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Centri e Aspetti della cultura nel ‘700, Gli intellettuali, Gli intellettuali e la Rivoluzione, Neoclassicismo, Preromanticismo

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Centri e Aspetti della cultura nel ‘700

Le Accademie

Anche nel ‘700 le accademie mantennero la loro fondamentale importanza  tra le istituzioni culturali. Si cercò anzi di rafforzarle, specializzarle e rinnovarle, rimasero quindi un elemento solido e vivace. Ricordiamo qui di seguito tre momenti della storia delle accademie del ‘700:

Affermazione, accanto alle vecchie e vuote accademie tradizionali, più operose e impegnate i nuovi studi.

nascita di accademie nazionali che cercavano di accentrare l’attività delle accademie provinciali. Una di queste fu l’Arcadia: nata con il preciso scopo di riunire gli intellettuali italiani sparsi in realtà diverse.

riconquista, portata avanti dagli illuministi con cui l’accademia diventa “un circolo” dominato dai grandi filosofi.

L’Arcadia

Costituita a Roma il 5 ottobre 1690, l’accademia dell’Arcadia si formò per opera di un gruppo di intellettuali in contrasto con il cattivo gusto Barocco, e può essere considerata ,per molti motivi, la più importante espressione della poesia settecentesca. Tra i suoi fondatori troviamo: G. V. Gravina, G.F. Zappi, G.M. Crescimbeni, i quali diedero un grosso contributo allo sviluppo dell’accademia. L’Arcadia mostra fin dai primi periodi, di essere un grande strumento per l’unificazione della cultura italiana, assorbendo le varie accademie preesistenti e costituendone una sola che si diramò in tutta la penisola attraverso “colonie” ovvero succursali grazie alle quali si riusci a raggiungere zone sempre rimaste in secondo piano o escluse dal dibattito intellettuale. Il primo obbiettivo dell’Arcadia quello di ridurre l’espressione alle fonti della naturalezza e del verosimile, ritornando ad un’espressione in forme composte e lineari, eliminando quindi il gusto Barocco a cui l’accademia contrappose modelli espressivi limpidi e scorrevoli che valorizzarono la chiarezza del lessico e tesero a dare eleganza ai versi. Questa misura ed eleganza rispecchiano lo sforzo di ricercare l’ordine intellettuale, la poesia doveva quindi essere piacevole, ma avere scopo e oggetto il vero.    

Gli intellettuali

Questa reazione anti-barocca che segna il primo periodo del ‘700 coinvolse anche gli intellettuali e il loro rapporto con il pubblico . La tipica ura del periodo Barocco dell’intellettuale avventuriero cominciò a decadere lasciando spazio a quella dell’intellettuale coerente ad un contesto ben definito. L’aspirazione alla gloria, al successo, all’esibizione, che avevano caratterizzato l’intellettuale settecentesco lasciarono il posto ad una concezione del lavoro dell’intellettuale come decorosa carriera e il mestiere delle lettere divenne un mestiere come un altro. L’elemento più evidente di questa normalizzazione appunto l’Arcadia. Il pubblico settecentesco sembrò gradire questa depurazione da ogni enfasi, infatti era ormai molto diverso da quello del periodo Barocco composto da due categorie sociali differenti, la massa plebea e l’aristocrazia verso le quali funzionava il principio dello stupore e della ricerca dello straordinario; nel ‘700, invece, era formato prevalentemente da una piccola e media borghesia che individuava nell’equilibrio i valori più adatti alla sua indole. Per l’incoraggiamento e la diffusione diretta di questi valori, ebbe un ruolo fondamentale la Chiesa, che attraverso la scuola, l’editoria, la predicazione promosse ideali di razionalismo e di ritorno all’ordine. Fu però nella seconda metà del ‘700 che si ebbe il vero divulgarsi degli ideali illuministici, e la ridefinizione della ura dell’intellettuale, che si trasformò, i molti casi, in un vero e proprio funzionario. Un campo inedito in cui si aprirono nuovi spazi per l’intellettuale fu quello del giornalismo; grazie alla grande diffusione dei giornali e delle riviste culturali. Quello che facilitò i processi di consolidamento di un pubblico medio fu la crescita di una borghesia imprenditoriale a cui ci si doveva rivolgere con un linguaggio chiaro e concreto. Un altro elemento decisivo per l’allargamento del pubblico fu quello della scolarizzazione che cominciò a coinvolgere anche gli strati più bassi della popolazione. Nonostante però, questi passi decisivi, in alcuni casi l’intellettuale non riuscì ancora a raggiungere la possibilità di sostenersi con il proprio lavoro.

