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VIRGILIO L’ENEIDE

VIRGILIO L’ENEIDE
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VIRGILIO:

Publio Virgilio nacque ad Andrei, presso Mantova, nel 70 a.C. da una famiglia di agricoltori agiati. Dopo i primi studi si recò a Roma e poi a Napoli x perfezionarsi nello studio della filosofia. Nel 44, scoppiata una guerra civile dopo l’uccisione di cesare, tornò a Mantova e compose le Bucoliche, dieci componimenti poetici (egloghe) ispirati alla vita pastorale e agricola, ma si avverte qua e là gli avvenimenti politici che stavano sconvolgendo l’Italia in quel periodo.  Dopo l’espropriazione delle terre paterne tornò a Roma e fu ben accolto grazie al successo dell’opera composta, e gli procurò protezione da parte di Mecenate, amico influente di Ottaviano. Ebbe una villa a Napoli; si dedicò completamente alla poesia e tra il 37 e il 30 compose; un poema in 4 libri sulla vita dei campi: le Georgiche. È un’esaltazione della civiltà agricola dell’Italia attraverso la descrizione del duro ma gratificante lavoro dei contadini, vengono descritti questi ambienti, xkè rispetto alla città, sono il simbolo di equilibrio e di pace che Augusto portò in quel periodo, era una proanda nn esplicita ma veniva espressa attraverso scene e il filtro letterario. Nel 29 Augusto propose a Virgilio di cantare la gloria di Roma e di dare a Roma il suo poema nazionale. Virgilio accettò l’incarico e si mise al lavoro. A Roma, in quel periodo, era in atto la politica augustea che tendeva a favorire la pacificazione sociale, a restaurare i valori religiosi e civili tradizionali, a ripristinare la serietà dei costumi e l’amore del lavoro e soprattutto dell’agricoltura. Gli intellettuali appoggiarono questa politica e esprimevano la loro convinzione attraverso le loro opere. All’inizio Virgilio voleva fare un poema sulle imprese di Augusto, ma era tr complesso fare poesia epica su un avvenimento contemporaneo. Così si rivolse all’antica leggende di Enea, così poté cantare le imprese dell’eroe da cui lo stesso Ottaviano si proclamava discendente e poté collegarsi alla poesia epica di Omero. Durò 10 anni la rielaborazione della grande opera. Nel 19 il poema era terminato, ma volle recarsi in Grecia migliorare la stesura, ma ben presto si ammalò e sotto il consiglio di Ottaviano tornò in patria ma durante il suo sbarco a Brindisi morì. Il 22 settembre del 19 fu sepolto a Napoli, e nel suo testamento diede disposizione perché l’Eneide venisse distrutta ma Ottaviano riuscì a salvarla.



L’ENEIDE

L’Eneide è un poema celebrativo, ma nn attraverso la narrazione diretta delle imprese di Augusto, ma attraverso la dimostrazione di cm tt la storia di Roma fosse destinata a realizzarsi appieno solo con Augusto, con il quale si attuava il grande disegno voluto dagli dei.

Nella sua struttura, si riallaccia alla struttura dei poemi omerici. Il poema si compone in 12 libri con circa diecimila versi. I primi sei libri hanno la struttura dell’Odissea:infatti, narrano le peregrinazioni di Enea dalla caduta di Troia fino all’arrivo nel Lazio, Il racconto in prima persona e la discesa negli inferi. Si ispirano,invece, all’Iliade (altri 6 libri) il racconto delle vicende di guerra per conquistare il Lazio. L’Eneide si conura come una continuazione e come una ripresa rovesciata dei poemi omerici: infatti, né è una continuazione perché le imprese di Enea da una parte fanno seguito all’Iliade e dall’altro si riallacciano all’Odissea perché l’eroe troiano ripercorre luoghi e affronta pericoli che l’eroe greco ha già affrontato.

Sul piano dei contenuti, è una ripresa rovesciata nn solo perché la parte odissiaca precede quella iliadica ma anke perché, mentre l’Iliade racconta la storia di una città distrutta, L’Eneide serve a costruirne una nuova, e dove l’Odissea narra il ritorno a casa di un eroe, le peregrinazioni di Enea sono un viaggio verso l’ignoto. Il componente amoroso, infine, è legato ad un motivo tipicamente ellenistico della ricerca “della causa”: il poeta, infatti, fa risalire all’amore-odio di Didone per Enea la causa della futura rivalità tra Romani e Cartaginesi.

