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Elementi di Psicologia - GLI ATTEGGIAMENTI

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Elementi di Psicologia (11)

 

 

 

GLI ATTEGGIAMENTI

Pochi concetti hanno avuto in psicologia l’importanza e la popolarità del concetto di atteggiamento. In passato buona parte della psicologia si è identificata nello studio degli atteggiamenti.

In generale per atteggiamento s’intende il complesso di sentimenti a favore o a sfavore di un determinato problema di una persona.



 

Un individuo può essere favorevole all’istituzione del divorzio e nel difenderlo possiamo dire che ha un atteggiamento favorevole verso il divorzio. La stessa persona può essere contro il fascismo e verso coloro che lo sostengono, potremo dire che questa persona ha un atteggiamento negativo verso il fascismo.

Una definizione precisa di atteggiamento è senz’altro difficile, infatti, se consultate differenti testi di psicologia che trattano quest’argomento, vi ritroverete con definizioni spesso contrastanti. Non a caso in un articolo scritto da G.W. Allport nel 1935, riportava ben 16 definizioni di atteggiamento. Per Allport, per esempio, l’atteggiamento è la predisposizione, acquisita attraverso l’esperienza, a dare determinate risposte a situazioni, oggetti o eventi.

Per altri l’atteggiamento è il grado di affetto positivo o negativo associato ad un determinato oggetto.

In comune tutte le definizioni di atteggiamento hanno la nozione che non sono comportamenti, ma stati interni, o mentali, per che hanno un a spetto affettivo positivo o negativo, cioè favorevole o sfavorevole, e infine che tendono a rappresentare una predisposizione ad agire.

Determinare non solo la direzione (verso chi), ma anche il grado (la quantità) dell’atteggiamento di una persona o di una categoria di persone nei riguardi di un certo oggetto, è uno degli scopi fondamentali a cui si sono dedicato gli psicologi che  hanno iniziato a misurare gli atteggiamenti.

Ma perché la psicologia si è posta il problema di misurare gli atteggiamenti? Non è forse più semplice chiedere ad una persona cosa ne pensa di un determinato evento o persona o anche di un oggetto?

Ad esempio: “Che cosa ne pensi della droga?” oppure “Cosa ne pensi di Berlusconi?”

Chiedere direttamente comporta però il rischio che la risposta non sia sincera, soprattutto quando l’argomento è abbastanza scottante. Volontariamente o in modo involontario, nell’esprimere la propria opinione nei riguardi di una questione dibattuta, molte persone tendono a moderarsi, nascondere e talvolta anche ad esagerare le proprie posizioni, in ogni caso a dare in molti casi una risposta che lontana dal vero atteggiamento. 

Agiscono in tale comportamento numerosi fattori, come ad esempio la pressione del gruppo di lavoro, la delicatezza della domanda, il desiderio di cercare di compiacere, o anche, al contrario, di fare un dispetto a chi fa la domanda.

Molto spesso esiste una reale difficoltà nell’esprimere le proprie opinioni attraverso un dialogo diretto (come per esempio negli anziani e nei bambini). E’ più facile in molti casi esprimere il proprio atteggiamento attraverso una serie di domande dove la risposta è SI e NO, oppure POCO, ABBASTANZA, MOLTO, MOLTISSIMO.

Un altro modo, che a prima vista può sembrare il più ovvio, per capire l’atteggiamento di una persona, è l’osservazione del suo comportamento.

Esempio: Un operaio che scende in piazza per appoggiare una manifestazione contro il governo, avrà sicuramente un atteggiamento antigovernativo.

Purtroppo in molti casi, i comportamenti  riportati sopra negli esempi non riflettono i reali atteggiamenti.

La partecipazione alla manifestazione antigovernativa può nascondere, ad esempio, il desiderio di fare una buona impressione all’interno del proprio gruppo di lavoro.

