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ANALISI DEL LIBRO “L’ULTIMO CROCIATO” DI LOUIS DE WOHL

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ANALISI DEL LIBRO “L’ULTIMO CROCIATO” DI LOUIS DE WOHL

  1. Che cosa spinge il protagonista ad affrontare l’impresa che gli viene affidata?

Sono molte le motivazioni che spingono Juan ad affrontare con così tanto coraggio l’impresa affidatagli e molte di esse sono radicate profondamente in lui, essendo il frutto dell’educazione ricevuta da bambino. Il protagonista, ancor prima della disciplina impartitagli a Villagarcìa, giocando ai “Cristiani e ai Mori” sente il fascino della lotta e dell’arte della guerra, che è fondamentale per il suo sviluppo. E’ bastato uno sguardo sapiente di un chierico per capire che, nonostante fosse così devoto al Signore, il ragazzo sarebbe diventato un grande combattente. Inoltre ha uno spiccato senso religioso che lo aiuta a scegliere le azioni migliori in ogni ambito della sua vita. In particolare l’incontro con un ecclesiastico fomenta il suo fervore e lo aiuta a comprendere la chiave per definire meglio la sua interiorità, ma, soprattutto, la sua religiosità.  Il tema dell’obbedienza è preminente, poiché Juan sa di essere solamente una pedina nelle mani del Re e di Dio, e per una nobile causa come la guerra agli infedeli non si può che essere onorati di prendervi parte. La lotta contro i Mori è un dovere, un onore, un fatto dovuto a Dio, per far sì che “le porte dell’Inferno non prevalgano”. Il disegno divino gioca il ruolo principale nel racconto e la determinazione di Juan è dovuta alla sua risolutezza a compiere il volere di Dio.



Ci sono poi altri avvenimenti che aumentano la sua volontà, ma avvengono quando ormai la lotta è già iniziata e servono come incentivo per mantenere vivo il suo furore: la morte del suo tutore, la vista della giovane Maria, il suo unico amore, i continui affronti dei Mori nei confronti dei Cristiani.

  1. Quale immagine di Filippo II emerge dal testo?

Filippo II è, secondo me, il personaggio più particolare del racconto. Ha sulle spalle un’enorme responsabilità e le sue scelte non sono mai facili; destino inevitabile per coloro ai quali tocca questo compito e su cui grava il peso della gestione di milioni di vite umane. Il peso politico di questo personaggio è accentuato dall’immenso territorio della corona di Sna, sul quale regno non tramonta mai il sole. E’ un re che, sin dall’inizio, dà l’impressione di essere molto diverso rispetto a suo padre. E’ imperscrutabile, imprevedibile (ma facilmente influenzabile), insicuro nelle decisioni, titubante nell’agire, imperioso e cosciente della sua posizione. Dal testo emerge anche il suo lato umano: attaccato agli affetti, premuroso, scrupoloso, sensibile e molto religioso. La cosa che più mi ha affascinata sia di Filippo II che di Carlo V è l’idea che il peso delle responsabilità incida anche sull’aspetto fisico. Il protagonista ce lo dice esplicitamente quando, vedendo il re in chiesa, osserva il suo profilo e si rende conto che, nonostante il fratellastro non fosse in età avanzata, porta sul suo volto i segni di una vita intensa e piena di sofferenze. Ammiro molto la capacità di un uomo di saper gestire milioni di problemi alla volta e di occuparsi delle più svariate questioni, ma Filippo II, come ogni re cristiano, ha un compito ben più importante da svolgere: quello di agire sulla terra secondo volontà divina.

Un particolare che mi ha lasciata perplessa è la “gelosia” che ha nei confronti nel fratello Juan. Infatti, poco prima della crociata contro gli infedeli gli invia una lettera dicendo di non lasciare che lo chiamino con un titolo superiore al suo rango. Forse il suo intento era quello di non stimolare troppo le ambizioni e la superbia di Juan, che, per le sue gesta e per le sue imprese, aveva già attirato l’attenzione e la stima del popolo. Tuttavia è solamente un’impressione, perché più volte nel romanzo trapela l’affetto sincero che sente per Juan, condizionato dalle convenzioni che il suo rango gli impone.

