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Politica giusta,democratica e consapevole - Destinazione editoriale:quotidiano

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Destinazione editoriale:quotidiano

Politica giusta,democratica e consapevole

Proprio in quanto scienza e tecnica, teoria e prassi, da secoli si dibatte sulla politica e ci si pongono quesiti come considerare il rapporto che c'è tra, appunto, teoria e prassi, quali sono i principi che la regolano, come applicarla nella realtà.

La politica nasce da un bisogno che l'uomo ha avuto,ovvero quello di regolare la propria vita associata per renderla il più possibile giusta e serena. A questo punto c'è da introdurre anche la ura del politico, ovvero colui che ha il compito di organizzare e/o amministrare lo Stato, spesso approvando, modificando,introducendo leggi, in ogni caso volte a perseguire quell'idea iniziale di giustizia e serenità della società. Il politico, insomma, guida lo Stato, ne decide la sorte: in quanto tale, egli deve essere un modello per i cittadini, e allo stesso modo in cui non deve permettere che avvengano ingiustizie all'interno del paese in cui governa, allo stesso modo non può permettersi egli stesso di compiere ingiustizie. Per creare uno Stato democratico e giusto, la politica non deve essere separata dalla morale proprio per il concetto di giustizia su cui essa si basa,  la “guida” stessa non può non ispirarsi a dei concetti morali, non distinguere tra morale e immorale, perchè lo Stato stesso andrebbe poi a fondarsi, non sul giusto o sbagliato, quanto più sull'utile e il non utile, andando a  negare così l'idea di giustizia su cui nasce la politica.



Tutto questo è pura teoria, il problema, poi, è applicarla alla pratica. Se tutti gli uomini seguissero dei principi morali assoluti, tale problema non verrebbe proprio porsi. Eppure la realtà ci dice che l'uomo inganna, tradisce, vuole avere i propri vantaggi a scapito degli altri. Allora come poter regolare uno Stato, conoscendo la parte negativa dei suoi cittadini?E' difficile essere onesti con chi potrebbe ingannare, è difficile avere consenso e mantenerlo, sapendo che chi ti ha sostenuto fino ad oggi potrebbe voltarti le spalle domani. Ad ogni modo, dei comportamenti scorretti non giustificano altri comportamenti scorretti. Anche se lo Stato perfetto, democratico, giusto e sereno in tutto e per tutto, potrebbe essere raggiunto solo “se vi fosse un popolo di dei”(Rousseau), questo non comporta una rinuncia completa, se non al raggiungimento, almeno ad un avvicinamento all'ideale,non può esserci un abbandono totale all'”utile” che può implicare generosità e fedeltà,come crudeltà e inganno. Anzi, si potrebbe aggiungere che a un popolo perfetto non si addirebbe una politica perfetta, perchè esso non avrebbe proprio bisogno di politica: ognuno saprebbe perfettamente come comportarsi, come relazionarsi. Proprio accettando l'imperfezione umana, bisogna creare uno Stato fondato su una politica che cerchi di smorzare i difetti cui si tende quando ci si relaziona, piuttosto che ampliarli.

Un buon politico dovrebbe perciò comunque seguire dei precetti morali, e, perseguendo il bene della società e mai solamente l'utile proprio o, più in generale, del singolo, dovrebbe attenersi a tali principi. Il bene della società deve essere lo scopo della politica, perchè se si tendesse a porre più in alto l'individuo dello stato, non solo ciò andrebbe a discapito della società nel suo insieme, ma c'è un altro motivo fondamentale: vivendo in uno Stato, l'individuo sacrifica necessariamente qualcosa per il bene della società, come ad esempio può essere il denaro per le tasse, anche se allo stesso tempo il sacrificio dell'individuo non può essere sciolto da limiti, l'individuo non può essere completamente “schiacciato” dallo Stato in nome dell'utile per la società, come ad esempio non può essere costretto a dare la vita (in quest'ambito intervengono poi le leggi a tutela dei diritti). Al contrario, Machiavelli sosteneva che l'utile deve essere perseguito a qualsiasi costo. Egli ci parla anche di occasione e virtù che il “principe” deve saper sfruttare, perciò saper riconoscere il momento adatto per applicare la propria virtù. Le sue teorie sono però da contestualizzare: in un'Italia frammentata, debole, in mano allo straniero e devastata da continue guerre, c'era bisogno di qualcuno che la unificasse e rafforzasse. Ed è in una situazione così drammatica che le sue teorie di politica indipendente dalla morale possono essere accettate, perchè in quel contesto storico erano molto probabilmente l'unica via d'uscita. Perciò così come il principe sa qual è l'occasione in cui deve agire in un determinato modo,  si sa che l'occasione per applicare le teorie machiavelliche è quella della nazione “spezzettata” e distrutta dalle continue lotte. Dopodiché, se si vuole creare uno Stato  giusto e democratico degno di queste qualificazioni, dal politico all'ultimo cittadino, ognuno dovrebbe aspirare alla creazione di una società sempre più perfetta, pur con la consapevolezza che una perfezione totale è irraggiungibile.









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