Nel 1845 il
Ranieri, all’interno di una edizione delle Opere leopardiane da
parte della casa editrice Le Monnier, pubblicò una
raccolta di centoundici pensieri, che il Leopardi aveva lasciato incompiuta.
Era quasi certamente il nucleo essenziale di un manuale di filosofia pratica e
il tentativo di dare ordine al suo pensiero con un lavoro di affinamento e di
riordino delle tante note sparese sul comportamento
umano, di cui era attento osservatore. 'Come altri grandi autori prima di
lui – Pascal, Montaigne,
Rousseau – voleva fare della sua esperienza esistenziale
un’indagine capace di cogliere gli aspetti universali
dell’uomo', non tanto con velleità di filosofo (ben diversa avrebbe
dovuto essere l’organicità dell’opera e della ricerca filosofica),
quanto con intenti d’artista, che vede la vita e l’uomo e cerca di
coglierne l’essenzialità.
Così il 2 marzo 1837 da Napoli
Leopardi scrive a Luigi De Sinner a Parigi, a
proposito di un’edizione della sue opere presso l’editore parigino Baudry, in particolare dei Canti e delle Operette
morali: Jeveuxpublier un volume inédit de
Pensées sur lescaractèresdeshommes e sur leurconduitedans la Société. Ma l’improvvisa morte, avvenuta il 14
giugno, impedirà il compiersi del desiderio di pubblicare questa operetta, che
stando a questa lettera, doveva già avere una sua qualche compiutezza.
I Pensieri sono
ricavati dalle annotazioni sparse dello Zibaldone e rappresentano un
insieme di massime morali intorno alle quali, quasi certamente fra il 1830 e il
1835, Leopardi aveva lavorato, come testimonia lo stesso Ranieri nello scritto Sette
anni di sodalizio con Giacomo Leopardi, dopo l’interruzione della
scrittura dello Zibaldone, la cui ultima annotazione è datata Firenze
4 dicembre 1832. Lo stesso Carlo Leopardi, fratello di Giacomo, asseriva di
averne visti molti, comunque più dei 111 che verranno pubblicati e Pietro
Giordani in una sua lettera a Prospero Viani del 1845
riferiva che Ranieri gli aveva parlato parecchi anni addietro di oltre 600
pensieri.
Anche questo può aver
contribuito a lasciare quell’impressione di incompletezza nel lettore,
che comunque vi trova le linee fondamentali della concezione leopardiana della
vita e dei comportamenti umani. Questi i temi fondamentali, in un elenco che
non ha pretese di esaustività ma semplicemente quello
di essere un punto d’avvio alla lettura e alla comprensione dei Pensieri.
Personalmente non vedo in questa raccolta nessuna ricerca di tipo filosofico o
l’enunciazione di una particolare poetica, come avviene per molti
scrittori; piuttosto vi vedo momenti di riflessione sull’uomo, sulla
mentalità, sul modo di vedere se stessi e gli altri; e sono pensieri che non si
possono limitare a un determinato periodo storico, a come era l’uomo ai
tempi del Leopardi, ma possono essere validi in ogni epoca, e quindi trovano
anche oggi la loro validità.
1)
il mondo si divide in uomini illustri
(pochi) e birbanti (tanti)
Per concludere diamo nella tavola seguente l'elenco dei
riferimenti dei Pensieri alle ine dello Zibaldone, elenco
tratto da: Leopardi, Tutte le opere, vol. I, a cura di Walter Binni, con la collaborazione di Enrico Ghidetti,
Sansoni, Firenze 1969, . 1438)