Un altro esempio potrebbe essere quello di una persona che compra il giornale “Unità”, potrebbe sembrare che quella persona abbia un atteggiamento tipico di un simpatizzante di sinistra, mentre invece è interessato solo alla graduatoria di un concorso pubblicata in anteprima da quella testata giornalistica.

 

Il comportamento di una persona è legato ad una quantità di variabili che non dipendono dal comportamento reale. Gli atteggiamenti non sono che una delle variabili che influenzano il comportamento di una persona.

Per queste difficoltà nell’identificare il reale atteggiamento delle persone, gli psicologi hanno costruito le scale di atteggiamento costituite da una serie di affermazioni relative ad un determinato concetto come il divorzio, la pena di  morte, la legalizzazione delle droghe leggere, ecc. attraverso le quali i soggetti sono invitati ad esprimere il loro accordo o disaccordo.




Ad esempio, consideriamo le due seguenti affermazioni:

  1. “l’introduzione del divorzio nel nostro paese ha rappresentato una fondamentale conquista civile e sociale”.
  2. “il divorzio distrugge l’unità della famiglia ed è un elemento disgregatore della società”.

Un divorzista convinto  ai dichiarerà sicuramente d’accordo con la prima affermazione, mentre un antidivorzista non vorrà accettare la prima affermazione e si potrà dichiarare d’accordo con la seconda.             

 

Dagli esempi risulta chiaro che lo studio di fenomeni sociali si trova in una situazione di svantaggio, in quanto difficili da descrivere in termini obiettivi e quindi a misurarli in termini quantitativi.

Il fatto che si cerchi di fornire una soluzione ad un problema così complesso come quello di cercare di misurare le differenze negli atteggiamenti nei riguardi di un problema sociale importante, ci pone di fronte alla necessità di distinguere cosa si intende per “atteggiamento” e cosa si intende per “opinione” (spesso ritenuti sinonimi).

Col termine atteggiamento intendiamo riferirci a quell’insieme di tendenze e sentimenti, pregiudizi, idee, timori, convinzioni e apprensioni di una persona nei confronti di un determinato argomento.

Col termine opinione intendiamo riferirci invece all’espressione verbale dell’atteggiamento.

Se una persona afferma che gli U.S.A. hanno commesso uno sbagli a dichiarare guerra all’IRAQ, questa affermazione potrebbe rappresentare la sua opinione.

 

Diamo anche per scontato che gli atteggiamenti delle persone possono modificarsi, quindi tutto ciò che una scala di atteggiamenti può fare è di misurare l’atteggiamento effettivamente espresso, incluso il fatto che il soggetto possa nascondere il suo reale atteggiamento volontariamente o che la pressione sociale, che si manifesta in determinate situazioni, possa convincerlo ad esprimere determinate opinioni.

PREGIUDIZI E DISCRIMINAZIONE

Il pregiudizio è un atteggiamento, può essere definito come la tendenza a rispondere prontamente , in modo favorevole o sfavorevole, ad un particolare oggetto.

La discriminazione è invece un tipo di comportamento che le persone a cui è diretta possono sperimentare un senso di inferiorità. Spesso i comportamenti discriminanti si rivolgono nei confronti delle donne e degli extracomunitari. Chi è vittima della discriminazione sviluppa spesso una volontà rivolta al fallimento, inoltre le vittime della discriminazione possono comportarsi in modi che la giustificano.

Spesso i pregiudizi si instaurano nei primi anni di vita. Vengono acquisiti dai genitori attraverso l’imitazione dei genitori. Anche i mezzi di comunicazione, come TV e libri per bambini, favoriscono l’insorgenza dei pregiudizi nei bambini.

Ma i pregiudizi possono insorgere in qualsiasi momento della vita. Nella vita adulta vengono spesso alimentati dal contesto sociale. I pregiudizi che una persona ha possono assicurargli degli amici in certi gruppi. Ovviamente i pregiudizi possono essere ridotti attraverso il contatto con gruppi diversi e l’aumento dell’educazione ha contribuito a ridurre i pregiudizi.   

  






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