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QUESTIONE DELLA LINGUA E BREVE STORIA DELLA LINGUA

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QUESTIONE DELLA LINGUA E BREVE STORIA DELLA LINGUA

= caduta dell'Impero romano d'occidente e fine dell'unità politica, amministrativa ma anche culturale e linguistica dell'Impero.q DISGREGAZIONE e nascita delle autonomie locali (M. evo)

LATINO

o

q LINGUA CODIFICATA, LATINO SCRITTO grammatica: sermo artificialis.

q LINGUA PARLATA, LATINO ORALE, in evoluzione: sermo humilis.



o

DAL LATINO ORALE NASCONO

LE LINGUE NEOLATINE

IX SECOLO: Indovinello Veronese. (separeba boves . )

I testimonianza della lingua volgare in Italia. Si tratta di una lingua in evoluzione che ha perso molti dei tratti latini (desinenze ad es.) e si avvia a divenire volgare. (in Europa questo passaggio è più veloce. Si hanno infatti testimonianze scritte in volgare francese e tedesco già nel 842: giuramenti di Strasburgo)

: placiti di Capua. Processo nell'area campana. Documento scritto in latino con gli atti del processo: è interessante notare che la formula dei testimoni (sao ko kelle terre . ) è riportata in volgare.

: Cantico delle Creature di S. Francesco. (I testimonianza di lingua volgare usata con intenti poetici).

circa: Convivio e De vulgari eloquenza di Dante. (I teorizzazioni sull'uso del volgare e sua nobilitazione. Il primo è scritto in volgare per un pubblico 'borghese' (civiltà comunale esige una nuova lingua ¹ dal latino, cioè il volgare), il secondo è scritto in latino per un pubblico dotto).

Nel Dve. Dante fa un excursus sulla tradizione poetica in volgare, dimostrando che si raggiunsero risultati eccellenti anche in questa lingua (questa è, in nuce, la prima storia della letteratura italiana). Si sofferma sulla teoria dell'evoluzione delle lingue seguite al latino, con intuizioni molto moderne. Passa poi in rassegna i dialetti della penisola alla ricerca del 'volgare illustre', deve avere 4 caratteristiche: illustre, cardinale, regale e curiale. Questa lingua 'nazionale' non esiste in nessun luogo d'Italia, ma è formata dalla tradizione letteraria dei poeti che la nobilitano con le loro opere..

XIV SECOLO

Boccaccio usa il volgare nelle sue opere, soprattutto nel Decameron; l'autore si rivolge a un suo pubblico ideale fatto di donne, borghesi, mercanti. Petrarca usa abitualmente il latino nelle sue opere in prosa, (in prosa non scrisse una riga in volgare), ma in componimenti lirici e intimi, il Rvf. Resta una sorta di diario, usa il volgare che considera una lingua meno nobile del latino.

IL QUATTROCENTO

 L'Umanesimo riscopre i testi classici e il latino (nasce la filologia); cultura = nuovo impulso; ca 1470 invenzione della stampa = rivoluzione culturale di enorme portata. Il volgare è relegato a lingua della quotidianità, affari minuti; il latino è considerato la lingua della cultura (I metà '400). I prìncipi, nelle corti, promuovono tuttavia l'uso del volgare per la cultura (fine '400 Lorenzo de' Medici, Poliziano).

LEON BATTISTA ALBERTI: difensore e promotore dell'uso del volgare: 1441 Certame coronario (gara poetica promossa dall'Alberti, e sovvenzionata da Piero de' Medici, per nobilitare il volgare. Il tema proposto fu quello dell'amicizia, ma non fu premiato nessuno per la bassezza delle poesie presentate). Grammatichetta: fu trovata in quegli anni una raccolta di regole grammaticali, che mancavano al volgare per essere considerata lingua letteraria e nobile quanto il latino. Il testo è anonimo, ma l'autore probabilmente è l'Alberti. È il primo tentativo di fissare le regole dei volgare.

Il CINQUECENTO

L'Italia è contesa dalla Francia e dalla Sna. Secolo di grandi polemiche intorno alla lingua note come 'questione della lingua'. Sembra ormai esaurita la controversia tra latino e volgare (la comunicazione ha avuto la meglio) ora il dibattito si sposta sul tipo di volgare da eleggere a 'volgare illustre' per usare la terminologia dantesca. Si elaborano tre teorie. (1) Tesi arcaicizzante = 1525: Prose della volgar lingua di P. Bembo (propone il modello per la lingua: Boccaccio per la prosa e Petrarca per la poesia, scarta Dante, che ammira come genio, ma non può fungere da modello, perché usa una lingua complicata e sperimentale). I lib.: sostiene la scelta del volgare contro il latino (sermo naturalis/artificialis) e riconosce l'eccellenza della tradizione trecentesca. Confuta le altre proposte linguistiche. II lib.: delinea i due modelli stilistici. Lib. III.: contiene una grammatica della lingua volgare. L'autore mette in pratica ciò che ha teorizzato nelle Prose: nel dialogo degli Asolani, rifacendosi a Boccaccio e nella raccolta petrarchesca delle Rime. La tesi di Bembo fu quella vincente, ad essa si ispirò Ariosto nella 3° revisione dell'Orlando furioso (1532) e, nel secolo seguente l'Accademia della Crusca, influenzando l'italiano in modo accademico e astratto fino all'800.

(2) Tesi eclettica o cortigiana = presuppone una coinè delle lingue nelle corti, per formare una lingua nazionale = è sostenuta da Vincenzo Colli detto il Calmeta, Baldassarre Castiglione, Giangiorgio Trìssino.

