ePerTutti
Appunti, Tesina di, appunto ricerche

I TERMINI DEL PROBLEMA

Scrivere la parola
Seleziona una categoria

I TERMINI DEL PROBLEMA

Un po’ di storia

Già ai tempi di Carlo Magno era diffusa l'idea che l'Europa, anche se composta da diverse etnie, 'costituisse un'unica realtà culturale'[1]. I romani avevano dato vita a un impero, che però presentava un carattere transcontinentale. In seguito alla cristianizzazione e alla contrapposizione alla civiltà islamica si raggiunse un’unificazione 'spirituale' del continente, e nacque una civiltà con caratteri propri. Nuove istituzioni politiche (Stato) ed economiche (mercato) vennero a formarsi, e assunsero sin dall'origine una dimensione nazionale. 'La coscienza di un popolo di costituire un'unità culturale viene posta alla base della vita sociale, cosicché Stato e nazione diventano quasi sinonimi'[2].



Tra il XV e il XX secolo l'Europa è travagliata da numerosi e accesi contrasti con le grandi potenze, responsabili dei conflitti mondiali dell'ultimo secolo.

In seguito alla seconda guerra mondiale vengono a formarsi contrapposizioni tra vincitori e vinti (alleati e regimi nazi-fascisti) e tra i due 'blocchi', quello occidentale sotto l'influenza americana e quello orientale sotto l'influenza sovietica. Simbolo di questa scissione del continente è la divisione della Germania in due parti tramite il muro di Berlino.

Inoltre l'Europa é indebolita a causa della 'perdita del predominio economico, militare e politico del globo a favore delle due 'superpotenze' Stati Uniti e Unione Sovietica.[] Le esigenze di trovare un assetto che garantisca da futuri conflitti e di recuperare un peso nel sistema mondiale, convinceranno gli Stati Uniti ad intraprendere la via dell'unificazione del continente europeo'[3].

Il presente e le prospettive

Il crollo del muro di Berlino nel 1989 è un evento simbolico. I grandi cambiamenti che esso sta a ricordare, (la riunificazione della Germania e la fine dei regimi comunisti nei paesi dell'est europeo) hanno modificato lo scenario del sistema politico europeo. […] Si tratta quindi di procedere ad un allargamento dell'area europea suscettibile di unificazione e, contemporaneamente, di definire un modello organizzativo capace di sopportare questa apertura'[4].

I primi progetti

Dopo la prima guerra mondiale venne discussa l'idea di un'unità europea e vennero così elaborati dei progetti tra i quali quello più significativo dell''Unione europea' proposto dal ministro degli Esteri francese Aristide Briand nel 1929 e il 'Manifesto per un'Europa unita e libera' redatto nel 1941 da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi.

'Nel secondo dopoguerra l'europeismo risorse all'interno del nuovo scenario rappresentato dalla divisione dell'Europa in due blocchi contrapposti.

Le iniziative per promuovere progetti di unione politica avevano l'intento di compattare in funzione antisovietica gli Stati europei appartenenti all'area occidentale, sovrapponendosi ad alleanze militari come il Patto Atlantico'[5].

Il processo di integrazione economica

Nel 1951 sei paesi (Francia, Italia, Belgio, Olanda, Lussemburgo e Repubblica federale tedesca) stipularono il Trattato istitutivo della Comunità europea del carbone e dell'acciaio (Ceca) per adottare una comune linea di azione rispetto a queste materie prime. Nel 1957 vennero firmati, dagli stessi paesi, due nuovi trattati che diedero vita alla Comunità europea dell'energia atomica (Euratom) e alla Comunità economica europea (Cee).

'Le tre comunità sono giuridicamente distinte tra loro, ma fin dal 1967 i loro organi sono stati unificati cosicché nella coscienza collettiva esse vengono ormai percepite come una comunità unica'[6].

Verso l’integrazione politica

Dopo la crisi economica degli anni '70 nacque il progetto di un Palmento europeo elettivo, e fu stipulato l'accordo per la formazione del Sistema monetario europeo (Sme).

Nell'86 i dodici Stati membri firmarono l'Atto unico europeo che estese le competenze della Comunità ai campi della politica sociale, ricerca e sviluppo tecnologico, tutela dell'ambiente e della politica estera comune.

