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PROCESSI DI CATEGORIZZAZIONE E DINAMICA DELLE RELAZIONI TRA GRUPPI - LA CATEGORIZZAZIONE DELLA REALTA’ SOCIALE

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PROCESSI DI CATEGORIZZAZIONE E DINAMICA DELLE RELAZIONI TRA GRUPPI

INTRODUZIONE

-         prospettiva di Freud 

-    prospettiva comportamentista:

1)      Modello della frustrazione aggressività di Miller e Dollard

2)      Modificazione dello schema di Miller da parte di Berkowitz



-    critica di Tajfel alle prospettive comportamentiste

LA CATEGORIZZAZIONE DELLA REALTA’

-         Bruner: categorizzazione come mezzo di semplificazione e organizzazione della realtà

-         Bruner e Goodman, psicologi della stagione del New Look (1947): esperimento sulla categorizzazione (gettoni e monete), con la scoperta del fenomeno di “accentuazione percettiva”. Per Bruner questi rendimenti percettivi errati sono dovuti a un distacco dalla realtà oggettiva, distacco dovuto a fattori motivazionali

-         Tajfel: le percezioni non corrette sono dovute non a rendimenti percettivi errati, ma al fatto che si riconosca una delle serie di oggetti da percepire o giudicare come appartenente a una categoria particolare

-         Esperimento  di Tajfel e Wilkes: stima della lunghezza di otto linee, o divise in due gruppi A e B senza alcuna denominazione

-         Tajfel: la categorizzazione come processo socio - cognitivo che tende sia a esagerare le differenze tra raggruppamenti o insiemi di oggetti, sia a minimizzare gli oggetti che compongono la medesima categoria.

LA CATEGORIZZAZIONE DELLA REALTA’ SOCIALE

-         Molti lavori depongono a favore dell’influenza dell’informazione sulla appartenenza categoriale di una persona, sui giudizi formulati sulla persona stessa

CATEGORIZZAZIONE E PROCESSI INTERGRUPPI

-         1948-’52: tre ricerche di Sherif svolte in campi estivi per ragazzi

Sherif elabora i dati ottenuti arrivando alla conclusione che:

1)      scopi competitivi ► conflitto intergruppi

2)      scopi sovraordinati ► cooperazione reciproca

-         Billig commenta l’esperimento di Sherif sottolineando che:

1)      il conflitto intergruppi non è mai ridotto a conflitto interindividuale

2)      il conflitto intergruppi emergerebbe prima della fase di competizione, cioè la sola divisione in gruppo è sufficiente a produrre spinte competitive.

-         Blake e Mouton fanno un esperimento sulla dinamica intergruppi con i “gruppi di formazione”, formati da alti dirigenti d’impresa e scoprono che anche in un ambiente asettico come quello dei professionisti, la competizione porta a discriminazione a favore dell’in group

-         Rabbie e Horwitz (1969) si chiedono: ci sarà una differenziazione intergruppi anche se l’in group e l’out group sono categorie artificiali, senza motivi di competizione?

1)      esperimento di Rabbie e Horwitz: il solo fatto di condividere la stessa sorte (interdipendenza lewiniana),indipendentemente da come questa si realizza, sembra sufficiente a suscitare una discriminazione valutativa a favore del proprio gruppo di appartenenza

2)      esperimento di Tajfel e Billig con matrici di amento

DIVERSE OPZIONI ESPLICATIVE

-         Tajfel sostiene che il semplice fatto della categorizzazione sociale produce un comportamento intergruppi a favore dell’in group e a sfavore dell’out group

-         1976 Doise distingue tre aspetti della relazione intergruppi:

1)      comportamentale

2)      giudizi di valore

3)      rappresentazioni

-         il processo di categorizzazione non solo permette di semplificare e organizzare la realtà, ma fornisce anche ad ogni individuo, in quanto membro di determinati gruppi sociali, uno strumento per differenziare gruppi e categorie sociali



-         Doise e Deschamps (1974 1978) l’incrocio delle appartenenze categoriali provoca una diminuzione della differenziazione categoriale

