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PISA

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PISA

Situata in una vasta pianura alluvionale (4 metri sul livello del mare) a pochi chilometri dalla costa tirrenica, Pisa (c.a 92.000 ab.) si distende sulle due rive del fiume Arno. Tra i maggiori centri culturali d’Italia, Pisa conserva un ricco patrimonio artistico, originale rielaborazione medievale di influenze islamiche, lombarde e locali. Capoluogo di provincia della Toscana e sede arcivescovile, la città è oggi un prestigioso centro universitario e di ricerca, con un’economia prevalentemente rivolta al terziario (informatica, turismo, servizi) cui si affiancano l’industria tessile, vetraria, chimico-farmaceutica, meccanica.

La storia

Centro etrusco di mediazione tra le rotte dell’area tirrenica e l’entroterra, Pisa divenne nel I sec. a.c. un importante municipio e porto romano; nell’alto medioevo il suo abitato si sviluppò in relazione al peculiare ruolo di porto fluviale. Datosi uno statuto di libero Comune, Pisa conobbe il suo massimo splendore nel XII sec., quando si affermò nel mar Tirreno come Repubblica Marinara; già da quest’epoca, però, la rivalità con le città vicine (Lucca, Firenze e Genova).dette inizio alla decadenza politica della città, alimentata dalle lotte intestine tra i vari ceti. Le fu fatale la sconfitta patita contro Genova alla Meloria, nel 1284. Dopo un periodo di alterne signorie, la città ricominciò a godere un’epoca di relativo benessere sotto il dominio dei Medici (dal sec. XV) e poi dei Lorena (XIX sec.), durante il governo dei quali si affermò come importante centro culturale e beneficiò di grandi opere pubbliche. Nel 1860 un plebiscito approvò l’annessione di Pisa al Regno d’Italia.



Le cose da vedere

Piazza del Duomo

Altrimenti detta “Campo dei Miracoli” per le straordinarie bellezze monumentali che caratterizzano il vasto spazio verde, è il più grande complesso architettonico dell’Europa romanica, in un sito appartato rispetto al centro urbano, destinato al culto già in età etrusca. La visita non può che iniziare dalla celebre Torre pendente, il singolare campanile del Duomo, rinomato certamente per la caratteristica inclinazione, ma anche per la bellezza della sua struttura architettonica. Iniziato nel 1173 (secondo la tradizione da Bonanno), rimase interrotto al terzo piano a causa di un cedimento del terreno. Nonostante questo cedimento, i lavori furono portati a termine (nel XIV sec., quando la pendenza era già di ben 143 cm.) con l’aggiunta di altri tre piani e della Cella Campanaria. La torre è alta circa 56 metri ed inclinata di 4 rispetto alla verticale. A pianta circolare e interamente rivestita di marmo bianco, presenta all’interno una scala a spirale di 294 scalini, oggi non accessibile.

La Torre si trova dietro il Duomo, ritenuto la maggiore espressione del romanico pisano, mirabile fusione di elementi classici, bizantini, arabi e nordici. Fu iniziato da Buscheto nel 1064 e completato da Rainaldo nel sec. XII. La facciata in calcare bianco si articola in un ordine inferiore ad archi ed in quattro ordini superiori di loggette, impreziosite da tarsie e sculture; sui portali in bronzo del XVII sec. sono incise a bassorilievo le storie della Vergine e di Cristo; sul lato prospiciente il campanile, si apre la porta di San Ranieri con ante bronzee fuse nel 1180 da Bonanno Pisano.

L’interno a cinque navate presenta una grandiosa cupola ellissoidale. La raccolta di opere custodite è di valore incommensurabile: ricordiamo le pitture del Beccafumi, del Ghirlandaio, di Andrea Del Sarto e del Sodoma, il mosaico absidale di Cimabue, l’altare maggiore del Giambologna e il pergamo di Giovanni Pisano, capolavoro dell’arte gotica italiana. Infine, di fronte all’abside, pende il Lampadario di Galileo Galilei, che venne usato dall’illustre scienziato per la determinazione di importanti leggi fisiche.