L’Unione europea

In data I novembre 1993 è stato emanato il Trattato sull'Unione europea di Maastricht. L'Unione ha l'obiettivo di divenire una forza politica basata su una comune politica estera e di sicurezza e su una collaborazione degli Stati nell'ambito della giustizia e degli affari interni. Il trattato di Maastricht ha ampiamente modificato e integrato i trattati antecedenti, trasformando anche il nome da comunità economica europea in comunità europea (Ce). Nel 1995 sono entrati a far parte della comunità europea anche l'Austria, la Sa e la Finlandia.

Il Trattato di Maastricht

Il trattato di Maastricht, è nato per raggiungere determinati obiettivi in campo politico, economico, sociale:

Ø      Primo tra tutti un rafforzamento generale dei vari stati membri.

Ø      Un ampliamento dei rapporti tra i vari paesi membri.

Tra le sue previsioni principali vi sono:

Ø      L'unione monetaria dei vari paesi membri. Tale obiettivo è raggiungibile, creando una moneta unica europea, e abbattendo le frontiere presenti tra i vari stati.

Ø      Creazione di un settore comune dove i vari membri dell'Unione possano operare di comune accordo, tra questi, possiamo citare a titolo esemplificativo, la tutela del consumatore, istruzione formazione e cultura, ecc.

Ø      La creazione di un'unica cittadinanza europea, con la definizione dei diritti dei cittadini.

Ø      La creazione di un'unica entità che prende decisioni in ambito politico e militare.

Ø      Una maggiore collaborazione tra i vari Stati.

L'unione economica e monetaria consiste nella creazione di un unico sistema economico con un'unica moneta (Euro), una sola banca centrale europea. A tale progetto parteciperanno in tutto 11 Stati, all'interno dei quali, il primo Marzo del 2002, l'euro sostituirà le monete nazionali. Le decisioni in Ambito monetario saranno prese da un'unica istituzione, La banca centrale europea. La politica dei vari membri dovrà in tutto e per tutto rispettare i progetti e i parametri dell'unione Europea.

Per costruire una grande Europa democratica, si dovranno innanzi tutto rispettare due principi fondamentali:

Ø                  La sussidiarietà, cioè, ogni stato deve svolgere solo le funzioni che la comunità gli ha affidato.

Ø                  La solidarietà, riguardo ciò l'articolo 2 del trattato di Maastricht dice: 'La Comunità ha il compito di promuovere, mediante l'instaurazione di un mercato comune e di un unione economica monetaria […], uno sviluppo armonioso ed equilibrato delle attività economiche nell'insieme della Comunità, una crescita sostenibile non inflazionistica e che rispetti l'ambiente, un elevato grado di convergenza dei risultati economici, un elevato livello di occupazione e di protezione sociale, il miglioramento del tenore e della qualità della vita, la coesione economica e sociale e la solidarietà degli Stati membri'.[7]

Gli obiettivi economici del trattato di Maastricht

Con il Trattato di Maastricht si è dato vita ad una Unione economica e monetaria che prevede la creazione entro il 2002 di una moneta unica e di una politica monetaria comune fra i paesi aderenti all'accordo e che hanno rispettato i criteri di convergenza prefissati .

I criteri di convergenza

I criteri di convergenza furono fissati per far si che le economie dei paesi aderenti al Trattato fossero sullo stesso livello.

I criteri di convergenza prevedevano che tutti i paesi alla fine del 1997 avessero raggiunto i seguenti risultati:

Ø      'un tasso di inflazione non superiore dell'1.5% rispetto alla media dei tre paesi dell'Ue che avessero fatto registrare, nel corso dell'anno precedente, i più bassi tassi di inflazione'

Ø      'un tasso di interesse a lungo termine non superiore del 2% rispetto alla media dei tassi di interesse relativi ai tre paesi dell'Unione con la miglior performance in termini di stabilità monetaria accertata nel corso dell'anno precedente'



Ø      'un rapporto tra il disavanzo pubblico annuale e il PIL non superiore al 3%'

Ø      'un rapporto tra il debito pubblico e il PIL non superiore al 60%'( Per questo criterio vi è comunque una clausola di salvaguardia).

Ø      'una condizione di permanenza della valuta nel Sistema monetario europeo da almeno due anni senza svalutazioni'

Nel 1997 solo la Grecia non era riuscita a raggiungere i parametri prefissati dal Trattato ed era perciò stata esclusa dall'unione monetaria, insieme ad altri tre paesi (Regno Unito, Danimarca e Sa) che per loro scelta hanno preferito non aderire alla moneta unica.

