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GRAMMATICA GENERATIVA E GRAMMATICA COMPONENZIALE, CHE COS’È LA SEMANTICA. BRÈAL E I TROPI DELLA RETORICA CLASSICA, NEOGRAMMATICI E SEMAN

GRAMMATICA GENERATIVA E GRAMMATICA COMPONENZIALE, CHE COS’È LA SEMANTICA. BRÈAL E I TROPI DELLA RETORICA CLASSICA, NEOGRAMMATICI E SEMAN
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1.         grammatica generativa e grammatica componenziale.

La semantica generativa si basa sull’idea che la struttura della frase e quella della sintassi della frase siano reciprocamente determinate; questo ha il vantaggio di legare la struttura profonda, di natura semantica, con la struttura superficiale, ossia la frase propriamente detta.

Anche la semantica componenziale privilegia aspetti logico-simbolici, evidenziando i cosiddetti componenti semantici ossia porzioni minime di significato che nella loro simultanea combinazione danno luogo al significato della parola.

Quindi è un approccio logico al significato (e ha il difetto di fermarsi alla pura referenzialità, alla pura denotazione)

2.         che cos’è la semantica. brèal e i tropi della retorica classica.

Michel Brèal – padre della semantica scientifica – si limitò a studiare gli effetti del mutamento semantico in diacronia e individuò questi mutamenti nelle ure della retorica classica, metafora e metonimia. Questi tropi furono ripresi da Jaques Lacan che li paragonò ai concetti freudiani di spostamento e condensazione: succede che l’Inconscio presiede a specifici mutamenti semantici, nel rapporto tra significato e significante, e lo fa come se fosse un poeta, alleviando e sbiadendo il carattere eversivo delle pulsioni inconsapevoli ma presenti nella coscienza e mandando all’Io messaggi (come gerghi, dialetti, lapsus, battute di spirito) che rispetto alle loro tematiche di fondo sono stati camuffati per spostamento, cioè metafora, e per condensazione, cioè metonimia.



3.         neogrammatici e semantica.

I neogrammatici pensavano che la sede dell’evoluzione del linguaggio fossero i suoni e la fonetica; e pensavano che questi semplicemente fossero espressione dell’apparato fonatorio.

Per quanto riguarda il significato pensavano fosse cosa caduca, effimera, transeunte… e che era un qualcosa sovrapposto e associato dai parlanti alla parte materiale della lingua, ossia i suoni. Pensavano inoltre che era un po’ come l’analogia, ossia frutto di un processo psicologico e intellettuale e che non era meccanicamente indipendente dalle rigorose leggi fonetiche che presiedevano al divenire diacronico.

4.         coxa, femur, *hanka: l’assestamento del sistema. caso di caput e testa.

- Ullmann fece un’analisi facendo notare come, al contrario di ciò che affermava Saussure, sincronia e diacronia sono reciprocamente implicate. Nel tardo latino esistevano due parole che indicavano due diverse parti del corpo: coxa e femur. Coxa era usata per indicare l’anca, femur per indicare la coscia. Soltanto che femur era quasi omofono di femus che significava “sterco”. Per evitare inconvenienti allora i parlanti vollero usare coxa per dire “coscia” e non anca. Restava così una casella vuota nel sistema, serviva cioè un’altra parola per dire “anca”. Introdussero allora anca, prestito dal germanico hanca.

- Il caso di caput e testa è un esempio di come il significato mutasse nel tempo secondo le ure della retorica classica: caput e testa significavano entrambi “testa”. Caput però indicava un termine più astratto, ossia ‘testa’ intesa come “sommità”, ad es. di un monte. Testa era invece di uso più popolare, più colloquiale, decisamente più informale, e indicava, sempre in metafora, il “capo” come un “vaso di coccio”, dalla forma tondeggiante.

In origine questi termini erano sinonimi ma la fine della lingua standard latina portò ad una diffusione di caput a scapito di testa e da qui deriva l’attuale distribuzione geolinguistica fra testa” e “capo”.

5.         denotazione e connotazione. significato estensionale e intensionale.

