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“Seconda fuga (a due voci)” di Umberto Saba

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“Seconda fuga (a due voci)” di Umberto Saba

Parafrasi

Esprimi tutto ciò che ti rimane di dolce e muori, anima stanca. Oh, se tu ti degnassi di fonderti insieme a me in modo devoto! Tu mi stimi un grande dono! Un dono che se tu mi facessi io ti accoglierei in me come una nuvoletta accoglie i raggi del sole. Il destino non vuole questo, e io, anche se potessi, non lo farei. Perché grande fai soffrire così? Perché ti amo. Dici di amarmi, eppure non mi faresti il dono di te. Tu mi chiedi un dono che sarebbe un castigo. Ma non unendoti a me tu mi infliggi questo castigo! Anima giovane e cara, prendi pure di me ciò che puoi. Io prendo tutto: la dolcezza e poi, ciò che mi piace di più, la tua essenza amara.

Questa poesia di Umberto Saba, appartenente alla raccolta: “il canzoniere”, presenta un aspetto singolare: l’alternanza nel testo di due “voci”, due vere e proprie anime ben distinte che colloquiano tra loro. Queste due voci presentano un atteggiamento antitetico verso la vita: una è lieta, l’altra triste; una è piena di fiducia mentre l’alta completamente disillusa. Il contrappunto di stati d’animo e sensazioni espresso dalle due voci è sottolineato da un efficace espediente grafico: alla prima voce , cui è attribuita una visione più ottimista del mondo, è assegnato il carattere tipografico tondo, all’altra il corsivo.

Questo componimento esprime un conflitto tra due stati d’animo, un conflitto presente anche nello stesso Saba: una lotta tra la sua nevrosi e difficoltà di vivere, e un amore, un attaccamento alla vita stessa che si manifesta in momenti di gioiosa adesione all’esistenza.

Nella lirica l’anima più giovane e frasca dichiara la sua volontà di prendere tutto il cumulo di esperienze amare e dolorose che sono l’anima della vita, perché anche la sofferenza ha valore, e solo l’accettazione della vita in tutti i suoi aspetti può farcelo capire.

In questa poesia le due voci differenziate sulla base dell’uso di due diversi caratteri tipografici sono unite dalla misura del verso. Infatti i versi sono tutti endecasillabi; le sillabe in eccesso in alcuni versi sono elise tramite l’uso della sinalefe (stanca/e-muo/ri-oh/nel/la…). Sono inoltre presenti rime (schema: ABBA – CDDC – EFFE – GHHG), alcune delle quali presentano una particolare caratteristica: sono infatti rime semantiche che, oltre all’uguaglianza di suono tra due parole, ne sottolineano anche una somiglianza o analogia di significato. La rima presente nella terza strofa tra “affliggi” e “infliggi” confermano l’avvilimento, lo scoramento e la disillusione della seconda voce; “cara” e “amara” della quarta strofa presentano analogia in quanto sentimenti opposti come affetto e dolore. I versi 2 e 3 sono caratterizzati da una rima spezzata, i versi 10 e 11 da una rima identica.






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