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Cicerone, Tusculanae disputationes, I, 1

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Cicerone, Tusculanae disputationes, I, 1

Cum defensionum laboribus senatoriisque muneribus aut omnino aut magna ex parte essem aliquando liberatus, rettuli me, Brute, te hortante maxime ad ea studia, quae retenta animo, remissa temporibus, longo intervallo intermissa revocavi, et cum omnium artium, quae ad rectam vivendi viam pertinerent, ratio et disciplina studio sapientiae, quae philosophia dicitur, contineretur, hoc mihi Latinis litteris inlustrandum putavi, non quia philosophia Graecis et litteris et doctoribus percipi non posset, sed meum semper iudicium fuit omnia nostros aut invenisse per se sapientius quam Graecos aut accepta ab illis fecisse meliora, quae quidem digna statuissent, in quibus elaborarent.

Traduzione:

Essendomi liberato (lett.: “Essendo io stato liberato”) finalmente delle fatiche dell’avvocatura e delle funzioni del senato, o del tutto o in gran parte, sono tornato a dedicarmi, o Bruto, soprattutto poiché tu mi esortavi, a quegli studi che ho ripreso dopo averli tralasciati per un lungo periodo, conservati nell’animo ma abbandonati per le circostanze, e dal momento che la conoscenza e l’apprendimento di tutte le arti che mirino al giusto modo di vivere è tenuta insieme dallo studio della sapienza, che è chiamato filosofia, ho ritenuto di doverlo illustrare attraverso la letteratura latina, non perché la filosofia non possa essere appresa attraverso la letteratura e i maestri greci, ma perché sono sempre stato dell’opinione (lett.: “la mia opinione è sempre stata”) che i nostri o abbiano imparato da soli (lett. “attraverso sé stessi”) ogni cosa più sapientemente dei Greci, o abbiano reso migliori le conoscenze ricevute da quelli che avessero ritenuto certamente degne della loro attenzione (lett.: “degne, a cui dedicarsi”).

Contestualizzazione:

Questo brano è tratto dal primo libro delle Tuscolanae disputationes, opera composta da Cicerone nel 45 a.C., quindi all’indomani della vittoria di Cesare a Farsalo (48) e poco prima della fine della sua dittatura (44). Questi anni costituirono uno dei più fecondi periodi di produzione filosofica e retorica dell’Arpinate, che reagì ad un duplice dramma familiare volgendosi interamente agli studi.

Le disputationes sono un’opera in cinque libri dedicata al cesaricida Bruto, amico di Cicerone, composta secondo lo schema del dialogo aristotelico. L’argomento trattato consiste in alcune fondamentali questioni di etica, come il disprezzo della morte e la concezione della virtù come garanzia di felicità. Data la situazione di crisi politica e affettiva in cui versava Cicerone il quel periodo della sua vita, le ine di questa sorta di “sintesi dell’etica antica” sono caratterizzate talvolta da uno stile intensamente drammatico non comune in opere che trattano di filosofia.






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