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TITO LIVIO

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TITO LIVIO

      

           PREFAZIONE

             proemio 1-6

1 Se compirò un’opera pregevole, se valga davvero la pena raccontare fin dai primordi l'insieme della storia romana, non so,  ma se anche lo sapessi, non oserei dirlo, 2 perché mi rendo conto che si tratta di un'operazione tanto antica quanto praticata, mentre gli scrittori contemporanei o credono di poter portare qualche contributo più documentato nel racconto dei fatti, o di poter superare lo stile disadorno degli antichi nel campo dello stile. 3 Comunque vada, sarà pur sempre degno di gratitudine il fatto che io abbia provveduto, nei limiti delle mie possibilità, a perpetuare la memoria delle gesta compiute dal più grande popolo della terra. E se in tanta moltitudine di scrittori la mia fama dovesse rimanere oscura, io sia confortato dalla rinomanza e dala grandezza di coloro che offuscheranno il mio nome. 4 E poi si tratta di un'opera sterminata, come quella che risale ad oltre settecento anni di storia che crebbe a tal punto che ormai è oppressa dalla sua stessa mole; e non dubito che le prime origini e gli avvenimenti vicinissimi alle origini offriranno scarso diletto alla maggior parte dei lettori, frettolosi di conoscere le vicende recenti, nelle quali le forze del potentissimo popolo già da tempo da sé stesse vanno esaurendosi. 5 Io, invece, anche questo premio della mia fatica cercherò di ottenere , di distogliermi dalla presenza dei mali che la nostra età per tanti anni ha visti, almeno fino a quanto non rievoco con tutta la mente quelle antiche età, libero da ogni preoccupazione che possa, anche se non distrare l’animo dello scrittore dalla verità, renderlo tuttavia inquieto.          6 I fatti avvenuti prima della fondazione di Roma o prima che dovesse essere edificata, che sono tramandati abbelliti da leggende piuttosto che fondati su documenti autentici delle vicende storiche, non è mia intenzione né confermare né  contestare. Sia concessa agli antichi la facoltà di rendere più auguste le origini della città;




PREFAZIONE

Proemio 7-l3

7 e se si deve concedere a un popolo di consacrare le proprie origini e di ricondurle a un intervento degli dèi, questo vanto militare lo merita il popolo romano perché, riconnettendo a Marte più che a ogni altro la propria nascita e quella del proprio capostipite, il genere umano accetta un simile vezzo con lo stesso buon viso con cui ne sopporta l'autorità. 8 Ma di questi aspetti e di altri della medesima natura, comunque saranno giudicati, da parte mia non ne terrò affatto conto: 9 ciascuno, questo mi preme, li analizzi con grande attenzione e si soffermi su che tipo di vita e che abitudini ci siano state, grazie all'abilità di quali uomini, in pace e in guerra, l'impero sia stato creato e accresciuto; quindi consideri come, per un progressivo rilassamento del senso di disciplina, i costumi abbiano in un primo tempo seguito l'infiacchirsi del pensiero, poi siano decaduti sempre di più, e in séguito abbiano cominciato a franare a precipizio fino ad arrivare ai giorni nostri, nei quali tanto il vizio quanto i suoi rimedi sono intollerabili. 10 Ciò che risulta più di ogni altra cosa utile e fecondo nello studio della storia è questo: avere sotto gli occhi esempi istruttivi d'ogni tipo contenuti nelle illustri memorie. Di lì si dovrà trarre quel che merita di essere imitato per il proprio bene e per quello dello Stato, nonché imparare a evitare ciò che è infamante tanto come progetto quanto come risultato. 11 E poi, o mi inganna la passione per il lavoro intrapreso, o non è mai esistito uno Stato più grande, più puro, più ricco di nobili esempi, e neppure mai una civiltà nella quale siano penetrate così tardi l'avidità e la lussuria e dove la povertà e la parsimonia siano state onorate così tanto e per così tanto tempo. Perciò, meno cose c'erano, meno si desiderava: 12 solo di recente le ricchezze hanno introotto l'avidità, e l'abbondanza di piaceri a portata di mano ha a sua volta fatto conoscere il desiderio di perdersi e di lasciare che ogni cosa vada in rovina in un trionfo di sregolata dissolutezza. Ma, all'inizio di un'impresa di queste proporzioni, siano messe al bando le recriminazioni, destinate a non risultare gradite nemmeno quando saranno necessarie: 13 se anche noi storici, come i poeti, avessimo l'abitudine di incominciare con buoni auspici, voti e preghiere rivolte a tutte le divinità, preferirei un attacco del genere, pregandoli di concedere grande successo alla mia impresa.








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