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UnA bArCa NeL bOsCo

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-UnA bArCa NeL bOsCo-

Il giovane è originario di una piccola isola del sud Italia, lio di un pescatore, si reca a Torino per studiare, in quanto nella sua piccola isola non ci sono scuole adatte al suo alto livello di intelligenza. Infatti, Gaspare vuole diventare latinista e conosce tutte le materie quasi alla perfezione. Questo si nota anche dal fatto che a soli tredici anni riesce a tradurre Orazio e a leggere Verlaine, perciò non può starsene nella sua isola, ma deve per forza frequentare un liceo per poi laurearsi e diventare qualcuno di importante. La sua famiglia non è delle più ricche, perciò suo padre deve trattenersi sull’isola e continuare a lavorare e a fare sacrifici per mantenere la moglie, il lio e potergli are la scuola. Una volta a Torino Gaspare non trova ciò che si aspettava. Gli insegnanti non sono validi, riprendono le materie dal principio, arrivano in ritardo, e i comni sono indietro con le conoscenze, seguono solo certe mode, si vestono in modo strano, diverso da lui. Per esempio loro hanno le scarpe della Nike, la felpa bicolore col cappuccio, la cintura di pesce, la Playstation, il masterizzatore, cose che Gaspare neanche conosce. Così all’inizio si trova in difficoltà, si sente sotto gli occhi di tutti e non accettato, lui vorrebbe imparare, studiare, ma questo sembra l’ultimo pensiero dei comni e dei professori. Gaspare non sa cosa fare, si sente spaesato, si iscrive all’ora di ascolto, con la psicologa, attività che lo aiuterà un po’ ad ambientarsi e a non sentirsi escluso, vorrebbe comprare le cose che hanno gli altri, diventare come loro, ma la madre non capisce questo suo cambiamento improvviso. La madre non riferisce niente al padre che intanto compie tanti sacrifici per il lio, che è rimasto solo sull’isola e che può rivedere la famiglia solo occasionalmente per le feste. Gaspare riesce ad acquisire la benevolenza dei comni solo passando i compiti di latino. Trova, però, un altro ragazzo che sembra assomigliargli, Furio, chiamato da tutti “l’Avulso”. Terminato il liceo, dopo una lunga decisione, Gaspare si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza. Anche qui non è facile per lui studiare ciò che veramente vorrebbe, ma alla fine riesce a laurearsi. Una laurea che però non gli servirà a nulla, perché poco dopo apre un bar. Intanto la madre e, inseguito, la zia muoiono e Gaspare rimane solo. Solo con le sue piante. Prima di ritornare nella sua isola ancora una volta, ma ora per rimpiangere il padre ormai morto a cui però non ha raccontato molte cose, ritrova il suo amico Furio, che era andato a studiare all’estero e che ora, insieme a Gaspare, progetta Boschi-Mondo insieme ai suoi peluche.



Gaspare è il protagonista di questo romanzo. È un adolescente di tredici anni, proveniente da un ambiente piccolo e quindi ancora non al passo con la moda e le tecnologie, con una mentalità più chiusa e restrittiva. Infatti, Gaspare, quando arriva a Torino, una grande città del nord Italia, si trova spaesato, si sente diverso dagli altri, non ha le scarpe e le maglie alla moda, non ha il cellulare e la Playstation, ha solo voglia di studiare e di imparare. Zia Elsa dice sempre a Gaspare “sei una barca nel bosco”, proprio perché non centra niente tra tutti quei ragazzi che parlano in gergo, che seguono le stesse mode e che formano un unico gruppo in cui tutti sono identici, è proprio come un pesce fuor d’acqua, che morirebbe poco dopo. Ama molto il latino, infatti, il suo sogno sarebbe quello di diventare latinista. La madre di Gaspare, ha una gastronomia sotto casa di zia Elsa, all’inizio è molto contenta del lio, dei bei voti che prende, dei dieci in latino, e ne va orgogliosa declamandolo a tutte le persone che si presentano nel negozio per comprare tutte le prelibatezze e le polpette che ogni giorno prepara. Ma con il passare del tempo Gaspare cambia e la madre non lo riconosce più, lo vede strano, non capisce cosa gli stia succedendo, perché non prende più quei bei voti, ma non ha il coraggio di dirlo al marito che intanto sull’isola sta facendo molti sacrifici per farlo andare a scuola, e mente, dicendo che lì va tutto bene e Gaspare è molto bravo. Il padre, infatti, non saprà mai la verità. Rimane sempre sull’isola a svolgere il suo lavoro di pescatore in inverno e a far fare il giro turistico in estate alle gente che arrivava all’isola. Spesso, quando Gaspare era bambino, andava in barca insieme al padre, e dopo la sua morte torna nell’isola, prende la barca e sta nel mare a parlare invano con il padre, che ormai non c’è più, ma che forse lo ascolta. La morte del padre pesa molto a Gaspare. Lui vorrebbe raccontargli tante cose, dirgli la verità, ma ormai è morto. È morto quando ancora faceva la terza liceo, qualche giorno dopo che Corinne se ne era andata. Morto per ischemia. Solo questa parola è rimasta a Gaspare, una parola che lo ha lasciato con tante parole dentro, che gli fanno male.




Gran parte della vicenda è ambientata nella plumbea Torino, una grande città moderna del nord Italia. Una città sviluppata che segue certe mode e dove la gente sembra avere le stesse necessità. Viene brevemente presentata anche l’isola di Gaspare, e l’oceano in cui il padre e lui andavano in barca, nella sua infanzia felice. Alla fine, si vede la vecchia casa di Zia Elsa trasformata in un Bosco-Mondo, pieno di tutte quelle piante che Gaspare aveva comprato quando ancora erano piccole, ma che adesso sono cresciute tanto da arrivare oltre al soffitto.






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