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LUIGI PIRANDELLO - MASCHERE

LUIGI PIRANDELLO - MASCHERE
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LUIGI  PIRANDELLO

 


 

Luigi Pirandello scrittore e drammaturgo italiano. Nato ad Agrigento nel  1867 e morto a Roma nel 1936. Il teatro di Pirandello rappresenta il più sistematico tentativo di rinnovamento della drammaturgia moderna. Pirandello, però giunge al teatro solo dopo 50 anni e le sue opere teatrali sono solo una piccola parte di tutte le sue opere  .Infatti scrive  anche romanzi, novelle e  poesie.

L’opera  di Pirandello ha subito un processo di riduzione da parte dei contemporanei e la critica teatrale ha cercato di ricondurre le sue opere ad un unico contenuto filosofico. In Pirandello è sempre presente un conflitto fra vita e forma, follia e ragione. Nel teatro pirandelliano prevale sempre la supremazia del testo e la parentesi che ogni produzione drammatica rappresenta in un opera la cui <<vera natura>> è il racconto.



È difficile riunire tutti i generi e tutti i toni delle opere pirandelliane, dal romanzo verista (l’esclusa) al racconto fantastico(il fu Mattia Pascal). L’opera presenta però una grande coerenza strutturale, dovuta al metodo di composizione di Pirandello. D’altra parte le opere che non riprendono l’opera narrativa utilizzano la tecnica dello sdoppiamento. Tutta l’opera di Pirandello è doppia, costruita intorno a due temi: quello dello specchio e quello della gemellarità. Sistema che culmina  nella trilogia del <<teatro nel teatro>> ( 6 personaggi in cerca d’autore; ciascuno a suo modo; questa sera si recita a soggetto), che costituisce la forma più elaborata di riflessione critica sulla condizione di ogni rappresentazione. Ciò si può realizzare solo in un sistema che codifica i rapporti dei diversi elementi costitutivi del teatro e il rapporto fra teatro e società.

Il teatro di Pirandello diviene così la rappresentazione  di una rappresentazione impossibile.

La sua attività può essere divisa periodi creativi ; il 1° nel quale predomina l’interesse per la narrativa e il 2° nel quale predomina l’interesse per il teatro.Scrisse alcune importanti opere come: “L’ esclusa”, “Il turno”, “Il fu Mattia Pascal”, “I vecchi e i giovani”, “ Si gira”(che fu poi intitolato quaderni di Serafino Gubbio operatore), “Suo marito”, “Uno, nessuno e centomila” e molti volumi di novelle poi chiamate “ NOVELLE PER UN ANNO”.

In seguito cominciò a comporre dei drammi e fondò, anche, una comnia teatrale. I drammi più diffusi sono: “Sei personaggi in cerca d’autore”, “Enrico IV”, “Liolà”, “L’uomo dal fiore in bocca”, “Così è( se vi pare) “, “ Questa sera si recita a soggetto”, “Pensaci Giacomino”, “ Vestire gli ignudi”, “All’uscita”, “ Ciascuno a suo modo”, “ La nuova colonia”, “I giganti della  montagna”, e “ Il giuoco delle parti”.

La produzione narrativa di Pirandello nasce alla fine del Verismo ma si distacca da questo perché ha una visione amara e paradossale della vita e un’ironia corrosiva, tutti elementi alla base della sua letteratura. Pirandello è attento all’individuo, alla sua angoscia di uomo solo, umiliato e offeso dagli altri e dalla vita. I suoi personaggi sono piccoli borghesi che   oppongono allo sfacelo della società un desiderio disperato di vivere e di essere qualcuno.Questo desiderio si esaspera in gesti bizzarri che portano alla follia. All’origine di questo atteggiamento c’è la consapevolezza d’una frattura storica e della disgregazione totale della civiltà romantica e borghese. Essa gli appare diretta a mascherare il crollo dei propri ideali che rivelano il vuoto e la falsità di un mondo fondato sull’apparire e non sull’essere. L’abbandono alle correnti irrazionalistiche e ai falsi miti dell’eroismo superumano aveva infranto il senso della continuità della storia che si fonda sulla conquista dei valori spirituali comuni e sulla possibilità di avere  una comunicazione fra più individui.e’ nata l’incomunicabilità o alienazione dell’uomo moderno che è solo in un mondo con parvenze assurde ed effimere, negato non solo al colloquio con Dio e con gli uomini ma anche con se stesso. L’arte di Pirandello mette in evidenza quest’angosciosa crisi non  indagando , però, sulle cause sociali e morali della solitudine  ma sul disperato dibattersi dell’ IO che tenta di rendersi vivo ma si ritrova travolto dal caos della vita.

