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I TRE CAVALIERI DEL GRAAL

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I TRE CAVALIERI DEL GRAAL


Traccia il ritratto di ciascun cavaliere mettendo in evidenza le origini, i tratti fisici e psicologici, gli interessi e le propensioni.


I tre cavalieri sono personaggi molto diversi tra loro sia fisicamente che psicologicamente. Ciò è dovuto alle diverse età, alla differente visione del mondo ed al destino che durante il corso della storia fa accadere avvenimenti i quali cambiano il carattere dei giovani protagonisti.

Galaad è il più giovane della comnia e la sua nascita è nobile ma oscura. "Molti antichi scritti venuti dall'Egitto dicevano che Lancillotto doveva generare questo lio che sarebbe stato forte e leale e di purissimo cuore, sì da superare il padre stesso, che pure è lo specchio di tutte le virtù". Egli è, infatti, lio di Lancillotto e della Dama del Lago, una fata delle acque che Galaad conobbe durante il cammino quando fu trascinato in una palude. Ella lo allevò durante i primi sei mesi di vita, ma a causa della sua natura, che non le permetteva di restare a lungo lontana dal suo regno acquatico, si dovette separare dal lio. Il racconto lo descrive come un adolescente dagli splendidi occhi azzurri, "così chiari che parevano privi di colore" e capelli dal colore dei raggi della luna. Tra i tre cavalieri era il più tenero di cuore, serio, pignolo ed era sempre silenzioso. Il suo animo era "misurato, incline agli affetti, ai sentimenti familiari". La sua mente era riflessiva e mite e sebbene fosse un guerriero forte e valoroso, amava la pace e rifuggiva la guerra. Quando fu chiamato a prendere una decisione sul suo destino egli decise di tornare nel regno di sua madre, con la quale aveva passato così poco tempo. Fu lei a donargli la spada che il cavaliere usò durante la sua avventura.



Perceval era lio di re Gahmuret ed era un giovane di nobile aspetto, dallo sguardo aperto e fiero, il volto pallido, affilato e scarno, contornato da capelli biondi. Egli conquistò la sua spada estraendola da una roccia circondata da fuoco, ma dopo questo magico momento egli non fu lo stesso, facendosi taciturno e pensoso, tanto che sembravano passati molti anni della sua vita in un attimo. "Se ne stava spesso appartato a meditare, amava i luoghi solitari e quando trovava una chiesa o una cappella si inginocchiava a pregare". Era così cambiato che Galvano, suo comno di viaggio, considerò che come amico fosse definitivamente perduto. La sua grande aspirazione era quella di vivere fuori dal mondo, magari in un chiostro, e non si riteneva degno del regno della perfezione del Graal. Il suo tragitto per arrivare al monte Pirchiarano è stato un cammino di penitenza e meditazione che lo ha portato a maturare la consapevolezza di sé, il fascino per la religione e la vita dei santi, riuscendo a capire il proprio destino.

Galvano era un cavaliere "tutto armato d'armi splendenti", agile e aitante, con i capelli biondo scuro abbastanza lunghi e gli occhi scuri. Era un buon cacciatore, un aspirante seduttore, amante della vita, delle cavalcate, attaccato ai piaceri terreni e attento alla propria immagine, tanto che mente riguardo alle avventure incontrate sul suo cammino per non sentirsi inferiore alle prodezze dei suoi comni o forse per un fatto di orgoglio personale. Tra i cavalieri è forse quello più concreto e materialista, che meno di tutti era adatto al compito del Graal. A Perceval egli confida di non avere mai creduto veramente di poter conquistare il privilegio del regno del Graal de era giunto a questa conclusione poiché tra i cavalieri lui era stato l'unico ad aver ottenuto la spada in modo "umano", senza l'aiuto di forze soprannaturali. Durante la sua permanenza al castello della contessa Marta Galvano si innamorò della lia della contessa, Fioralba, la quale ricambiava l'interesse per il giovane cavaliere.










Ripensa alla ura del vescovo. Perché decide di non scegliere il cavaliere destinato ad impossessarsi del Graal? Perché mostra di apprezzare la scelta di ciascuno di loro di non impegnarsi nella ricerca del Graal? Quale ti sembra, allora, il messaggio della scrittrice sull'argomento?


Il vescovo non sceglie il cavaliere destinato ad impossessarsi del Graal perché solo la coscienza può giudicare degno un uomo. Egli ha avvisato i cavalieri dei compiti e dei sacrifici che il Graal comporta, solo i tre giovani possono sapere se sono pronti per una tale impresa. Il vescovo di Chartres dimostra di apprezzare la rinuncia al compito poiché i cavalieri hanno dimostrato una grande consapevolezza di sé e dei propri limiti, saggezza e mancanza di presunzione. Nessuno può arrogarsi il diritto di governare in nome di Dio, perché nessun uomo può raggiungere la perfezione che richiede tale compito. L'autrice invita alla cognizione della propria persona, valutabile solo dalla propria coscienza, che costituisce il metro di valutazione più giusto e veritiero. Per quanto riguarda il Graal, si può a buon diritto dire che "ci sono misteri che devono rimanere tali" e che nessuno si può sostituire alla legge divina, nemmeno per costituire un regno di pace sulla Terra.


In quali luoghi sono ambientate le vicende? Sono gli spazi tipici dei romanzi cavallereschi?

