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SENILITA’ di Italo Svevo

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SENILITA’  di Italo Svevo

Il titolo originale dell’opera è “il Carnevale di Emilio” che Italo Svevo iniziò a scrivere nel 1896. Il titolo venne poi modificato in “Senilità” pubblicata tra il 15 giugno e il 16 settembre sull’Indipendente nel 1898.

L’autore nacque a Trieste nel 1861, visse una vita non sempre agiata a causa del fallimento dell’azienda paterna. Morì in seguito ad un incidente autostradale a Motta di Livenza nel 1928. Pubblicò numerose opere tra le quali Senilità, Una Vita e La Coscienza di Zeno.

“Senilità” narra la storia di Emilio Brentani, un impiegato presso una società di assicurazioni nella Trieste di fine ‘800. Costui, amante di una vita tranquilla e piatta vive con la sorella Amalia in un appartamento di tre stanze. La “staticità” della sua vita viene scossa da una giovane popolana, Angiolina, di cui Emilio si innamora follemente. La sua passione, violenta ed incontrollata, è caratterizzata da impeti di gelosia verso Stefano Balli, un suo amico scultore che ha attirato l’attenzione di Angiolina. Anche Amalia è attratta da Stefano e questo spinge Emilio, geloso del successo che l’amico ha con le donne e desideroso di “purificare” la sorella ed allontanare il Balli da Angiolina, ferendo così i sentimenti della sorella che, ammalatasi di polmonite, muore. Solo dopo la morte di Amalia, Emilio riesce ad abbandonare definitivamente Angiolina ritornando alla scialba e mediocre vita che conduceva prima.



“Senilità” è un romanzo autobiografico, vari infatti sono gli avvenimenti narrati legati all’esperienza personale dell’autore. La relazione amorosa tra Emilio Brentani e Angiolina Zarri, ad esempio, trae spunto da quella stessa che di Italo Svevo intrecciò con una giovane popolana di nome Giuseppina Zergol tra il 1891 e il 1892.  Il personaggio di Stefano Balli, poi, richiama il pittore Umberto Veruda che Svevo conobbe verso la fine degli anni ’80. Amalia, infine, rappresenta Maria Rossi, sorella del poeta Cesare, molto amico dell’autore.

I personaggi presenti nel romanzo sono vari: Stefano Balli, egoista, spregiudicato e un po’ cinico; Angiolina Zarri, vivace, astuta, approfitta con grande abilità della propria bellezza; la madre di Angiolina, vecchia ambigua e sgradevole, sempre vigile; il padre di Angiolina, mentalmente malato; la sorella di Angiolina, gentile ed educata ma furba come la sorella maggiore; la vedova Paracci, anziana donna che, anziana donna che concede a ore alcune stanze da letto; Margherita, bruttina, alta, magra, per un tempo fa coppia fissa con il Balli; Michele, domestico del Bali, discreto e rispettoso; il soriani e il Leardi, due amici di Emilio, il primo, uomo piccolo e giallognolo conosciuto come donnaiolo e il secondo elegante, assiduo frequentatore dei salotti cittadini. Tra tutti questi personaggi importantissimi sono, però, i due fratelli, Emilio e Amalia. Emilio è in realtà debole ed insicuro, ha paura di se stesso e vive chiuso in una sorta di limbo in cui la realtà con i suoi problemi non arriva a turbare l’equilibrio che, come difesa, il Brentani si è creato artificialmente. Egli ha scelto di intraprendere una vita insignificante e monotona e tuttavia non riesce a liberarsi dell’afflizione data da una “brama insoddisfatta di piaceri e di amore”. Angiolina rappresenta la realtà da cui Emilio era sempre stato lontano, bionda, solare, alta, allegra, sana, bugiarda, volgare, scaltra e infantile contemporaneamente la Zarri viene descritta come “evento che accade e svolge”. Stefano invece “attraversa la vita” senza porsi tanti problemi ragionando poco e agendo molto. Egli si distingue per i modi bruschi, tratta il Brentani dall’alto in basso e si compiace del proprio successo con le donne vantandosi di riuscire a non farsi coinvolgere emotivamente in una relazione. Per Emilio, caratterizzato da travagli interiori, egli, quindi, è fonte di invidia e gelosia ma allo stesso tempo di desiderio di emulazione. Accanto alla storia d’amore di Emilio, Svevo narra anche quella della sorella, alla fine del cap. n° 1 si legge infatti: “fratello e sorella entravano nella medesima avventura”. Molte sono tuttavia le differenze tra Amalia ed Emilio, una forte emozione, ad esempio, impedisce l’azione alla sorella mentre spinge Emilio ad una iperattività fisica. Amalia, “grigia” e debole, è, poi, per Emilio più una madre che una sorella. Ella si accorge, a causa dell’educazione ricevuta di aver gettato al vento gli anni migliori e le aspirazioni legittime di ogni donna. Amalia è priva dei meccanismi di difesa del fratello e si trova vittima della propria situazione. Tutto il romanzo è centrato sul dramma dei due Brentani , chiusi in una non vita” e tuttavia desiderosi di rapporti autentici e profondi. Proprio per questo Emilio, anche quando comprende che Angiolina non è “una brava ragazza”, si rifiuta di accettare la realtà e non rinuncia mai al tentativo di idealizzare il proprio rapporto con Angiolina. Quest’ultima ed Amalia, in virtù della loro esatta opposizione reciproca finiscono per essere le due ure più strettamente legate tra di loro, la stessa vicenda termina con l’assunzione, operata dalla mante di Emilio, da parte di Angiolina delle qualità di Amalia che, come si legge nell’ultimo modulo del libro, “morì in lei una seconda volta”.