Il significato può essere denotativo o connotativo.

Denotativo: “universale”, oggettivo; corrisponde al valore di identificazione di un elemento della realtà esterna, è un signif. che indica immediatamente la parola. 

Connotativo: è indotto, soggettivo; la connotazione è ideologia, pensiero. È connessa alle sensazioni suscitate da un segno e alle associazioni che questo dà.

Si distingue poi tra significato estensionale, relativo alla pura denotazione, e significato intensionale, relativo all’effetto retorico della connotazione.    

6.         definizioni di significato. triangolo semiotico.

Il concetto di significato è abbastanza ambiguo; si distinguono due diversi orientamenti di indagine: analitico/referenziale e operazionale.

Significato Analitico e Referenziale: cerca l’essenza del significato e lo risolve nelle sue componenti principali. È un approccio più filosofico che linguistico; il modello più noto di tale orientamento di indagine è quello del triangolo semiotico di Ogden e Richard: l’intermediario tra il significante e il referente è il concetto. Il lato inferiore del triangolo è tratteggiato perché il rapporto tra significante e significato è arbitrario.

pensiero

 



Ullmann si propone di riformulare il nesso tra significante-significato-referente nella triade nome-senso-cosa, dove il nome è la forma fonetica della parola, il senso è l’info. che il nome trasmette all’ascoltatore e la cosa è la realtà extra-linguistica di cui si parla in termini linguistici.

Dunque il significato sarebbe il rapporto reciproco e reversibile tra nome e senso.

nome (significato)

 


Significato Operazionale (contestuali o funzionali): al contrario, non studia l’essenza del significato ma studia le parole in atto e cerca gli effetti che il significato ha nella lingua.

La prima definizione che dà il filosofo Ludwig Wittgenstein è che il significato di una parola è dato dall’uso che se ne fa, si risolve in esso. Parla di un “campo di forza”, una specie di alone di sottili associazioni che si creano attorno al segno.

7.         nomi propri.

Sono una specie di etichetta autoreferenziale, sono segni di identificazione e designazione.

Il nome proprio è opaco e non trasparente semanticamente, non ha cioè in sé nulla che richiama l’origine del nome o meglio, se ce l’ha.. non è comunque comprensibile o evidente nella coscienza del parlante che ne fa uso.

8.         parole opache e trasparenti.

Si riferiscono alla possibilità o meno che il parlante sia in grado di individuare la sostanza semantica che risiete nella forma di una parola.

La motivazione semantica può derivare, andare perduta o essere acquistata.

- Nel primo caso possiamo prendere in considerazione la ura retorica della allitterazione, che è l’onomatopea. L’onomatopea è una parola che evoca suoni naturali. onomatopea primaria: quando un suono imita un suono (crak = schianto; bau bau = cane; chicchirichì = gallo; ecc.). onomatopea secondaria: quando un suono evoca un movimento o una sensazione (bleah = disgusto; brr = freddo; ecc.).

Ad ogni modo anche l’onomatopea è in parte arbitraria e convenzionale perché ogni lingua segmenta intellettualmente una realtà in un modo proprio, diverso dalle altre lingue e perciò si hanno realizzazioni linguistiche diverse.

- La perdita della motivazione fonetica avviene per effetto della diacronia, che tende a cambiare le associazioni precedentemente esistenti.  Questa opacizzazione viene però a volte compensata da interventi sulla fonetica del segno, sottraendolo agli effetti che avrebbe a causa della diacronia e mantenendone la motivazione fonetica, ossia il rapporto “naturale” tra suono e senso).

- Può avvenire che a volte la diacronia, anziché di opacizzare, può ripristinare una motivazione fonetica.

Interviene soprattutto l’etimologia popolare: il parlante fa nuove associazioni tra significato e significante, col desiderio di dare o ridare motivazione a segni che percepisce come opachi.

9.         lingue lessicologiche e grammaticali.

Saussure distingueva lingue lessicologiche, in cui prevalgono le parole opache, e grammaticali, in cui prevalgono quelle trasparenti.

10.       la sinonimia.