L'Italia ha compiuto diversi sacrifici mirati al contenimento dei salari e alla riduzione e riqualificazione della spesa pubblica e operazioni riguardanti le entrate, ciò ha fatto sì che il debito pubblico iniziasse a decrescere.

Perché unificare i mercati?

L'integrazione europea è stata di tipo economico. La conseguenza più evidente del passaggio tra economie nazionali ad un unico mercato è stata sicuramente la forte concorrenza fra le imprese. Ciò è normale considerando che adesso tutte le imprese per sopravvivere devono essere a pari passo, nonché più all'avanguardia delle altre, anche un vantaggio per tutti 'le possibilità di scelta per i compratori aumentano mentre i prezzi diminuiscono'[8] Un altro vantaggio di questo cambiamento è la riduzione dei costi derivante dalle economie di scala. Il fatto di produrre beni e servizi in grande quantità favorisce l'utilizzo tecnologie e macchinari più efficienti. Viene favorita la specializzazione, imprese che producono certi beni che nella ristretta economia nazionale non avrebbero avuto 'successo'.

Tutto ciò porta 'a un maggior benessere per i consumatori e a minori costi per le imprese europee'.[9].

Le condizioni dell’integrazione

Per il funzionamento del mercato unico è necessario che vi siano delle libertà che rendono possibili la concorrenza:

¯       libertà nella circolazione delle merci

¯       libertà di circolazione delle persone

¯       libertà di lavoro

¯       libertà di stabilimento, cioè la possibilità per le imprese di aprire agenzie e filiali.

¯       la libertà di circolazione dei capitali

Affinché queste libertà siano operanti è necessario eliminare alcuni ostacoli. Prima di tutto le barriere doganali (i dazi) che 'scoraggiano l'importazione di merci.'[10], Poi è necessario 'armonizzare' alcune condizioni, come i sistemi fiscali da un alto e le norme che regolano la vita delle imprese dall'altro. Infine occorre l'adozione di standard tecnici comuni e il riconoscimento valido per tutti dei titoli di studio. Un ulteriore condizione importante è quella della stabilità economica 'perché il commercio tra paesi di una certa area possa svilupparsi liberamente, è necessario che i cambi tra le monete, che regolano la transazione, siano fissi.'[11] In modo tale che vi sia concretezza per gli scambi e che non vi sia la svalutazione.

Dal mercato comune al mercato unico

'L'integrazione economica dei paesi dell'Unione europea è avvenuta per gradi con un processo lungo e tormentato.'[12] Ha avuto inizio con l'abbattimento crescente delle barriere doganali interne  e con l'inserimento di tariffe doganali esterne comuni. In seguito si creò una situazione di instabilità monetaria mondiale. Così i Paesi europei crearono nel 1979 Il Sistema monetario europeo (SME) per far fronte al problema. Questa organizzazione fa in modo che o paesi della comunità abbiano cambi fissi con un margine determinato d'inflazione. Si è rivelato difficile mantenere in vita questo sistema e molte monete sono uscite per un periodo dal sistema.

Nel 1986, invece, con l'atto unico europeo i dodici paesi presero di comune accordo la decisione di trasformare il mercato comune europeo in mercato unico entro il 1° gennaio 1993.

'Per mercato unico si intende un'area nella quale le quattro libertà di circolazione fondamentali (merci, servizi, persone e capitali) siano pienamente in vigore, e nella quale si attui un governo comune dell'economia'[13]

La creazione del mercato unico europeo necessità che tutte le frontiere siano cadute, ma ciò non è facile né tanto meno veloce.

Le politiche comunitarie e il bilancio

La Ce, ha, dopo gli anni '70, iniziato ad elaborare politiche comunitarie necessarie per armonizzare la condizione dei vari paesi.