Davanti al Duomo si innalza l’elegante Battistero, a pianta circolare, con una possente cupola piramidale di 18 metri di diametro. Iniziata nel 1152 dal Diotisalvi, l’opera fu continuata da Nicola e Giovanni Pisano nel XIII sec. e venne completata solo nel XIV. L’edificio riprende lo schema architettonico del duomo, con la base ad arcate cieche sormontata da una loggetta su colonne. All’interno si accede da quattro porte riccamente decorate: dentro troviamo il fonte battesimale, realizzato dal Bigarelli nel 1264, ed il Pergamo esagonale di Nicola Pisano (1260), un esempio perfetto di scultura tardo-romanica toscana.

Il Camposanto monumentale chiude il lato settentrionale della piazza, a fianco del Battistero e del Duomo. La sua costruzione fu iniziata nel ‘200 da Giovanni di Simone. La vasta galleria di marmo, scandita esternamente da arcate cieche, cinge l’antico cimitero. ½ è custodita un’eccezionale raccolta di antichità romane, medievali, rinascimentali: sarcofagi, monumenti funebri, sculture, affreschi staccati. L’intera serie delle ‘sinopie’ rinvenute nel Camposanto (i disegni preparatori realizzati dai pittori direttamente sulle pareti prima di eseguire l’affresco) è attualmente esposta al Museo delle Sinopie, nell’antistante edificio trecentesco dell’ex Spedale Nuovo della Misericordia.

Museo dell’Opera del Duomo, sistemato nel palazzo che nel ‘200 fu costruito per ospitare i Canonici, raccoglie opere d’arte e frammenti architettonici provenienti dai monumenti della piazza: capolavori scultorei di Nicola e Giovanni Pisano, Tino da Camaino, Matteo Civitali, oreficeria sacra, codici miniati, tessuti, opere pittoriche (secc. XV-XVIII), reperti etruschi, romani ed egiziani.

Piazza dei Cavalieri

La scenografica piazza a pianta irregolare, centro dell’antica città repubblicana, è senz’altro una delle più belle della Toscana. Ritornando in via Carducci e deviando in via Consoli di Mare si arriva in Piazza dei Cavalieri. Una volta era il centro della città repubblicana. Nel Cinquecento il Vasari la trasformò nella sede dell’ordine dei cavalieri di Santo Stefano. ½ si trovano il Palazzo dei Cavalieri, sede della Scuola Normale di Pisa, la chiesa di Santo Stefano ed il palazzo dell’ Orologio, dove fu imprigionato e condannato a morire di fame, come narra Dante nella Divina Commedia, il Conte Ugolino della Gherardesca.

S. Caterina

Uscendo da piazza Duomo per via Maffei, oltrepassate le terme romane, arriviamo in via Santa Caterina ed alla chiesa omonima. Realizzata nel secolo XIII, presenta una facciata marmorea intervallata dal logge. All’interno troviamo un gruppo scultoreo di Nino Pisano ed una Madonna di Fra’ Bartolomeo. Il campanile è adornato da opere di Giovanni di Simone

 

 

Piazza S. Francesco

Da Piazza dei Cavalieri, per via Dini e via San Francesco, arriviamo in piazza San Francesco. L’omonima chiesa è del 1211 ma ha subito diversi rimaneggiamenti: la facciata è del 1603. Di particolare interesse la Sala del modulo di San Bonaventura, contenenti numerosi affreschi di Niccolò di Pietro Gerini del 1392.

Lungarno Mediceo

Percorrendo via Di Simone arriviamo sul Lungarno Mediceo, dove troviamo la chiesa romanica di San Matteo, il Palazzo de’ Medici ed il Museo Nazionale di San Matteo, ospitato nel monastero benedettino. Tra le opere di rilievo un gruppo di dipinti dal XII al XVIII secolo ed una ricca collezione di sculture della scuola dei Pisano.

