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L’ETA’DEL RINASCIMENTO - LUDOVICO ARIOSTO, L’ORLANDO FURIOSO, ANALISI DEL PROEMIO, ANALISI DEL PRIMO CANTO, IL PALAZZO INCANTATO DI ATLANTE, LA FOLLIA

L’ETA’DEL RINASCIMENTO - LUDOVICO ARIOSTO, L’ORLANDO FURIOSO, ANALISI DEL PROEMIO, ANALISI DEL PRIMO CANTO, IL PALAZZO INCANTATO DI ATLANTE, LA FOLLIA
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L’ETA’DEL RINASCIMENTO

L’Umanesimo.

Se il Medioevo era considerato come un’età di pregiudizi e di superstizioni, l’Umanesimo esprime una nuova immagine dell’uomo, che si fonda sulla sua autonoma “dignità”.L’uomo è considerato come artefice del mondo in cui vive: un essere che sta fra la terra e il cielo e che è partecipe della natura divina (M.Ficino).A una visione di tipo “teocentrico”, che riconosce nella divinità il fine ultimo degli interessi umani e considera il destino dell’uomo come unicamente realizzabile nella vita ultraterrena, si sostituisce una visione “antropocentrica”, che colloca al centro dell’universo la persona umana in grado di controllare le forze della natura e di costruire da sé il proprio destino.

I legami con l’Umanesimo.

Ancora agli inizi del ’500, si prolungano gli influssi del “neoplatonismo”, che aveva esaltato le doti intellettuali e spirituali dell’individuo; anche il contributo della filologia è molto importante: infatti, essa non si era solo proposta di riscoprire i testi greci e latini ma di riportarli alla loro forma originaria.La riscoperta dei classici non comporta solo la rivalutazione dell’antico, ma il suo inserimento in una prospettiva storica, che aiuta a comprendere meglio la contemporaneità.La filologia, dunque, introduce un senso più concreto della storia: quest’ultima cessa di essere considerata come creazione divina, risultando così una costruzione dell’uomo.



Il Rinascimento.

Il termine ”Rinascimento”sta ad indicare non solo la fioritura delle lettere e delle arti, ma anche la convinzione di essere gli eredi di una somma altissima di valori (quelli della latinità, integrati a quelli della tradizione italiana), che occorre riproporre e perfezionare.Caratteristici del Rinascimento appaiono il classicismo formale, il sentimento della bellezza intesa come equilibrio spirituale e ordine intellettuale.

Il classicismo poi deve ispirarsi a dei modelli considerati come termini di riferimento ideali e immutabili. Pietro Bembo nella sua opera propone, come modelli della nuova letteratura, i nomi di Petrarca, per la poesia, e Boccaccio, per la prosa.Il Bembo dunque non fa altro che ribadire definitivamente il principio di imitazione già diffuso nelle varie soluzioni letterarie. Proprio perché la letteratura del Rinascimento vuole presentarsi come “classica”, essa tende alla “codificazione” in altre parole a definire i propri canoni.Il significato di “classicismo”, però, muta con il passare di pochi decenni: da libero incontro ed espansione di forze intellettuali si arriva a un sovrapporsi di regole e modelli, che finiscono per avvolgere l’uomo in una serie di modelli e legami.Le regole finiranno per essere avvertite come limiti sempre più restrittivi (la “precettistica” riporterà alla luce le tendenze autoritarie dell’ipse dixit aristotelico in quanto principio indiscutibile di autorità).

LUDOVICO ARIOSTO

La vita

Ariosto è la tipica ura dell’intellettuale cortigiano del Rinascimento.Proveniente da una nobile famiglia (il padre aveva alcuni incarichi amministrativi alla corte dei duchi d’Este), lasciò gli studi di diritto all’università di Ferrara per dedicarsi completamente alla sua vocazione letteraria. 

Nel 1503 entrò al servizio del cardinale Ippolito svolgendo soprattutto vari incarichi di ambasceria tra cui anche Roma.

Nel 1517, Ariosto passò al servizio del duca Alfonso d’Este, poiché il cardinale Ippolito aveva accettato di prendere in possesso un vescovato in Ungheria.

Muore nel 1533 per complicazioni polmonari.

Aristo lasciò di sé l’immagine di un uomo amante della vita sedentaria e contemplativa, tesa a riparare le difficoltà e le amarezze della vita quotidiana.