  1. Esprimi le tue riflessioni su un contesto storico in cui il rapporto tra civiltà è concepito in termini di scontro.

L’Europa, nel corso della storia, ha dovuto confrontarsi più volte con civiltà diverse dalla propria, ed i contatti con paesi lontani spesso hanno favorito commerci, lo sviluppo culturale e l’allargamento degli orizzonti. In questo modo l’uomo ha saziato la sua curiosità e la sua sete di sapere. Ma esistono pulsioni che vanno al di là dei buoni propositi che la conoscenza comporta, come il dominio, la volontà di prevalere, di arricchirsi in senso materiale e di imporsi, senza tenere conto dei diritti fondamentali dell’uomo, la presunzione che la propria cultura sia giusta e fondata su principi inequivocabili. E’ proprio quest’ultima motivazione che fa scatenare le più aspre contese e che motiva persino le più sanguinose guerre. Eventi come la schiavizzazione delle popolazioni del Sud America, il razzismo (Aparthaid, nazismo, intolleranze di ogni genere) e le crociate sono esempi di scontri tra civiltà diverse, modelli di prevaricazione da cui l’uomo moderno dovrebbe imparare a tenersi lontano, e che invece sfocia ancora oggi nel terrorismo da parte degli integralisti islamici contro gli infedeli. L’aspetto più sconvolgente di questi scontri è che nessuno si fa scrupolo di mettere in pericolo migliaia di vite umane, quando invece ci si potrebbe sedere ad un tavolo e discutere civilmente.



Il romanzo “L’ultimo crociato” ci mostra uno spaccato della Sna del 1500, che porta in seno i cambiamenti significativi dei  re cattolici, che nel secolo precedente avevano cercato di creare una potenza cristiana, accentrata ed estesa. Per meglio comprendere le ragioni dello scontro narrato, bisogna avere un minimo di conoscenza storica del periodo. I re cattolici, per perseguire i loro obiettivi, costrinsero i musulmani alla conversione o all’esilio, illudendosi che in questo modo potessero imporre il cristianesimo. In realtà ciò produsse l’effetto opposto, e, mentre in un primo tempo le due civiltà erano convissute pacificamente, si vennero a trovare in una condizione di scontro, in cui il termine primo di diversità era appunto la religione, seguito dalle caratteristiche proprie delle due civiltà.

Io, purtroppo, ho una visione del mondo che non corrisponde minimamente alla realtà. Secondo me ogni uomo dovrebbe nutrire un rispetto, anzi, una riverenza, verso un individuo con usanze, costumi e credenze diversi, ma che non deve essere univoca; deve inoltre essere dettata dal mero desiderio di scoprire, mai dalla volontà di prevalere o di soggiogare.

E’ la parte bestiale dell’uomo che ha dato vita alle crociate, dove dietro a nobili propositi si celano altre motivazioni, ben più concrete della liberazione del Santo Sepolcro. A mio avviso la Chiesa si è macchiata di un grave crimine, che ai miei occhi la discredita fortemente. Il problema di quest’istituzione religiosa è l’importanza che gode nel mondo a prescindere dalle persone che la rappresentano, e non potrebbe essere altrimenti, visto che si tratta della continuazione del compito di Gesù e non di un regno di semplici uomini. Essendo il Papa successore di Gesù le sue azioni non possono che essere illuminate dalla volontà divina, dettate dai più nobili propositi, ma questo principio è estremamente pericoloso, perché può rendere giusti a priori fatti che non coincidono con il perseguimento della Pace e della Verità. Nonostante sia convinta che il Papa sia una ura importante animata dai più nobili intenti, è da tenere conto il fatto che non sempre nella storia gli uomini che hanno avuto questa carica hanno saputo tenere alti i veri valori umani. Le crociate sono un esempio di tutto ciò, dove invece che tentare l’incontro con le popolazioni musulmane è stato più comodo mandare a morire migliaia di persone. Io aborro la violenza in ogni sua forma; l’intolleranza e lo scontro tra civiltà fanno parte di questo insieme mostruoso, che andrebbe abolito dalla mentalità umana, ma, purtroppo, il conseguimento di tale scopo è così lontano che stento a credere, ormai, in un mondo fatto di pace.





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