San Paolo a Ripa d'Arno

L’impianto di questa chiesa è dell’anno 805 ma l’edificio è stato ricostruito dopo i danneggiamenti subiti nell’ultima guerra. Nell’interno, di tipo, basilicale, troviamo una Madonna con Bambino dipinta da Turino Vanni nel 1397. Nella Cappella di Sant’Agata, del secolo XII, a base ottagonale e con alta cuspide, troviamo resti di affreschi risalenti al secolo XII

S. Maria della Spina

Affiancata al Lungarno Gambacorti troviamo la chiesa di Santa Maria della Spina, capolavoro dell’arte gotico-pisana. E’ in pratica l’ampliamento di un oratorio dedicato a Santa Maria di Pontenuovo. Totalmente costruita in marmo è adornata di arcate, guglie, edicole, cuspidi e la facciata è impreziosita da tondi e rosoni. Non è sempre stata nel luogo nel quale la vediamo oggi. Prima sorgeva sul greto del fiume: nell’ottocento è stata scomposta e trasferita perché messa in pericolo dalle numerose infiltrazioni d’acqua che la stavano distruggendo



Logge di Banchi

In piazza XX Settembre, davanti al Ponte di Mezzo, vennero realizzate da Cosimo Pugliani, probabilmente su progetto di Bernardo Buontalenti, all’inizio del Seicento, quando le logge vennero adibite a mercato pubblico della lana e della seta. Il piano superiore è stato successivamente costruito all’inizio del secolo XVIII

Cittadella Nuova

Lasciando il Lungarno per via San Martino si arriva alla Cittadella Nuova, costruita dai fiorentini nel Quattrocento per assicurarsi il controllo della città. Venne distrutta dai pisani e ricostruita di nuovo dai fiorentini nel Cinquecento su progetto di Giuliano da Sangallo. Nel 1798 venne trasformata in giardino da Domenico Scotto.


SIENA

Secondo la leggenda, Siena fu fondata da Senio, lio di Remo, uno dei fondatori di Roma. L’origine del nome di Siena, senza dubbio una delle più belle città in Italia e nel mondo, è ancora oggetto di ricerca. Alcuni lo attribuiscono alla famiglia Etrusca dei Saina, altri alla famiglia romana dei Saenii. E’ certo che il suo sviluppo si incrementò solo nel Medio Evo, quando la città si espanse in direzione di tre nuclei che più tardi divennero noti come i “Terziari”: il centro storico della città, San Martino e Camollia. Città ghibellina, Siena spesso “incrociò la spada” con i Guelfi fiorentini, in scontri epici e crudeli che segnarono la storia dell’Italia medievale. Una delle battaglie più famose fu a Montaperti il 4 settembre 1260, quando i Senesi sconfissero i Fiorentini. La città raggiunse il massimo splendore nel 1300, quando furono costruiti la maggior parte dei monumenti civili e fu tentata l’edificazione del nuovo Duomo. Nel 1348, però, Siena fu messa in ginocchio dalla peste, che come un terremoto sterminò 3/5 della popolazione. Dopo un periodo buio e l’alternanza di varie signorie, nel 1559 Siena divenne parte del Granducato di Toscana, perdendo effettivamente la propria indipendenza. Con le sue magnifiche costruzioni in gotico toscano, Siena è un gioiello di fama mondiale. Meritano considerazione anche i suoi dintorni, dove alla bellezza naturale delle camne toscane si aggiunge il fascino di città medievali perfettamente conservate, come San Gimignano. Siena (ca 57000 ab.), capoluogo di provincia Toscano a 322 m. sul livello del mare, è situata su tre colli da cui domina l’altopiano, tra le colline del Chianti e le Crete. Importante centro culturale e universitario, Siena è una meta obbligatoria per il turismo, rinomata per l’eccezionale ricchezza del suo patrimonio storico-artistico e per la bellezza dei suoi paesaggi naturali. La città è ricca di attività commerciali e artigianali (vini, olio e altri prodotti alimentari).

