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Appunti, Tesina di, appunto LETTERATURA

I SEPOLCRI - PREMESSA, ANALISI DEL TESTO, PARAFRASI

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I SEPOLCRI

PREMESSA

La composizione Dei Sepolcri avviene tra l’estate e l’autunno del 1806. i tempi precisi della sua creazioni non ci sono noti con sicurezza, ma possiamo dire con sicurezza che l’opera, nel gennaio 1807 era già stata ultimata.

L’idea di scrivere i sepolcri è sicuramente nata in Foscolo a seguito di una discussione avuta con Pindemonte e con la Albrizzi riguardante il tema della sepoltura. Lo stesso Foscolo suggestionato dall’argomento, lo riprende i due lettere, una datata il 6 settembre e l’altra il 24 novembre. In base a queste lettere si capisce che da parte di Pindemonte e della Albrizzi, c’era un lamentio sulla eccessiva severità della legislazione francese, che veniva accusata di non tenere conto dell’aspetto umano, riguardante la morte e le tombe. Foscolo aveva rifiutato la loro posizione per ragioni politiche e filosofiche, cioè per simpatia verso la cultura rivoluzionaria e per convinzione materialistica e laica.

Scrivendo i Sepolcri egli dichiara di ritrattare quel suo atteggiamento, schierandosi a favore del suo contraddittore. In realtà, Foscolo rifiuta la legislazione francese, per ragioni assai più complesse di quelle sostenute da Pindemonte, senza però ritrattare il punto di vista materialistico e laico.

Una certa importanza ebbe anche l’editto di Sant-Cloud, che vietava il seppellimento dei cadaveri nelle zone abitate. Nei versi 51 e 53, si nota come Foscolo abbia introdotto nel Carme il riferimento attualizzante alle recenti norme legislative. Con il termine Carme Foscolo intendeva rilanciare il significato classico del termine che indicava un genere di poesia impegnato e solenne.

L’innovazione apportata nel Carme, riguarda l’intento dimostrativo, nel procedere per argomentazioni ed esempi,cioè per via filosofica; e sta poi nella fortissima carica attualizzante, nel rapporto continuamente stabilito, ora in modo implicito ora in modo esplicito, tra passato e presente.

ANALISI DEL TESTO

I sepolcri sono costituiti da 295 endecasillabi sciolti. Il testo e suddivisibile in quattro parti, secondo il suggerimento offerto dallo stesso autore. Prenderemo in considerazione la prima parte.

La prima parte affronta il tema dell’utilità delle tombe e dei riti dedicati ai morti. Dal punto di vista materialistico e laico essi sono inutili e non riscattano, per chi muore, la perdita della vita. Si nota però un senso legato alla dimensione sociale dell’uomo, e garantito per l’estinto dai superstiti che lo rimpiangono e lo ricordano, prolungandone la vita attraverso la memoria. Per aiutare questo scambio e facilitarne la durata assumo un ruolo importante le tombe,con annessi,i riti funebri. La morte però non è uguale per tutti e non rende i morti tutti uguali. I cattivi possono solo sperare nel perdono di Dio, perché sono esclusi dalla memoria dei superstiti. I buoni, invece, sono a lungo conservati nei ricordi dei vivi. La nuova legge risulta ingiusta perché,per cancellare le differenze sociali e sottolineare l’eguaglianza di natura fra gli uomini, nega di dare il giusto riconoscimento ai meriti dei migliori.

La metrica comprende l’uso di endecasillabi sciolti con un’inedita funzione argomentativa e filosofica . i frequenti enjambements rafforzano il senso di difficoltà e di densità espressiva già comunicato alla sintassi ricercata; ma sottolineano lo sforzo e il distendersi del pensiero nel corso della versificazione. Insomma, anche la metrica partecipa a questa “invenzione” di Foscolo, che ha creato una poesia che non descrive ma ragiona.