Attraverso quest’opera l’autore, umanista in una città di mercanti, denuncia i guasti di una concezione borghese che ha ridotto ad atto di compravendita anche il matrimonio.

Lo sguardo del narratore, poi, si identifica con quello del protagonista anche se, talvolta, viene assunto il punto di viste del Balli o di Amalia come in occasione della “visita dello scultore” all’inizio del modulo 5°.

Il narratore assume, ora il tono neutro del cronista ora il tono ironico del commentatore che si distacca dai comportamenti dei personaggi appena ne riferisce il pensiero. l’autore, tuttavia non manca mai di far sentire la propria presenza ed il proprio giudizio. Egli, infatti, è solito sottolineare con una mordace ironia le fantasticherie e gli “inganni” del personaggio. Caratteristica di Senilità è, inoltre, l’introspezione psicologica, presente in tutto il romanzo e a cui Svevo attribuisce la stessa importanza della descrizione degli atti esterni. Il romanzo è narrato in terza persona ed il linguaggio utilizzato è chiaro e comprensibile anche se, da parte di alcuni critici, è stata riscontrata una certa ruvidezza nello scrivere dovuta soprattutto alla difficoltà, di Svevo, ad esprimersi correttamente in lingua diversa dalla sua. La lingua di Senilità, per questo, è ricca di arcaismi e dialettismi tipici del dialetto triestino come: “E’ preferibile d’essere liberi” o “doveva essere una aspettativa che Emilio non avrebbe sopportata”. Italo Svevo, infatti, rifiuta una prosa raffinata ed elegante in quanto il suo obbiettivo non era “scrivere bene” bensì esprimersi in modo efficace. Egli ricercava una lingua di tono medio in grado di dare risalto al piano dell’introspezione interiore e alla soggettività del punto di vista.

Nel tono generale del romanzo, poi, si possono individuare due registri: quello espositivo in cui sono narrati gli avvenimenti così come si presentano agli occhi dei personaggi e del lettore è caratterizzato da uno stile regolato e controllato sintatticamente. ½ è poi il registro dell’indagine interiore operata dal personaggio che osserva i fatti e li ricostruisce seguendo il proprio punto di vista e i propri sentimenti. Sono frequenti anche monologhi in terza persona operati dal protagonista che permettono di capire il suo pensiero e talvolta vengono utilizzate metafore.

Complessivamente il romanzo mi è parso interessante e semplice da comprendere anche per il linguaggio utilizzato. Attraverso quest’opera ho potuto riflettere e capire il “dramma di vita” che molte persone vivevano nella Trieste di fine ‘800. La storia di Emilio e Amalia è molto triste trovo, tuttavia, che l’autore abbia dato prova di incredibile bravura riuscendo a descrivere perfettamente le emozioni dei personaggi scavando nel loro inconscio.






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