ePerTutti
Appunti, Tesina di, appunto letteratura

L’ UMANESIMO, LA CRISI DELLA SCOLASTICA, IL RUOLO DELL’ INTELLETTUALE, FILOSOFI E FILOSOFIE DEL RINASCIMENTO, LA FIGURA DELL’ INTELLETTUALE

Scrivere la parola
Seleziona una categoria

L’ UMANESIMO

Quadro storico, nel contesto presenta mutamenti economici e sociali; il motore dello sviluppo è il capitalismo commerciale che è un sistema economico basato sugli scambi commerciali, e la rivoluzione dei prezzi; di conseguenza nascono gli Stati Nazionali che garantivano le prospettive dei borghesi (mercanti) che l’ Impero non garantiva, producendo una cultura funzionale ai suoi scopi. All’ interno degli Stati Nazionali la monarchia usa nuovi strumenti di governo, utilizzando un personale politico d’estrazione borghese, istituendo eserciti permanenti che dovevano difendere il monarca, utilizzando un sistema fiscale di sistematico prelievo. Il ‘500 è un periodo di profonde trasformazioni.

ETA’ MODERNA

·       mutamenti



·       Stati Nazionali

·       riforma di Lutero, che porta alla rottura dell’ unità di fede e della Chiesa

·       concilio di Trento

Nell’ Umanesimo il ruolo dell’ intellettuale è nelle corti, mentre nel Medioevo è il chierico come sapere universale. Dopo aver evidenziato le origini dell’ età moderna, bisogna considerare le forme ed i luoghi della cultura umanistica:

·      forme = indica interpretazione:

1.    frattura / rottura tra le due età

2.    continuità tra Umanesimo e Medioevo (tesi religiosa); entrambe le età hanno contribuito all’ età moderna. Esisteva nel Medioevo una centralità trascendente, ora nel Rinascimento c’è una centralità d’immanente.

3.    originalità (d’Eugenio Garin). Dobbiamo cercare l’ originalità, presupporre che non si debba fare nessuna sintesi sul Medioevo e Rinascimento, ma ricercare gli elementi che si hanno e che sono la laicizzazione e l’ autonomia. Per cultura umanistica e illuministica l’ uomo si deve scrollare della propria religiosità ed essere autonomo.

LA CRISI DELLA SCOLASTICA

Il ‘200 fu l’ apogeo della scolastica, in quanto si assiste alla fine di due grandi problemi, ossia dei dualismi in campo filosofico di fede e ragione, ed in campo politico di Papato e Impero. Invece nel ‘300 si può parlare di crisi della scolastica, perché questi problemi riemergano non trovando alcuna soluzione. In particolare entra in crisi la metafisica aristotelica, che aveva reso possibile la soluzione del dualismo fede - ragione. Da questo momento in poi si darà maggior spazio alla logica e alla fisica, perché sono concrete. Questa crisi porta ad un ulteriore divaricazione tra filosofia e teologia, in linea ad una netta scominazione della concezione unitaria della società umana, che andava spaccandosi in temporale e spirituale. Inoltre la filosofia diventa sempre più scienza della natura, per questo già si può parlare di fideismo (riferimento costante alla fede) e scientismo (riferimento costante alla natura, scienza). La crisi della metafisica aristotelica fu accentuata col diffondersi del nominalismo di Guglielmo d’ Occam. Infatti il filosofo, se sostiene che gli universali e i concetti sono solo dei semplici nomi, allora essi nella realtà non esistono più forme e principi universali, ma solamente una molteplicità d’individui la cui conoscenza è possibile solo quella fisica. Con questo si ha uno sviluppo della fisica, soprattutto della natura, per questo la fisica si distacca da quella che era la fisica celeste d’Aristotele, seguendo un corso più coerente e orientato verso l’ immanente. Per questo riguarda il campo politico il grande storico Marsilio da Padova, con l’ intento di riportare la pace in Europa, lacerata dalle lotte tra papato e Impero ; egli sostenne nel “ Defensor Pacis “ la totale sottomissione del clero all’ imperatore supremo, ossia dal potere ecclesiastico a quello laico. Vediamo che tutti questi cambiamenti e la crisi della metafisica aristotelica, portano ad una vera e propria scienza medievale collocata a metà strada tra la fisica aristotelica e la fisica moderna. I maggiori esponenti della riflessione scientifica di questo periodo furono Giovanni Buridano e Nicola d’Orersme. Il primo ha contribuito alla fisica con la teoria dell’ Impetus, cioè un moto per mantenersi in atto, non ha bisogno per forza di una causa motrice che entra in contatto con il corpo, ma può dipendere da una forza che agisca sul corpo, da una parte di una causa che ad essi non appartenga. Con questo la fisica celeste d’Aristotele è stata resa indipendente dalla metafisica. Poi c’è Nicola d’Orersme che sostenne una tesi che sarà poi quella che si avvicinerà a quella di Copernico e di Galileo Galilei, ossia l’ ammissione del moto della Terra. Nel ‘300 grazie a Petrarca s’inizierà lo studio della filologia, cioè ricerca e studi di manoscritti antichi, ossia le humanae litterae, che daranno fioritura al Rinascimento, prima di trovare conferma nell’ età Moderna.




