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POESIE DI ALDO PALAZZESCHI

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POESIE DI ALDO PALAZZESCHI

IL CONVENTO DELLE NAZARENE:

In questa poesia il poeta scrive che settecento nazarene sono tutte chiuse dentro un convento senza luci e senza grate; rivolgendosi al pubblico nella seconda strofa il poeta chiede ai lettori se riescono a immaginarsi queste suore di clausura coperte da enormi tonache tutte chiuse dentro un convento, con una grande croce appesa al collo, un anello benedetto alle dita e una cinta nera alla vita.

Alcune di queste hanno facce austere, altre liete, ma tutte passeggiano con tranquillità pregando a gruppetti; non si sentono lamenti e non si vedono sguardi di sconforto provenire dalle settecento suore chiuse là dentro. La suora Superiore Generale si vede passare con passo importante, un’altra suora è seduta immobile su una poltrona, mentre un’altra taglia a spicchi una mela accanto a un cesto posato per terra con dentro del radicchio.

COMARE COLETTA: 

La poesia si apre con l’esortazione da parte del poeta nei confronti di Comare Coletta a ballare e saltellare. La piccola vecchia, magra e ricurva gira per le strade saltellando e ballando mentre la gente si ferma a guardarla, raramente dandole qualche monetina. Quando sente il tintinnio della moneta caduta saltella più velocemente e più allegra ringraziando con una piroetta; a volte cade tra le risate della gente, ma nessuno le porge la mano per aiutarla a rialzarsi. Gli spettatori le dicono che il suo parrucchino perde la stoffa di cui è fatto, che i fiori che ha sono freschi e colorati e si chiedono se questi fiori si ricordano di quando lei era una giovane e ammirata ballerina che ballava sui palchi, cosparsa di luci, gemme ed essendo seminuda, con gli occhi bramosi puntati su di sé. Gli spettatori le chiedono se si ricorda tutto ciò, se si ricorda il suo peccato, cioè la facilità agli amori facili e le dicono che è maledetta.  Ma la vecchia magra  ricurva, per la fame continua a danzare e a fare piroette sperando che qualcuno le dia una moneta, mentre la veste le si rovina, il cappello si rompe tutto e il viso le si riempe di rabbia e di rughe, ma nonostante ciò i fiori che ha sul petto continuano a splendere. La poesia si chiude con le esortazioni  del poeta che c’erano all’inizio del componimento.

CHI SONO ?

Il poeta in questo componimento si chiede se è un poeta, ma si risponde che non lo è perché la penna della sua anima riesce a scrivere solo la strana parola di “follia”; non si ritiene un pittore perché la tavolozza della sua anima ha solo il colore chiamato “malinconia”, non è un musico perché nella tastiera della sua anima c’è solo la nota di “nostalgia”. Dunque chi è? E’ il saltimbanco della sua anima perché mette una lente davanti al suo cuore per farlo vedere ala gente.

RIO BO:

In questa poesia di Aldo Palazzeschi viene descritto un semplice paesaggio: tre case con i tetti aguzzi, un verde prato, un ruscello chiamato Rio Bo con al lato un cipresso che vigila.  E’ un piccolo paese ma sopra di esso c’è sempre una stella grande e magnifica che sembra giocare sopra il fiume con la punta del cipresso; forse è una stella innamorata, ma una cosa è certa: una stella così non cela hanno neanche le grandi città.






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