È l’uguaglianza di significato tra due o più vocaboli. Saussure afferma però che non può esserci una sinonimia completa, a causa del carattere differenziale del segno linguistico. La tendenza della lingua è tra l’altro quella di avviare i sinonimi a non esserlo più.

11.       ambiguità semantica. fonetica, morfologica e lessicale.

Si distingue in fonetica, morfologica e lessicale.

- A volte l’ambiguità si fonda sui suoni e sul loro continuo fonico. Ad esempio in ingl il near sve dall’uso a causa dell’omofonia tra “a near”, un rene, e “an ear”, un orecchio.

- Ambiguità morfologica;

- I maggiori responsabili di ambiguità semantica sono però i fattori lessicali; infatti il parlante può fare associazioni differenti tra un segno e il suo significato e queste associazioni si complicano nel caso di significati lessicali multipli:     S1 S2 S3

                                                    |   /

                                                    n

si possono avere casi di polisemia, omonimia.



12.       polisemia e campi semantici: un alone attorno al segno.

Polisemia: quando uno stesso nome ha più significati.

La polisemia può dipendere da:

-          variazioni diacroniche tra significato e significante; queste variazioni rientrano nello stesso campo semantico;

-          specializzazione di significato: nel codice della lingua talvolta si formano dei sottocodici, ossia linguaggi specifici di un certo settore e all’interno di questi il nome si carica di connotazioni specifiche che costituiscono una specie di “scorciatoia verbale”.

Come dice Breal: in ogni situazione c’è una certa idea che è talmente presente nella mente del parlante, che sembra così chiaramente implicita, che non ci sembra necessario doverla dire verbalmente.

-          il linguaggio urato: la parola assume nuove connotazioni senza perdere quelle originarie o la semplice denotazione: vecchio e nuovo si trovano a coesistere. Quindi gli ulteriori significati si irradiano dal senso centrale formando attorno al segno un alone, un campo magnetico di virtualità lessicali pronte all’uso e, se realizzate, generatrici di polisemia.

13.       interferenza e calchi.

Interferenza e contatto interculturale possono contribuire al mutamento semantico: il calco solitamente riproduce o modifica il significato di parole o morfemi presi a prestito da lingue straniere. Esempio di “to relize”.

14.       omonimia e conflitti omonimici.

Omonimia: una stessa sequela fonica che corrisponde però a diverse parole. L’omonimia genera quindi ambiguità nella parola che può ovviare solo il contesto.

Succede quando si hanno termini in cui l’origine diacronica è diversa ma sincronicamente ne derivano dei perfetti omofoni.

I conflitti omonimici si risolvono o con la sostituzione di uno dei due termini attraverso una diversa denominazione, o con una modificazione della forma di base. Es. in francese pomme si usa per “mela” e per “patata”, per il secondo termine è l’abbreviazione di pomme de terre. Allora per risolvere questa omofonia si usa chiamare la mela pomme-fruit o pomme de l’air.

15.       modi e cause del mutamento di significato.

Secondo Saussure, i rapporti associativi che il parlante istituisce tra un sintagma e una singola parola di questo con il codice della lingua, possono mutare o venire meno se nel frattempo i connotati di quella sincronia sono cambiati.

Cause:

-          linguistiche: il senso di una parola può essere trasferito ad un’altra anche solo perché spesso ricorrono assieme;

-          sociali: il passaggio da una parola dal codice a un sottocodice (o linguaggio settoriale) è detto restrizione; al contrario, il passaggio dal sottocodice al codice generale della lingua, quindi da un codice ristretto ad uno più ampio è chiamato generalizzazione

-          psicologiche: si può affermare che esistono dei “centri di attrazione” costituiti da quegli argomenti che tendiamo a trattare più frequentemente poiché vi siamo particolarmente interessati e sono dunque sempre presenti alla mente. Così può capitare di trarre analogie da altri campi semantici èer denotare familiarità o distacco che proviamo per quelle realtà.