IL RUOLO DELL’ INTELLETTUALE

L’ uomo non appartiene più all’ ordine naturale prestabilito da Dio (disegno divino). L’ intellettuale non trova più la base culturale nella Chiesa, ma trova i fondamenti legati alla riscoperta della cultura classica (humanae litterae) ; usando il metodo filologico e storico (cioè confronto critico - la verità storica) per gli umanisti la verità è storica, cioè lia del proprio tempo ; le verità sono mutabili, perché dipendono dal periodo storico. La cultura si sposta dall’ università alle corti. La cultura non era per il popolo, ma per i privilegiati ossia una cultura elitaria ; questo carattere elitario ha diviso la cultura e la società. Quindi l’ Umanesimo oltre a non creare un criterio di razionalità scientifica e tantomeno non ha voluto creare una saldatura tra cultura e società. Il luogo in cui opera l’ intellettuale è la corte, e le istituzioni culturali sono le biblioteche e accademie, però questa non è una cultura per i ceti bassi, ma una cultura sempre più elitaria ed aristocratica.

FILOSOFI E FILOSOFIE DEL RINASCIMENTO

Diciamo che c’è una certa continuità tra l’ Umanesimo e la tradizione medievale. La forma è l’ Aristotelismo che domina nelle università ; c’è però il platonismo nelle accademie. Sensibilità religiosa (platonismo) e filosofia della natura (aristotelismo) s’intrecciano. L’ intellettuale non vive in modo autonomo, ma in rapporto al signore del luogo, cioè è unito organicamente al potere. L’ intellettuale è importante perché riesce a far mantenere il potere in mano al sovrano, che ha acquistato prestigio grazie all’ intellettuale. L? aristotelismo si orienta in senso naturalistico, ma si adegua orientandosi anche verso l’ uomo. Il platonismo fu di maggior peso perché circolava al di fuori della cerchia universitaria. Si ebbe il platonismo in Italia per l’ affluenza dei dotti bizantini e la circolazione dei manoscritti di Ficino.

LA URA DELL’ INTELLETTUALE

Con la rottura dell’ unità di fede e della Chiesa nasce un gran problema, ossia il ruolo dell’ intellettuale. Infatti ci si chiede che ruolo debba avere l’ intellettuale, nel momento in cui si è dichiarato cristiano. Nel ‘500 e ancora alcuni secoli prima, è sempre stato questo un problema alquanto difficile da risolvere, ossia non si riuscirono a conciliare i vari punti di vista. Se noi vediamo questo problema dal punto di vista religioso, una volta che un intellettuale si sia dichiarato cristiano doveva concepire tutte le varie discipline come ancellae theologiae, ossia la conoscenza era finalizzata a dimostrare la verità della fede nei vari campi, quindi rispettare l’ enciclopedia medievale del sapere, se invece vediamo questo problema dal punto di vista umanistico e illuministico, l’ uomo si deve scrollare dalla propria religiosità ed essere autonomo ; quindi si deve dare spazio alla libera ricerca, senza vere limiti da non oltrepassare. Proprio in questo contesto il Rinascimento dopo aver portato a termine la rottura dell’ unità politica del Medioevo, spezza anche l’ unità culturale, rifiutando l’ enciclopedia del sapere di tipo teologico. Con il rifiuto della filosofia della scuola e della metafisica aristotelica, si ha una tendenza alla laicizzazione del sapere, per questo l’ intellettuale non è più chierico e non trova più la sua base culturale nella Chiesa, ma la trova nella riscoperta della cultura classica, le humanae litterae. La cultura non è più di tipo trascendente, ma immanente, che vede l’ uomo come artefice di se stesso.L ‘umanista quindi si orienta verso una cultura classica usando il metodo filologico e storico. Il luogo caratteristico della cultura rinascimentale non è più l’ università ma la corte signorile ; per questo l’ intellettuale diventa cortigiano, ossia un protagonista della penna al servizio del signore. E’ noto come i principi ed i ricchi mercanti di questo periodo fanno a gara per farsi portatori del sapere e a concedere protezione e stipendi ai letterati, artisti e scienziati. L’ umanista non vive in modo autonomo, ma vive in rapporto al signore del luogo, cioè è unito organicamente al potere. Da quanto si può capire il letterato è importante, perché riesce a far mantenere il potere in mano al sovrano per due semplici motivi : il primo per avere di dar fama al casato ; il secondo, per disporre di uomini qualificati, capaci di scrivere atti ufficiali. Si noti che la produzione culturale, circolando solo nelle corti, da vita ad una cultura non più popolare, ma aristocratica, ossia elitaria. Lo stesso recupero del latino nel ‘500 è approfondito da elite privilegiata. Il luogo propulsore della cultura è la corte, mentre le istituzioni culturali sono le biblioteche e le accademie.






Privacy

© ePerTutti.com : tutti i diritti riservati
:::::
Condizioni Generali - Invia - Contatta