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L’identità sessuale della donna: “Sei bella e taci. Sei brutta ed è come se non esistessi”

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L’identità sessuale della donna:

“Sei bella e taci.

Sei brutta ed è come se non esistessi”

L’immagine della donna nella storia è spesso un’immagine stereotipata, costruita culturalmente.

Questo aspetto è spesso proiezione dell’immaginario maschile, è un’immagine speculare di tutto “il negativo” insito nell’universo stesso della mascolinità.

La donna non riesce ancora ad emanciparsi da un ruolo, quello di oggetto, che da sempre la rende succube. Gli sviluppi nel campo della fotografia e della cinematografia, portarono la nudità sullo schermo rendendo la gente più tollerante per l’esibizione dei seni delle attrici;inizialmente per il pubblico adulto e successivamente per quello generale. Si tratterebbe di una liberalizzazione dopo un periodo di chiusura nei confronti della sessualità tra gli anni ’30 e ’50. Con la rivoluzione sessuale si designa un sostanziale cambiamento nella moralità riguardo alla sessualità nei paesi occidentali, che ebbe luogo tra i tardi anni ’60 e i primi anni ’70. Il principale cambiamento non consistette nel fatto che la gente praticasse con maggiore frequenza il sesso o diverse forme di sesso ; semplicemente, se ne parlava più apertamente di quanto non facessero le precedenti generazioni. Lo storico David Allyn lo definisce un periodo di coming out: riguardo a rapporti sessuali prematrimoniali, masturbazione, fantasie erotiche, uso della pornografia e omosessualità. A differenza del passato in cui lo scopo dell’atto sessuale era quello di portare avanti il mondo con la procreazione, l’uomo era uno, e la verginità per lui era segno di rispetto e fedeltà della donna; oggi i ruoli si sono inevitabilmente invertiti, così come il concetto del fare l’amore: non è più amore,è sesso, e una ricerca continua di un piacere che non unisce l’uomo e la donna ognuno lo fa per il proprio ego, per sentirsi apato e soddisfatto, così la verginità diventa un tabù, un difetto non rivelabile, una condizione da sati.

Il comportamento sessuale effettivamente cambiò per la maggioranza delle donne, anche se il modo in cui la donna vive la propria sessualità è collegato al suo equilibrio e alla stima di sé che ha raggiunto, facendo quindi un parallelismo tra la situazione individuale di una donna e quella generale della società, si evidenzierà come il mutare del contesto sociale in cui vivono le donne ha portato al cambiamento del rapporto che quest’ultime hanno con la sessualità.

Parlando di sesso, come bisogno fisiologico, si presentano tre aspetti che potremmo definire: naturale, sociale e religioso.

Il naturale o istintivo o animale è quello che, secondo le circostanze, porta il soggetto ad accoppiarsi. Ovviamente lo scopo è quello di dare sfogo a un bisogno fisiologico contingente e non di concepire.

L’aspetto sociale, o l’etica, pone dei vincoli, più o meno giustificati derivati dalla ragione umana. La società emancipata, severa nel passato, per certi rapporti, è sempre più tollerante nell’accettare: case di appuntamento, convivenze legali e matrimoni civili di coppie omosessuali; separazioni e divorzi.

L’aspetto religioso, che ha influenzato l’aspetto sociale, evidenzia una serie di tabù non sempre coerenti con la realtà documentata o tramandata. Evidentemente, anche le regole dettate dalla religione, non trovano riscontri nel passato e quindi diventa difficile, in certe situazioni, rispettarle.

In campo sessuale uno dei lavori più rinomati degli ultimi decenni è il rapporto Kinsey.

Nello specifico per le donne, Kinsey produsse il sexual behaviour in the human female(il comportamento sessuale della femmina umana; 1953), scritti dai dottori Alfred Kinsey, Wardell Pomeroy. I risultati del suo lavoro ebbero un’enorme risonanza presso la gente comune e furono immediatamente considerati controversi e sensazionalistici. Essi sfidavano le conoscenze convenzionali sulla sessualità  e si occupavano di argomenti che in precedenza erano considerati tabù.

