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I nuovi media nella scuola - Perché, come, quando avvalersene

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I nuovi media nella scuola

Perché, come, quando avvalersene

di A. Calvani[1]

L’ingresso dei nuovi media nella scuola è sotto gli occhi di tutti.

·        Quali problemi devono sempre affrontare gli educatori?

·        Quali sono i modi migliori di avvalersi di queste strumentazioni?



I nuovi media sono tecnologie cognitive, ovvero dispositivi in grado di coinvolgere processi interni della mente.

Dal momento che la scuola ha a che fare con i processi cognitivi é logico pensare che qualcosa cambi allorché essa inizia a impiegare questi strumenti, anche se la direzione e il senso di quanto può accadere possono non essere del tutto chiari.

Le innovazioni nella tecnologia della comunicazione comportano riorganizzazioni sensoriali cognitive che in generale si accomnano ad un trasferimento di compiti e funzioni interne (mentali) su supporti esterni (fisici).

La mente viene sollevata da un certo carico e ciò produce un conseguente grado di benessere;

se il supporto tecnologico è valido e sufficientemente 'amichevole' (= friendly), una volta provati i vantaggi, difficilmente si è poi disposti a farne a meno.

Se le cose stanno in questi termini se ne può dedurre che l'introduzione della tecnologia è in fondamentale antitesi con le finalità proprie della scuola, che dovrebbe invece avere tra i suoi compiti prioritari quello di confrontarsi con problemi di rilevante impegno e complessità.

In realtà, non è detto che le cose stiano così.

L'aspetto che possiamo chiamare 'ergonomico' del processo rappresenta solo una delle dimensioni che possono entrare in gioco.

La storia mostra come l'apparire di nuove tecnologie cognitive possa liberare nuove potenzialità.

Proprio mentre si solleva la mente da determinati carichi possono affiorare nuove sinergie tra mente e media e possono emergere opportunità nuove per l'attività costruttiva del pensiero.

Ma queste nuove potenzialità non vengono alla luce in modo spontaneo e immediato.

La storia impiega talora decenni e secoli per farle emergere e tradurle in nuovi assetti culturali.

La scuola dovrebbe infatti cercare di anticiparne lo sviluppo, individuandole emettendole opportunamente il risalto con interventi intenzionali.

L'introduzione dell'uso dei nuovi media non è dunque un'operazione da lasciare alla spontaneità, richiede invece un accorto lavoro di costruzione.

Vanno infatti predisposte le condizioni di accoglienza, di esercizio, di mantenimento, va contestualmente riconurato il setting didattico all'interno del quale quelle potenzialità potranno venire alla luce e acquisire senso.

Mentre si introducono i nuovi media occorre che si affermi una nuova progettualità educativa, che si riconurino i curricoli.

Una scuola che si avvale di nuove tecnologie deve cimentarsi con sfide culturali più elevate proprio perché essa si alleggerisce su alcuni versanti occorre che miri intenzionalmente a far propri nuovi atteggiamenti culturali che solo adesso appaiono perseguibili.

Ma in realtà la scuola si trova inevitabilmente in ritardo in questo processo.

Allo stato attuale, da un lato, le strutture scolastiche non hanno un'attrezzatura adeguata per supportare i continui aggiornamenti in ambito tecnologico;

e dall’altro, l'introduzione di tecnologia assorbe tuttavia attenzione tempo e accresce almeno in un primo momento turbolenza e ansietà. Gli insegnanti che si avviano su questa strada difficilmente arrivano confrontarsi con i problemi di praticamente significativi quelli che tirano realmente in gioco la qualità degli apprendimenti: il carico tecnologico assorbe interamente la loro attenzione così che di fatto il mezzo diventa fine.