Una di queste politiche è la Pac ovvero la politica agricola comune che ha avuto grande importanza. La Pac fissa regolarmente ogni anno:

¯       prezzi minimi e garantiti

¯       tariffe comuni esterne

¯       aiuti monetari

Il suo obiettivo è di tutelare il settore agricolo in Europa, 'L'Atto unico e il trattato di Maastricht dell'Unione europea hanno portato in primo piano la responsabilità della Ue nell'elaborare strategie che favoriscano le coesione economica e sociale tra gli Stati membri, come condizione per perseguire sulla strada di un'integrazione economia (e politica) avanzata.'[14]

Per realizzare le politiche che si è predisposta l'Ue (come la creazione di nuove infrastrutture, la formazione culturale e professionale ecc.), c'è bisogno di trovare delle entrate considerando le notevoli spese. Queste entrate vengono date dagli Stati membri che finanziano il bilancio comunitario con il loro bilancio pubblico. Questo bilancio, ovviamente, dovrà progressivamente aumentare all'aumentare degli impegni e degli interventi dell'Unione Europea.

L’unione europea

Nel 1993 è entrato in vigore il trattato di Maastricht, che ha modificato i trattati precedenti e ha dato vita alla Comunità europea. Dopo di questo numerosi paesi sono entrati a far parte dell’Unione europea e nel 1997 con il trattato di Amsterdam si è creata una comunità non più solo a carattere economico, ”ma più attenta agli interessi della persona e più vicina ai cittadini.”

L’Europa dei cittadini

L’unione europea è nata per perseguire soprattutto delle finalità in ambito economico, prima tra tutte la tutela del cittadino europeo preso in considerazione nella sua veste di produttore o di consumatore. Se si pensa al fatto che all’interno della comunità europea non esiste più una distinzione tra i vari cittadini dei vari stati ma comincia ad esserci un unico tipo di cittadinanza, vale a dire quella europea.

Inoltre, si deve pensare al fatto che tutti gli stati membri il concetto di cittadino europeo è collegato al principio fondamentale di uguaglianza sancito dall’unione ad Amsterdam nel 1997:

“L’unione si fonda sui principi di libertà, democrazia, rispetto dei diritti dell’uomo, e delle libertà fondamentali [… ]” a ancora “il Consiglio […] può pretendere i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali[15].”




I promotori di tale progetto pensavano che tali l’attuazione di tale piano non avrebbe interferito in alcun modo con i programmi economici che si erano fatti in passato, in tal modo gli unici diritti fondamentali erano solo due la libertà di circolazione e quella che tutelava le persone contro le discriminazioni razziali. Comunque, in maniera più che certa si può affermare che i diritti che vengono sempre più tutelati sono quelli che hanno un qualche riscontro in ambito economico,  ne è un esempio la tutela del consumatore, ma, non si deve dimenticare che nonostante ciò alcuni diritti che non hanno alcuna natura economica continuano lo stesso ad essere riconosciuti, si provi a pensare ad esempio alla libertà di stabilimento in un qualunque paese dell’Unione o a quello di studio.

I cittadini europei hanno anche dei diritti di natura politica tra i quali si devono ricordare:

·         Diritto all’elettorato attivo e passivo nel paese ospitante.

·         Diritto di presentare petizione al parlamento europeo.

·         Diritto di rivolgersi al mediatore europeo.

Per far fronte alle diversità presenti tra i vari stati il trattato di Amsterdam ha stabilito che i meccanismi di mercato devono essere controbilanciati da obbiettivi di carattere sociale.

In poche parole si può affermare tali obbiettivi saranno:

·         Assicurare una maggiore tutela ai diritti sociali.

·         Mettere un freno alla disoccupazione in Europea

·         Ridefinire gli obiettivi in ambito politico – sociale

 

L’organizzazione giuridica dell’unione europea

Un’organizzazione sovrannazionale

L’Unione europea è un’organizzazione sopranazionale , cioè gli Stati sovrani sono dotati di poteri e di un ’ordinamento giuridico indipendente dagli altri Stati appartenenti all’Ue., la quale stabilisce delle norme che i cittadini di questi devono rispettare perché ogni Stato aderendo all’Ue ha deciso di rinunciare ad una parte della propria sovranità, ciò “testimonia la volontà di procedere sulla strada della costruzione di uno Stato europeo unico”.

Gli organi di governo

Gli organi principali dell’Ue sono: il Consiglio dell’Unione europea che ha potere legislativo, il Consiglio europeo che ha il compito di fare il bilancio e delineare gli orientamenti della politica futura, il Parlamento europeo che svolge una funzione consultiva, la Commissione la quale ha potere esecutivo e la Corte di giustizia che ha potere giurisdizionale

Ci sono inoltre organi che svolgono una funzione consultiva nelle materie di loro competenza, essi sono: il Comitato economico e sociale e il Comitato delle regioni; ed altri che controllano la gestione delle finanze comunitarie (Corte de conti), che finanziano progetti di investimenti pubblici e privati (Banca europea degli investimenti), che esaminano e aprono inchieste su casi di cattiva amministrazione  da parte delle istituzioni comunitarie (Mediatore europeo) e infine altri che si occupano della politica monetaria (Banca centrale europea).

