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HUMANITAS

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1. SIGNIFICATO DEL TERMINE HUMANITAS

Con il termine humanitas si vuole definire qualcosa di simile a ciò che la cultura greca definì “paidéia” e che noi definiamo educazione ed iniziazione alle arti liberali. Lo studio di questa scienza e l’ammaestramento che ne deriva è concessa solo all’uomo fra tutti i viventi ed è per questo motivo che prende il nome di humanitas.

Origini e sviluppo

Il termine humanitas fu coniato nel 1° secolo a.C. e già presentava un significato connotativi che esclude quello negativo del termine “antrophos”.

La riflessione sulle condizioni dell’uomo influenzò la cultura latina nel corso del II secolo a.C., con il contatto con l’ellenismo. Il concetto di humanitas (termine latino che incontriamo per la prima volta nelle opere di Cicerone, con il quale assumerà il significato più pieno di “rispetto dell’uomo in quanto tale”) circolava già nei testi di Plauto e, in modo più specifico, in quelli di Terenzio. Il termine verrà poi “interpretato” e assumerà diversi significati: nelle opere di Plauto il termine humanitas è usato in contrapposizione a “divinus” e indica le qualità della natura umana mentre negli scritti di Terenzio questa corrente di pensiero si allarga e arriva anche a toccare l’ambito della vita quotidiana in quanto si vuole indicare con questo termine uno stile di vita giusto ed equilibrato ed un modo corretto di relazionarsi con le altre persone. Possiamo perciò concludere dicendo che Terenzio ha privato l’humanitas dell’alone di astrazione dal quale era avvolta e l’ha portata nella vita di tutti i giorni; inoltre gli altri autori latini e Terenzio hanno “personalizzato” il concetto di humanitas portandolo dalla cultura greca a quella latina e vi hanno inserito una forte esaltazione delle doti umane, per le quali si intendeva la capacità di essere in grado di saper costruire il proprio destino e di pensare anche al destino degli altri, nelle quali era riposta moltissima fiducia. Dopo Cicerone la parola humanitas venne usata per indicare il rispetto che si deve all’uomo in quanto tale, in virtù della comune origine della natura umana.




 

I valori dell’ humanitas

Il concetto di humanitas implica diversi valori da rispettare per vivere la propria esistenza nel pieno rispetto di questa corrente di pensiero:

·        Filantropia

·        Dignità

·        Nobiltà d’animo

·        Senso della giustizia

·        Buon gusto

·        Misura

·        Eccellenza dell’ingegno

·        Mitezza d’animo.

Tutti i valori di cui sopra erano considerati le qualità necessarie per un uomo per essere tale nel rispetto dell’humanitas ed erano indispensabili, sempre secondo questa corrente di pensiero, per condurre una vita sia pubblica che privata in modo corretto e senza eccessi di alcun tipo.

2. VISIONE DI TERENZIO SULL’HUMANITAS

Origini e sviluppo del concetto di humanitas

Il contributo di Terenzio alla definizione del concetto di humanitas consiste nella scelta, operata dall’autore, di calare tale concetto dall’astrattezza del dibattito filosofico alla realtà della vita quotidiana, attraverso la forma teatrale della commedia. L’attenzione a questa drammatica derivò a Terenzio probabilmente dall’ambiente scipionico, nel quale appunto la riflessione sul concetto di humanitas trovò una prima elaborazione concettuale. Al circolo degli Scipioni era legato il filosofo Panezio che gettò le basi dell’umanesimo ciceroniano teorizzando il valore della collaborazione tra gli uomini come spinta del progresso sociale.

Le commedie di Terenzio (Philanthropia greca ed humanitas romana)

I difetti principali spesso rimproverati a Terenzio dipendono da una scelta consapevole del poeta. Terenzio sacrifica, rispetto alla tradizione della palliata, la ricchezza dell’inventiva verbale e delle trovate comiche estemporanee. Viene invece approfondito il carattere dei personaggi, visto entro lo sviluppo della trama: in Terenzio, infatti, questi rapporti diventano veramente umani sentiti con maggiore serietà problematica. Tra queste commedie è presente anche l’Heautontimorumenos dove è presente la celebre battuta “homo sum: humanum nihil a me alienum puto” che è diventata un po’ l’emblema dell’ideale classico dell’humanitas. Questo approfondimento risente insieme di una sincera adesione al modello di Menandro, e della circolazione di ideali umanistici di origine greca nelle cerchie più evolute della Roma contemporanea. A questo si deve l’apparizione di un concetto chiave come humanitas, influenzato dal greco philanthropia, che non rappresenta un’isolata escogitazione di Terenzio, ma è in piena sintonia con la cultura dell’età scipionica.

3. VISIONE DI CICERONE SULL’HUMANITAS

Cicerone è il grande erede dell’ideale dell’humanitas, in quanto riesce a completare il significato umano attribuito a questo termine e se ne fa promotore e grande diffusore.