La storia

Sorta come centro etrusco e romanizzata in età repubblicana, Siena divenne una colonia militare sotto Augusto. Conquistata dai longobardi, nell’XI sec. fu dominata dal potere temporale dei vescovi che cessò col sopravvento del ceto laico dominante e con l’istituzione dei Consoli. Il benessere economico, dovuto alle attività commerciali e bancarie, inasprì l’ostilità di Firenze che, nel 1235, le impose un’onerosa pace. Grazie alla costituzione di un Consiglio di cittadini, ben presto la città rifiorì e si prese la rivincita contro Firenze nella Battaglia di Montaperti (1260). La peste del 1348 segnò una grave crisi economico-politica, ma, nello stesso arco di tempo, le grandi ure di S. Caterina e S. Bernardino determinarono una rinascita spirituale e artistica. Dopo alterne signorie e violente lotte interne, nel 1559 il trattato di Cateau Cambrésis assegnò la città ai Medici. Sotto i Lorena dal XVIII sec., partecipò al movimento risorgimentale e, nel 1859, fu la prima città toscana annessa al Regno d’Italia.

Le cose da vedere

Piazza del Campo

E’ una delle piazze più famose del mondo, famosa per la sua forma a mezzaluna degradante dall’alto verso il basso. Vi si svolge, due volte all’anno, il celebre Palio di Siena. E’ dominata sul lato ‘basso’, quello settentrionale, dal Palazzo Pubblico, sfolgorante esempio di architettura gotica toscana, venne costruito tra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento in pietra ed in cotto ed ampliato con la realizzazione del salone del gran consiglio e delle carceri.
L’imponente facciata è composta da un corpo centrale fiancheggiato da due corpi centrali più bassi. All’interno del palazzo Pubblico trova sede il Museo Civico. ½ sono custodite mirabili opere d’arte. Il cuore del Museo, e del Palazzo stesso, è senz’altro la sala del Mappamondo, sede del consiglio: vi sono conservati alcuni eccezionali affreschi di Simone Martini, tra i quali il 'Guidoriccio da Fogliano' e la 'Maestà' ed alcune opere del Sodoma. Nella vicina sala della Pace è possibile invece ammirare il celebre ciclo di affreschi allegorici del Lorenzetti con i quali si spiegano gli effetti del Buongoverno e del Malgoverno sulla città e sulla camna. Sempre attigua alla sala del Mappamondo sono l’Anticappella, dove sono conservati gli affreschi di Taddeo di Bartolo e la Cappella, che custodisce uno splendido coro ligneo di Domenico di Niccolò. Nella Loggia dei Nove sono custoditi i bassorilievi originali della Fonte Gaia, opera di Jacopo della Quercia. Sul fianco sinistro del Palazzo Pubblico si alza la Torre del Mangia, alta 90 metri, la cui costruzione venne avviata nel 1325 da Minuccio e Francesco di Rinaldo. Alla base si trova la Cappella di Piazza, costruita tra il Trecento ed il Quattrocento: in cima c’è invece la Cella Campanaria, interamente realizzata in pietra. Dall’alto della Torre si gode un panorama inabile sulla città e sui dintorni. Sul lato ‘alto’ della piazza, di fronte al Palazzo Pubblico, si trova la Fonte Gaia, vasca rettangolare realizzata nel 1419 da Jacopo della Quercia: deve il suo nome alla gioia con la quale i senesi accolsero l’arrivo dell’acqua in Piazza del Campo.