Per quanto riguarda la fruizione dei media, in particolare il computer e internet coinvolgono gli studenti in misura diversa. Gli studenti si dividono in coloro che hanno la possibilità di avvalersi di questi strumenti, al di là della scuola e gli studenti che invece non possono che attingere da ciò che la scuola, attraverso metodologie tradizionali, insegna.

I primi possono avvalersi degli strumenti ma in maniera autonoma, spontanea, che segue interessi e fini non sempre educativi. Una risorsa che di fatto non ha continuazione all’interno delle scuole dove lo studente trascorre la maggior parte del proprio tempo, e che quindi non possono essere applicati nei processi di apprendimento.

I secondi invece ereditano gap nell’acquisizione di competenze legate all’uso delle nuove tecnologie.

Un altro ambito di questo argomento riguarda anche l’utilizzo delle nuove tecnologie nei processi di apprendimento di studenti con handicap.

Come situare le nuove tecnologie nella scuola?

·        Come attuare la formazione dei docenti nella sperimentazione?

·        A quali criteri di attenersi?


Mente e medium

Tensioni millenaristiche e frenesia tecnologica si coniugano in un intreccio inestricabile in questo nuovo millennio.

Ripensare spazio ai tempi della formazione, prospettare nuovi modelli di scuola in virtù dei nuovi media sono problemi affrontati da tutti gli stati economicamente avanzati. Alcune termini chiave si impongono con maggiore evidenza: Intercultura, multimedialità, distance learning, longlife learning.

E’ ormai un luogo comune sottolineare come i media siano destinati ad abbattere la rigida struttura della scuola e dei saperi, la classe, la divisione delle discipline. Il fatto che la didattica sia rimasta per secoli immutata viene attribuito al ruolo esercitato dal libro stampato che adesso le nuove tecnologie di mettere in discussione. Nello stesso tempo però si ha a che fare con innovazioni mutevoli e ciò suscita difficoltà e incertezze. Al senso di un'estrema pervasività dei nuovi media si accomna quello della loro straordinaria volatilità. È una corsa incessante, senza arresti, verso una meta non precisata, con strumenti che si trasformano lungo il cammino.

·        In che modo educatori e scuole potranno fronteggiare le problematiche che i nuovi media vengono proponendo?

·        Questi dovranno essere oggetto o mezzo dell'educazione?

·        Come e quando vanno situati in concreto?

Medium

Le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ICT Information and Communication Tecnologies) sono 'nuovi media'.

Tradizionalmente i media vengono identificati con i Mass media caratterizzati come noto dall'irradiazione del messaggio da un unico centro verso molteplici destinatari (scrittura, stampa, cinema, televisione).



È noto come a partire dagli anni 60 i Mass media siano divenuti motivo di accese contrapposizioni tra i fautori (gli integrati) e gli avversari (gli apocalittici), con argomentazioni che si ripresentano in forma simile anche oggi nei riguardi delle nuove tecnologie.

La diffusione dei Mass media ha favorito una graduale delegittimazione della scuola portando alla formazione di un curricolo parallelo e ha avviato in tutto il mondo accese polemiche sulla necessità di contenere l'invadenza televisiva nella formazione giovanile.

Alla fine degli anni 60 si avvia la rivoluzione dei nuovi media digitali, che trova nel loro emblema del personal computer, un dispositivo plurifunzionale che può elaborare testi, suoni, immagini statiche e dinamiche e che ha continuato a penetrare nella realtà quotidiana in modo sempre più pervasivo e profondo. Entrano in scena una molteplicità di dispositivi che rimettere in discussione il concetto stesso di medium. Un medium non va considerato con un semplice canale della comunicazione, intesa nel senso tradizionale di trasmissione di messaggio. Si consideri un word processor, un software di computer graphics o un browser di Internet, ambienti rappresentativi dei nuovi media.

Qui non sono l'emissione, la trasmissione e recezione del messaggio a caratterizzarne l'uso; questi i media coadiuvano piuttosto un'attività personale di costruzione (riorganizzazione, messa a punto ecc.) di significati.

