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Articolo giornalistico - “Nasce Dolly, il primo mammifero clonato” - Esperimento che si potrebbe ripetere su larga scala!

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Articolo giornalistico

 “Nasce Dolly, il primo mammifero clonato”

Esperimento che si potrebbe ripetere su larga scala!

EdimburgoÈ stata chiamata Dolly questo miracolo dell’ingegneria genetica.

La pecora, frutto di numerose ricerche, è “lia” di Ian Wilmut e dei suoi collaboratori del Roslin Institute di Edimburgo.

È nata lo scorso 5 luglio, alle ore 17, ma prima di presentarla ad un mondo incredulo, si dovette provvedere all’ottenimento di un brevetto per l’uso della clonazione per generare animali da latte. Così Wilmuth e i sui dieci comni mantennero una riservatezza assoluta sulla vicenda.

Qualche mese dopo, la notizia fu divulgata dalla rivista scientifica inglese “Nature”.

Gli eventi che cambiano il mondo sono pochi e imprevedibili e la nascita di Dolly è uno di essi.

Ma in realtà, chi è Dolly? È una pecora normale – nella fisionomia e nel comportamento – che vive, mangia, respira e si potrà riprodurre come qualsiasi altra pecora. Apparentemente. Perché qualcosa di diverso dalle altre pecore Dolly ce l’ha. Per esempio, non ha né un padre né una madre, almeno non nel senso che solitamente si intende. Né li ha mai avuti. Dolly è infatti quello che si definisce un “clone”.



Il clone è un organismo prodotto per via asessuata da un unico genitore – se poi nel caso della clonazione ha un senso questo termine – del quale, da punto di vista genetico, è la copia esatta.

Tuttavia la particolarità di Dolly non è solo quella di essere un clone di un mammifero. Dolly è il primo animale clonato usando una tecnica nuova.

Negli ultimi tempi erano già stati clonati altri mammiferi, ad esempio le scimmie, ma tutti questi esperimenti erano caratterizzati dalla “produzione” di esseri viventi a partire da cellule embrionali indifferenziate, e che solo in un secondo momento sarebbero diventate cellule dei polmoni, del cuore, dei reni, del fegato o del cervello.

Dolly invece, è stata ottenuta da una cellula differenziata, appartenente al tessuto mammario, dotato di caratteristiche e di funzioni ben determinate.

 La vera novità scientifica è che i ricercatori scozzesi sono riusciti non tanto a clonare una pecora, quanto a clonare una pecora adulta.

La clonazione di cellule embrionali non è un’operazione rivoluzionaria, infatti, le cellule di un embrione nelle prime fasi del suo sviluppo sono cellule totipotenti, indifferenziate, capaci quindi di generare, da sole, un organismo completo, sano e vitale. Man mano che lo sviluppo dell’embrione avanza, le cellule perdono questa capacità, perché si differenziano, dando origine ai vari tessuti di un organismo completo.

Ora, il punto fondamentale è capire se Dolly sia stata effettivamente generata da una cellula adulta differenziata anziché da una cellula totipotente. Nel primo caso si tratterebbe di un risultato assolutamente rivoluzionario per la biologia, in quanto sarebbe dimostrata la continuità del codice genetico, cioè il fatto che il DNA è in grado di ricostruire cellule totipotenti; nel secondo sarebbe solo la ripetizione, con qualche variante, di esperimenti già effettuati e il suo valore ne risulterebbe fortemente sminuito.

Ciò che induce a credere in questa opportunità è il fatto che il tessuto mammario dal quale sono state ricavate le cellule che hanno generato Dolly, sono costituiti per il 90% da cellule differenziate, ma mantengono un 10% di cellule indifferenziate, che sono quelle che provocano il rapido aumento della dimensione del tessuto quando la pecora deve allattare. E l’esemplare da cui sono state prelevate le cellule che hanno generato Dolly era incinta. Considerato poi che l’agnellino è l’unico nato su 277 tentativi di impianto, non esiste la certezza che esso non derivi proprio da una di queste cellule indifferenziate.

Nell’Italia cattolica Dolly fa ancora più clamore. Il vaticano ribadisce le sue posizioni in materia di riproduzione: non è lecito venire al mondo in questo modo. Se per la pecora si può fare un’eccezione (a patto che serva per il progresso della medicina) nel caso dell’uomo non se ne parla nemmeno. 

Abbiamo raggiunto il dottor Wilmuth nel suo laboratorio di Edimburgo. Ecco come ha risposto alle nostre domande.

“Perché questo passo è così importante per la biologia genetica?”

“Finora si pensava che introdurre in un ovulo il nucleo di una cellula prelevata da un tessuto già differenziato, non consentisse di dare origine ad un individuo completo e vitale. Con il nostro lavoro abbiamo invece dimostrato per la prima volta che tutto ciò è possibile.

Un ipotetico campo di applicazione dell’ingegneria genetica potrebbe essere quello di aumentare le popolazioni di animali in via d’estinzione, come il panda. Questo però comporterebbe un piccolo inconveniente: dalle cellule somatiche di una femmina nascerebbero solo femmine, e dalle cellule somatiche di un maschio nascerebbero solo maschi. Questi animali avrebbero quindi tutti lo stesso corredo genetico e si creerebbe così un vicolo cieco che indebolirebbe la razza.




Ma la nostra scoperta ha anche importanti applicazioni in altri campi, per esempio per la produzione di alcuni medicinali.”

“Perché avete scelto proprio la pecora e non, magari, il maiale? Pensa che questa tecnica possa funzionare anche con altri mammiferi?”

“La pecora è un animale di cui conosciamo bene i meccanismi di riproduzione e di sviluppo embrionale, quindi era l’animale più semplice e comodo sul quale eseguire i nostri esperimenti.

Non sappiamo ancora se il nostro metodo potrà essere applicato anche ad altri animali, come ad esempio con i bovini o i maiali.

Certo, riuscire a clonare il maiale sarebbe l’ambizione di tutti i ricercatori: i suoi organi, in particolare cuore e fegato, hanno dimensioni molto simili a quelle umane. Una volta che si riuscisse a modificare geneticamente i maiali per rendere i loro organi compatibili con l’uomo, questi esemplari potrebbero essere clonati per ottenere un enorme numero di cloni da utilizzare come “banche” degli organi per i trapianti.

A questo punto però subentra un grosso inconveniente: il problema fondamentale che ostacola la clonazione del maiale è che le sue cellule uovo sono particolarmente deboli e non possono essere congelate, in quanto già sotto ai 10°C muoiono.”

“E con l’uomo?”

“Anche questo non lo sappiamo, ma è possibile che un metodo simile funzioni anche con l’uomo. Io parlo da un punto di vista tecnico, perché in questo caso non bisogna assolutamente dimenticare le regole dell’etica e della morale.”

Secondo lo scienziato, la clonazione può rappresentare un metodo nuovo per salvare specie animali che corrono il rischio di estinguersi e magari far tornare in vita quelle estinte. Invece, a nostro parere, può al massimo portare in uno zoo un gruppo di animali estinti, ma non si riuscirà mai a reintrodurre in natura specie estinte, perché questa non riuscirebbe a sopravvivere. All’estinzione non c’è scampo, perché la principale causa della ssa delle specie è la perdita dei loro habitat naturali, che non sono ricostruibili.

Infine, non è da escludere l’ipotesi che un giorno gli esseri umani saranno clonati intenzionalmente, ma probabilmente allora non si userà più il termine “clonare”…






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