-         Tajfel: la categorizzazione sociale è condizione necessaria ma non sufficiente perché i fenomeni intergruppi si realizzino: l’altra condizione che deve essere presente è che l’appartenenza di gruppo sia rilevante per l’immagine di sé dei soggetti che compongono i gruppi. Dalla specificità positiva del proprio gruppo deriva il sostegno e la valorizzazione della propria identità sociale. Riprendendo la teoria del confronto sociale di Festinger, Tajfel postula che ogni individuo aderisca ad un gruppo per incrementare o mantenere una identità sociale positiva e ogni gruppo sociale tenta di acquisire o mantenere una propria specificità positiva distinguendosi dagli altri gruppi

-         Rabbie si chiede a questo punto: quali sono le condizioni per cui la percezione di una categoria di individui si trasforma nella percezione di un gruppo? Rabbie e Horwitz (1982) giungono alla conclusione che tale trasformazione si verifica quando l’insieme di individui di cui si tratta è visto come un’entità che passa da una posizione ad un’altra nel campo sociale, attivamente o passivamente, per raggiungere un vantaggio a per evitare un danno. Rabbie critica Tajfel per non avere distinto tra categoria e gruppo e per averli usati indistintamente. Rabbie critica inoltre la teoria dell’identità sociale di Tajfel, perché non è plausibile che l’identità sociale sia implicata fortemente nel provocare il favoritismo per il proprio gruppo nelle situazioni intergruppi minimi; le persone possono identificarsi positivamente o negativamente con un gruppo senza appartenere a nessuno dei due. Occorre quindi distinguere tra identificazione dell’attore con un gruppo e identità sociale

LA TEORIA DI TAJFEL SULLE RELAZIONI INTERGRUPPI

-         esiste un continuum comportamento interindividuale – comportamento intergruppi

-         tutte le situazioni sociali si possono collocare ad un qualche punto tra i due estremi di questo continuum

-         quali sono le condizioni sociali che fanno sì che un individuo interpreti l’incontro con l’altro in termini interpersonali o intergruppi?

-         Per Tajfel la condizione essenziale per la sa di forme estreme di comportamento intergruppi è la credenza che i confini tra i due gruppi sono definiti in modo illegittimo ma anche rigido e immutabile per cui non è possibile che gli individui passino da un gruppo all’altro; in questa situazione l’attore sociale può solo cercare un nuovo assetto nel rapporto tra i gruppi, perseguendo il cambiamento sociale;

-         la condizione essenziale per la sa di un comportamento interpersonale è la credenza che i confini tra i gruppi, pur socialmente rilevanti, sono permeabili e non vi sono ostacoli tanto forti da impedire il passaggio da un gruppo ad un altro;

-         il processo di categorizzazione in Tajfel è ancora inteso in senso aristotelico, cioè le categorie sono definite sulla base della presenza di certe caratteristiche e sull’assenza di altre. Questa definizione appare oggi inadeguata. La Rosch ha elaborato il concetto di natural categories, che hanno confini sfumati e possono essere definite dai loro esempi prototipici;

-         la differenza tra la categorizzazione di oggetti sociali e la categorizzazione di oggetti non sociali è che la prima è basata più spesso che l’altra su valori; cioè la categorizzazione sociale si origina da una certa rappresentazione della realtà definita nel contesto di un gruppo sociale concreto. La categorizzazione sociale contribuisce cioè a definire il posto di un individuo all’interno della società, introduce differenze di valore tra i diversi gruppi che individua;

-         l’identità sociale è quella parte dell’immagine di sé di un individuo che deriva dalla sua consapevolezza di appartenere a un gruppo sociale (o a più gruppi), unita al significato emotivo attribuito a tale esperienza (Tajfel 1981)

-         Resta da chiarire il senso attribuito nella concettualizzazione di Tajfel alla nozione di gruppo; per Tajfel L’affermazione più semplice che si può fare a proposito di un gruppo è che esso è un gruppo di persone che sentono di essere un gruppo

-         Le componenti essenziali di un gruppo sono:

1)      componente cognitiva: si sa di appartenere a un gruppo

2)      componente valutativa: la propria appartenenza può avere una connotazione positiva o negativa

3)      componente emotiva: provo emozioni nei confronti del gruppo cui appartengo