Per medium possiamo allora intendere “una particolare interfaccia orientata alla costruzione, negoziazione e condivisione di significati, sostenuta da un supporto tecnologico predisposto alla elaborazione di sistemi simbolici socialmente identificabili”(Salomon, 1979).

Criteri tradizionali di classificazione dei media (staticità/ dinamicità, carattere personale/ impersonale) vengono rimessi in gioco.

Anche concetti di fisicità e identità del medium possono annullarsi.

Tradizionalmente un medium si incarna in un supporto tecnico specifico si pensi ad esempio all'apparecchio televisivo. Ma il personal computer è un unico medium o piuttosto un raccoglitore generatore di nuovi media? Se è un medium implica una interfaccia è evidente come in un computer possano alloggiare diverse interfaccia e quindi diversi media.

Lo stesso concetto di interfaccia dal canto suo è difficilmente riportabile a un nuove di categoria tipizzabili per il processo di continua contaminazione a cui ogni interfaccia è sottoposta.

Il medium tende così a dissolvere la sua identità e a riconurasse all'interno di famiglie e tipologie mediali anch'esse dai confini spesso sfumati.

Libro

giornale

 

Tv

Radio

cinema

 

posta

fax

e-mail

 

Telefono

Videotelefono

videoconferenza

 

impersonale

 

statico

 

personale

 

dinamico

 
 





Tecnologie cognitive

I nuovi media si possono considerare tecnologie cognitive, cioè dispositivi capaci di specifiche integrazioni con i modi interni del pensiero.

Che relazioni possono subentrare tra mente medium?

Per sopperire alla sua originaria fragilità, sin dai primordi, l'uomo ha cercato di allestire un vasto armamentario di artefatti, utensili o macchine capaci di analizzare o espandere l'attività muscolare oppure supporti per la comunicazione o per l'attività della mente in senso più stretto (artefatti cognitivi).

Quando nella storia appare un nuovo artefatto cognitivo si possono generare alterazioni negli equilibri sensoriali e nelle forme di pensiero.

Una parte del carico cognitivo può essere spostato su supporti esterni mentre altre funzioni o potenzialità interne della mente fino a quel momento tenute nell'ombra, possono trovare migliori opportunità di venire alla luce. 

In qualche caso se adeguatamente corroborate nel contesto sociale, possono favorire nuove pratiche cognitive culturali.

Quando una nuova tecnologia cognitiva appare nella storia – la  scrittura e la stampa ad esempio -  si avvertimene inconsciamente che è un assetto cognitivo e culturale consolidato viene minacciato.

Si generano allora quei gridi di allarme, così ricorrenti, derivanti dal timore di dover perdere qualcosa di profondo, che investono sia la propria mente della propria cultura.

Un caso emblematico è quello della scrittura trattata dallo stesso Platone (Fedro).

Platone muovendo alla scrittura critiche che per certi aspetti sono simili a quelle che vengono avanzate all'uso delle calcolatrice della scuola primaria. È infatti noto come si tenda a limitare il loro uso in quanto esso indebolisce la capacità mnemonica di calcolo.

Le osservazioni di Platone affronta un problema di “ergonomia cognitiva” esse mettono in risalto il carattere fondamentalmente negoziale del rapporto mente-medium.

La mente distribuisce all'esterno un determinato carico appoggiandosi a un supporto di maggiore efficienza (potenziamento) e parallelamente alleggerisce una qualche corrispondente funzione interna (depotenziamento).

Il sistema mente-macchina non agisce sempre necessariamente in forma puramente compensatoria.

Esso può liberare potenzialità cognitive e creative.

Da un certo punto di vista Platone aveva ragione lamentare il pericolo della perdita della memoria. Sicuramente la memoria di uomini di una volta era maggiore di quella di oggi. Quello che Platone non poteva intravedere erano però gli effetti indiretti che si sarebbero prodotti nel tempo. A fronte di una relativa perdita delle capacità mnemoniche la scrittura avrebbe posto i presupposti per lo sviluppo di nuove forme di pensiero e della moderna organizzazione dei saperi.