Il concetto di humanitas rappresenterebbe la traduzione del termine greco paidéia, ma anche l’incontro di questa con i più alti frutti della civiltà latina. Questo incontro aveva generato una concezione dell’uomo e della sua dignità molto particolare, concezione che è arrivata fino all’Umanesimo.

I contributi fondamentali forniti da Cicerone al completamento del termine humanitas sono:

·        valorizzazione della filantropia, cioè la benevolenza verso gli uomini, che comporta quindi il dovere di fare del bene agli altri.



·        sottolineare l’aspetto estetico dell’humanitas, perciò humanus diventa l’uomo colto e raffinato, che sa vivere civilmente i rapporti con gli altri.

É questo l’ideale del decorum, esplicato nel De officiis: nasce dall’applicazioni delle quattro virtù principali (sapienza, giustizia, fortezza e temperanza) e dai doveri che ne conseguono (in particolare l’ordine e la misura) a tutti gli aspetti che riguardano la condotta della propria vita. Infatti Cicerone dice che “applicando una certa misura e un certo ordine a tutto ciò che riguarda la condotta di vita, conserveremo l’onestà e il decoro”.

Col termine de­corum Cicerone traduce il greco prépon, che Panezio aveva ripreso dal lessico della teoria poetico-retorica do­ve era usato per designare l’appropriatezza di un comportamento per un certo personaggio, l'adatta­mento di un attore al suo ruolo, l'accordo del 'registro” dei toni con il contenuto di un'orazione… Trasferendo il concetto di prépon nella sfera etica, Panezio lo intese sostanzialmente come la traduzione esteriore (nei gesti, negli atteggiamenti e in tutto il comportamento) del kalón, cioè dell'armonia interiore della personalità ri­sultante dal sicuro controllo della ragione sugli istinti. In questo senso il decorum investe tutte le azioni umane. Cicerone distingue invece due tipi di decorum: uno “generale” che riguarda la stessa natura umana, e uno “particolare” che coincide con la virtù della temperanza, nella sua funzione di regolatore delle altre virtù. L'estetica del decorum auspica, sul piano morale, un comportamento “ordina­to' dal quale siano bandite il più possibile le spinte emotive e passionali, richiede quindi un autocontrollo rigoroso.

·        necessità di una cultura ampia e ricca, che valorizzi la storia, la filosofia e le lettere, e che sia comunicata solo dopo un’adeguata preparazione retorica, la quale è indispensabile sia nel negotium (attività pubblica) che nell’otium (tempo libero).

·        introduzione nella cultura latina di alcune virtù di derivazione stoica (stoicismo = scuola filosofica greca fondata da Zenone, proponeva un ideale di saggezza raggiungibile solo vivendo secondo natura, cioè accettando con distacco e rassegnazione la legge del Logos) come la saggezza (prudentia), la fortezza (magnitudo animi), la giustizia (con la beneficientia) e la temperanza. Queste virtù giungono a completare la concezione della virus romana forte e guerriera e passeranno in seguito nella cultura cristiana come le “virtù cardinali”.

Nel De officiis, il bene morale viene presentato come formato da quattro virtù principali (quelle già descritte); da queste quattro virtù nascono una serie i doveri importanti, diversi ma complementari tra loro, in quanto la sapienza implica la ricerca del vero, mentre le altre tre devono “procurare e conservare ciò che serve alla vita pratica, affinché si mantenga il legame sociale tra gli uomini”.

·        costante integrazione tra pratica e teoria, ma anche il profondo legame tra pensiero, parola e azione, le quali devono sempre essere misurate a adeguate alle circostanze.

Nel De oratore, Cicerone si esprime così: “nel momento dell’otium cosa ci può essere di più piacevole o più vicino all’humanitas di un discorso gradevole e mai rozzo? Infatti per questo motivo superiamo di gran lunga le belve: perché parliamo tra di noi e possiamo esprimere i pensieri con la parola”.

·        l’humanitas è la formazione dell’uomo integrale (= completo in tutti i suoi aspetti), cioè il vir bonus sia nella vita pubblica che in quella privata. All’aristocrazia di sangue, Cicerone ha sostituito l’aristocrazia di spirito: l’uomo era esteticamente ed eticamente perfetto e sapeva congiungere la cultura dello spirito con la finezza del sentimento, anche un uomo “nuovo” può essere colto di spirito, generoso verso i suoi simili nell’ambito della vita sociale. La sola virtus da sola non basta più al nuovo romano, che le affianca l’humanitas: ma mentre l’humanitas vale nel campo privato e personale, e quindi nei rapporti tra gli uomini, la virtus agisce nel campo della vita pubblica e politica, ed è il contrassegno del cittadino romano quale partecipe alla res publica.

Riassumendo, per Cicerone l’humanitas era quel complesso di qualità morali e intellettuali che formavano il vero uomo:

Ø      la coscienza della comune natura e condizione umana

Ø      la valorizzazione della cultura come carattere distintivo e formativo di un uomo

Ø      il senso di decoro, misura, armonia di tutte le facoltà dell’uomo.

L’humanitas ha come fine lo sviluppo della civiltà ed il progresso armonioso del genere umano.



