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Mattia Pascal davanti allo specchio

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Mattia Pascal davanti allo specchio


Nel romanzo "Il fu Mattia Pascal" il protagonista si trova davanti ad uno specchio it tre situazioni diverse.

Nel modulo intitolato Maturazione vediamo per la prima volta Mattia Pascal davanti allo specchio dopo una furiosa lite familiare, causata da rapporti molto tesi con la moglie e la suocera. Alla fine della lite Mattia Pascal ha la percezione di star vivendo una situazione sia comica che tragica. Infatti la sua prima reazione è quella di ridere, perché per la prima volta coglie la comicità della tragedia della sua vita, vede il lato umoristico della sua triste situazione. Tragicità e comicità sono mescolate come sono mescolati i graffi e le lacrime per il ridere sul suo viso. Questa prima volta davanti allo specchio segna l'inizio della maturazione psicologica del protagonista, della presa di coscienza della sua identità. Nello specchio cerca di vedere meglio ciò che è stato capace di intravedere da solo. In esso trova non solo la conferma che cercava: "erano lagrime; ma ero anche sgraffiato bene", ma ha anche la possibilità di osservare il suo occhio strabico. Il suo occhio gli suggerisce l'idea della fuga dalla sua identità, perché adesso, piú che mai, si mette a guardare in un'altra direzione.



La funzione dello specchio in questo caso è quella di innescare il meccanismo dell'autoriflessione nel personaggio, che finora ha vissuto la sua vita come una tragedia, senza coglierne il lato comico, e quindi gli permette di maturare psicologicamente.

Nel modulo Adriano Meis il protagonista si ritrova davanti ad uno specchio per la seconda volta. E' il momento in cui cambia identità: abbandonato il nome di Mattia Pascal, sceglie il nuovo nome di Adriano Meis e va in una barberia a farsi dare un nuovo aspetto. Questa volta il protagonista mostra un certo imbarazzo di fronte allo specchio, perché conoscerà la sua nuova identità proprio guardandosi in esso. L'aspetto della sua nuova identità non è ancora deciso e definito prima che il barbiere abbia finito il suo lavoro. E quindi finché non guarda nello specchio non sa bene chi è: non è piú Mattia Pascal, ma non è ancora Adriano Meis, anche se si è già dato questo nome. Quando finalmente si decide a guardare nello specchio, la sua attenzione è subito attratta non dal suo nuovo aspetto, bensì da quello che resta ancora della sua vecchia identità, cioè l'occhio strabico. Adriano Meis si sente quasi tradito e prova perfino odio per quell'occhio: "rimarrà sempre suo nella mia nuova faccia!"

La funzione dello specchio in questo momento è quella di sottolineare la natura della nuova personalità del personaggio, rivelando però che Mattia Pascal non è morto davvero, non del tutto.

La terza volta in cui il protagonista si trova davanti allo specchio è descritta nel modulo L'occhio e Papiano. Adriano Meis è spaventato perché Papiano, uno dei suoi padroni di casa, una sera invita lo snolo che il protagonista aveva conosciuto a Monte Carlo quando era ancora Mattia Pascal. La paura di esser riconosciuto come Mattia Pascal lo porta per ben due volte davanti allo specchio. In questo caso la funzione dello specchio è ancora una volta quella di dare una possibilità al personaggio di mettersi a confronto con se stesso. Egli guarda se stesso come Adriano Meis, ma nell'immagine che lo specchio gli offre vede ancora una volta l'occhio di Mattia Pascal, ed ha paura di essere riconosciuto: "Mi guardai. Ah, quell'occhio maledetto! Forse per esso colui mi avrebbe riconosciuto!" Lo specchio ha la funzione, da un lato, di sottolineare il fatto che il cambiamento dell'identità non è perfetto, e dall'altro di renderne consapevole lo stesso personaggio.

Le funzioni dello specchio sono dunque molteplici. Lo specchio consente all'uomo di guardarsi, di fermare il flusso della sua vita nella forma dell'immagine riflessa. Se, da un lato, a questa capacità della coscienza Pirandello riconosce un valore positivo, in quanto essa consente, come si è visto per la maturazione di Mattia Pascal, di raggiungere un livello di autocoscienza maggiore; dall'altro essa è considerata da Pirandello la causa per cui l'uomo è destinato ad un'esistenza tormentata. Il personaggio pirandelliano, infatti, combatte sempre contro la duplicità di vita e morte, flusso e forma.





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