-         La spinta alla differenziazione intergruppi si origina in particolare in alcune situazioni sociali in cui i gruppi non sono sicuri del proprio status; tali situazioni sociali di ambiguità sono così schematizzate da Tajfel:

Condizioni che portano ad abbandonare il proprio gruppo

Condizioni che portano a rimanere all’interno del proprio gruppo

Gruppi riconosciuti consensualmente come superiori

                       A




                    B

Gruppi riconosciuti consensualmente come inferiori

                       C

                     D

-         Casella A: si crea angoscia quando passare ad un’altra condizione sociale è considerata una perdita di valore; se lo status è toccato da un conflitto di valori ci sarà chi tenterà di uscire e chi tenterà di arginare le fughe;

-         Casella B: o si intraprendono attività promozionali del gruppo, o c’è il rischio che il gruppo perda la sua specificità positiva;

-         Casella C: ci sono tentativi individuali di passare da un gruppo ad un altro;

-         Casella D: Se i soggetti sono consapevoli del fatto che la realtà sociale non è immutabile, essi potranno:

1)      cercare la specificità del proprio gruppo ridefinendolo nei termini il più possibile prossimi al gruppo superiore;

2)      reinterpretare le caratteristiche inferiori del gruppo in modo da non farle apparire inferiori, ma da far loro acquisire una specificità di valori positiva nei loro confronti;

3)      tentano di creare, tramite nuove azioni o nuove elaborazioni della realtà, nuove caratteristiche di gruppo dotate di specificità di valore positivo nei confronti del gruppo superiore.

SVILUPPI RECENTI DELLA TEORIA DI TAJFEL

-         La teoria dell’identità sociale di Tajfel (SIT), è stata rielaborata nella teoria della categorizzazione del sé (SCT) di Turner nel 1985. La SCT si differenzia dalla SIT su due punti importanti:

1)      la SCT pone l’identità sociale quale base socio – cognitiva del comportamento di gruppo e meccanismo che lo rende possibile;

2)      mentre per la SIT il comportamento agisce lungo il continuum, per la SCT entrambi gli estremi di tale continuum fanno parte di “un agire nei termini del sé”, ma di un sé che opera a diversi livelli di astrazione

-         I diversi livelli di astrazione del sé nella categorizzazione sono:

1)      human identity

2)      social identity

3)      personal identity

-         la categorizzazione di sé e degli altri al livello intermedio, cioè la social identity, accentua il carattere prototipico e stereotipico del gruppo: ciò comporta una sorta di omogeneità intragruppo, definita da Turner come depersonalizzazione della percezione di sé dell’individuo; la depersonalizzazione è, per la SCT, il processo basilare sottostante a fenomeni di gruppo;

-         nel cercare di attribuire significato ad ogni oggetto sociale in un contesto specifico, il sistema cognitivo utilizza quella categorizzazione che massimizza l’interazione tra accessibilità della categoria e il fit o corrispondenza tra stimoli e specificazioni categoriali (modello accessibilità * corrispondenza). La categoria saliente è quella in grado di spiegare nel modo migliore le somiglianze e le differenze tra gli stimoli. 

-         critiche di Doise alla SCT:

1)      la SCT non tiene conto degli effetti delle posizioni sociali degli individui e delle credenze generali

2)      la SCT trascura molti dati sperimentali che sembrano invalidare la correlazione positiva tra differenziazione intergruppo e omogeneità intragruppo. Alcuni di questi dati mostrano che ad una omogeneità out group può corrispondere una differenziazione in group in più sottogruppi; altri dati mostrano che in situazioni di confronto sociale tra gruppi di status diversi vi è la tendenza, nei gruppi con meno potere, a cogliere significative differenze out group.

-         Sachdev e Bourhis (1985) mostrano che nel confronto intergruppi i membri di status inferiore giungono ad esprimere un favoritismo per l’out group

-         Mummendey e Schreiber (1983) mostrano che il favoritismo in group dipenda dai metodi usati per misurare tale variabile; nei confronti multidimensionali l’in group e l’out group possono essere entrambi positivi

STEREOTIPI SOCIALI ED EFFETTI DELLA DISCRIMINAZIONE INTERGRUPPI

-    differenza tra stereotipi cognitivi e stereotipi sociali






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