L’ORLANDO FURIOSO

Nel 1505 Ariosto iniziò a comporre un poema cavalleresco, L’Orlando furioso. Quest’opera si collega direttamente a quella del Boiardo (L’Orlando innamorato), riprendendo la narrazione dal punto in cui il poeta l’aveva interrotta e proseguendola con nuove avventure. Ariosto riprende la materia cavalleresca aggiungendo però molte reminescenze della letteratura classica.Il poema è dunque pensato come opera di intrattenimento, indirizzato ad un pubblico di cortigiani e persone colte.Esso presenta ancora i caratteri della trasmissione orale, del racconto rivolto a voce al pubblico che era presente dinanzi al poeta, che erano ancora presenti nel poema del Boiardo; anche se, in realtà, il Furioso è un’opera pensata per la diffusione attraverso la stampa.Il pubblico non era più costituito in primo luogo dalla cerchia ristretta dell’ambiente in cui l’opera era nata bensì il pubblico nazionale, formato dalle persone colte di tutta la penisola.

I principali fili narrativi

Tra gli innumerevoli fili narrativi che compongono l’intreccio dell’opera, Ariosto, nel Proemio, ne indica tre principali:

1)      la guerra tra il re africano Agramente e Carlo Magno sul suolo francese, per vendicare la morte del proprio padre Troiano;

2)      l’amore di Orlando per Angelica e la vana ricerca della donna amata, che si risolve con la scoperta del suo tradimento e del matrimonio con Medoro, nella follia dell’eroe e nel suo finale rinsavimento, grazie ad Astolfo che ha recuperato il suo senno con un viaggio sulla luna;

3)      le vicende di Ruggiero e Bradamante, divisi da infinite peripezie, che si concludono con la conversione di Ruggiero al cristianesimo e con le nozze da cui avrà origine la casa estense.

La guerra tra cristiani e Mori costituisce il nucleo centrale dell’intreccio, intorno a cui ruotano tutte le altre vicende: da Parigi si allontanano i vari personaggi, o ad essa convergono.Tuttavia non si può dire che il poema abbia un vero e proprio centro: prevale l’azione centrifuga, il dipartirsi dei personaggi in infinite direzioni.Il centro è costituito di volta in volta dal personaggio che in quel momenti è il protagonista dell’azione.

Il motivo dell’inchiesta²e la struttura del poema

Il motivo dell’inchiesta, ovvero ciò che muove la vicenda e suscita le imprese dei cavalieri, è la ricerca di un oggetto.Mentre nei romanzi arturiani medievali la queste si caricava di sensi mistico-religiosi, nel Furioso l’inchiesta assume un carattere del tutto profano e laico.Tutti i personaggi desiderano e ricercano qualche cosa, ma il desiderio è vano; gli oggetti ricercati deludono sempre le attese e appaiono irraggiungibili, l’inchiesta risulta sempre fallimentare e inconcludente. Essa, dunque, si traduce in un movimento circolare, che non approda mai ad una meta e ritorna sempre su se stesso, ad indicare il carattere ripetitivo della ricerca.L’inseguire vanamente questi oggetti, che portano alla delusione, costituisce per i personaggi uno sviarsi, un errore che può essere in senso materiale, l’allontanarsi fisicamente (ad es. dall’assedio di Parigi), ma anche morale e intellettuale (Orlando che viene meno al suo dovere di paladino difensore della fede).



Lo spazio del Furioso

Una funzione molto importante del poema è quella dell’organizzazione dello spazio, poiché la vicenda è costituita dalla continuo movimento dei personaggi alla ricerca degli oggetti del loro desiderio.Confrontando lo spazio dell’Orlando Furioso con quello della Divina Commedia, si può notare che nel poema di Dante lo spazio è verticale con una netta contrapposizione tra la terra e il cielo che rappresentano la materia e lo spirito, il peccato e la salvezza; nel poema dell’Ariosto, invece, lo spazio è orizzontale in una dimensione terrena che riflette, dunque, la concezione laica del Rinascimento.Il movimento, pertanto, è circolare e ritorna sempre su se stesso: lo spazio del poema è, quindi, aperto al desiderio e alle scelte umane; in esso domina l’azione imprevedibile della fortuna e non il disegno divino che regola tutto provvidenzialmente.  

 

ANALISI DEL PROEMIO

La prima ottava

Il Proemio segue i canoni tradizionali della poesia epica (esposizione dell’argomento, invocazione e dedica al signore).