Gli atti giuridici dell’Unione europea

Gli organi dell’Ue emanano atti giuridici, i principali sono:i regolamenti, le direttive, le raccomandazioni, le decisioni e le sentenze.

·               I regolamenti

“sono atti normativi approvati dal Consiglio dell’Ue e direttamente applicabili negli Stati membri”.

I regolamenti possono riguardare solo determinate materie, sono gli atti più importanti, perché vincolano i cittadini appartenenti agli Stati membri senza l’intervento delle singole autorità statali.

·                     Le direttive

“sono atti del Consiglio dell’Unione rivolti agli Stati membri perché adottino, entro un termine prefissato, le misure necessarie per conseguire il risultato voluto dall’Ue”.

Le direttive impongono gli Stati di cambiare come richiesto il proprio ordinamento giuridico e per questo motivo gli Stati possono rimanere per lunghi periodi senza applicare la direttiva.

La commissione vigila sull’adeguata interpretazione delle norme e in caso inadempienza intraprende procedure di inflazione.

·                     Le raccomandazioni

“si limitano a consigliare, a raccomandare appunto, determinati comportamenti ritenuti utili e opportuni dall’Ue e hanno soprattutto un valore politico.”

·                     Le decisioni

“sono atti che riguardano singoli soggetti e gli impongono un determinato comportamento in applicazione di una norma comunitaria”.

·                     Le sentenze

“con esse la Corte di giustizia dell’Ue decide sulle controversie che le vengono sottoposte oppure si pronuncia, dietro richiesta dei giudici nazionali, sull’interpretazione e sulla validità delle norme comunitarie”.

 

Il mercato del lavoro

Il fenomeno della disoccupazione nascosta

Il problema della disoccupazione lavorativa è il più grave che i paesi occidentali si trovano oggi ad affrontare. Tra i paesi dell'unione europea il tasso di disoccupazione è molto elevato. Bisogna tenere in considerazione però anche il tasso di attività desumibile dal rapporto tra l'ammontare della popolazione attiva (dai 15 anni in su) e la popolazione complessiva. Esso indica la percentuale di popolazione che lavora, o che è comunque in grado di lavorare e vuole farlo.

Se il tasso di scolarizzazione è alto i giovani entrano nel mondo lavorativo in età più avanzata e ciò abbassa l'indice di attività. Il tasso di attività è basso anche quando una persona dichiara di non avere interesse a cercare un lavoro, quindi non viene compresa nella percentuale di soggetti che sono disposti a lavorare.

Un basso tasso di attività può segnalare una rilevante massa di lavoro potenziale che non trova favorevoli le condizioni del mercato. A questo riguardo gli studiosi parlano di disoccupazione nascosta. Essa porta a sottostimare il valore della disoccupazione lavorativa. 'In sostanza gli esperti ritengono che le persone che vorrebbero lavorare sono di più di quelle che dichiarano di cercare un lavoro[…]'[16].

I caratteri del mercato del lavoro nella realtà attuale

Molti studiosi sono dell’opinione che l’attuale conurazione del mercato del lavoro è legata ai cambiamenti avutisi nel XX secolo in ambito d produzione e distribuzione, all’ utilizzo di “tecnologie ad accentuato risparmio di forza lavoro”[17], e al “processo di globalizzazione dell’economia”[18]. Per l’alta produttività, oggi il sistema economico produce un volume maggiore di ricchezza utilizzando una quantità di forza lavoro decrescente. Si crea così una “dinamica asimmetrica dell’occupazione lavorativa nel corso della ciclicità economica”[19], che porta ad un declino dell’occupazione.

La diminuzione dell’occupazione dipenderebbe anche da una diversa gestione delle risorse umane nell’impresa, che presenta due tipologie: flessibilità funzionale, in base alla quale i lavoratori ricoprono più ruoli e si adeguano alle condizioni mutevoli della produzione, e una flessibilità numerica, secondo la quale c’è del personale dipendente al quale è richiesta la capacità di acquisire velocemente le abilità necessarie per svolgere un dato lavoro, che solitamente vengono assunti con contratti di lavoro a tempo determinato o parziale.

