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ISTITUISCI UN CONFRONTO TRA MEDIOEVO E CIVILTA’ UMANISTICO-RINASCIMENTALE, METTENDO IN RILIEVO IL NECESSARIO RAPPORTO DI ANTITESI E CONTINUITA’

ISTITUISCI UN CONFRONTO TRA MEDIOEVO E CIVILTA’ UMANISTICO-RINASCIMENTALE, METTENDO IN RILIEVO IL NECESSARIO RAPPORTO DI ANTITESI E CONTINUITA’
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ISTITUISCI UN CONFRONTO TRA MEDIOEVO E CIVILTA’ UMANISTICO-RINASCIMENTALE, METTENDO IN RILIEVO IL NECESSARIO RAPPORTO DI ANTITESI E CONTINUITA’.

Il Medioevo e il Rinascimento sono due epoche sono state due epoche importantissime che hanno molti aspetti comuni, e problemi che invece sono visti in maniera diversa.

 Questa differenza si può vedere prima di tutto nella religione. L’uomo rinascimentale è molto religioso, ma ha una concezione totalmente nuova, detta antropocentrica: il centro dell’esistenza si sposta da Dio all’uomo, che è visto come la cosa più importante e per questo è molto apprezzato. L’uomo medievale pone invece al centro della sua vita Dio: tutta la sua vita è una specie di lungo pellegrinaggio che lo porta a ricongiungersi con Dio, che è visto come il centro del mondo: questa è una concezione teocentrica.

Queste differenze nell’approccio con la religione portano a vedere il corpo in modo molto diverso:per il cristiano medievale è qualcosa di cui ci si deve liberare, mentre per gli umanisti, lo dice la parola stessa, è una parte dell’uomo che va apprezzata. Quindi gli uomini medievali utilizzavano molte pratiche mortificatorie, come i digiuni forzati, il silicio, le veglie forzate di preghiere e l’eremitismo.  Invece nel Rinascimento il corpo viene esaltato per la sua armonia e bellezza: questo non significa che ci troviamo in un’epoca atea, ma solo che si comincia ad apprezzare anche la parte corporale dell’uomo, che è sempre un dono di DioUn altro elemento di continuità è rappresentato dal rispetto con il quale si guarda ai classici, che vengono però interpretati in maniera diversa: nel Medioevo i classici sono analizzati con una lettura allegorica e urale, ed ogni testo è collegato ad un episodio della Bibbia. Se non è presente nessun simbolismo, l’opera stessa non viene presa in considerazione, o viene “manomessa” per portarla ai canoni del tempo. Proprio per questo motivo nel Rinascimento nascerà la ura del filologo, che avrà il compito di studiare con metodo scientifico e critico i classici per arrivare ad avere un testo che sia il più originale possibile.



Nel periodo rinascimentale, invece, i classici assumono importanza in funzione del loro contenuto, e sono presi in considerazione non per il loro significato allegorico ma per quello che possono trasmettere all’uomo contemporaneo; viene meno la lettura urale, si riacquista il senso storico, e si cerca di recuperare il testo nelle sue peculiarità originali, anche attraverso lo studio approfondito del greco e del latino.

  Un altro concetto molto importante per queste due epoche è quello della Fortuna, che assume un ruolo determinante nella vita dell’uomo, condizionandolo e ponendogli continuamente di fronte difficoltà e ostacoli. Nel Medioevo la Fortuna è ritenuta un’intelligenza angelica, guidata da Dio, come afferma anche Dante nella Commedia. In seguito, invece, la Fortuna viene viste come il caso, che pone ostacoli e avversità che l’uomo può superare con le sue capacità e le sue virtù. L’uomo risulta quindi artefice del suo destino, faber fortunae suae, poiché indipendentemente dal volere divino egli può superare le difficoltà con le sue sole forze: abbiamo un’esaltazione dell’uomo come individuo pieno di doti e capacità.

  Un importante aspetto che può essere utile per confrontare Medioevo e Rinascimento è la cultura, che in entrambe le epoche ha una diffusione limitata che interessa solo le classi sociali più elevate ed esclude completamente il resto della popolazione.

Nel Medioevo il centro della cultura è il monastero, all’interno del quale i pazienti monaci amanuensi si dedicano alla ricopiatura dei testi antichi; si tratta quindi di una cultura di autoconsumo, chiusa al piccolo mondo dell’abbazia.

Nel rinascimento il centro della cultura si sposta alla corte dove un ricco Signore si circonda di letterati e artisti ai quali commissiona opere e lavori, per ottenere così maggior prestigio. E’ in questo ambiente che si sviluppa la ura dell’intellettuale cortigiano che, essendo alle dipendenze di un Signore, non gode di completa libertà espressiva, e perde di ogni contatto con l’esterno, rischiando così di comporre opere aride, banali e prive di contenuti. Invece l’intellettuale medievale è un cittadino attivo, coinvolto nelle vicende politiche del suo tempo. Un’eccezione a questo schema rinascimentale è rappresentato da Firenze dove la Florentina libertas assicura agli artisti una grossa libertà espressiva.




  Fra le due epoche c’è anche differenza per quanto riguarda l’approccio alla cultura, in particolare nella concezione della Verità: nel Medioevo è diffuso il principio dell’ipse dixit, il quale stabilisce che la verità è già stata annunciata, e l’uomo non deve fare altro che accettarla. Nel Rinascimento viene meno questo processo deduttivo e l’uomo va alla ricerca della verità, con le sue forze, spinto dal desiderio di conoscere.

Dal confronto fra queste due grandi epoche risulta quindi evidente come Medioevo e Rinascimento con i loro punti di contatto ma anche con le loro diversità siano stati periodi di eccezionale grandezza e complessità, di fondamentale importanza per lo sviluppo della cultura moderna.


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