Piazza Salimbeni

Uscendo da Piazza del Campo si percorre via Banchi di Sopra, tratto urbano della via Francigena, fino ad arrivare in piazza Salimbeni, realizzata nel secolo XIX da Giuseppe Partini. Al centro vediamo il monumento a Sallustio Bandini, sempre del secolo XIX: sulla sinistra la piazza è chiusa dal cinquecentesco Palazzo Tantucci, sulla destra dal rinascimentale Palazzo Spannocchi, la cui facciata fu completata solo nel secolo XIX. Sullo sfondo la piazza è chiusa da Palazzo Salimbeni, trecentesco palazzo gotico sede del Monte dei Paschi: alla sinistra di questo sorge il Torrione della Rocca




Piazza S. Francesco

Risalendo per via Rossi entriamo in piazza San Francesco, dove troviamo la Basilica omonima e l’Oratorio di San Bernardino. I lavori per la costruzione della Basilica iniziarono nel 1326 per terminare nel 1475, i restauri sono stati condotti nei secoli XVII e XIX. Di notevole interesse l’interno, a navata unica ed amplissima a croce egizia: la grande quadrifora absidale misura ben 14 metri. Nelle cappelle troviamo una Crocifissione e vari affreschi di Pietro e Ambrogio Lorenzetti, nella controfacciata si possono ancora vedere le tracce di affreschi eseguiti dal Sodoma e dal Sassetta. A destra della Basilica troviamo l’Oratorio di San Bernardino, eretto nel secolo XV nel punto dove il Santo era solito predicare.

Si tratta in pratica di due oratori sovrapposti: quello inferiore è ornato da opere seicentesche del Salimbeni e del Manetti, quello superiore contiene notevoli affreschi del Sodoma ( Presentazione di Maria al Tempio, Assunzione, San Francesco ed altri). Da vedere anche le opere del Beccafumi e del Pacchia.

 Palazzo Piccolomini

Se uscendo da Piazza del Campo imbocchiamo via Banchi di Sotto, all’incrocio con via Rinaldini ci troviamo quasi immediatamente davanti a Palazzo Piccolomini, edificio rinascimentale il cui progetto, per i lavori iniziati nel 1469, è attribuito a Bernardo Rossellino. Imponente la facciata, con due ordini di bifore ai piani superiori e sormontata da un elegante cornicione. All’interno del Palazzo si trova la sede dell’archivio di Stato, dove sono conservati interessanti documenti tra i quali gli statuti della Repubblica e il patto di alleanza tra Farinata degli Uberti ed i Ghibellini. Nel Museo dell’Archivio è invece esposta un’interessante raccolta delle Tavole del Bicchierna, usate per la copertura dei libri delle amministrazioni finanziarie della Bicchierna e della Gabella.

Basilica di S. Maria dei Servi

Percorrendo via del Porrione, via S. Martino e via dei Servi arriviamo alla Basilica di Santa Maria dei Servi, del secolo XIII. Prima di entrare, giunti al culmine della gradinata d’accesso, possiamo ammirare un bel panorama della città. Se la facciata della chiesa è grezza, l’interno è in stile rinascimentale e gotico. Tra le opere conservate nella chiesa sono da vedere la Madonna con bambino di Coppo di Marcovaldo, la Strage degli Innocenti del Lorenzetti, la Madonna del Popolo del Memmi.

Chiesa di S. Domenico

Si trova sotto lo stadio comunale, all’inizio del parco che comprende anche la Fortezza medicea di S. Barbara. In stile gotico, venne realizzata ed ampliata tra il 1226 ed il 1465. Fu restaurata nel 1531, dopo un incendio, da Domenico Cinquini. L’interno, ad un’unica navata a croce egizia, riflette l’imponenza e la semplicità dell’esterno. Nella cappella di S. Caterina, sulla parete destra, possiamo vedere affreschi del Sodoma e olii a muro di Francesco Vanni. Nella cappella delle Volte invece, subito alla destra dell’entrata, è conservata il ritratto della Santa, opera di Andrea Vanni. Sull’altare nel tabernacolo quattrocentesco del De Stefano, si trova la reliquia di Santa Caterina. Sul quarto altare della parete sinistra troviamo ancora un affresco del Lorenzetti. All’esterno della chiesa, sulla destra della facciata, il chiostro di san Domenico, del 1452; sulla sinistra il campanile del 1340 (abbassato nel XVIII secolo perché pericolante)

