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I MALAVOGLIA

I MALAVOGLIA
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I MALAVOGLIA

Ad Aci Trezza la famiglia dei Toscano, soprannominata “Malavoglia”, è costituita da padron ‘Ntoni, dal lio Bastianazzo con Maruzza la Longa sua moglie, e da cinque nipoti: ‘Ntoni, Luca, Mena, Alessi e Lia. Essi abitano  nella “casa del nespolo”. Nel dicembre del 1863 il giovane ‘Ntoni parte soldato; dopo qualche tempo, per necessità di guadagno, il nonno acquista una partita di lupini, che Bastianazzo carica sulla barca(la Provvidenza) per andare a venderli a Riposto.

In paese tutti commentano malignamente il negozio azzardato dei lupini che i Malavoglia hanno comprato, senza arli, dallo zio Crocifisso, usuraio di mestiere; se ne parla per le strade, sul sagrato della chiesa, nelle povere locande.

La mattina successiva la partenza di Bastianazzo è domenica: gli occhi dei suoi familiari sono puntati sul mare in tempesta, da dove non giunge traccia della “Provvidenza”. Padron ‘Ntoni è sconsolato: gira per le vie del borgo senza trovare requie, al tramonto Maruzza, pur provando terribili presentimenti, si avvia sulla riva del mare con i li, ad attendere il marito e a nutrire un filo estremo di fiducia, che però la burrasca si sforza di soffocare.

Si celebrano le esequie di Bastianazzo; dalla chiesa gli abitanti di Aci Trezza vanno alle “casa del nespolo” per le condoglianze: si trovano il sindaco, il segretario comunale, le comari del vicinato, ma nessuno sa pronunciare una parola di conforto. Di fronte alla tragedia famigliare dei Malavoglia emergono le gelosie, le invidie, gli odi, i desideri di crudele rivincita.

Lo zio Crocifisso medita su come sia possibile che il suo credito venga saldato; teme,  inoltre, che Alfio Mosca, un carrettiere, ambisca a sposare sua nipote, la Vespa, per la sua ricca dote. Viceversa Alfio è innamorato di Mena, che tuttavia padron ‘Ntoni ha promesso come moglie a Brasi, lio di  padron Fortunato. Ma ogni discorso al proposito è fuori  luogo alla “casa del nespolo” dove premono il tormento e le necessità economiche; infine due avvenimenti lieti sembrano i segnali di un possibile riscatto: si trova la “Provvidenza”, che viene data a riparare a mastro Zuppiddu, e ‘Ntoni ritorna dal servizio militare.

‘Ntoni riprende a lavorare, ma senza alcun entusiasmo: quanto i Malavoglia guadagnano vale appena per are le riparazioni alla barca ed essi tardano a far fronte alle richiesto dello zio Crocifisso, che esige la restituzione del dovuto.

La vigilia del Natale alla “casa del nespolo” arriva l’usciere del comune a notificare la scadenza del debito; i Malavoglia si precipitano allora a Catania per avere rassicurazioni dall’avvocato Scipioni. Tornati ad Aci Trezza, pattuiscono con il mediatore Piedipapera che, se non potranno are, lasceranno la casa.

Luca parte soldato, la barca ritorna in mare, invitando i Malavoglia alla lietezza e alla speranza. Nel frattempo in paese scoppiano i tumulti  e proteste per le tasse sul sale e sulla pece; il Consiglio comunale si riunisce senza saper trovare risoluzioni adeguate.

‘Ntoni s’invaghisce di Barbare, lia di mastro Zuppiddu, e inizia a corteggiarla, suscitando l’astio di altri pretendenti: Vanni Pizzuto, il barbiere, e don Michele, il brigadiere. Frattanto, un giorno, padron Cipolla e suo lio Brasi si fermano alla “casa del nespolo” per far visita a Mena, la quale però è innamorata di Alfio. Questi una sera viene tuttavia ad annunciare la proprio dipartita da Aci Trezza.

Per Pasqua padron ‘Ntoni riesce ad avere il denaro necessario al versamento improrogabile come acconto del suo debito; si decide il fidanzamento di Mena con Brasi e i Malavoglia sono pronti a festeggiare; però due soldati portano la notizia che luca è morto durante la battaglia di Lissa. Al dolore inatteso giungono nuove disgrazie: i Malavoglia non riescono a far fronte al proprio debito e lasciano la casa; a questo punto padron Cipolla si rifiuta di far sposare a Brasi Mena e anche Barbare viene negata a ‘Ntoni. I Malavoglia sono abbandonati e isolati.

Tra sventure e speranze i Malavoglia cercano di riprendersi con il loro lavoro abituale: la pesce. Tuttavia una violenta tempesta sorprende in mare aperto padron ‘Ntoni, ‘Ntoni e Alessi: essi riescono fortunosamente a trarsi in salvo, ma il nonno ha ricevuto dall’albero della barca un colpo in testa che lo ha tramortito. Dopo vari giorni d’incoscienza, inizia a riprendersi, quindi torna in mare con i nipoti. ‘Ntoni si ribella a simile vita, si allontana dalla famiglia, passa le giornate all’osteria, mentre gli altri s’industriano con impegno e in ogni modo: la pesca abbondante fa sognare che un giorno sarà possibile riscattare la “casa del nespolo”.

‘Ntoni vuole partire da Aci Trezza e andare a cercare fortuna in qualche altro paese; le preghiere della madre valgono per poco a trattenerlo. Maruzza cade infatti vittima del colera e muore, gettando la famiglia nella disperazione: così ‘Ntoni risolve di andarsene.

Padron ‘Ntoni e Alessi continuano ad impegnarsi in ogni modo; decidono quindi di venere la barca e mettersi a lavorare alle dipendenze di padron cipolla. ‘Ntoni ritorna lacero e senza un soldo: le esperienze del mondo lo hanno reso piuttosto incline a lamentarti che a darsi da fare per migliorare la propria sorte.

‘Ntoni si ubriaca tutti i giorni e a nulla valgono i rimproveri del nonno o il pianto delle sorelle: ha perduto il senso dell’onore e della dignità, vive all’osteria mantenuto da Santuzza e si dedica al contrabbando. Intanto don Michele inizia a corteggiare Lia: un giorno il brigadiere fa avvertite ‘Ntoni, tramite Mena, che egli conosce i suoi traffici illeciti. All’osteria i due vengono alle mani.

In una notte di pioggia ‘Ntoni è sorpreso nei suoi loschi affari insieme a Rocco Spatu, Cinghialena, e al lio della Locca; essi fuggono dalle guardie, ma ‘Ntoni colpisce don Michele con una coltellata: viene così arrestato e finisce in carcere. Padron ‘Ntoni senza badare a spese, ricorre all’avvocato; il giorno del processo ‘Ntoni è però condannato a cinque anni di prigione. Il nonno sviene e Lia scappa di casa.

Padron ‘Ntoni è avviato alla morte; Alfio la Mosca, nonostante le lunghe titubanze dei nipoti, lo porta in ospedale dove il vecchio muore.

Alessi sposa Nunziata e riscatta la “casa del nespolo”; Mena sta vicino al fratello, a Nunziata e ai loro li. Una sera essi vedono arrivare ‘Ntoni; lo invitano affettuosamente a restare ma egli  rifiuta: vuole partire, andare dive nessuno lo potrà riconoscere. Guarda a lungo e intensamente il paese natale e poi, all’alba, si mette in cammino, mentre Aci Trezza si avvia alle faccende consuete di ogni giorno.



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