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'Tartufo o l'impostore' di Jean Battiste Poquelin detto 'Molière

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'Tartufo o l'impostore'

     

                                                                                                                          di Jean Battiste Poquelin

                                                                                                                                         detto 'Molière'

      Molière, che si dice sia stato scolaro, nella mimica e nella recitazione, del celebre attore italiano Scaramuccia, è considerato il più grande autore comico della Francia e uno dei classici del regno di Luigi XIV.

La satira di Molière coglie il lato ridicolo dei costumi dell'epoca, ma allo stesso tempo, secondo i dettami dell'arte poetica degli antichi, esamina e ritrae l'uomo nella sua universalità.

Dall'altro, per stare al gusto del pubblico e per seguire una natura di attore comico, egli coglieva della vita gli aspetti caratteristici, dai gesti alle frasi, dagli usi alle esigenze sociali, e di tutto si valeva per raggiungere un suo effetto.

Nei suoi personaggi al ridicolo si accomna quasi sempre il dramma: il suo mondo è quello della commedia drammatica, dalle quali si è sopraffatti fino a esserne dominati o con le quali si è perennemente in lotta: amore, avarizia, presunzione, gelosia, adulazione.

 

      LA TRAMA

 

       Madame Pernella e suo lio Orgone sono entusiasti di Tartufo, che hanno accolto in casa loro prestandogli molte attenzioni.

Cleante, cognato di Orgone, cerca invano di ricordargli la promessa di accordare la lia Marianna a Valerio.

Orgone ha deciso di dare la lia a Tartufo, e glielo comunica fidando nel suo carattere mansueto: è infatti Dorina a difenderla da un simile progetto assurdo, ad istigarla contro il padre, e a far poi capire ai due amanti quanto si amino ancora e ad indurli a macchinare qualcosa.

    Sapendo che Tartufo ha un debole per lei, Elmira, moglie trascurata di Orgone, lo invoglia a farle una dichiarazione e poi gli chiede di rinunciare al matrimonio in cambio del suo silenzio, ma suo lio Damide ha sentito tutto, e vuole aprire gli occhi a suo padre.

Però la retorica di Tartufo è migliore, e Damide viene cacciato di casa e diseredato per aver osato denigrare Tartufo.

Cleante chiede a Tartufo di convincere Orgone a perdonare il lio, ma Tartufo si rifugia nella retorica; gli altri tentano invano di convincerlo a risparmiare Marianna; alla fine Elmira si offre di fargli vedere il vero volto di Tartufo, e ci riesce in pieno: mentre il marito sta nascosto sotto il tavolo fa parlare d'amore l'ipocrita.

Tartufo viene cacciato di casa.

Mentre Madame Prenella rifiuta di credere alla colpa di Tartufo, Orgone scopre che l'impostore gli ha rubato una importante cassetta di lettere (donata da Orgone al futuro genero) e così anche Prenella si convince; inoltre Tartufo ha denunciato Orgone per la cassetta di sectiune, che ne fa un criminale di Stato, ma da tempo    

la giustizia sta cercando questo truffatore e lo arresta.

   Finalmente il lieto fine, Valerio sposa Marianna.





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