La narrazione inizia nel momento in cui la flotta che trasporta Enea e i profughi troiani è dispersa da una tempesta provocata da Giunone e approda faticosamente a Cartagine. Enea racconta alla regina Didone il motivo ke lo ha portato fin da lei; comincia nel raccontare l’inganno del cavallo, e continua raccontando la notte in cui la città è stata incendiata. La fuga portò i superstiti a cercare la terra che il fato aveva stabilito come dimora definitiva, passando per Creta, l’Epiro, la Sicilia fino alla tempesta che lo portò li. Didone si innamora perdutamente di Enea e lui si sofferma con lei x alcuni mesi, finché Giunone nn lo richiama x ripartire x la sua missione. Didone presa dalla disperazione si suicida e Enea sbarcano in Sicilia, dove precedentemente morì suo padre, Ankise, e in sua memoria celebrano giochi solenni. Così arrivano poi a Cuma e si fa predire il futuro e accomnare nel regno dell’Ade dalla Sibilla, li incontra suo padre che gli mostrerà i futuri re di Roma e il futuro glorioso. Arriva così alle foci del Tevere qui il re latino gli offre la mano della lia Lavinia. Giunone scatena la guerra contro i troiani, aizzando i popoli latini capeggiati dal re Turno, k la voleva come sposa. Enea trova aiuto dagli Arcadi di Evandro e dal re degli Etruschi. Durante la sua assenza il campo troiano è assediato ma combattono valorosamente e nel tentativo di informare Enea, Eurialo e Niso fanno una assalto ma vengono scoperti e uccisi. La situazione è in mano dei troiani, ma muore Pallante, ed Enea giura di vendicarlo, così Turno accetta la proposta di un duello tra i due capi, ed Enea uccide Turno. La vittoria di Enea sancita da Giove ed approvata da Giunone chiudono il poema.

ENEA     

L’Eneide è da considerarsi un poema moderno, nn di tipo omerico, xkè vi sono incanalate le correnti dell’anima nuova, alla soglia del Cristianesimo. Il poema virgiliano trae il suo nome dal protagonista dell’opera, cm nell’Odissea, è differente dagli eroi omerici, innaffi egli deve portare a termine una missione e agisce x volere del Fato, nn autonomamente. Il suo agire è solo un riflesso della volontà degli dei; lo fanno partire, fermare: lo nascondono, lo svelano, lo salvano dalle armi dei nemici, lo gettano nelle mani dell’innamorata, lo spingono nel regno dei morti, lo fanno combattere sempre senza k lui voglia. È uno strumento, più o meno consapevole, del volere di Giove, egli nn è ke il passivo esecutore del volere degli dei. Anche se nn è considerata una ura epica, è un personaggio poeticamente vivo, ricco di una sua umanità tragica e patetica allo stesso tempo, egli ha la coscienza di adempiere a un suo dovere, una missione che gli pone delle responsabilità verso l’umanità, la storia e gli impone di soffocare i propri sentimenti. È un simbolo della vita umana intesa come un errare e un soffrire continuo, e un simbolo della vicenda storica romana che attraverso le sofferenze è destinato a compiere una missione universale di umanità e di pace. Virgilio sottolinea in Enea la sua sofferenza più che la sua forza, il suo spirito di sacrificio e il senso del dovere contro la gloria e il coraggio. Usa talmente volte l’aggettivo Pietas k diventa l’Epiteto di Enea, in quegli anni pietas significava pietà: il senso religioso verso gli dei, la patria, la famiglia, in senso della giustizia e della compassione. Quando Troia pare inabissarsi nelle fiamme, Enea pensa alla casa paterna e ai Penati troiani, nel momento in cui è una salvezza morire  egli deve salvarsi, egli deve portare sulle spalle suo padre, prendere per mano suo lio e trarsi dietro la moglie Creusa. Ha momenti di furore, ma è più grande il suo timore: il timore di ki subisce la dura necessità di conservarsi x gli altri. Virgilio ha voluto incarnare in Enea tt queste virtù definendolo pius: ha voluto farne il modello del cittadino romano. Il popolo romano si riconobbe i n Enea e nell’Eneide riconobbe la propria grande epopea. Ciò k resta impresso del poema nell’animo nn sono tanto gli episodi eroici, bensì la nota malinconica k accomna sempre il protagonista e k si riversa negli altri personaggi e sulle cose.




L’IMPORTANZA DI VIRGILIO

L’importanza di Virgilio nel mondo latino è paragonabile a q di Omero nel mondo greco. Il poeta fu considerato un classico dopo la pubblicazione dell’Eneide. Le sue opere furono studiate  nelle scuole come libri di testo e rappresentate come modelli di stile, umanità e di saggezza. Ml poeti lo imitarono, i grammatici scrissero commenti sulle sue opere. Quando nel IV si stabilì la religione cristiana su quella ana i testi di Virgilio vennero cristianizzata: infatti, nelle Bucoliche si lesse addirittura la profezia della prossima venuta del Cristo redentore. Per tt il medioevo, quando la lingua delle classi colte fu il latino e il greco, Virgilio fu considerato il poeta maggiore x antonomasia e la sua opera fu giudicata la + perfetta della poesia. Con la fine del Medioevo, si affermarono le letterature neolatine, il suo poema venne preso d’esempio x la composizione di romanzi e x la compilazione di opere di carattere enciclopedico. Ma il suo + grande ammiratore fu Dante Alighieri, la Divina Commedia trae ispirazione dal VI libro dell’Eneide, nel quale racconta la discesa negli inferi di Enea accomnato con la Sibilla, Dante narra la sua discesa nell’inferno e nel purgatorio accomnato da Virgilio. Dante si dichiarò suo discepolo e derivò da Virgilio nn solo l’ispirazione dell’opera ma anke il suo stile poetico. Lo imitarono nelle loro opere successivamente Petrarca e Boccaccio. L’ammirazione fu tanta nel periodo dell’umanesimo e durante il rinascimento, fino ai giorni nostri.

Traduzione dell’opera: Annibal Caro (1566 in endecasillabi sciolti) 






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