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La Satira - L'Elegia

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La Satira

Il termine satira etimologicamente risale, forse, all'espressione satura lanx che indicava, nella Roma arcaica, un piatto di primizie offerte agli dei, di qui l'etimologia del procedimento giuridico detto lex per saturam, che riuniva stralci di vari argomenti in un singolo provvedimento legislativo, è quindi probabile che il valore di 'mescolanza, varietà' fosse quello originario, Lo sviluppo della satira presuppone un pubblico, interessato alla poesia scritta, desideroso di una letteratura aderente alla realtà contemporanea e capace di afferrare i riferimenti letterari, le allusioni, le parodie.

  • Ennio (239 - 169 a.C.):Varietà, voce personale, impulso realistico, sono caratteri che emergono dai frammenti delle satire di Ennio (239AC – 169 AC), lo scrittore ha un posto importante nello sviluppo dell'autocoscienza del poeta, non è, però, noto se la sua satira conteneva spunti di polemica ed attacchi a personaggi contemporanei, mentre era certamente presente l'elemento autobiografico.
  • Lucilio (162 AC - 102 AC):Differente condizione sociale rispetto ad Orazio: aristocratico. Fonda la satira. Codifica l'esametro come verso della satira (ribaltamento dell’esametro che era il verso epico per eccellenza). Forma letteraria poco elegante. Varietà di argomenti. Attacco spesso gratuito e personale. Attacca personaggi importanti. Spunti autobiografici. Destinazione: cerchia di amici. Lettura individuale. Forma: conversazione costruttiva, sorridente, confidenziale
  • Orazio (65 - 8 a.C.):Differente condizione sociale rispetto a Lucilio : lio di liberto. Riconosce in Lucilio il fondatore della satira.Prende da Lucilio la forma (esametro). Forma letteraria assai curata. Varietà di argomenti. Attacco personale collegato alla ricerca morale.Attacca personaggi fittizi o poco importanti. Spunti autobiografici. Ha per fine la ricerca morale valida per sé e pochi amici. Moderazione buon senso componente epicurea Destinazione: cerchia di amici. Lettura individuale. Forma: conversazione costruttiva, sorridente, confidenziale. Orazio non si atteggia a maestro di vita, ma propone dei rimedi
  • Persio (34 –62 d.C.) :Destinazione: pubblico generico (il poeta è censore del vizio) Recitazione in pubblico Forma: invettiva, moralismo arcigno, manierismo anticlassico, retorica.