Santuario di S. Caterina

Scendendo da S. Domenico incontriamo il Santuario di Santa Caterina. Realizzato sulla casa della Patrona d’Italia, nel 1464, contiene numerose opere d’arte. Nell’Oratorio superiore troviamo dipinti di Fungai, del Riccio, Pomarancio, Vanetti e Francesco Vanni illustranti la vita della Santa. Nell’Oratorio del Crocifisso dipinti del Manetti e del Conca, mentre gli affreschi sono del Nasini. Nell’Oratorio della camera troviamo sette storie della santa dipinte dal Franchi nel 1896 e 'Le stimmate della Santa' di Girolamo Benvenuto. Scendendo nell’Oratorio della Contrada troviamo altri interessanti dipinti, tra i quali quelli del Sodoma e di Girolamo Pacchia.

Piazza del Duomo

Passate le Fonti Branda, la più celebre fontana senese, ed imboccata via dei Pellegrini, ombreggiata dal palazzo del Magnifico, saliamo per la scalinata del Sabatelli ed entriamo in piazza del Duomo attraverso la porta di Giovanni di Agostino. E’ questo, assieme al vicino colle di Castelvecchio, il nucleo più antico della città. L’antica cattedrale di Siena sorgeva qui già prima del X secolo. Fu abbattuta per far posto al Duomo, i cui lavori presero il via all’inizio del Duecento. Nel 1339, quando la chiesa non era ancora terminata, furono iniziati i lavori per la realizzazione di un progetto eccezionale: la costruzione del Duomo Nuovo, la più grande chiesa della cristianità, all’interno della quale sarebbe stato inglobato come transetto il Duomo in costruzione. Il progetto però si rivelò superiore alle forze dei senesi, anche a causa dello scoppio della peste nera, e venne abbandonato nel 1355: a testimonianza di quella grande impresa mancata rimane la facciata, che chiude piazza Jacopo della Quercia, e parte delle navate. Si ripresero quindi i lavori del Duomo originale, che venne completato alla fine del Trecento. La splendida facciata in marmo bianco è divisa in due ordini: quello inferiore, costruito da Giovanni Pisano comprende i tre portali d’ingresso sormontati da timpani gotici ed è abbellito da numerose statue; l’ordine superiore è opera di Giovanni di Cecco e comprende lo splendido rosone e tre cuspidi ricoperte di mosaici (quella centrale culmina in un angelo). Il campanile romanico è stato eretto alla fine del secolo XIII.

L’interno, a tre navate a croce latina, offre un effeto notevole grazie alla policromia delle pareti. Il pavimento è suddiviso in 56 quadri dipinti da artisti quali il Pinturicchio ed il Beccafumi, la vetrata dell’abside, realizzata nel 1288, è una delle più vecchie in Italia. Tra le innumerevoli opere contenute ricordiamo la Madonna del Voto di Guido da Siena all’altare, il coro ligneo di Fra’ Giovanni da Verona nell’abside, il Pergamo marmoreo di Nicola Pisano nel transetto sinistro. Poi ancora le opere di Pinturicchio, Donatello e Neroccio, nella Cappella di San Giovanni Battista, e la Libreria Piccolomini, nella prima campata della navata sinistra, che raccoglie la Biblioteca di Pio II. In un edificio alla destra del Duomo trova sede il Museo dell’Opera Metropolitana, che custodisce in prevalenza opere già appartenenti al Duomo: il cuore dell’edificio è la Sala di Duccio, così chiamata per la Maestà eseguita da Duccio di Buoninsegna, opera in due facciate, separate nel 1771. Accanto si trova la Natività della Vergine di Pietro Lorenzetti. Da ricordare anche la Sala del Tesoro della Cattedrale e quella della 'Madonna dagli occhi grossi', dove troviamo opere di Lorenzetti, Sano di Pietro e Sassetta. In piazza del Duomo sorgono anche lo Spedale di S. Maria della Scala ed il palazzo Arcivescovile. Lo Spedale, che risale alla fine del Duecento, prende il nome dalla scalinata del Duomo ed ospita al proprio interno il Museo Archeologico. Il Palazzo Arcivescovile, gotico-trecentesco, si trova alla destra della facciata del Duomo.