Nell’esposizione dell’argomento, A. si concentra sui tre filoni principali del poema:

1)      la guerra tra i Cristiani e i Musulmani sul suolo francese (TEMA GENERALE)

2)      la vicenda di Orlando, che diventerà pazzo per amore (TEMA SPECIFICO)

3)      la vicenda di Ruggero, eroe saraceno, che si convertirà al cristianesimo e,

      sposando Bradamante, darà origine alla casa estense.

L’incipit rievoca la tipica materia cavalleresca imitando però due versi della Divina Commedia e    richiamando anche l’apertura dell’Eneide²Arma virumque cano²Þ procedimento dell’imitazione.

La 1^ottava è di tono epico grazie all’unicità del periodo ricco di subordinate e di enjambements.

La seconda ottava

La seconda ottava si concentra su Orlando, eroe saggio, che diventa pazzo per amore.Il cenno alla pazzia fa capire che Ariosto non vuole esaltare, come la tradizione cavalleresca, gli amori del primo verso, ma intende presentarli come la fonte della follia degli uomini.

Nel passaggio dal tema generale a quello specifico, c’è un abbassamento di tono reso da un discorso più semplice e colloquiale; anche l’invocazione non è rivolta alle solite muse ane oppure a Dio o alla Vergine, bensì alla donna amata vista come causa della sua pazzia che è paragonata a quella di Orlando. 

La terza e la quarta ottava

La 3^e la 4^ottava, con la dedica al cardinale Ippolito, propongono il motivo encomiastico che richiama il clima cortigiano del Rinascimento e la posizione del poeta all’interno di tale ambito.Il rapporto tra l’intellettuale e il suo mecenate è di reciprocità: il signore offre protezione, rendite e molti privilegi mentre il poeta, in cambio, lo ringrazia dedicandogli il poema, consacrando così la fama del suo protettore. 

 

ANALISI DEL PRIMO CANTO

Il primo canto è una sorta di microcosmo nel quale si presentano i temi e le strutture narrative che saranno all’interno del poema.

L’inchiesta

Il motivo dell’inchiesta è indicato come motivo centrale dell’Orlando Furioso: tutti i personaggi sono mossi dal desiderio e cercano qualcosa, un oggetto materiale o metaforico; l’intrecciarsi delle inchieste determina un movimento continuo e rapido, sempre circolare che non porta mai ad un obbiettivo, ad un punto fermo ma torna sempre al punto di partenza.Il movimento circolare è un movimento insensato, senza meta reale e ripetitivo, che rende l’immagini degli uomini che si avvolgono nei loro “errori”.La ricerca è vana perché l’oggetto del desiderio si dilegua sempre, è irraggiungibile: simbolo di questo carattere delusorio del desiderio è Angelica che continuerà a sfuggire dai suoi spasimanti per tutto il poema.

La fortuna e la mobilità del reale

Il movimento circolare ha come spazio la selva: tutto il primo canto si svolge sul suo sfondo.La selva ha un chiaro valore simbolico: con il suo fitto groviglio di alberi, è il luogo degli incontri e degli scontri, delle apparizioni, delle illusioni e dei trabocchetti. È quindi metafora di una realtà intricata, sottoposta all’“arbitrio della fortuna”, che induce all’errore fisico e a quello morale; ma è anche, contemporaneamente, metafora del poema stesso, che, nella sua struttura intricata, vuole essere immagine di una realtà complessa.




L’ironia e lo straniamento del poema

Ariosto ammira il mondo cavalleresco ma, a differenza del Boiardo, è consapevole che esso è un mondo remoto, lontano dalla realtà del periodo in cui vive il poeta.

A. abbassa la solennità e la dignità dell’epica cavalleresca; la rende prosaica e familiare, trasformandola così in materia di riflessione sui comportamenti umani e sui loro desideri.

L’abbassamento e l’ironia determinano un effetto di straniamento: i valori epico-cavallereschi sono guardati da una prospettiva estranea, disincantata, da una mente che pensa in un altro modo, che punta ad altri obiettivi, che appaiono privi della loro fisionomia originaria e della loro dignità. 

Il controcanto realistico all’idealizzazione

Perfino la sublimazione idealizzante è oggetto di ironia e di abbassamento di tono e viene così a subire un continuo controcanto realistico.Il tono ironico, ad esempio, si nota anche nella trasformazione di Angelica: lei, che è oggetto di adorazione in termini cortesi da parte dei cavalieri è, in realtà, una donna pronta a qualsiasi compromesso per raggiungere i suoi obbiettivi. 

