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Comunicazione non verbale - Michael Argyle

Comunicazione non verbale - Michael Argyle
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Comunicazione non verbale

Gli esseri umani  fanno uso di un doppio sistema comunicativo infatti oltre a servirsi della comunicazione verbale si servono della comunicazione non verbale. Gli studi sulla comunicazione non verbale hanno conosciuto un notevole sviluppo nella seconda metà del Novecento. Ciò è avvenuto sia attraverso le ricerche etologiche(che hanno evidenziato il ruolo della comunicazione non-verbale nel mondo animale e gli aspetti comuni a questo riguardo con quelli propri del comportamento comunicativo umano)  sia con i contributi di altri settori delle scienze sociali.

Ci si è occupato anzitutto del modo in cui i gesti, le espressioni del volto, l'aspetto fisico, le posture, le distanze nello spazio, le intonazioni della voce, l'abbigliamento – per citare solo alcuni esempi – e tutti quegli elementi estranei al linguaggio che ci permettono di comprendere qualcosa di una persona, possono comunicare significati personali e sociali di grande rilevanza. In particolare Michael Argyle , autore a questo proposito del il corpo e il suo linguaggio, sottolinea che la comunicazione non-verbale assolve importanti funzioni come l’autopresentazione,

trasmettere emozioni, sostenere  o la sostituire il linguaggio verbale. Ma alla comunicazione non verbale si riconoscono altre caratteristiche come il carattere solitamente involontario delle informazioni che gli interlocutori forniscono su se stessi.. Erwing Goffman, uno degli studiosi più noti di questi elementi comunicativi, sottolinea la 'continuità' e l''aspetto involontario' come aspetti fondamentali della comunicazione non verbale: è inevitabile fare gesti, avere espressioni mutevoli sul volto, avere un certo tono della voce, indossare un capo di abbigliamento e così via.



 Inrealtà, manca una vera e propria grammatica e una regolamentazione nella codifica degli aspetti della comunicazione non verbale, anche se su molte questioni gli studiosi sono concordi. Ci sono, infatti, alcune discipline come la cinesica, la prossemica e la fisiognomica che hanno elaborato dei sistemi di interpretazione

La cinesica di cui si occupato l’antropologo  Ray Birdwhistell  è lo studio dei gesti, del contatto fisico tra gli interlocutori, delle posture, dei movimenti del capo, delle espressioni del volto, dello sguardo e di  tutti quegli aspetti non verbali che compaiono in una situazione di conversazione o di relazione tra le persone. Gli studiosi Paul Ekman e Walther Friesen hanno elaborato una griglia che individua le caratteristiche dei gesti all'interno di una situazione comunicativa. Ad esempio ci sono gli 'emblemi' (i gesti intenzionali codificati attraverso significati specifici che possono essere tradotti con il linguaggio, come l'alt dei vigili urbani), i 'gesti illustratori' (si suddividono in bacchette, ideografici, deittici, spaziali, cinetografici, pictografici), i 'movimenti regolatori' (che regolano appunto gli interventi in una conversazione, come ad esempio il turno di parola), gli 'indicatori dello stato affettivo' (gesti nervosi ecc.), gli 'adattatori' (i movimenti che regolano la posizione del corpo rispetto agli altri o agli oggetti).




Anche la prossemica  studiata dall’antropologo Edward Hall ha una certa rilevanza nello studio della comunicazione non verbale, poiché studia l'organizzazione delle distanze tra le persone come sistema di comunicazione culturalmente condizionato. Secondo Hall esistono quattro “sfere” prossemiche in cui l’uomo organizza la propria territorialità , in una scala di progressivo di stanziamento che va dalla dimensione intima alla dimensione personale, a quella sociale e, infine , alla dimensione pubblica. Infine  la fisiognomica è un campo di studi interessato più al volto che alla gestualità; più che per la sua attendibilità scientifica, essa può essere rilevante ai fini della comunicazione non verbale perché elementi quali l'età, il sesso, la razza, il tipo fisico, i lineamenti del volto influenzano fortemente le relazioni interpersonali.

È comunque necessario conoscere i codici di una cultura o di un ambiente specifico per comprendere i segni della comunicazione non verbale: i gesti, le espressioni del volto, i toni della voce, le posture possono veicolare significati differenti a seconda del contesto in cui sono inseriti.






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