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NIETZSCHE, ALDO PALAZZESCHI, OSCAR WILDE, LA TEORIA DELL EVOLUZIONE

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NIETZSCHE


La filosofia di N rappresenta la più grande invettiva contro il cristianesimo e la morale cristiana che la società occidentale abbia mai visto. Ma N non si limitò a una critica vuota e distruttiva, egli infatti propose una sua morale fondata sul principio della trasvalutazione di tutti i valori.

La morale cristiana per N è stata sempre considerata un fatto autoimposto che essendo dettata dalla classe dirigente, il clero, aveva sempre coperto il sospetto che su di essa potesse esserci qlcs di discutibile. Essa si fonda su due principi evidentemente erronei: il conoscimento a prori di ciò che è bene e di ciò che è male, e il "castratismo" un termine introdotto da N per designare l'atteggiamento della società di non sapersi dare una misura nelle cose peccaminose con una conseguente eliminazione netta o un eccesso di queste cose. N però non fu affatto antispirituale o immorale, ma anzi egli introdusse la sua morale, la tdtiv, fondata su un principio vero per certo, la volontà di potenza, che non è altro che il naturale abbandono alla pulsione vitale che ci tiene in vita. La morale  di N è una morale per la terra, non come quella cristiana che invece si sposta verso una meta ultraterrena. La volontà di potenza è quindi un' esaltazione della libertà umana che anche celebra l'uomo per la sua stessa magnificenza. La volontà è quindi qlcs di indefinito e multiforme, quindi per N non esisteranno dei valori morali accettabili in ogni periodo della storia dell'uomo ma essi devono essere cangianti e devono essere riformulati e rinnovati. Per N comunque esiste una dimensione della realtà dove la volontà di potenza si afferma, anche se non dettata da una legge morale, e questa è l'arte; l'arte libera e redime il mondo dalla preoccupazione e dai pesi della vecchia morale. Il compito di convertire l'uomo ad una nuova morale è affidato all Oltreuomo, che non è un individuo invincibile e fisicamente superiore come avevano interpretato i nazisti, ma è l'uomo che sa che il suo destino è legato con quello del mondo in cui vive. La scelta linguistica operata da N per la divulgazione del proprio pernsiero è quella aforistica, costituita cioè da massime e da frasi secche e dirette che talvolta risultano enigmatiche. La riflessione operata da N sul linguaggio è analoga a quella fatta da tutti i decadenti, il messaggio deve essere interpretato piuttosto che oggettivamente compreso, interpretato per svelare i suoi reali significati, che possono anche essere impliciti, e per liberare i suoi significati latenti.





ALDO PALAZZESCHI


Palazzeschi rompe con tutte le tradizioni ottocentesche. Egli è alla costante ricerca di un verso agile e semplice, ispirato senza dubbio dalla musicalità del Pascoli. La sua catalogazione è difficile, infatti questo autore fu futurista e avanguardista ma anche naturalista e simbolista, egli si immedesima nella sua creazione più celebre, Perelà, un uomo fatto di fumo, sfuggevole, immateriale, elemento di discontinuità nella realtà razionale. Palazzeschi si spoglia quindi di tutta la retorica dell' arte contemporanea, dedicandosi interamente alla letteratura d'avanguardia. Ma al simbolismo preferisce un tipo di scrittura chiara limpida, forse sommessa e disadorna (ispirata in questo senso dalla stagione crepuscolare alla quale egli stesso pure aderì), ma vivace e carica di colori e suoni. Nelle sue poesie vi è un linguaggio musicale, spensierato e talvolta insensato (o troppo sensato), che ironizza su tutto e su se stesso.


OSCAR WILDE


Many misconceptions exist about Oscar Wilde. His ideas were not always new - he was influenced by the great Greeks, Plato and Aristotle, but also by Kant, Hegel. But still we can call him an original thinker, because he had a way of giving new life to an idea once he had annexed it. This power to give an entirely new, wildean interpretation to ideas, is the essence of Wilde's genius. Wilde was not very enthousiastic about morality, virtues and the like. In the Victorian era so many things were forbidden that it became very tempting to break the rules. Wilde valued freedom highly, and he felt that the rigidity of Victorian society put serious limits to the development of his own personality.  He, so, came to the conclusion that sin and crime (or: things forbidden by society rules) are essential if you want to progress as an individual. The Victorian critics condemned Wilde's works as immoral. The form of expressing which was prefferred by Wilde became the aphorism, which was an enough sharp way to express his own wit. In his aphorisms Wilde confronts society with its own hypocrisy: 'It is the spectator, and not life, that art really mirrors'. Wilde took as his motto the principle of Art for Art's sake, which meant that art was separated from ethics. When he writes that 'all art is quite useless', he refers to the fact that it carries no moralistic message. Art is, instead, a beautiful creation that provokes an impression in the individual, and these impressions help to develop the personality and the perception of Beauty.



LA TEORIA DELL EVOLUZIONE


La teoria sull'evouzione delle specie, proposta in una prima versione da Darwin nel suo capolavoro "Saggio sull'origine delle specie" nel 1859, scosse profondamente le fondamenta non solo della biologia, ma dell'intera società ottocentesca cristiana, tanto che il suo impatto con questa fu senza dubbio non minore di quello della teoria copernicana. La teoria si fonda sul principio che ogni specie proviene da una specie originaria che a sua volta proveniva da una ancora più remota. Il passaggio da una specie all'altra è determinato, secondo Darwin, da tre fattori: la lotta per l'esistenza, la selezione naturale e la trasmissione ereditaria delle variazioni più favorevoli. Darwin provò questa sua teoria durante un viaggio alle isole Galaos, dove verificò che le diverse specie di uccelli che popolavano quelle isole provenivano tutti da una specie originaria, ma avevano sviluppato dei caratteri che non mettessero ciascun ramo dell'evoluzione di questi animali in competizione l'uno con l'altro per le sopravvivenza.

I punti di maggiore debolezza della teoria darwiniana erano rappresentati  dall'ereditarietà dei caratteri, e dall'uomo. Al tempo della teoria dell'evoluzione infatti l'ereditarietà genetica dei caratteri non era ancora stata provata, ed era convinzione comune tra gli scienziati di allora che alcuni caratteri, come il gusto per un alimento invece di un altro, potessero essere trasmessi direttamente da una generazione all'altra. La teoria evoluzionistica poi non parlava dei tempi dell'evoluzione che in realtà sono millenari e i risultati di un passaggio da una specie all'altra non possono evidentemente essere apprezzati da una generazione all'altra perciò, nonostante Darwin avesse visto giusto, questa teoria fu terribilmente fraintesa.

Un altro punto debole della teoria fu l'uomo: Darwin non aveva il coraggio di scontrarsi così frontalmente con 1800 anni di cultura cristiana, motivo per cui nel suo secondo libro , L'origine dell'uomo, chiarì che l'uomo è anche soggetto alle leggi dell'evoluzione ma è anche una specie superiore. Darwin si dimostrò quindi agnostico nei confronti della creazione divina del mondo, lasciando così piede libero a coloro che vollero credere che queste due teorie non fossero in contraddizione l'una con l'altra.

Da un'altra prospettiva invece la teoria di Darwin fu fraintesa nel senso che essa fu abusata; è il caso del filosofo inglese Spencer che dichiarò che anche la società in cui viviamo è soggetta alle leggi evoluzionistiche




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