Gli ambienti narrati nel racconto sono, ad esempio, boschi, foreste, valli, castelli e fortezze, tipici dei romanzi cavallereschi.  Per quanto riguarda gli spazi aperti vengono descritti i paesaggi che i tre cavalieri percorrono durante il loro viaggio. Alcune descrizioni presenti nel testo sono: "la valle della Dora, che digradava dolce e verdissima di boschi e di coltivi"; le colline delle Cevennes, che "digradavano in una bella pianura percorsa molti fiumi che scendevano al mare", foreste di querce che si alternavano a coltivazioni di frutti dove "meli e peri si mescolavano ai mandorli dalle belle chiome e ai ridenti melograni". A queste descrizioni di ambienti belli, radiosi e rassicuranti, si affiancano posti angusti e poco accoglienti, che fecero faticare non poco i protagonisti del racconto; come ad esempio la pianura delle Camargue, con i suoi pericolosi e fatali acquitrini e una catena di disagevoli montagne. "Unica fatica fu superare una catena di montagne seguendo un sentiero che correva tra aspre pareti rocciose, dove non vedemmo esseri umani, bensì animali che curiosamente ci guardavano dall'alto delle rocce".

Gli spazi chiusi narrati corrispondono alle corti in cui i cavalieri alloggiano, come quella della contessa Marta. L'autrice si sofferma molto soprattutto sullo sfarzo dei banchetti, dei quali offre delle descrizioni eccezionali, che calano ancor più il lettore nel magico mondo medievale. "ancor più bello spettacolo era il tavolo coperto di una candida tovaglia su cui spiccavano tra mazzi di fiordalisi e grandi pani segnati da una croce e cesti di verdure freschissime e, frutti della prima estate, piccoli mucchi di ciliegie in grandi foglie di vite."














Nel romanzo si intrecciano più racconti. Ricostruisci con uno schema a due colonne lo scarto tra fabula e intreccio.


INTRECCIO

FABULA

Galvano giunge al castello della contessa Fioralba e inizia a narrare il viaggio dei tre cavalieri.


Merlino chiede ai giovani di cimentarsi nel ritrovamento del Graal, che partono per il viaggio.


Galvano ottiene la sua spada lottando contro un guardiano di un castello


Perceval ottiene la spada estraendola da una roccia circondata da un cerchio di fuoco


I cavalieri alloggiano alla corte della dama solitaria, dove Perceval trova la soluzione dell'indovinello e scegli come premio il libro della vita dei santi.


Galaad se negli acquitrini delle Cevennes


Perceval e Galvano prendono strade diverse


Il conte torna al castello insieme a Perceval


Il cavaliere narra il suo viaggio di rinunce dalla Novalesa al monte Pirchiarano


Galaad giunge al castello su un grande cavallo alato e narra la sua permanenza nel regno di sua madre, la Dama del Lago.


Il vescovo di Chartres parla con i cavalieri per la scelta di chi dovesse trovare il Graal. Con grande sorpresa i giovani sono chiamati a giudicarsi da soli. Dopo varie riflessioni nessuno dei tre cavalieri si giudica all'altezza del compito.

Merlino mette al corrente i tre cavalieri del compito che li attende.



Galaad, Perceval e Galvano partono per il viaggio.



Galvano ottiene la sua spada lottando contro un guardiano di un castello


Proseguendo il cammino Perceval ottiene la spada estraendola da una roccia circondata da un cerchio di fuoco.


Perceval e Galaad diventano pensosi, assenti e meditabondi


Galaad sparisce nell'acquitrino e giunge nel regno della Dama del Lago, sua madre, dove passa alcuni giorni con lei. Nel frattempo Perceval e Galvano si separano.


Perceval compie un cammino di rinunce e penitenza, finchè, venendogli meno le forze, sviene. Si sveglia alla corte di una dama, dove, rifiutando ospitalità, riprende il viaggio. Soggiornò quindi presso un eremita, che gli consigliò il silenzio e la penitenza. Dopo tre giorni, avendo ottenuto l'assoluzione dei peccati partì e passò una notte in un convento.


Galvano, giunto ad Avignone, soggiorna presso la dama del Bel Sito, presso la quale si dimentica temporaneamente del suo compito. Dopodiché riparte, giungendo al monte Pirchiarano, dove narra la sua storia.


Perceval arriva al castello e narra il suo viaggio.


Galaad arriva alla corte della contessa Marta su un cavallo alato.


Il vescovo di Chartres esorta i giovani a fare un'analisi interiore per capire se si sentissero degli dei sacrifici che il Graal richiede, ma essi rifiutano l'incarico.

Il racconto ripropone con leggerezza, ironia e moderna sensibilità i motivi, i personaggi e le vicende dei romanzi cavallereschi cortesi. Da quali indizi puoi ricavare tale osservazione? Quali passaggi documentano tale giudizio?


Il punto in cui mi è parso di cogliere maggiore ironia è il tratto di viaggio che i cavalieri percorrono insieme. Infatti nei loro dialoghi trapela tutta la simpatia l'amicizia che lega i protagonisti e ci viene offerta un'immagine diversa da quella che in genere si ha di tre cavalieri valorosi. Nei loro discorsi si nota sempre una nota di malizia, che rende i personaggi più umani, così come durante il racconto di Galvano presso la corte della contessa Marta. 

Un aspetto visto con moderna sensibilità è, secondo me, il rapporto tra la contessa e sua lia, la quale , esprimendo il suo giudizio sull'aspetto fisico dei cavalieri, viene rimproverata dalla madre e le rinfaccia di non essere più una bambina. Tra le due vi è un rapporto molto bello, nel quale la madre si compiace in un certo senso dell'interesse che Fioralba prova per Galvano, che ricambia ogni sentimento.





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