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Cute e sole

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Cute e sole

L’esposizione solare è causa di un grande numero di reazioni cutanee.

Se alcune sono benefiche per l’organismo, la maggior parte di esse esercita influenza dannosa sulla cute.

Il sole emette radiazioni elettromagnetiche caratterizzate dalla loro lunghezza d’onda. Lo spettro solare al suolo è composto da radiazioni di lunghezza d’onda comprese tra 290 e 3000 nm. Distinguiamo gli UV B (290-320 nm), gli UV A (320-440 nm), gli UV C (che sono assorbiti dall’ozono atmosferico), la luce visibile e una parte dell’infrarosso. L’irradiazione varia a secondo dell’altitudine, dell’ora, del giorno, dell’umidità e dell’inquinamento atmosferico.

Tra i fotoni che raggiungono la cute, gli ultravioletti sono i più attivi biologicamente e sono i responsabili della maggior parte delle interazioni cute - sole.

La reazione fotochimica primaria è costituita dal complesso di fenomeni di eccitazione molecolare legati all’assorbimento dell’energia fotonica da parte di una molecola. Questa molecola bersaglio, detta cromoforo, una volta eccitata può dissociarsi con formazione di radicali liberi, oppure ritornare allo stato iniziale attraverso vari meccanismi: emissione termica, emissione di radiazione, trasferimento di energia ad un’altra molecola.



I cromofori presenti nella cute umana sono:

-       le basi pirimidiniche del DNA,

-       gli aminoacidi aromatici

-       gli acidi grassi insaturi,

-       gli steroidi,

-       certi enzimi (come l’ornitina decarbossilasi o l’istidina).

Le conseguenze dell’assorbimento da parte di queste molecole sono costituite da danni a carico dei nuclei e delle membrane cellula - STRUTTURA DELLE CELLULE EUCARIOTE" class="text">delle cellule della pelle.

Gli effetti biologici delle radiazioni solari sulla cute si distinguono in:

1) fenomeni precoci:

-       azione calorifica con eritema immediato e innalzamento della temperatura cutanea;

-       azione antirachitica;

-       pigmentazione immediata che e dopo qualche minuto;

-       azione antidepressiva.

2) fenomeni tardivi:

-       eritema attinico;

-       pigmentazione tardiva che inizia due giorni dopo l’esposizione;




-       iperplasia epidermica che porta ad un ispessimento dello strato corneo e a un aumento delle mitosi cheratinocitarie.

3) effetti a lunga scadenza:

-       invecchiamento cutaneo precoce;

-       fotocarcinogenesi.

L’invecchiamento cutaneo precoce è visibile dove la pelle è più esposta alla luce solare (collo, volto, nuca, dorso delle mani). Clinicamente la cute è secca e rugosa con diverse pieghe che disegnano un mosaico quadrettato. Istologicamente l’epidermide risulta assottigliato con atrofia annessiale, il connettivo dermico è costituito da un intreccio di fibre aggomitolate sfilacciate formanti masse amorfe.

Questo è il quadro caratteristico dell’elastosi solare. Esso è dovuto ad un’azione diretta dei fotoni sul DNA dei fibroblasti che sintetizzano un collagene ed una elastina di cattiva qualità.

La fotocarcinogenesi è la conseguenza più grave della sovraesposizione al sole. Gli UV B sono i responsabili nel processo carcinogenetico. Molteplici sono le prove del ruolo del sole nella carcinogenesi cutanea:

-       localizzazione elettiva dei tumori sulle parti scoperte;

-       frequenza correlata alla latitudine;

-       i soggetti più colpiti lavorano diverse ore sotto il sole (marinai, contadini).

Si tratta di epiteliomi basocellulari, ma soprattutto spinocellulari che insorgono solitamente su lesioni precancerose ipercheratosiche o cheratosi solari e il melanoma.

Il carcinoma basocellulare è frequente nella razza bianca caucasica e poco frequente nelle razze pigmentate e la sua insorgenza è legata agli ultravioletti di tipo B in quantità abnorme e assorbiti in un periodo di tempo breve.

Il carcinoma spinocellulare invece è frequente sia nella razza bianca caucasica che nelle razze pigmentate ed è dovuto all’assorbimento di piccole quantità di radiazioni solari in un lungo periodo di tempo.

Per quando attiene il melanoma oltre a considerare l’esistenza di una predisposizione genetica, si è visto l’insorgenza di esso in soggetti che avevano effettuato l’esposizione intermittente ed intensa ai raggi solari con inclusione delle parti che non sono regolarmente esposte come il tronco e gli arti, soggetti che svolgono la loro attività usuale al coperto.

Il melanoma interessa da 7 a 15 volte di più la razza bianca che la razza nera. Inoltre la constatazione che gli australiani di origine anglosassone dalla cute molto chiara e ricca di efelidi sono più colpiti da questo tumore e che la sua frequenza è più elevata nelle regioni equatoriali, fa sospettare il ruolo del sole nella genesi del melanoma.






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