 
Battistero di S. Giovanni

Situato nell’adiacente piazza San Giovanni, di costruzione trecentesca, presenta una facciata gotica in marmo bianco incompleta nella parte superiore. All’interno delle sue tre navate custodisce lo splendido fonte battesimale di Jacopo della Quercia, realizzato a partire dal 1417 ed ornato da statuette di Donatello e del Turino.

 Chiesa di S. Agostino

Continuando per piano dei Mantellini e via Sarrocchi arriviamo alla chiesa di S. Agostino, del secolo XIII, ristrutturata nel Settecento su progetto del Vanvitelli. Nell’interno affreschi di Lorenzetti, Martini e Signorelli

Palazzo Buonsignori



Concludiamo il nostro itinerario imboccando via San Pietro ed arrivando a Palazzo Buonsignori, in stile gotico del Quattrocento, che ospita la Pinacoteca nazionale: da vedere la raccolta di autori senesi dal secolo XII al secolo XVII e le opere di Duccio da Buoninsegna, Simone Martini, Ambrogio Lorenzetti.

Lucca

Capoluogo di provincia della Toscana nord-occidentale a 19 m. sul livello del mare, Lucca (ca 85000 ab.) è situata in una vasta piana alluvionale presso il fiume Serchio, tra l’Appennino Tosco-emiliano, la costa Tirrenica e i Monti Pisani. Importante città d’arte e di tradizioni culturali, presenta un vitale centro storico di straordinario valore che ha conservato quasi intatto il tessuto urbanistico fitto di case, torri, chiese medievali, palazzi rinascimentali e piazze ottocentesche. Lucca è oggi un fiorente centro commerciale e industriale, importante punto di riferimento per i settori cartario, chimico, metalmeccanico, tessile e agricolo (olio e vino).

La storia

Lucca, frequentata da liguri ed etruschi, divenne colonia (180 a.c.) e poi fiorente municipio dei romani (89 a.c.). Nei secc. VI-VIII, fu capitale del ducato longobardo di Tuscia; la conversione dei longobardi al cattolicesimo si esplicò nella costruzione di numerose chiese, giunte, nella più tarda veste romanica, fino ai giorni nostri (Lucca è detta, appunto, ‘la città dalle cento chiese)’). Libero Comune dal 1162, nei secc. XIII-XIV, raggiunse il periodo di massimo splendore, grazie al diritto imperiale di batter moneta, all’intensa attività mercantile e bancaria e soprattutto alla lavorazione e il commercio della preziosissima seta, esportata nei mercati di tutta Europa. Le lotte con le vicine Pisa e Firenze per il controllo delle vie di comunicazione (XII-XV sec.), resero più volte necessaria la costruzione di mura. Dal XVI sec., la città fu una libera Repubblica di tipo oligarchico. Nel 1805, Napoleone fece di Lucca un principato, affidandone il governo alla sorella Elisa Bonaparte in Baciocchi; Elisa governò fino al 1814, avviando grandiose opere pubbliche e radicali modifiche all’assetto urbano. Dopo la Restaurazione, i criteri riformatori dei Baciocchi vennero ripresi da Maria Luisa di Borbone che, col lio Carlo Ludovico, si distinse in particolare per la realizzazione di un nuovo acquedotto. Nel 1847 la città entrò a far parte del Granducato di Toscana e poi, nel 1860, del Regno d’Italia.

