille Barilati, di 22 anni, tenente, di complemento di artiglieria, di cui riportiamo l’ultima lettera alla madre, organizzò dopo l’8 Settembre formazioni partigiane nel maceratese. Catturato nel Marzo del ’44 e sottoposto ad interrogatorio da un ufficiale tedesco ed uno fascista fu fucilato senza processo la sera del 23 Marzo 1944. Medaglia d’oro al valor militare.

Mamma adorata,

 quando riceverai la presente sarai già straziata dal dolore. Mamma, muoio fucilato per la mia idea. Non vergognarti di tuo lio, ma sii fiera di lui. Non piangere mamma; il mio sangue non si verserà invano e l’Italia sarà di nuovo grande. Da tu sai chi potrai avere i particolari  dei miei ultimi giorni. Addio Mamma, addio Papà, addio Marisa e tutti i miei cari; muoio per l’Italia. Ricordatevi della donna che ho tanto amato. Ci rivedremo nella gloria celeste.

Achille.

L'ultimo conflitto mondiale fu caratterizzato dal fenomeno della Resistenza in molti paesi europei. La macchina bellica tedesca, che aveva polverizzato gli eserciti europei, fu tuttavia costretta ad affrontare ovunque importanti gruppi di resistenti armati, pronti ad una guerra fino all'ultimo sangue.

Questo vastissimo movimento antinazista nacque dalla brutale politica instaurata dagli occupanti. Pertanto, inizialmente, i gruppi di partigiani europei non avevano alcun collegamento, nemmeno nel proprio paese. Il primo centro propulsore dei primi nuclei organizzati dalla resistenza europea fu Londra, ove il S.O.E. (Secret Operations Executive) cercò di raccogliere e di potenziare l'attività di quadri militari legittimisti della Polonia, del Belgio e della Francia, operando, però, in modo da mantenerli rigorosamente entro i vecchi limiti dello spionaggio e del sabotaggio, e mirando soprattutto a creare alle spalle del nemico una schiera di esperti nella lotta clandestina, non prevedendo una più larga partecipazione popolare.

Un primo mutamento qualitativo nella struttura della Resistenza si verificò in occasione dell'invasione della Grecia e della Jugoslavia dove la reazione popolare fu vasta ed immediata ed il clima generale diventò subito incandescente. In Belgio, il Borgomastro di Bruxelles fornì uno dei primi e più clamorosi esempi di disobbedienza civile agli ordini dei tedeschi. Anche se divisa e profondamente diversa in tutta Europa si levava un unico grido: “Calma, coraggio e fiducia”.

La Resistenza è stata fondamentale per la liberazione dell’ Italia; ma ancora oggi c’e gente che considera i partigiani come criminali e delinquenti. Secondo questa irragionevole opinione i partigiani si sarebbero dovuti arrendere senza ribellarsi e restando inermi a guardare la distruzione dell’Italia e del popolo italiano. I tedeschi per scoraggiare l’azione partigiana, imposero una dura legge di guerra: “A ogni tedesco ucciso corrispondevano dieci italiani fucilati.”, ma i partigiani continuarono imperturbabili la loro valorosa ed eroica azione di guerriglia. Ma i partigiani non agirono irresponsabilmente senza curarsi delle conseguenze sulla popolazione indifesa, infatti la ricaduta dell’azione, del sabotaggio doveva causare il minor danno possibile sui civili. Con questi i  partigiani instaurarono rapporti di amicizia, di collaborazione, di informazione e di fiducia chiedendo l’appoggio ed il contributo attivo dei civili anche se a caro prezzo, fino a rischiare la propria vita. Senza l’appoggio della popolazione non sarebbero potuti esistere i partigiani. Le donne, con il ruolo di staffette, diedero un appoggio fondamentale alla Resistenza portando viveri ed armi ai combattenti. Proprio i partigiani dovrebbero essere considerati degli eroi, perché hanno permesso il futuro democratico della nostra nazione. Con il sangue dei partigiani è stata scritta la Costituzione, il fondamentale documento dello stato senza il quale non ci sarebbero né diritti né libertà. I partigiani non pensarono al proprio futuro, bensì al futuro di un’Italia liberata.La Resistenza non fu soltanto uno sforzo eroico per liberare la patria da i carnefici fu anche un impegno costruttivo per lavorare pacificamente alla conquista di una vera democrazia. Tra i morti della Resistenza vi erano seguaci di tutte le fedi: ognuno aveva il suo Dio, ognuno aveva il suo credo e parlavano lingue diverse: eppure nella libertà e nella dignità umana, si sentivano fratelli del padre: e quando si trattò di difendere questi beni, ognuno fu pronto nonostante la diversità di fede e di nazione, a sacrificarsi per il fratello. Essi morirono per far abbattere il totalitarismo che distrugge la dignità della persona, quella dignità che si esprime nella libertà di pensiero.Purtroppo dopo sessant’ anni c’è ancora chi in Italia non riconosce alla Resistenza il merito di aver aperto la strada alla Costituzione e alla nascita di un nuovo Stato democratico, anzi condanna le azioni di guerriglia partigiana, ritenendole, responsabili delle rappresaglie compiute dai nazifascisti a discapito della popolazione civile.




Vogliamo concludere il nostro lavoro con una viva riflessione del celebre autore Piero Calamandrei:-I ragazzi delle scuole imparano chi fu Orazio Coclite o Muzio Scevola, ma non sanno chi furono i fratelli Cervi. Non sanno chi fu quel giovinetto della Lunigiana che, crocifisso su una porta perché non  voleva rivelare i nomi dei comni, rispose:<Li conoscerete quando verranno a vendicarmi>, e altro non disse. Non sanno chi fu quel vecchio contadino che, vedendo dal suo campo i Tedeschi che si preparavano a fucilare un gruppo di giovani partigiani trovati nascosti in un fienile, lasciò la sua vanga tra le zolle e si fece avanti dicendo:<Sono io che li ho nascosti (non era vero): fucilate me che sono vecchio e lasciate la vita a questi ragazzi>. Non sanno come si chiama colui che in prigionia, temendo di non resistere alla tortura, si tagliò le corde vocali con una lametta da rasoio per non parlare: e non parlò.

Non sanno come si chiamava quell’adolescente che condotto alla fucilazione, si rivolse all’improvviso verso uno dei soldati fascisti che stavano per fucilarlo, e lo baciò con un sorriso fraterno, dicendogli:< Muoio anche per te: viva l’Italia  libera!>.

Luca Baldelli

Leonardo Franchi

Diana Teggi

Classe 3° F   A.S. 2005/2006

Scuola Media Statale F.M.Zanotti Bologna






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