4. L’HUMANITAS E IL TEATRO

Terenzio vuole differenziarsi dalla precedente palliata latina, infatti, mira a creare opere più aderenti alla realtà umana. Il teatro di Terenzio non è impegnato da un punto di vista politico, ma si rivolge alla critica dell’etica tradizionale, proponendo una nuova concezione dei rapporti famigliari e sociali. Il commediografo si discosta profondamente dall’epoca a lui precedente, rifiutando il principio secondo cui gli uomini devono essere valutati in base alla loro condizione sociale. Per questo motivo rinnega la tipologia convenzionale della palliata latina, che inseriva i personaggi entro schemi standardizzati, in relazione alla professione, al ruolo all’interno del nucleo famigliare, all’età. Infatti, nella palliata latina l’intreccio si articolava attorno alle situazioni famigliari, rappresentate da tipi fissi, in cui avevano grande rilevanza i rapporti tra gli uomini. Le relazioni interpersonali rimanevano comunque su un piano impersonale, dal quale trasparivano raramente vere e proprie introspezioni psicologiche ed analisi caratteriali accurate. In Terenzio questi si evolvono veramente in rapporti umani, sentiti dal commediografo con grande serietà. Questo approfondimento psicologico è derivato dall’adesione ai valori dell’humanitas elaborati entro le mura immaginarie del Circolo degli Scipioni. Da ciò si può dedurre che il concetto humanitas non rappresenta un’isolata invenzione di Terenzio, ma è anzi in piena sintonia con l’ambiente intellettuale dell’epoca. Nell’idea di humanitas si fondono vari filoni di pensiero greci, ma la loro sintesi costruttiva ed ottimistica è tipicamente romana.

  

L’Humanitas dei personaggi

Poiché Terenzio è immerso nei valori dell’humanitas, risulta inevitabile che questi si rintraccino nelle sue opere. Innanzi tutto differenzia il ristretto numero di maschere della palliata latina, in una schiera di sottotipi, che rispecchiano ciascuno una diversa sfumatura psicologica. Grazie a questo procedimento il drammaturgo coglie le personalità dei personaggi nei minimi particolari, riservando una grande attenzione alla loro umanità.

Con Terenzio è offerta la prima occasione per riflettere sull’unicità dell’essere umano e sulle numerose sfaccettature della realtà. La società romana era, infatti, inesperta nelle operazioni d’analisi e non avvezza alla normale molteplicità di punti di vista. Così la sensibilità di Terenzio, tesa a rappresentare l’intreccio dei sentimenti con le vicende di ogni giorno, consente di avvicinarsi a questo nuovo ideale. Per Terenzio “essere umano” significa raffinare la propria sensibilità, comprendere gli altri, rispettandone le opinioni, confidare nella bontà della natura umana, mantenere sempre la capacità di mettersi in discussione, riuscendo così anche a superare le crisi più profonde.

 

L’impostazione drammaturgica

                                                    

I valori etico-filosofici elaborati sulla base concetto di humanitas hanno determinato sostanziali innovazioni nell’impostazione drammaturgia delle commedie terenziane.

·         Frequentemente Terenzio attua il cosiddetto “raddoppiamento delle trame”, ottenuto mediante l’inserimento di “personaggi minori” o “doppi” dei protagonisti.                                                                                                                                                          Ad esempio, nell’Andria la storia dei due amanti protagonisti è strettamente connessa con quella di un’altra coppia di innamorati.                                                                                                             Nell’Adelphoe compaiono due padri, due li e due donne, che sono protagoniste di un inestricabile gomitolo di relazioni e sentimenti.                                                                                             L’arricchimento del numero di personaggi consente a Terenzio di costruire trame più complesse, ma contemporaneamente gli concede anche l’opportunità di dipingere una vasta gamma di sottotipi, rappresentanti ognuno una sfumatura psicologica diversa.

·         Mentre nelle opere di Plauto l’elemento concreto prevale palesemente rispetto a quello realistico, in Terenzio si iniziano ad affermare espressioni astratte e generalizzanti. Il processo di universalizzazione si rispecchia anche nell’ambientazione scenica: l’ambiente, per convenzione, è sempre greco, ma è completamente privo di qualsiasi riferimento preciso sia al costume romano sia a quello attico.

Inizialmente il teatro di Terenzio ha un significato progressista, cui è necessario accostare il suo ideale di un’umanità comune a tutti gli uomini (indipendentemente dalla condizione sociale). È chiaro che tutto ciò è metafora dell’intento di rottura contro le impostazioni soffocanti delle tradizioni e delle convenzioni.

Successivamente i cardini dell’humanitas terenziana subiranno una regressione a caratteri meno complessi e saranno forzati ad aderire al costume ed alla mentalità tipici dell’aristocrazia conservatrice. Nonostante ciò l’humanitas di Terenzio ha latente in sé un potenziale rivoluzionario, che sarà raccolto ed elaborato nell’età di rinnovamento spirituale (dal cristianesimo delle origini sino all’Illuminismo).

 






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