Dai risultati si evince che: al7% delle persone di sesso femminile non sposate(età 20-35) e il 4%delle sposate (età 20-35) fu assegnato un valore sulla scala di Kinsey di 3, il che significa esperienze/attrazioni eterosessuali e omosessuali in pari quantità. Dal 2% al 6% delle donne, età 20-35, erano pressoché esclusivamente omosessuali e dall’1% al 3% delle donne non sposate erano esclusivamente omosessuali. Il 62% delle donne riportarono di aver praticato la masturbazione. Il 45% delle donne che riportò di ave r praticato la masturbazione dichiarò di poter raggiungere l’orgasmo in 3 minuti. La frequenza media dei coiti all’interno del matrimonio dichiarati dalle donne furono: 2,8 volte per settimana, prima dei 20 anni; 2,2 volte per settimana ,entro i 30 anni ; e 1 volta per settimana entro i 50 anni. Kinsey stimò che il 26 % delle donne ha avuto esperienze sessuali extraconiugali entro i 40 anni tra 1 ogni 6 e 1 ogni 10 donne di età 26-50 aveva rapporti sessuali extraconiugali.

Bisogna sottolineare che i campioni rilevati da Kinsey, per il suo rapporto, sono stati più volte contestati in quanto non utilizzò dei campioni che rispecchiassero le caratteristiche della maggior parte della popolazione.

Parlando di identità sessuale bisogna distinguere tra identità legata al genere, identità legata al sesso e identità legata al ruolo.

L'identità sessuale è quella meramente biologica, quindi il fatto di avere un assetto ormonale a prevalenza di testosterone o di estrogeni e caratteri sessuali primari e secondari morfologicamente tipici di maschi o di femmine.
L'identità legata al ruolo dipende dai comportamenti che una persona adotta per comunicare a sé e agli altri la propria femminilità o virilità. Ci sono, infatti, comportamenti ritenuti maschili, come l'essere rudi mentre l'essere comprensive e dolci è un ruolo attribuito al mondo femminile; questi aspetti sono fortemente influenzati dal contesto e dalla cultura di appartenenza.

L'identità di genere, invece, coincide con il sentirsi profondamente femmina o maschio, è cioè la percezione sessuata di sé e nella stragrande maggioranza dei casi è congrua con l'identità sessuale, per cui se si nasce femmine ci si sente femmine, se si nasce maschi ci si sente maschi.

(A nostro parere questa distinzione è troppo categorizzata, non lasciando spazio alle minoranze sessuali GLBT nella società)

Uno studio americano ha esaminato la fatica di essere donna e si è dedotto che per ogni uomo ci sono quasi due donne che hanno avuto almeno un episodio di depressione.

Il fattore di rischio che interessa il genere femminile sembra essere la tendenza a pensare troppo, a soffermarsi sugli affronti di poca importanza subiti e a rivivere mentalmente situazioni irritanti o emozioni tristi. L’influenza degli ormoni sull’umore inizia ancora prima della sa del ciclo mestruale e le differenze tra maschi e femmine si avvertono già attorno ai 12anni. Nel periodo riproduttivo, le donne, sono continuamente soggette a periodi di depressione associati alle fluttuazioni ormonali. I sintomi predominanti sono la depressione del tono dell’umore, l’ansia e l’irritabilità probabilmente provocati dall’azione degli ormoni sessuali sui neurotrasmettitori presenti nel sistema nervoso. Tuttavia dare la colpa dell’umore nero agli ormoni è ancora troppo semplicistico.

Il lavoro prodotto essenzialmente tende a mettere in evidenza il fatto che, la complessità è una caratteristica dominante nel sistema donne-sesso, e che per poter comprendere le incognite che sono insite in esso, bisogna seguire una strada che è quella del condurre lavori di approfondito studio del nostro contesto sociale, perché è in base ad esso che si ha la possibilità di carpire il mondo della sessualità femminile e le sue evoluzioni. 

  

 



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