-          cambiamenti da tabù linguistico: in generale “tabù” sta per ‘cosa proibita. Spesso la parola tabù viene abbandonata e sostituita con un eufemismo; questo processo (qsta sostituzione) implica un adattamento del significato e perciò è causa di un mutamento semantico.

**l’eufemismo è un adattamento di significato, ossia un’espressione meno esplicita sostituita ad un’espressione troppo volgare.

I tabù sono dovuti a paura, delicatezza e pudore.

Tabù da paura (molti eufemismi): il timore reverenziale con cui sono stati presi in considerazione certi esseri soprannaturali ne ha spesso messo al bando i nomi. Es. gli ebrei non possono riferirsi direttamente a “Dio” pronunciando il suo nome, usano allora una parola sostitutiva cioè “Padrone” o “Signore”.

Tabù da delicatezza: anziché evitare “nomi” qui si tende a cercare di evitare il riferimento diretto a oggetti spiacevoli per sostituire o mitigare la spiacevolezza. Ad es. per i casi di morte o in casi di deficit fisici o mentali.

Tabù da pudore: le sfere più toccate da questa forma di tabù sono sesso, parti del corpo e bestemmie.

16.       il campo associativo-semantico nozionale e la signification; codici e sottocodici.

Ogni parola è circondata da una rete di associazioni che la connettono con altri termini basate su connessioni tra i sensi, altre puramente formali e altre che si interessano sia della forma sia del significato.

Saussure cercò di rappresentare queste associazioni attraverso un diagramma: 4 linee di associazione che si irradiano a partire dal sostantivo “insegnamento” e si collegano a differenti termini in base a diverse associazioni.

Successivamente Bally, un discepolo di Saussure, sviluppa queste idee e introduce il concetto di campi associativi, altro non sono che un alone attorno al segno. Il campo è per definizione aperto e comprende associazioni sia sogg. che ogg., sebbene quelle più centrali siano quelle ogg.

17.       metafora e metonimia. veicolo, contenuto, terreno nella metafora. 

Metafora: procedim. espressivo che equivale ad un paragone ellittico e condensato. Ellissi è la soppressione di una o più parole che si sottintendono; è infatti causa principale dei sinonimia e polisemia.

Nella metafora semantica si distinguono 2 elementi: la cosa di cui si parla e quella c cui la si paragona; ad es. nella frase tu sei proprio come un cane si distinguono: il contenuto, l’idea del comportamento poco dignitoso; il veicolo, ossia il termine scelto per via metaforica (il cane); e infine il terreno della metafora che rientra in uno stesso campo semantico.

L’associazione tra contenuto e veicolo è oggettiva anche se non totalmente. È invece puramente emotiva perché risponde allo stato d’animo di chi emette il giudizio.

Metonimia: modo per accorciare le distanze per facilitare l’espressione di ciò che già si conosce. È l’espressione di un concetto con un termine diverso da quello proprio ma a cui è legato da un rapporto di dipendenza.

18.               tipi di metafora: antropomorfa, animale, concreto/astratto, sinestetica.

I campi associativi più utilizzati per le metafore sono:

antropomorfico: presenza di termini che richiamano tratti umani;

animalesco: termini che implicano confronti umoristici tra persone e animali;

oscillazioni tra concreto/astratto:

sinestesia: . retorica che consiste nell’associare due termini che appartengono a sfere sensoriali diverse;

19.               etimologia popolare.

L’etimologia popolare può conferire trasparenza ad una parola opaca, sia attraverso una nuova associazione, sia attraverso gli effettivi questa sulla situazione precedente, che viene ad arricchire.

20.       diacronia semantica e concatenazione; ironia ed eufemismo.

L’evoluzione semantica comporta un processo per gradi chiamato “concatenazione”. Si tratta di estensioni e restrizioni si significato che agiscono ampliando o restringendo un campo semantico.

Le specializzazioni di significato (i sottocodici, ossia i linguaggi settoriali) possono essere dovute sia ad eufemismo sia ad ironia. Eufemismo è un’espressione meno esplicita sostituita ad un’espressione troppo volgare; l’ironia è un’altra . retorica che consiste nell’usare parole di significato contrario a quello che si pensa.

 





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