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LA VIOLENZA E LO SFRUTTAMENTO DEI MINORI

LA VIOLENZA E LO SFRUTTAMENTO DEI MINORI
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LA VIOLENZA E LO SFRUTTAMENTO DEI MINORI

Vorrei non dover scrivere questo tema, perché scrivere della violenza sui minori significa ammettere che essa esiste ed è perpetrata quotidianamente, anche in questa “civilissima” ed ipertecnologica società del terzo millennio. Ma chiudere gli occhi e fare finta di niente non cancellerebbe nemmeno una parte infinitamente piccola degli orrori commessi perché non si tratta di realtà virtuale, non è sufficiente spingere un bottone o spegnere la TV affinché tutto finisca. È vita reale e se anche io da solo non ho il potere di strappare la prossima vittima dalle mani del suo aguzzino, posso almeno usare queste mie parole per denunciare quella che ai miei occhi è l’atrocità più bestiale che un essere umano possa  concepire di commettere.

         Ma le mie non vogliono essere solo parole di accusa. Vorrei piuttosto riuscire ad analizzare il problema per vedere se è possibile capire cosa c’è alla base e se esiste un modo per arginarlo o quantomeno attenuarlo, sebbene mi riesca incredibilmente difficile considerarlo solo come un normale fenomeno, quasi si trattasse di una moda effimera e passeggera. Perché devo confessarlo: allo stato attuale proprio non riesco a pensare che ci siano delle cause diverse dalla cattiveria pura e semplice o dalla cieca perversità.



Infatti io non credo che sia ancora possibile invocare, a parziale difesa di questo tipo di violenza, l’ignoranza. Non in questa era, di certo non nel modernissimo e sviluppatissimo occidente. L’ignoranza non può essere una causa, semmai è un alleato dell’abuso perché in molti, troppi casi porta al silenzio e al diniego della verità.

E allora cosa? Cosa spinge un uomo a decidere di maltrattare un bambino? E si badi bene, con il termine maltrattare io voglio indicare non solo la violenza fisica o lo stupro, ma anche lo sfruttamento inteso come costrizione al lavoro prima dell’età consentita dalla legge, e, infine, la violenza psicologica che forse è quella più silenziosa, quella meno reclamizzata dai mass media, ma anche, e di gran lunga, la più diffusa.

La risposta più facile, che poi è anche quella più comoda per tutti perché ci permette di sfuggire alle nostre responsabilità, è quella dell’infermità mentale. In questo caso l’equazione sarebbe semplice: follia uguale violenza. Nessuno ne avrebbe colpa, perché non ci sarebbero responsabilità particolari da attribuire. E in qualche caso è davvero così e la brutalità è seriamente lia dello squilibrio mentale e sebbene non sia, a mio parere, giustificabile nemmeno in queste particolari situazioni, pure sono il primo ad ammettere che sarebbe meno agghiacciante che se fosse commessa da individui completamente capaci di intendere e di volere.

Eppure, quest’ultima ipotesi rappresenta non un eccezione, bensì la regola. E francamente, in questo caso, io riesco a dare una sola interpretazione: è facile, è troppo facile prendersela con i bambini e non solo perché sono deboli ed indifesi, ché anche tanti adulti lo sono, ma semplicemente perché da loro non si riceve nessun tipo di resistenza né fisica ( all’atto violento in sé ) né morale; perché è più semplice ridurli al silenzio attraverso le minacce e finanche farli sentire in colpa o addirittura spacciare per affetto quelle che in effetti sono solo attenzioni morbose, il che significa, il più delle volte, garantirsi l’immunità contro eventuali denunce.

 La violenza è certo deprecabile a prescindere da chi ne siano i destinatari, ma la violenza sui minori è doppiamente atroce perché al danno fisico si aggiunge quello psicologico, una ferita inguaribile che condizionerà per sempre la vita di queste povere vittime, deviando il corso delle loro esistenze spesso in maniera irreversibile. Non a caso, infatti, molti aguzzini sono stati a loro volta vittime.



E non dimentichiamoci che spesso la violenza viene usata nella famiglia, all’interno, cioè, di quel nucleo che per primo dovrebbe garantire la sicurezza dei più piccoli.

Si tratta quindi di trovare delle soluzioni. Ma il punto è: quali soluzioni, o meglio, esistono davvero delle soluzioni?

Purtroppo non siamo davanti ad un problema di matematica e con questo voglio dire che non credo che ci siano vie d’uscita. È sconsolante e orribile, lo so, ma sfortunatamente è la realtà: la violenza di tutti i tipi e a tutti i livelli è sempre esistita e sempre esisterà e disgraziatamente i bambini sono le vittime più facili; è congenita all’essere umano, inscindibile da esso. Perciò è inutile perdere tempo a cercare soluzioni inesistenti, possiamo solo convogliare tutte le nostre energie per cercare se non di debellare, almeno di ridurre il più possibile il fenomeno.

Ci sono diversi modi per farlo e in questo possiamo riuscire.

Innanzitutto, io credo sia necessaria un’educazione che parta dalla famiglia e dalla scuola: educare i minori a riconoscere la violenza e a non accettarla, a ribellarsi alle minacce, a confidarsi con i genitori o con gli insegnanti quando sono vittime di abusi.

Tutto questo è possibile anche attraverso il potenziamento di quelle strutture create appositamente in difesa dei minori, come il Telefono Azzurro.

Ovviamente in tutto questo lo Stato non deve certo restarsene a guardare, perché tutti gli sforzi compiuti sarebbero sterili se le Istituzioni non provvedessero con provvedimenti adeguati, non ultimo l’inasprimento delle pene per questo tipo di reati.

Un’altra cosa che è sicuramente in nostro potere fare ,e che secondo me è la più importante di tutte, è quella di non permettere alle nostre coscienze di risvegliarsi improvvisamente solo quando tali brutture irrompono in tutta la loro tragicità dai nostri schermi televisivi ( come è avvenuto in questa estate appena trascorsa sull’onda emotiva provocata dal caso della povera bambina di Andria), ma di restare sempre vigili e attenti affinché, con la nostra indifferenza non ci rendiamo complici di questi delitti.

Vorrei non dover più scrivere di questo argomento, ma so che così non sarà; solo la prossima volta vorrei potermi permettere un po’ più di speranza.





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