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RIASSUNTO CAPITOLO IV DE “I PROMESSI SPOSI”

RIASSUNTO CAPITOLO IV DE “I PROMESSI SPOSI”
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RIASSUNTO CAPITOLO IV DE “I PROMESSI SPOSI”

Lodovico è lio di un mercante ed ha ricevuto un’educazione signorile, ma pur essendo borghese e vivendo difendendo i più deboli per amor della giustizia è costretto ad essere circondato da suoi bravi.

Un giorno, mentre cammina per la strada della sua città accomnato da due bravi e da un vecchio e fedele servitore di nome Cristoforo, Lodovico ha una lite con un nobile per una questione di precedenza sulla strada. Dal diverbio si passa ai fatti: nella zuffa Cristoforo, che ha fatto scudo al padrone col proprio corpo, cade colpito a morte dal prepotente; e Lodovico fa subito vendetta del feritore ma, ferito a sua volta, viene trasportato dalla folla dentro un convento di cappuccini col diritto di asilo, e si trova così in salvo, riguardo alla giustizia terrena; purtroppo sapere che un uomo era morto per difenderlo e un altro uomo per mano sua, gli rivelano dolore, sgomento e rimorso, fa maturare un proposito: prendere il saio dei cappuccini, e per l’occasione prende anche il nome di Cristoforo.

La decisione di Lodovico di farsi frate è accolta con sollievo dai cappuccini, che erano per causa sua in un bel pasticcio. La famiglia dell’ucciso risente infatti verso il convento che aveva custodito l’uccisore dalla giustizia, e macchinava la vendetta verso Lodovico, per motivi di orgoglio e onore più che per amore verso il defunto parente. Il rettore del convento decide di parlare col fratello e spiegargli la faccenda del pentimento di Lodovico, e perviene di far lasciare la città al novizio frate. In un secondo colloquio gli chiede che Lodovico possa andare nel suo palazzo a chiedere perdono e addirittura, contrariamente alla parentela che si aspettava l’umiliazione al frate, il fratello dell’ucciso dà il bacio del perdono a fra Cristoforo, essendo stato turbato e commosso dall’autentica umiltà nella richiesta di perdono del frate, e dandogli un pane richiestogli come pegno del perdono.

Da quel momento fra Cristoforo si dedica unicamente alla sua innata vocazione: “accomodar differenze, e proteggere oppressi”.






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