Gli intellettuali e la Rivoluzione

Il ruolo e la coscienza dell’intellettuale si trasformarono anche per effetto della rivoluzione e alcuni dei principali risultati furono i seguenti:

il coinvolgimento diretto alla lotta politica

l’orientamento verso una produzione letteraria funzionale come discorsi, appelli, scritti giornalistici, opuscoli.

l’urgenza di progettare piani per la società futura.

La formazione di nuove correnti ideologiche tra cui il Giacobinismo.

Da ciò ne conseguì la reazione dei governi e dei principi fuori dalla Francia, dove si accentuarono congiure, insurrezioni e processi. Nel corso del periodo rivoluzionario avvennero inoltre modifiche anche sulla composizione dei gruppi dirigenti che compresero l’aristocrazia riformatrice e la borghesia grande proprietaria. La politica del Direttorio tendeva infatti a isolare gli elementi reazionari e più radicalmente innovatori, cercando di ottenere l’appoggio delle forze moderate. Nonostante qualche entusiasmo iniziale, i letterati che assistettero alla rivoluzione finirono tutti per rimanere delusi e rifiutare la realtà ottenuta, percependola come inferiore ai modelli che si erano prefissati.

Neoclassicismo

Durante la seconda metà del ‘700 cominciò a svilupparsi anche il Neoclassicismo, che cercava il recupero di ciò che era classico e antico in genere. Alla base di questa mentalità c’era l’idea che la perfezione fosse già stata raggiunta dagli uomini del passato e che quindi per recuperare tale perfezione, fosse necessario ritornare al loro esempio. I classici antichi vennero di nuovo visti come modelli di naturalezza, razionalità e spontaneità e fu la ricerca di questi modelli che accomunò Illuminismo e Neoclassicismo ma ciò su cui non si incontrarono fu la considerazione della cultura come strumento di sviluppo sociale; infatti il Neoclassicismo considerava, a differenza dell’illuminismo, la cultura elemento di equilibrio di una civiltà passata. Continua anche in questa corrente il processo di rivalutazione di Omero, che diventa simbolo di un arte primitiva libera e spontanea. Nasce inoltre la teoria estetica del bello ideale, alternativa del Rococò, che riprende idee di perfezione rifacendosi a Platone, in cui il bello è qualcosa di puro e svincolato dalle imperfezioni della natura e della storia; l’artista non deve quindi rifarsi alla realtà ma superarla. Il maggior teorico del Neoclassicismo fu il tedesco Winckemann con cui il bello cominciò a coincidere anche col buono. In Europa, fatta eccezione per l’Italia, i neoclassicisti identificarono il mondo perfetto nella Grecia Antica a cui si guardava come una sorta di Paradiso terrestre che suscitava un sentimento di grande nostalgia verso ciò che non si poteva più riportare in vita e che finì con l’avvicinare il mondo neoclassico al nascente spirito del Romanticismo. Quanto ai contenuti, la letteratura neoclassica si ispira al superamento dei drammi quotidiani e da qui venne la predilezione dei temi mitologici per celebrare il presente.

Preromanticismo

Fra il Neoclassicismo e il Preromanticismo non c’è una linea di demarcazione netta, in quanto entrambi sono caratterizzati da una grande spontaneità. Il preromanticismo possiamo però indicarlo come una tendenza letteraria emersa in contrapposizione all’Illuminismo e ai suoi caratteri, quali il razionalismo, il culto del progresso e l’attenzione all’uomo sociale. Gli elementi che invece emergono in questo periodo e che si imporranno con il Romanticismo sono l’individualismo, l’immaginazione, la libertà creativa; mentre tra le tematiche: sentimenti di malinconia e di nostalgia per le epoche passate in genere e in particolare per il Medioevo.



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