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Quintiliano: l’oratoria, Plinio il Vecchio, Giovenale: la satira

Quintiliano: l’oratoria, Plinio il Vecchio, Giovenale: la satira
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Quintiliano: l’oratoria

L’institutio oratoria :  La formazione dell’oratore è un trattato di 12 libri dedicato a Vitorio Marcello. Viene delineata la ura dell’oratore che deve essere formato sin dall’infanzia, ma non scrive un dialogo come nel De Oratore di Cicerone, ma un vero e proprio trattato didascalico molto simile all’Ars (un manuale scolastico). Egli è ostile ai filosofi a lui contemporanei in quanto li accusava di mascherare i loro vizi in nome della filosofia. Vengono indicate le cause, di corruzione e morali, della decadenza dell’oratoria: mancanza di insegnanti qualificati e degenerazione dei costumi. Secondo Q. l’oratore deve essere moderato e deve saper anteporre il bene pubblico a quello privato. Deve essere inoltre un fedele collaboratore del principe, deve essere quindi un uomo politico con senso della disciplina e misura.

Plinio il Vecchio

La Naturalis Historia: 37 libri, ricerche sulla natura. E’ un’opera enciclopedica frutto di un lavoro eccezionale, a carattere compilativo. Argomenti trattati: cosmologia e geografia, antropologia, botanica e bot. Medicinale, mineralogia, metallurgia. Plinio ammassa, accumula dati su dati. Discute spesso le informazioni e le interpretazioni dei fenomeni naturali che trova nelle sue fonti, talvolta confuta. Non indaga le cause dei fenomeni, la sua principale preoccupazione è quella di non sprecare ine e di saziare la brama di informazioni del lettore. L’interesse per gli aspetti più nascosti e misteriosi della natura trovano spazio nel mirabilia da cui attinge le info dalla letteratura paradossografica greca. Nelle prefazioni e nelle digressioni affiora un certo moralismo con la deplorazione della corruzione dei costumi e dell’avidità di ricchezza. Nonostante i progressi della scienza, l’uomo, quell’essere debole e fragile, non deve superari i limiti della natura scavando le viscere delle montagne o scalandole. Queste prese di posizione sono motivate da timori di tipo superstizioso, ma anche dal moralismo e dall’atteggiamento antitecnologico che lo accomuna a Seneca.




Giovenale: la satira

Nell’età di Traiano ed Adriano, entrambi non romani ma snoli, si ebbe un miglioramento generale delle condizioni dell’impero, grazie anche ad un periodo di pace e prosperità. Grazie anche allo sviluppo della scuola e della cultura questo fu un periodo di intensa produzione letteraria. Sotto Traiano con la satira di Giovenale, mentre sotto Adriano la poesia lirica con i poetae novelli.

Si rifà a Lucilio, Orazio e Persio allacciando un rapporto dialettico. Riprende l’atteggiamento di critica verso la lett. Moderna (che monotonamente riprende i temi della mitologia) e la mitologia alla quale contrappone la ricerca del verum. La realtà è l’elemento + nuovo della concezione del poeta: il verum viene fatto coincidere con il quotidiano, quindi con persone e cose che non hanno nulla a che spartire con lo straordinario. L’argomento principe tratto in Giovenale è il comportamento umano nella sua massima generalità. La sua attenzione si concentra esclusivamente sulla parte negativa della condotta umana (vitiorum copia) che ha raggiunto i massimi livelli nei tempi moderni. G. non si propone di educare e correggere ma solo a denunciare e i vizi. Il feroce moralismo è alla base dell’indignatio in cui G. esprime non solo lo sdegno, ma vuole suscitare l’indignazione del pubblico, la caratteristica + importante del satirico che così facendo nasconde ogni aspetto della propria individualità. Come punto di riferimento ha il mos maiorum, essendo un tradizionalista. Non si scaglia contro il singolo ma contro la collettività attaccando la brama di ricchezze, forma d’ingiusta discriminazione. Ha una profonda avversione verso i greci e i popoli orientali accusati della rovina del mos maiorum. Temi:banchetto di Virrone, contro l’omosessualità e le donne infedeli a cui vengono contrapposte le donne del passato segregata a casa.



Il secondo Giovenale: Non troviamo + una satira di protesta, ma propone comportamenti corretti. Riappare la concezione della diatriba: gli unici beni sono quelli interiori (virtù) mentre quelli esteriori sono solo apparenza, indifferenti dal punto di vista della felicità. Cambia la valutazione della ricchezza che da fonte di potere ingiusto, diventa falso bene, desiderabile solo dalla stoltezza umana. Lo stile: alla concezione di una realtà eccessiva ed estrema fa riscontro un innalzamento del tono, che non è + il sermo dello stile stile pacato della conversazione, ma G. punta alla vis, al vigore proprio dell’indignatio. Lo stile appare molto elaborato e ricco di artifici. Compaiono le sententiae ma anche una componente colloquiale, oltre a vocaboli volgari come in Persio. Questo stile misto fa si che vengano colte le bassezze della realtà del tempo in termini di mostruosa grandezza, trasmettendoci quella visione cupa che G. vuole evidenziare.






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