Possiamo allora affermare che:

- se da un lato, il rapporto con le tecnologia può avvenire a un livello basso condizionato da equilibri ergonomici tendenti a realizzare il minor sforzo possibile

- dall'altro sono possibili, e in certa misura auspicabili, stravolgimenti  e riconurazioni che permettono l'emergenza di nuovi spazi e stili di pensiero, suscettibili di sviluppo e consolidamento culturale.

Da quanto esposto, per l’apprendimento scolastico (e la psicologia dell’apprendimento scolastico) derivano due considerazioni necessarie:

- L'effetto diretto cui tendono le tecnologie cioè quello dell'alleggerimento e della distribuzione all'esterno del carico psico-fisico, non è di per sé congruente con le finalità della scuola che deve in primo luogo cercare di mantenere alto l'impegno e la capacità di affrontare problemi complessi; e in generale un'introduzione acritica delle tecnologia favorisce una tendenza al ribasso, un appiattimento sulla macchina.

- Le nuove integrazioni mente medium possono anche aprire sotto certe condizioni la strada forme più rilevanti di pensiero. Queste opportunità di norma non sono immediate occorre che siano attivamente ricercate e portate alla luce. I ruoli dell'insegnante di ruolo e di sostegno, nonché dello psicologo scolastico diventano  dunque cruciali.

Occorrono aggiustamenti opportuni per riconurare il setting didattico in modo che le tecnologie siano messe in condizione di favorire nuove sinergie con significativi processi della mente e che, laddove siano usate per alleviare i compiti di per sé ripetitivi, ciò consenta una messa in gioco di nuove, più rilevanti finalità educative.

Multimedialità, interfacce, interazione

Con il termine multimedialità ci si riferisce ad ambienti che offrono la possibilità di impiegare altri sistemi simbolici, in aggiunta a quelli disponibili nel testo stampato, cioè alla parola scritta e all'immagine statica.

E’ con l'avvento del cinema, all'inizio del secolo, che si comincia impiegare anche l'immagine dinamica e il suono.

Cinema e televisione hanno rappresentato dunque primi ambienti multimediali veri e propri.

Nel corso degli ultimi due decenni la multimedialità si è progressivamente trasformata in due direzioni, nel senso di una progressiva singolarizzazione e di una ipermedializzazione.

Con il primo concetto ci riferiamo al fatto che il rapporto con la multimedialità è cambiato consentendo uno spazio crescente per l'attività del soggetto a una multimedialità fruita (cinema televisione), si è aggiunto a una multimedialità interagita (videogioco, simulazione, realtà virtuale) mentre decolla adesso una multimedialità costruita (multimedialità come ambiente di scrittura e di espressione personale tramite scrivanie multimediali).

Con il concetto di ipermedializzazione ci si riferisce al fatto che, parallelamente, prende spazio alla dimensione iper, cioè la possibilità di navigare o di allestire più piste possibili; il messaggio fruito o costruito che sia non è più necessariamente unidirezionale.

La multimedialità ha sensibilmente arricchito la tipologia degli ambienti di apprendimento.

Quando si parla di multimedialità bisogna però specificare di cosa intendiamo parlare.

L'abbinamento che normalmente si fa tra multimedialità e interattività vale più per alcune situazioni meno per altre.

Televisione, simulazione tridimensionale, realtà virtuale, ambienti di lettura e scrittura ipermediale sono tutti ambienti multimediali,  ma costituiscono anche dispositivi per l'apprendimento dei diversi tra loro.



[1]Tratto da A. Calvani (1999) I nuovi media nella scuola, Roma Carocci. Sintesi a cura della dott.ssa Simona Nicolosi.






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