Le cose da vedere

Mura rinascimentali

Il monumento più significativo della città, l’intatta cerchia muraria bastionata (ca 4 km) ha consentito al centro storico di mantenere un assetto omogeneo ed equilibrato. L’imponente complesso fu iniziato nel 1544 per sostituire le mura medievali, ormai insufficienti a difendere la città dalle mire espansionistiche di Firenze; l’impresa richiese tanto dispendio di risorse che fu portata a termine solo nel 1650. Alte 12 metri, le mura sono caratterizzate da un’imponente complesso di opere difensive: fossato, polveriere, cortine, ampi sotterranei e 10 baluardi a sprone sui quali sono poste casermette per l’alloggiamento delle guardie. Sotto i Borboni le mura, persa ogni valenza militare, furono trasformate in una stupenda passeggiata pubblica che ancora oggi, essendo preclusa alle auto, costituisce un appuntamento quotidiano per i Lucchesi e offre al visitatore innumerevoli scorci paesaggistici.

 

 

Orto Botanico Comunale

 Progettato da Elisa Baciocchi, fu realizzato nel 1820 da Maria Luisa di Borbone e destinato ad uso della Regia Università di Lucca; il giardino, di circa due ettari, è di eccezionale rilevanza e ospita più di settecento specie di piante locali ed esotiche in voga nell’ottocento romantico. Ai margini del giardino, il laboratorio didattico e i locali dell’antica biblioteca che conserva preziosi erbari e rari testi scientifici.


Duomo di S. Martino

Si apre sulla piazza omonima, circondato da begli edifici di varia epoca. Fondato nel VI sec. e divenuto sede vescovile nell’VIII, ha subito più fasi costruttive. La facciata, eseguita nel 1204 dal maestro lombardo Guidetto da Como, è uno dei più significativi esempi di romanico pisano-lucchese: realizzata in calcare bianco, essa presenta tre ordini di loggette, poggianti su colonnine, riccamente decorate a marmi policromi, a rilievo, a intarsio; il profondo portico, asimmetrico perché addossato al più antico campanile, è ornato da bellissimi bassorilievi, in parte attribuiti a Nicola Pisano. Le fiancate a fasce bianche e verdi (sec. XIV) sono spartite da alti contrafforti e da raffinate finestre gotiche. L’interno a tre navate (sec. XIV), è arioso ed elegante, slanciato dalle raffinate trifore del finto matroneo. A destra della porta maggiore è il pregevole gruppo scultoreo proveniente dalla facciata, l’Elemosina di S. Martino, opera di ignoto artista lombardo del XIII sec. Nelle cappelle laterali, numerose opere d’arte, tra le quali i dipinti di Ghirlandaio, Tintoretto, Zuccari, Fra’ Bartolomeo, le sculture dei Civitali e il sarcofago di Ilaria del Carretto, capolavoro di Iacopo della Quercia (1408). Nella navata sinistra, il tempietto di Matteo Civitali (1484) custodisce il celebre crocifisso ligneo del Volto Santo, meta di pellegrinaggio sin dal Medioevo e ricordato dalla letteratura di ogni tempo (in particolare Dante nella Divina Commedia e V. Hugo in Notre Dame de Paris).

Battistero dei Ss. Giovanni e Reparata

 Antistante la piazza del Duomo, il Battistero (nato nel V sec. come prima chiesa episcopale) sorge su un’interessante area archeologica oggi visitabile, nella quale si sovrappongono strutture databili dal II sec. a.c. all’età paleocristiana. L’attuale edificio in stile romanico presenta una facciata modificata nel sec. XVI, che conserva però il portale medievale. L’interno, a tre navate divise da colonne romane, racchiude l’area del Battistero, formato da una vasta aula gotica a pianta quadrata sovrastata da una slanciata cupola ogivale.

Chiesa di S. Michele in Foro

Si staglia imponente e slanciata nella piazza omonima, corrispondente all’antico Foro romano e caratterizzata dai numerosi edifici medievali e rinascimentali. La bellissima chiesa in calcare bianco, ricostruita sulla primitiva chiesa dell’VIII sec, è un tipico esempio dell’architettura pisano-lucchese cui conferisce originalità la giustapposizione di soluzioni romaniche e gotiche dovute alla lunga vicenda costruttiva (XI-XIV sec). La facciata è caratterizzata da arcate cieche.






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