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IRROMPE NEL PARCO CON UNA MAZZA CHIODATA

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Irrompe nel parco con una mazza chiodata


“La Terra è la casa comune di tutti gli esseri umani. Si tratta ora di riconoscere il nostro legame con essa e di abbandonare il sogno di dominare l’universo, per aspirare invece a una buona convivenza sulla Terra”, scrive il sociologo francese Edgar Morin. Sembra non aver sentito il messaggio V.G., 45 anni, che nemmeno la sera di Pasqua mostra un briciolo di tolleranza nei confronti di un gruppetto di rumeni che continua a fare chiasso vicino alla sua abitazione a Rubano. È arrabbiato, non gli permettono di dormire. Spalleggiato da due amici decide allora di ricorrere alla forza per mettere a tacere quegli stranieri così rumorosi. Il risultato: una botta in testa per l’aggressore, un braccio spappolato per uno degli stranieri, nonché denunce a volontà.

Il fatto è avvenuto nel parco della Cava a Bosco di Rubano. È da poco passata la mezzanotte ed una decina di rumeni si sta divertendo in riva al laghetto. Stanno trascorrendo la serata di Pasqua insieme, cantando, fumando e bevendo, qualcuno forse un po’ troppo. V.G. non riesce a dormire, abita accanto ai giardini. Decide allora di chiamare un paio di amici per porre fine a tutto quel baccano. Arrabbiato, prende una mazza chiodata costruita artigianalmente e si dirige verso il rumoroso gruppo. Cominciano a volare i colpi. All’arrivo dei carabinieri, però, tutto è già terminato, dei rumeni non c’è più traccia. Il quarantacinquenne è portato in ospedale a causa di una notevole botta in testa e i due amici giustificano il loro atto dicendo che era necessario per riportare il silenzio. La mazza chiodata non viene nominata, ma sarà trovata qualche ora più tardi, dopo il ritrovamento di uno straniero probabilmente appartenente al gruppetto di rumeni che si trovava nel parco di Rubano. Ha un braccio disfatto, tendini spezzati, il gomito in fuori, cerca di nascondersi in mezzo ai rifiuti, ma viene tradito dalle tracce di sangue. Viene allora immediatamente portato in ospedale, dove gli vengono dati 40 giorni di prognosi. Il quadro comincia allora a farsi più chiaro; V.G. viene citato con l’accusa di lesioni, gli amici sono denunciati. Il ragazzo rumeno rischia l’incriminazione, il caso non è chiuso.

Ma era veramente necessario ricorrere alle mani per riportare il silenzio? Salvatore Natoli scrive che “quando nel linguaggio comune si dice di qualcuno che “è tollerato”, non s’intende certo dire che è bene accetto, meno che mai che è amato. In questo caso “tollerare” una presenza o una persona significa semplicemente sopportarla”: nel caso del quarantacinquenne, però, non è presente nemmeno la sopportazione della presenza altrui. Egli è insofferente nei confronti di questi stranieri, si arrabbia e, ancora prima di provare a zittirli con diplomazia, sfodera la sua arma e distrugge il braccio di uno di essi senza porsi tanti problemi.

Martin Luther King, infine, scrisse: “Ho il sogno che un giorno gli uomini si rizzeranno in piedi e si renderanno conto che sono stati creati per vivere insieme come fratelli”: credo che il suo sogno non si sia ancora realizzato e chissà se mai ciò sarà possibile.






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