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IL REALISMO - Il NATURALISMO FRANCESE

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IL REALISMO

Tra il 1830 e il 1870 circa si sviluppa in Francia il Realismo, corrente letteraria che si contrappone alle tendenze spiritualistiche del Romanticismo. Il Realismo vuole fornire un quadro preciso ed oggettivo della realtà, evitando l’idealizzazione. La ricostruzione della realtà trova il suo esito più congeniale nel romanzo realista, un genere letterario che ha nell’Ottocento una straordinaria diffusione. Tra i principali esponenti del Realismo ricordiamo Stendhal, Honoré de Balzac, Gustave Flaubert. Il Realismo sfocia nel Naturalismo, che ne riprende le caratteristiche essenziali.

Il NATURALISMO FRANCESE

Il Naturalismo afferma in Francia nella seconda metà dell’Ottocento (a partire dal 1870 circa); esso trova i propri fondamenti nel Positivismo, corrente filosofica che esprime il pensiero della nuova società borghese e fa da supporto teorico alla seconda rivoluzione industriale. Il Positivismo crede nel progresso della scienza e che crede che essa possa favorire la felicità dell’uomo. Tale filosofia è definita “Positivismo”, perché i pensatori positivisti credono solo nei fatti positivi, ovvero quelli che si possono dimostrare scientificamente, mentre ciò che è metafisico o spirituale non interessa loro. La scienza diventa quindi lo strumento per conoscere e migliorare la realtà a favore dell’uomo, per spiegarla oggettivamente e dominarla.



Uno dei maggiori positivisti è Taine. Egli propone di applicare le proprie concezioni filosofiche e scientifiche alla letteratura, auspicando che essa si assuma il compito di un’analisi scientifica della realtà.

Il Naturalismo si fonda sul presupposto che la letteratura possa analizzare e rappresentare la natura dell’uomo e la società umana con la stessa oggettività con cui le scienze trattano i fenomeni naturali. Il romanzo deve riprodurre la realtà e il suo autore deve comportarsi come uno scienziato: il sentimento personale non deve intervenire a mutare la realtà dei fatti narrati. Modelli letterari della scuola naturalista sono i romanzieri realisti: in primo luogo Balzac e Flaubert, autori rispettivamente della Commedia umana e di Madame Bovary; in secondo luogo i fratelli Edmond e Jules de Gouncourt, che dedicano particolare attenzione ai ceti inferiori, a fenomeni di degradazione umana e a casi patologici (nel romanzo Germinie Lacerteux analizzano la degradazione fisica e psicologica di una serva isterica).

ZOLA

Il più importante naturalista francese, considerato vero caposcuola del Naturalismo, è Emile Zola. Egli riassume nella sua opera quasi interamente il movimento. Le concezioni che stanno alla base della sua narrativa si trovano esposte nel saggio Il romanzo sperimentale del 1880. In quest’opera egli sostiene che il romanzo deve applicare il metodo scientifico all’analisi della realtà: come l’uomo è passato dallo studio della fisica (realtà inorganica) alla fisiologia (realtà organica), Zola vuole studiare la realtà spirituale e passionale, determinata da leggi fisse come quelle che regolano la fisica e la biologia; quindi il compito del romanziere è quello di scoprire tali leggi.



Queste concezioni sono messe in pratica nella sua opera fondamentale, “I Rougon-Macquart”, un ciclo di venti romanzi nei quali l’autore analizza i discendenti di una famiglia collocati in vari strati sociali, a partire dai ceti più bassi verso quelli più elevati, fornendo una panoramica della società francese di fine ‘800. Egli ricostruisce in modo preciso e particolareggiato spazi, costumi e modi di vivere, riguardanti vari tipi di ambienti: mondani, aristocratici, politici, artistici, letterari, del teatro, del giornalismo, i sobborghi, la Borsa, le camne e le miniere. Zola si documenta con estremo scrupolo ed ha un atteggiamento polemico e critico verso i corrotti e ricchi ceti dirigenti e la piccola borghesia, mentre s’interessa dei ceti subalterni (artigiani, operai, contadini), ma sempre con lo scrupolo di uno scienziato: egli non idealizza gli ambienti popolari, anzi ne riproduce anche gli aspetti più ripugnanti e fu questo che gli assicurò fama e ricchezza anche se attraverso lo scandalo.

Per Zola lo scrittore ha una funzione utile nella società (visione progressista), poiché con il suo studio permette ai legislatori di conoscere meglio la società, in modo da poterla migliorare facendo leggi più adatte ad essa. Zola è un ottimista perché la società francese della seconda metà dell’‘800 è in continua crescita, quindi egli è fiducioso anche nel miglioramento delle condizioni delle classi più basse. Il suo atteggiamento, decisamente progressista, si evolve verso posizioni dichiaratamente socialiste.





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