Questa struttura flessibile conduce quindi a una “tendenziale diminuzione dei lavoratori stabili […] e a un crescente numero di lavoratori temporanei e impiegati a tempo parziale[20]”.



La disoccupazione strutturale e il mismatching

Il problema della disoccupazione strutturale è l'altra medaglia del declino occupazionale. 'Quest'ultima si rivela quando viene a mancare la corrispondenza tra le tipologie di lavoro richieste dalle imprese e le tipologie di lavoro disponibili in quel dato momento sul mercato'. Si verifica in due casi:

1.    Quando una parte della popolazione attiva non ha le caratteristiche professionali che sono richiesti dal mercato del lavoro.

2.    Quando vi è una differenza tra le aree dove sono richieste determinate tipologie di lavoro e le aree dove queste tipologie sono offerte sul mercato.

Queste differenze sono per gli economisti il mismatching (scompenso , mancato incontro, sfasamento)

Le difficoltà del mercato del lavoro a sanare il mismatching

Secondo i teorici neoclassici, il mercato del lavoro è capace di correggere automaticamente ai vari squilibri derivanti dal non perfetto incontro tra domanda e offerta di lavoro con  la flessibilità salariale e la  mobilità del lavoro.

Per il primo squilibrio, cioè 'lo scompenso tra i requisiti di professionalità  offerti e quelli richiesti dal mercato del lavoro', il mercato dovrebbe essere in grado di auto correggersi 'con un aumento delle retribuzioni nei luoghi e per le professioni in cui la domanda di lavoro risulta superiore all'offerta, e una contrazione delle retribuzioni nel caso opposto.'

In definitiva, la flessibilità salariale fa si che costantemente la domanda  di adegui all'offerta di lavoro, ma ciò non sempre accade per colpa delle imperfezioni e della rigidità del mercato del lavoro.

Per quanto riguarda, invece, il secondo squilibrio, 'ossia quello tra le aree dove sono richieste determinate tipologie di lavoro e quelle dove tali tipologie si offrono sul mercato' si potrebbe risolvere il tutto attraverso la nobiltà del lavoro, cioè lo spostamento del lavoro da dove vi è in eccesso a dove, invece, è scarso. L'immigrazione ha proprio questa origine.

La mobilità territoriale non è del tutto semplice, basta pensare al fatto che essa richiede una grande capacità di adattamento e integrazione in contesti del tutto diversi da quelli che si è abituati, con la correlativa rinuncia spesso per lungo tempo, se no addirittura per tutta la vita, alle proprie radici.

Nonostante ciò nel nostro paese la mobilità territoriale in ambito lavorativo, interessa sempre più le fasce più estreme del mercato del lavoro (vale a dire lavoratori specializzati e operai generici). “Un’ulteriore possibilità è offerta dalla mobilità del capitale”, cioè le imprese che non riescono a reperire gli adeguati mezzi della produzione (risorse umane e non) tendono a spostarsi verso le aree dove possono trovare le competenze e le professionalità richieste. Tale fenomeno è detto riallocazione della produzione. Tuttavia tali soluzioni non sono sufficienti a risolvere il problema del mismatching, il quale è condizionato da altri elementi quali la presenza o l’assenza di infrastrutture adeguate, l’affidabilità o meno dell’ambiente sociale e così via.

 



[1] 'I nuovi moduli di economia & diritto' G. Mantellini - D. Valente . 48

[2] Ibidem

[3] Ivi . 49

[4] Ibidem

[5] 'I nuovi moduli di economia & diritto' G. Mantellini - D. Valente . 50

[6] Ivi . 52

[7] 'I nuovi moduli di economia & diritto' G. Mantellini - D. Valente .53

[8] Ivi .56

[9] Ibidem

[10] 'I nuovi moduli di economia & diritto' G. Mantellini - D. Valente . 56

[11]Ibidem

[12]Ivi .57

[13] Ibidem

[14]'I nuovi moduli di economia & diritto' G. Mantellini - D. Valente . 57

[15] Vedi Pag. 60 2° colonna.

[16] Pag. 66

[17] Ibidem

[18] Ibidem

[19] Ibidem

[20] Ivi . 68






Privacy

© ePerTutti.com : tutti i diritti riservati
:::::
Condizioni Generali - Invia - Contatta