I personaggi, come Angelica, si dimostrano, dunque, duttili nell’adattarsi alla realtà, nel piegarsi alle esigenze delle varie situazioni che la Fortuna mette loro dinanzi, rinunciando ai principi ideali.Il pragmatismo realistico consente ai personaggi di mantenere un equilibrio al loro interno con il mondo esterno; l’eccesso di idealizzazione condanna invece alla follia come, ad esempio, quella di Orlando per Angelica.

IL PALAZZO INCANTATO DI ATLANTE

Il palazzo fatato di Atlante ha la stessa funzione e lo stesso significato che ha la selva nel primo canto.Gli incantesimi del mago, le immagini false che appaiono e si dileguano continuamente, sono motivi fiabeschi, tipici del meraviglioso arturiano; ma vi è sempre la riflessione sul comportamento dell’uomo, sulle sue passioni e i suoi errori.Come la selva, il palazzo incantato è un’immagine del mondo, dove gli uomini sono spinti dai loro desideri al vano inseguimento di oggetti deludenti, che sfuggono perpetuamente.In questo perpetuo inseguimento fallimentare di apparenze ingannevoli gli uomini sprofondano in una totale alienazione: a ciò allude il fatto che i vari cavalieri che si aggirano nel palazzo non si riconoscono fra loro.Nella seconda parte dell’episodio vengono ripresi gli stessi motivi: ricomincia così il motivo dell’inchiesta dando origine a rivalità e conflitti tra i vari personaggi.Gli inganni del mago sono ripresi e prolungati dalle continue sparizioni di Angelica, che se dinanzi ai suoi inseguitori grazie all’anello fatato; Angelica viene vista, dunque, come una metafora della realtà che deride e inganna gli uomini.

LA FOLLIA DI ORLANDO

La critica dell’idealismo cortese

In questo episodio vi troviamo nuovamente il tema fondamentale del desiderio che spinge l’uomo all’“inchiesta”, all’instancabile ricerca dell’oggetto desiderato: desiderio vano, oggetto sempre sfuggente e inafferrabile, inchiesta necessariamente fallimentare.Nel personaggio di Orlando, desiderio e “inchiesta ”hanno caratteri peculiari, cosicché si caricano di valenze ulteriori.La tenacia con cui Orlando insegue Angelica e la fedeltà nei suoi confronti fanno dell’eroe un amante perfetto secondo i codici cortesi.La donna amata è da lui ad una totale idealizzazione: Angelica è una dea, una creatura di assoluta perfezione, da adorare e da servire con umile devozione.In questo, Orlando si rivela privo della duttilità nell’adattarsi alle varie situazioni proposte dalla Fortuna mutevole, il pragmatico realismo.La fissazione idealizzante su un oggetto, priva di realismo, è l’antecedente della follia.Il furore di Orlando appare dunque come il rovesciamento ironico di una concezione sublimante e idealizzante dell’amore, la concezione cortese, che nella civiltà rinascimentale si era rivestita delle forme del platonismo.Con l’amor cortese sono strettamente legati i valori cavallereschi; ebbene, la cavalleria, portata sino alle estreme conseguenze della follia, finisce per autodistruggersi: Orlando si spoglia delle sue armi che sono il simbolo della dignità cavalleresca; non solo, ma l’eroe, invece di prodigare la sua forza per nobili fini, la spreca distruggendo cose vili o abbassandosi a far la guerra a una masnada di villani.

La polemica anticortigiana

Uno dei valori fondamentali della società cortigiana era l’amore platonico; si può vedere, però, nella follia di Orlando e nella degradazione da essa prodotta dell’amore platonico e della cavalleria, una segreta polemica di Ariosto nei confronti della civiltà cortigiana e dei suoi valori.Infatti, i valori in cui crede il poeta sono diversi: alla vita di corte, con i suoi onori, contrappone la vita domestica, modesta ma serena e raccolta negli affetti e negli studi; all’amore petrarchesco e platonico egli contrappone l’amore coniugale.Se l’amore cortese porta alla follia e a smarrire il dominio razionale di sé, l’amore coniugale consente di imbrigliare le passioni e di conservare l’equilibrio razionale.  

Il processo che porta alla follia

L’episodio è scandito in tre sequenze: 1)la scoperta dell’amore tra Medoro e Angelica e gli autoinganni con cui Orlando cerca di soffocare il dolore; 2)la conferma ottenuta nella casa del pastore e l’esplodere della sofferenza; 3)la follia e il suo furore distruttivo.  


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