Nell’universo e nella società tutto appare relativo, anche la nostra persona, che presenta una molteplicità di atti e di gesti che cambiano facilmente. Ciascuno di noi è uno e centomila quindi nessuno.Invano cerchiamo di dare una forma, una personalità ed una coscienza che serve a noi e agli altri per definirci.poiché questi schemi vengono travolti quando il dolore, la morte e il destino distruggono le nostre illusioni mettendo a nudo la vera sostanza della nostra vita. La scoperta del vuoto è sempre presente nell’opera pirandelliana. .Il teatro fu per Pirandello il simbolo della nostra vita, scena irreale, dove noi recitiamo centomila parti simili a personaggi effimeri.  Questa corrispondenza è molto presente in “6 personaggi in cerca d’autore”, dove i personaggi chiedono con angoscia che qualcuno completi l’opera lasciata in tronco e li faccia ,quindi, vivere realmente con una propria personalità e non come ure appena abbozzate quali esse sono.Aspettano una mente che dia loro una forma e li salvi dalla dispersione nel relativo e di conseguenza dal dolore di non avere una forma.Questi personaggi sono come l’uomo. Anch’esso è infatti creato da un autore che lo ha abbandonato nel relativo, costringendolo a recitare senza fine.




L’arte di Pirandello è caratterizzata, spesso esageratamente, dalla presenza del paradosso. I suoi personaggi si agitano in una continua disputa con se e con gli altri denunciando l’artificiosità di tutte le nostre costruzioni spirituali, la vanità delle certezze. La tragedia dell’uomo pirandelliano è il suo essere per il nulla, il destino paradossale  e doloroso di chi ha in se una scintilla divina, un’ansia di vanità e di eternità che però vede disfarsi in un mondo futile di apparenze. Il suo dramma consiste nel non riuscire a placarsi nell’insensibilità delle cose ed è in questa insensibilità che  scopre la vera dignità dell’uomo che lo spinge a inchinarsi sulla sua pensa con dolente pietà. L’importanza dell’opera di  Pirandello consiste nella problematica spirituale che viene poi approfondita dalla filosofia dell’Esistenzialismo che si diffonde fra le 2 grandi guerre. 

MASCHERE:

Fondamentale nelle opere di Pirandello è il concetto delle maschere. Nelle sue opere la funzione e l’inganno della vita sociale diventano <<maschere>> con le quali ognuno si presenta agli occhi degli altri.Per Pirandello, infatti, la vita non è altro che << un’enorme pupazzata senza nessuna spiegazione>>. Il reale e l’ IO umano non sono conoscibili dall’uomo in quanto la realtà è ineluttabilmente filtrata da chi tenta di percepirla.Non parla quindi di unicità del reale ma di molteplicità dello stesso. Per questo ogni uomo è insieme uno, nessuno e centomila. Dato che esistono tante realtà , devono necessariamente esistere tanti modi di “vedere” la stessa persona che  non sarà, quindi, più uno ma centomila . Proprio per questa mancanza di unicità c’è l’ annullamento della persona che diventa così nessuno. Tutto questo è evidente nel romanzo “uno, nessuno e centomila” dove il protagonista Vitangelo Moscarda (un uomo qualsiasi) si accorge di non essere per gli altri quello che aveva da sempre creduto d’essere o meglio quello che lui credeva di essere e che non poteva a sua volta scorgere il suo vero IO ma quello che lui si vedeva era una delle centomila maschere. Ogni uomo è quindi chiuso dentro delle maschere dategli dalla società, dagli altri o anche da se stesso.


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