PARAFRASI

Il sonno eterno della morte è forse meno doloroso

All’ombra dei cipressi e dentro le tombe

Consolate dal pianto dei vivi? Quando il sole

Non fecondi più sulla terra ai miei occhi

Questa bella popolazione di piante e di animali,

e quando davanti a me non danzeranno le ore future

attraenti di belle promesse, ne udrò più da te recitare dolce amico

i tuoi versi e l’armonia malinconica che li ispira

né più mi parlerà nel cuore l’interesse della poesia e dell’amore

unico interesse nella mia vita randagia

quale consolazione sarà per i giorni perduti un sasso

che distingua le mie ossa dalle infinite ossa

che la morte sparge in terra e in mare?

E proprio vero, o Pindemonte! Anche la speranza,

ultima dea, fugge dalle tombe; e la dimenticanza

circonda tutte le cose nella sua tenebra;

e una forza attiva le trasforma incessantemente

di movimento in movimento;

e il tempo tramuta sia l’uomo, sia le sue tombe, sia le ultime tracce

sai ciò che è stato risparmiato dalla terra e dal cielo.

Ma perché l’uomo dovrebbe negare prima del tempo a se l’illusione

Che una volta morto lo trattiene ancora sulle soglie dell’oltretomba?

Egli non vive forse sottoterra quando sarà per lui impercettibile,

legato al riferimento sonoro del successivo l’attrattiva della vita

se può risvegliarla nella mente dei suoi cari con

nobili preoccupazioni?

Solamente chi non lascia eredità di affetti ha poca gioia  dalla tomba;

e se solo guarda oltre la propria sepoltura, vede la propria anima

vagabondare in mezzo al dolore dei luoghi infernali,

o rifugiarsi sotto le grandi ali del perdono di Dio;

ma lascia i suoi resti alle ortiche di una terra deserta

dove non prega nessuna donna innamorata,

ne passante solitario ode il sospiro che la natura manda

a noi dalla tomba.

Tuttavia una nuova legge oggi impone che le tombe

Siano fuori dai centri abitati e nega la fama ai morti.

E giace senza tomba il tuo sacerdote(parini), o Talia,

che poetando per te coltivò con lungo amore un lauro

nella sua povera casa, e ti consacro molte opere

e tu abbellivi con il tuo riso le sue poesie che criticavano

i viziosi aristocratici lombardi, ai quali procura piacere

solo il muggito che i buoi dalle stalle dell’Adda e dal

Ticino lo rendono beato di ozi e di vivande.

Dove sei tu, o bella musa? Fra queste piante dove

Io siedo e ricordo con desiderio la mia casa

Materna non sento profumare l’ambrosia,

indizio della tua divinità. Eppure tu venivi e sorridevi

a lui (parini) sotto quel tiglio che ora con fronde impoverite

va fremendo, o Dea, perché non copre la tomba del vecchio Parini

al quale in passato era generosa di pace e di ombra.

Forse tu cerchi vagando fra le tombe umili dove dorma

La sacra testa del tuo Parini?

La città, immorale appassionata di cantanti castrati,

non pose in suo onore alberi tra le sue mura, né lapidi,

né iscrizioni; e forse il ladro che scontò sul patibolo

i delitti gli insanguina le ossa con la testa mozzata.

Tu musa senti raspare fra le macerie e gli sterpi

La cagna randagia che va errando sulle fosse e ululando famelica;

e vedi l’upupa uscire dal teschio, dove fuggiva la luce della luna,

e la vedi svolazzare intorno alle croci sparse per il camposanto,

e senti l’uccello immondo rimproverare con il suo verso funebre

i raggi dei quali le stelle si mostrano pietose verso le sepolture dimenticate.

O Dea preghi inutilmente  che sul suo poeta cadano rugiade dalla notte tenera.

Ahi! Sui morti non sorge nessun fiore, quando non sia onorato

Da lodi umane e da pianti affettivi.

DOMANDA RETORICA: domanda che ha in se stessa la propria risposta

ALLITTERAZIONE: ura retorica che consiste nella ripetizione degli stessi suoni all’inizio di due o più parole contigue o anche all’interno di esse. Può essere usata per rafforzare legami semantici tra parole o per crearne altri.

METONIMIA:ura retorica consistente nella sostituzione di una parola con un’altra che appartiene a un campo concettuale vicino e interdipendente



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