L'Elegia

Gli autori più rappresentativi del genere elegiaco latino sono Gallo, Tibullo, Properzio ed Ovidio. La seconda metà del I secolo AC è il periodo di massima fioritura dell'elegia, che a Roma assume soprattutto la connotazione della poesia d'amore fortemente soggettiva. Il termine 'elegia', nell'antica letteratura greca, indicava un componimento poetico il cui metro era il distico elegiaco (esametro + pentametro dattilico), il vocabolo deriva forse dal nome orientale del flauto, il cui suono accomnava la recitazione dei componimenti poetici. Dal VII secoloAC in poi, l'elegia è usata per celebrare molteplici occasioni della vita pubblica e privata: accanto a componimenti di carattere guerresco, esortatorio, polemico (Archiloco) vi sono elegie politiche, moraleggianti e marcatamente erotiche. L'elegia era usata anche come espressione di lutto, nelle lamentazioni funebri, infatti, l'associazione dell'elegia al pianto divenne un topos (Orazio, Ars poetica - Ovidio, Amores). Tracce cospicue di tale uso sono presenti in Antimaco di Colofone (V-IV secolo AC), la cui opera ha grande importanza nello sviluppo di questo genere letterario: la vicenda personale, cioè la morte della donna amata, gli offre l'occasione di rievocare e narrare diversi miti di amore tragico, istituendo la connessione fra autobiografia e mito. Il mito, nell'elegia latina, illumina la situazione personale e la nobilita. Inoltre Antimaco introdusse nell'elegia un elemento costante e caratterizzante, è infatti sul modello della 'Lide' (raccolta elegiaca, che prende il titolo dal nome della donna amata), di Antimaco che alcuni poeti ellenistici riunirono i loro componimenti elegiaci sotto il titolo di un nome di donna. L'elegia greca ha un tono oggettivo, generalmente non autobiografico, mentre il tratto distintivo dell'elegia latina è l'impostazione fortemente soggettiva ed autobiografica, che non ha precedenti in nessuno dei poeti elegiaci ellenistici. Callimaco, esclude ogni elemento autobiografico dalle elegie riservandolo agli epigrammi, però, anche se la caratterizzazione in senso soggettivo dell'elegia latina, di fronte al tono oggettivo, non autobiografico, di quella greca, è innegabile, il soggettivismo non era assente del tutto in quella greca né arcaica né alessandrina. L'elegia mitologica conteneva tuttavia elementi autobiografici e collegamenti velati, tra le peripezie degli eroi del mito e le vicende personali del poeta. L'elegia latina sviluppò tale aspetto, conservando però alcuni tratti oggettivi, che generalizzano la storia personale. Inoltre l'elegia latina diede spazio ad elementi assorbiti da altri generi letterari, come la commedia, l'epigramma, la tragedia, la lirica e la bucolica. La lirica elegiaca latina si conura, come poesia dichiaratamente e, spesso, polemicamente autobiografica, che rivendica la sua origine dalla concreta esperienza soggettiva del poeta, però, tende ad inquadrare le singole esperienze in forme e situazioni tipiche e secondo modalità ricorrenti, creando un universo elegiaco, con ruoli e comportamenti convenzionali, un suo codice etico ed un'ideologia relativa ai suoi valori di base. Infatti, l’elegia è poesia d'amore, perché l'amore è per il poeta elegiaco esperienza unica e assoluta, che riempie l'esistenza e le dà senso; è la 'perfetta forma di vita' da lui scelta, che contrappone orgogliosamente agli altri modelli etici. La vita del poeta, tutta dedita all'amore, si conura come servitium, come schiavitù alla domina, capricciosa e infedele. La relazione è fatta di rare gioie e di molte sofferenze (oltre a tradire e ingelosire l'amante, gli si concederà a fatica: è un topos l'innamorato respinto che si duole, di fronte alla porta chiusa, per la crudeltà dell'amata). Il poeta, vinto dalla passione, si abbandona ad una compiaciuta accettazione del dolore e solo occasionalmente arriva alla renuntiatio amoris. Le amarezze e le continue delusioni lo portano a proiettare la propria vicenda nel mondo del mito o nella felice innocenza dell'età dell'oro, assimilandola agli amori eroici della letteratura, trasferendola in un universo ideale ed apante. Prigioniero di una passione irregolare, alienante e infamante, anche socialmente, il poeta pratica una vita di 'degradazione' e di 'dissipazione', che tutti giudicano priva di qualità positive, ripudia i doveri ed i valori gloriosi del cittadino-soldato e contrappone alle durezze della guerra le mollezze dell'amore e a tale sfera trasferisce il suo impegno morale. L'elegia, dichiaratamente ribelle ai valori consolidati della tradizione, di fatto li recupera e ne resta prigioniera, trasferendoli nel proprio universo. Come già in Catullo, la relazione d'amore, istituzionalmente irregolare (coinvolge solo cortigiane o donne 'libere'), tende a conurarsi come legame coniugale, vincolato dalla fides, salvaguardato dalla pudicitia, diffidente della luxuria e delle raffinatezze cittadine. Nella 'bohème' che è la vita del poeta elegiaco, le ragioni dell'amore e dell'attività poetica s'identificano. Infatti, la poesia che nasce dall'esperienza diretta del poeta-amante, serve come mezzo di corteggiamento, seducendo l'amata col miraggio della fama e di una gloria immortale. Ne consegue una precisa scelta di poetica, consistente nel rifiuto della poesia elevata (secondo il modulo tradizionale della recusatio, in cui il poeta giustifica tale rifiuto come scelta obbligata, dovuta alla sua incapacità) in favore di una poesia leggera, caratterizzata da toni e contenuti ispirati all'immediatezza della passione. La poesia elegiaca, quindi, deve moltissimo a Catullo ed alla lirica neoterica, con la quale condivide la raffinatezza formale e l'eleganza concisa, mentre da Catullo l'elegia media il significato della rivolta morale, il gusto dell'otium, della vita estranea all'impegno civile e politico, tesa a coltivare gli affetti privati ed a farne l'oggetto dell’attività poetica. L'elegia trova in Catullo anche l'abbozzo della nuova forma compositiva (soprattutto nel carme 68, in cui è rilevante l'elemento mitologico). Di questa continuità con la tradizione neoterico-catulliana la stessa poesia elegiaca si mostra più volte apertamente consapevole, rendendo il debito omaggio ai suoi precursori.








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