(3) Tesi fiorentino moderno = Machiavelli propone una lingua attuale, parlata dai dotti, ma geograficamente circoscritta: Firenze o, al limite, la Toscana.

IL SEICENTO

Scuola, Chiesa e Università parlavano ancora latino e la maggior parte dei libri a stampa è in questa lingua, ma ormai il volgare si è affermato in molti ambienti, soprattutto nelle Accademie. Gli accademici della Crusca (1582; Salviati) si proposero di compilare un vocabolario della lingua (Vocabolario degli Accademici della Crusca) che doveva essere 'pura' (purismo, lingua trecentesca e fiorentino-toscana secondo gli insegnamenti di Bembo). Questo fu il primo vocabolario europeo e fu pubblicato nel 1612.

In questo secolo il linguaggio subisce l'influenza della cultura dominante: il Barocco. Non si può dimenticare la svolta verso un linguaggio agile, snello e chiaro fatta da Galileo con le sue opere scritte in italiano ad esempio il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo. Galileo scrive anche in latino, ma è l'iniziatore della prosa scientifica.

IL SETTECENTO

La prima metà del secolo vede ancora in uso una lingua abbastanza artificiale ed accademica, basta ricordare che il fenomeno culturale più significativo di quest'epoca è l'ARCADIA. All'interno del movimento si evidenziano, comunque, due linee: quella di Crescimbeni che risulterà vincente e quella di Gravina, precursore dell'eleganza illuministica. Le dispute linguistiche si svolgono fra fautori e avversari dello 'scriver toscano'. Il clima della seconda metà del secolo cambia profondamente con l'esperienza dell'Illuminismo: da più parti (ad es. il Caffè: 1764 Alessandro Verri scrive la sua Rinunzia al Vocabolario della Crusca) si fa sentire l'esigenza di rinnovare la lingua. Basti ricordare Goldoni, con l'uso di una lingua della comunicazione antiretorica, il più possibile naturale e aderente alla realtà, e Cesarotti con il Saggio sulla filosofia delle lingue (1785), in cui nega il principio di autorità e rifiuta il purismo artificiale della Crusca, considerando la lingua in continua evoluzione. Egli rifiuta anche gli eccessivi influssi stranieri. (traduzioni: Ossian di Macpherson; Elegia sopra un cimitero di camna di T. Gray)

OTTOCENTO

La divisione politica della penisola, le diverse esperienze linguistiche della popolazione e la presenza di una lingua quasi esclusivamente letteraria ed elitaria rendono astratto il concetto di lingua nazionale, ancora lontana dall'essere uniformemente presente e diffusa. Il problema della lingua assume un significato politico. Accanto all'urgenza di fare 'l'Italia' si sente anche quella di fare la lingua italiana. Nell'Italia postunitaria si avviò un lento processo di unificazione a più livelli, fra anche quello linguistico. Nell'800 si apre una nuova questione della lingua che vede scontrarsi diverse posizioni: puristi, classicisti e romantici.

PURISTI: sono mossi dalla preoccupazione di 'infranicosamento' della lingua italiana e sostengono il ritorno alla lingua della Crusca, il toscano trecentesco della tradizione letteraria e accademica. Portavoce del purismo ottocentesco è Antonio Cesari che preparò una nuova edizione del Vocabolario della Crusca (Crusca Veronese 1806-l1). Egli riteneva che la lingua avesse raggiunto il suo stato di perfezione nel secolo d'oro: il 300 e che, dopo questo secolo, non potesse che degenerare. Il purismo deve conservare la lingua nella sua forma migliore.(contro la teoria evolutiva di Cesarei).

CLASSICISTI: i maggiori esponenti sono Pietro Giordani e Vincenzo Monti, entrambi persuasi della validità della tradizione letteraria, ma allargata anche ad altri secoli oltre il ristretto '300. Monti individua la lingua nazionale in quella letteraria, ma questo ideale è troppo elitario ed aristocratico. Giordani vede nell'intellettuale il ruolo di guida per la nazione.

ROMANTICI: colgono il divario tra la lingua scritta e quella parlata e auspicano un rinnovamento linguistico in funzione civile. La novità messa a fuoco dai romantici e lo spostamento della questione dal piano letterario a quello sociale, che riguarda tutta la nazione. Manzoni si pone, da questo punto di vista, come un grande innovatore, avendo chiara coscienza del problema linguistico. Egli teorizza l'adozione del fiorentino vivo, parlato dal ceto colto, come base per la lingua nazionale, per uscire dall'angustia della lingua scritta, accademica e retorica, sentita come morta dalla popolazione. Il viaggio a Firenze del 1827 va inquadrato in questo contesto. La proposta presenta alcune novità, come l'attenzione sociale che supera la visione esclusivamente letteraria, ma rimane utopica. Impossibile e contraddittorio apprendere attraverso lo studio e il vocabolario una lingua 'viva'.

GRAZIADIO ISAIA ASCOLI sostiene che non si può trascurare il passato della lingua, della tradizione. Bisogna tenere presente le cause che hanno prodotto la frammentazione linguistica italiana, e eliminarle, favorendo momenti di vita collettiva e unitaria. Il fiorentino deve essere considerato come tutti gli altri dialetti e la base per la lingua nazionale non è il fiorentino vivo di Manzoni, ma il patrimonio comune di esperienze linguistiche e culturali comuni.

In tempi recenti non si dimentichi il ruolo svolto dalla televisione:  ha permesso la diffusione e l'omologazione linguistica e culturale.





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