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LO SVILUPPO DEL LINGUAGGIO - Attraverso il LAD

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LO SVILUPPO DEL LINGUAGGIO

Spiegare come si impara a parlare, come si apprende un linguaggio è un’impresa che ha impegnato moltissimi studiosi che hanno prodotto teorie spesso molto diverse tra loro, privilegiando talora ipotesi opposte come l’innatismo da un lato e l’apprendimento sociale dall’altro; approcci talvolta tanto lontani ma che, se integrati, sono in grado di dare una visione più ampia e completa del fenomeno preso in considerazione.

Gran parte degli studiosi concorda nel ritenere che l’apprendimento del linguaggio dipende dall’azione combinata di meccanismi innati che predispongono i bambini a questo compito e dall’ambiente in grado di fornire modelli adeguati e frequenti opportunità di pratica.

L’apprendimento di una lingua è il compito più difficile che un essere umano affronta anche se in un certo senso è una “cosa spontanea” nel senso che il bambino, fin dalla sua vita intrauterina è immerso in un ambiente di suoni dei quali naturalmente fa parte anche la sua futura lingua.

Numerosi studi hanno evidenziato la correlazione positiva tra la stimolazione vocale della mamma durante gli ultimi mesi della gravidanza e determinati comportamenti di preferenza uditiva verso certi stimoli sonori da parte del neonato.

I bambini nascono con una dotazione naturale che favorisce lo sviluppo del linguaggio: laringe e faringe consentono la produzione di un’ampia gamma di suoni; i piccoli mostrano dalla nascita la preferenza verso il suono del linguaggio umano, inoltre, il cervello umano è dotato di aree specificatamente destinate alla selezione ed all’analisi dell’imput uditivo.



Nonostante si nasca dotati di questo straordinario equigiamento, l’apprendimento della propria lingua resta un’impresa complicatissima, a tal punto che uno studioso come Noam Chomsky ha ipotizzato che il linguaggio fosse una parte della natura biologica dell’uomo. Considerando l’elevato livello di complessità della struttura della lingua, la povertà dello stimolo al quale i bambini piccoli sono esposti e la sorprendente capacità da parte dei bambini ad apprendere la propria lingua, Chomsky ha postulato la presenza innata di uno speciale meccanismo che capta gli imput linguistici, elabora queste informazioni e produce le regole per l’uso del linguaggio. Questo meccanismo di acquisizione è il cosiddetto LAD (language acquisition device) reso necessario dalla constatazione che i bambini di tutte le culture posseggono la struttura fondamentale della propria lingua già all’età di 4-5 anni e che, soprattutto, essi dispongono solo di un limitato insegnamento formale poiché la maggior parte delle parole non viene loro esplicitamente insegnata.

La mente umana è strutturata in modo da recepire un numero limitato di espressioni nella prima infanzia e dalla variabilità di ciò che ascoltano, traggono le regole del linguaggio che è visto come un processo generativo nel senso che i bambini non si limitano ad imitare bensì, attraverso poche regole, essi producono un po’ alla volta un numero infinito di espressioni grammaticali.

Attraverso il LAD, tutti i bambini che vivono in un ambiente con normali stimolazioni linguistiche possono non solo capire ma anche produrre un numero pressochè infinito di espressioni grammaticalmente corrette.

Contrariamente a quanto afferma Chomsky riguardo al ruolo di specifici meccanismi innati determinanti per l’apprendimento del linguaggio, i teorici dell’apprendimento sociale sottolineano l’importanza che ha l’ambiente sociale per questa forma di sviluppo.

Infatti i bambini apprendono il linguaggio con facilità, entusiasmo attraverso l’interazione con persone che non si preoccupano di insegnarglielo con regole formali. I fautori dell’”apprendimeno sociale” evidenziano come sintonizzarsi sulle capacità dei bambini da parte degli adulti significativi, sia determinante nel processo di acquisizione del linguaggio.




Questa sintonizzazione avviene in vari modi, ad esempio attraverso un particolare “linguaggio” che gli studiosi hanno battezzato “il madrese”.

Moerk (1988) ha individuato numerose caratteristiche attraverso le quali le madri insegnerebbero il linguaggio ai loro bambini, ad esempio l’alta intensità di ripetizione di ciascun tipo di frase. Siccome i bambini non sanno usare spontaneamente le strategie di Rehersan, le madri assolvono a questa funzione ripetendo moltissime volte la stessa espressione, modellandola con piccole variazioni; inoltre fanno attenzione a cosa cattura l’interesse del bambino e ne parlano con enfasi.

Numerose osservazioni hanno rilevato che le espressioni verbali dei bambini vengono seguite da feedback, positivo o negativo, dal 33 al 50% delle volte. Il feedback può assumere diverse forme: dalla lode, al dargli quello che chiede, o ripetere in maniera più ampia e completa ciò che ha detto oppure correggere se ha sbagliato e ripetere le parole correttamente. Sono state contate circa 50 correzioni l’ora ed è stato osservato che ad ogni correzione è quasi certo che il bambino risponda ripetendo. Mentre, quando la madre non da alcun feedback, solo il 3% delle volte il bambino ripete.

Un ruolo importante è esercitato inoltre dal processo di generalizzazione (imitazione generalizzata). Gli effetti del rinforzo e dell’imitazione si trasferiscono su suoni, espressioni e regole simili; è stata rilevata una correlazione significativa tra la quantità di feedback fornita dalla madre e la lunghezza media delle espressioni verbali emesse dai li. È stato pure osservato che l’abitudine a fornire feedback alle espressioni verbali e gestuali dei bambini va diminuendo man mano che ci si allontana dai primi stadi dell’acquisizione del linguaggio.

Dal punto di vista dei sistemi dinamici lo sviluppo del linguaggio è risultato di un’interazione tra un organismo specializzato ed un ambiente specializzato. L’organismo ha una struttura fisiologica che facilita le interazioni con l’ambiente. Il genitore (o chi per lui) ha una funzione determinante sullo sviluppo della comunicazione, in quanto fornisce le contingenze ambientali che vengono costantemente adottate al crescente livello di abilità acquisite dal bambino nel corso dello sviluppo.






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